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Incubi Referendari-Sì o No? in ogni caso ci si deve turare il naso, vista la compagnia? Non se ne può più!

costituzione

Ho gli incubi. Mi piacerebbe  essere altrove. Vedo  una faccia brufolosa e grassa che mi  perseguita. Si espande. Si  duplica, si triplica, qui,  là, sotto, sopra, uno e trino.  Dove ti giri  lo trovi. NO! Basta!

A Scuola mi insegnavano e insegnavo che gli errori  aiutano a crescere, dagli errori si impara, ma comunque, se se ne facevano tanti e gravi, il voto  era basso basso. E allora come si può continuare  a sentire i “grandi” del nostro paese dire che  la riforma Boschi è superficiale, sciatta, incompleta e aperta a possibili evoluzioni nefaste, ma che comunque si deve votarla per amore di cambiamento?  Come si può andare a votare a cuor leggero  fidandosi  di promesse sparate solo per il gusto di  ottenere consensi?

Lasciamo stare l’inviolabilità della Costituzione, ne abbiamo  viste di manipolazioni e sfregi, ma come si può accettare una proposta con la consapevolezza  che

“l’è tutta sbagliata, l’è tutta da rifare”

come direbbe un Toscano  d’altra tempra?

Davvero non capisco più niente di questo mondo o forse capisco  molto bene. Anzi, riconosco la sete di potere ammantata di idealità e amor patrio. E allora la tentazione è proprio quella di ritrarsi e mandare tutto in malora.

E tuttavia,  come ormai da tanti anni e da tante elezioni, andrò a votare, ma senza turarmi il naso. Ascolterò tutto il mio corpo: pancia, cuore, cervello e  muscoli. Ascolterò con attenzione il mio “cuore sociale” e non svenderò la mia anima.

Oggi lasciatemi riposare. Devo smaltire l’incubo

Evento a Siviglia: Bienvenidos a Jnane Aztout", mostra foto-poetica di Stefania Scamardi

FOTO-POÉTICA EXPO

Rehabilitación Integral del Barrio de Jnane Aztout.

Larache, Marruecos. 2005-2013

Stefania Scamardi-hercules-a32

qui il sito   con i dettagli su FOTO-POÉTICA EXPO


La Mostra itinerante: DOVE E QUANDO

clip_image002La mostra itinerante, “Bienvenidos a Jnane Aztout” allestita da Stefania Scamardi è il prodotto conclusivo, o se volete, il porto di approdo di un lungo progetto-viaggio, iniziato alla Facoltà di Architettura dell’Università di Siviglia, approdato  in Marocco, a Jnane Aztout  e rientrato, con la mostra conclusiva, nella stupenda città Andalusa.

Ricco di implicazioni artistiche, ambientali e sociali il progetto è diventato un modello di riferimento di una ricerca-azione che parte dalla persona come fulcro da cui prendono le mosse tutte le attività del programma, calate nell’ habitat   autentico dei protagonisti che,  nel confronto con altre realtà, si  arricchiscono   di nuova consapevolezza e  crescita sociale e individuale.

CICUS_SivigliaL’inaugurazione della mostra è prevista a Siviglia, presso il CICUS  (Centro di  Iniziative Culturali dell’Università di Siviglia) dal 26 Febbraio  al 7 Marzo 2014.

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Viviamo in un  mondo che  diventa sempre più piccolo, giorno dopo giorno.

E dunque chi di noi avesse la fortuna di trovarsi a Siviglia nel periodo della mostra, pianifichi una visita al CICUS, in pieno centro città, per ammirare le splendide fotografie di Scamardi e per ripercorrere, attraverso di esse, il meraviglioso viaggio nell’esperienza umana e civile fatto dal team di ricerca e soprattutto dagli abitanti delle città esplorate: donne, bambini, vecchi e giovani, tutti coinvolti entusiasticamente nel Viaggio…

Comunicato stampa dicabblog

US Por el Desarollo

dell’Università di Siviglia

“Exposición foto-poética itinerante  “Bienvenidos a Jnane Aztout” de Stefania Scamardi Fortuna (Grupo Hábitat y Desarrollo / Oficina de Cooperación / CICUS) – Del 26 de febrero al 6 de marzo de 2014-

Ocho años de trabajo de rehabilitación integral del barrio de chabolas marroquí de Jnane Aztout en Larache, pusieron punto y final el pasado año 2013. Esteban de Manuel, profesor titular de la Universidad de Sevilla y miembro eje de este proyecto de cooperación que involucra a instituciones andaluzas y marroquíes, sugirió la idea de realizar una exposición fotográfica pedagógica que difundiera los logros y los resultados del trabajo realizado.

