
Tutto ha inizio nel 1866 in uno dei collegi più esclusivi del Regno Unito, frequentato da giovani rampolli delle famiglie protagoniste delle vicende narrate. Uno di loro muore misteriosamente. Da questo evento prende il via una spirale lunga e perversa di vendette, intrighi e lotta per il potere, a colpi di denaro, sesso, violenza.
Grandi banchieri, criminali di successo, un pizzico di ”giallo e mistero”, donne belle, brutte, affascinanti, malefiche, bordelli e manovre subdole, costituiscono l’ossatura del romanzo, ovvero la struttura della società britannica descritta da Follett. Denaro e potere sono il centro di questo mondo che tuttavia, e fortunatamente, è popolato anche da persone intelligenti, di animo buono e sani principi.
Una fortuna pericolosa è una lettura molto piacevole, nello stile ormai consolidato di Follett che ci propone una storia avvincente, personaggi credibili, un’ ambientazione affascinante, qualche spunto “sociologico” specialmente nello sguardo femminile sul mondo, in seicentosessantacinque pagine di piacere e relax.
Un assaggio in parole e suoni
Picnic a Londra per tutti…“Agosto: Londra era calda e afosa, e i suoi abitanti avevano nostalgia di aria pura e di campi assolati. Il primo agosto tutti andarono alle corse di Goodwood.
Viaggiarono con i treni speciali in partenza dalla Victoria Station nella zona meridionale di Londra. Le divisioni esistenti nella società inglese si rispecchiavano con esattezza nel sistema di trasporto: l’aristocrazia nel lusso vellutato delle carrozze di prima classe, i bottegai e gli insegnanti sufficientemente comodi in seconda classe, gli operai e servitori stipati sulle due panche di legno della terza. Scesi dal treno, i nobili presero le carrozze, i medioborghesi salirono sulle carrozze di piazza, gli operai proseguirono a piedi. I picnic dei ricchi erano già arrivati con i treni precedenti: dozzine di ceste portate sulle spalle da giovani e robusti lacchè piene di servizi di porcellana e tovaglioli, polli arrosto e cetrioli, champagne e pesche di serra. Per il meno abbienti i chioschi vendevano salsicce, crostacei e birra. I poveri avevano portato pane e formaggio avvolti nei fazzoletti. p.161”

