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Non so quando scriverò la recensione di questo libro. Per ora posso solo dirvi che me lo sto godendo, parola per parola, e che mi prenderò tutto il tempo lento che una lettura di questa natura richiede. Piccolo assaggio:

 

Incipit

“Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso, poca gente girava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie. Né il soldato si distingueva dagli altri della sua specie: alto, biondino, col solito portamento di fanatismo disciplinare, e, specie nella posizione del berretto, una conforme dichiarazione provocatoria.”

Il fascino delle “parole arcane”

“Ai tanti misteri dell’Autorità che la intimorivano, s’era aggiunta adesso, la parola ariani, che lei (Iduzza) prima aveva sempre ignorato. Nel caso, in realtà, quella parola non aveva nessun significato logico; e le autorità avrebbero potuto sostituirla, a loro piacere, e agli stessi effetti pubblici, con pachidermi, o ruminanti o altra qualsiasi parola. Ma alla mente di Iduzza, essa tanto più si faceva autorevole, perché arcana.”

 

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