SScamardi_autoritratto_in_mantillaLas imágenes de Stefania Scamardi Fortuna, arquitecta y fotógrafa italiana, protagonizarán la exposición “Bienvenidos a Jnane Aztout” haciendo realidad la idea de Esteban de Manuel. Stefania realizó un seguimiento fotográfico del proyecto, y a través de su exposición pretende ofrecer un acercamiento sensible a la memoria histórica y al presente del barrio, a sus procesos y productos, a los espacios públicos y privados, de consenso y cuidado que se han ido creando en los últimos 9 años.

La obra fotográfica estará acompañada de la lírica de diferentes poetas y escritores invitados, que abrirán nuevas perspectivas de interpretación del proyecto con relatos breves y pequeños poemas…read more

R.Saviano-ZERO ZERO ZERO Un progetto di Geografia Antropica sulla criminalità mondiale. E arriva anche la serie TV-Sky. 2019-Al Festival del Cinema di Venezia i primi due episodi.

 

zerozerozero

Il lungo e intenso viaggio  che Saviano  racconta in ZeroZeroZero è la storia della condizione umana, dove il potere, il danaro, la violenza, il sesso e la politica  si mostrano in tutta la loro virulenza, stimolati e  portati in superficie dalla bianca coca. Tutte le mafie del mondo danzano all’interno del business dei businesses. E noi, che ci crediamo puliti e distanti anni luce da questo mondo, sprofondiamo, pagina dopo pagina, in un antro bianco popolato di mostri.

Il primo capitolo è bello, di quella bellezza inquietante che hanno le storie sconvolgenti  e reali,  che stenti  a credere tali:

“La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa, perché vuole fare gli straordinari senza sentire i crampi della cervicale. Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capufficio. O la sua segretaria che tira solo il sabato per divertirsi. Se non è il tuo capo, è sua moglie che lo fa per lasciarsi andare.  Se non è sua moglie è la sua amante, a cui la regala lui al posto degli orecchini e meglio dei diamanti. Se non sono loro, è il…”

mondo_000Dopo questa preoccupante presentazione di chi, intorno a noi potrebbe essere  coinvolto  nell’uso di droga, inizia il sorprendente giro del  mondo,  tra quelli che la coca la producono, la distribuiscono, ne agevolano la diffusione e ne godono i frutti in termini di  danaro, potere e controllo delle coscienze.

Tralascio la descrizione dettagliata delle singole organizzazioni criminali, perché l’impressione che rimane è quella di un amalgama indistinto putrido, fetido e repellente.

Perché l’ho fatto? E lo rifarei?

 “ Sono un mostro, com’è un mostro  chiunque si è sacrificato per qualcosa che ha creduto superiore. Ma conservo ancora rispetto. Rispetto per chi legge. Per chi strappa un tempo importante della sua vita per costruire nuova vita. Nulla è più potente della lettura…”(cap.19)

 

LIBRI E LETTORI

E continuiamo a bere queste intense  parole sul valore della lettura, sul potere di questo gesto rivoluzionario e pericoloso, che qualcuno osa definire “passivo”. Saviano, “corridore di storie, moltiplicatore di racconti”, è dentro l’abisso, inesorabilmente, con tutto se stesso e sempre più affamato di  conoscenza. Più ne sa è più ne vuole sapere e ne vuole scrivere.  Non riesce a mantenere quel sano distacco che gli impedirebbe di  diventare dipendente dalla conoscenza, dalla curiosità, da  quel pane dell’anima e del pensiero che poi  potrà spezzare con gli altri, perchè in molti si sfamino e guardino con lucidità cosa accade intorno a loro, quanta coca gira intorno a loro. E perché.

Il narratore è ormai  addicted… dipendente dalla conoscenza e dalla scrittura. Chi legge non può non riconoscere le sue dolorose considerazioni  sulle scelte fatte. Lo rifarebbe se potesse tornare indietro? No, ma questa è la risposta della ragione. La consapevolezza di essere come è lo porta invece a dire che non avrebbe potuto fare diversamente.

La puntata del 10 Maggio 2013, VITE IN POLVERE, di Le Storie Diario Italiano, di  Corrado Augias,  ospita Roberto Saviano che commenta il suo libro ZeroZeroZero  con il conduttore e con gli studenti dell’IIS “Carlo Levi”  di Marano presenti in studio,

Ma chi sono i lettori di  questo libro, ormai in vetta alle classifiche da più settimane? Giovani, vecchi? Intellettuali, Chi? La  trasmissione mi aiuta a mettere a fuoco meglio  il valore divulgativo di  questo “Non-fiction Novel” , come lo definisce Roberto. Un romanzo (certamente) che però include dati reali, nomi reali, realtà esistenti. Il modo di raccontarli è fictional, narrativo e si capisce il perché.

Mary, una delle studentesse presenti in studio,  gli chiede se non  ritenga possibile  che, leggendo il libro, si possa essere indotti a provare la cocaina.  Roberto risponde semplicemente. Ha in mentre un progetto: vuole catturare l’attenzione per dare al  lettore una chiave di lettura della complessità globale del fenomeno coca e, nello stesso tempo, offrirgli una via di fuga romanzesca.

La descrizione degli effetti immediati  e positivi (piacere, energia, senso di onnipotenza) accanto a quelli  devastanti, a medio e lungo termine che la cocaina  produce, dovrebbe anzi smorzare il desiderio di provarla.   Leggere per conoscere, parlarne  a scuola e fuori, con e tra  studenti, è dunque opportuno, anzi indispensabile.

Ma i risultati? Lentamente, molto lentamente, forse troppo lentamente, arrivano. Ma dove arrivano? E in cosa sono  evidenti, al di là di qualche roboante maxi sequestro di droga? La tragedia di questo libro  è che ci trasporta  in un mondo globalizzato dalla coca e dalle sue dinamiche, che ti avviluppano, catapultandoti in una realtà che non vorresti mai  vivere.

Stratagemmi narrativi

albumAggancio molto casuale tra il romanzo  di Coe, The Rain Before It Falls e ZeroZeroZero di Saviano. Hanno un elemento in comune: lo stratagemma tecnico dell’album fotografico  e della descrizione dei personaggi attraverso una loro  fotografia. Due mondi: uno  narrativo a pieno titolo e uno tragicamente reale. Il riferimento  nostalgico all’album fotografico  assume, nel libro di Saviano  l’anima (nera) del dossier dei ricercati negli uffici  della DEA di New York o di qualunque ufficio  delle polizie di tutto il mondo. Nello stesso tempo introduce un elemento puramente narrativo di costruzione della storia e dei suoi  climax.

Un  progetto  interdisciplinare 

ZeroZeroZero  mi fa pensare ad un complesso progetto interdisciplinare, con la cocaina come main theme che collega le discipline trattate  in un mosaico di tragica bellezza. Materia base? La  Geografia antropica,

 “Chiamata anche Geografia Umana o Antropogeografia, è la scienza dedicata all’analisi della distribuzione, della localizzazione e dell’organizzazione spaziale dei fatti umani. Tale scienza è composta da un aspetto sincronico, ovvero l’analisi degli assetti organizzativi umani presenti nel mondo in un determinato periodo, e da un aspetto diacronico, ovvero l’analisi dei processi che nel corso del tempo hanno condotto alla formazione di tali assetti. Questa branca include gli aspetti culturali, economici, sociali e politici della geografia. Privilegiando la ricerca degli elementi soggettivi nel rapporto uomo-territorio, sovente si avvale di discipline quali le scienze sociali (in particolare sociologia, economia e psicologia), o di forme comunicative come la letteratura e le espressioni artistiche, specie in ambito regionale…” ( Wikipedia)

A questa disciplina multiforme si associano perfettamente Economia e Finanza, Storia, Arte, Letteratura, Musica, Chimica,  Botanica ed altro ancora, sotto il segno della coca!

 

“mi calmo, mi devo calmare[…] Guardo il soffitto e immagino l’intero globo. Il mondo è una pasta tonda che lievita. Lievita attraverso il petrolio. Lievita attraverso il coltan. Lievita attraverso i gas. Lievita attraverso il web. Tolti questi ingredienti, rischia di afflosciarsi, decrescere. Ma c’è un ingrediente più veloce di tutti e che tutti vogliono. Ed è la coca. Un ingrediente senza il quale non potrebbe esistere nessuna pasta. Proprio come la farina. E non una farina qualsiasi. Una farina di qualità. La migliore qualità di farina: 000.”(cap.19)

Pura. ma quanto   è pura la cocaina? Quante forme di purezza  si nascondono dentro le molecole della polvere bianca?. Non è mai pura, neanche quando è la  “perlata”. È sempre sporca, sudicia, contaminata dal sangue e dalla violenza che genera e che la genera.

Ci avviamo verso la fine, dopo aver incontrato uomini, donne e vite violente e disperate che affollano le pagine di questo splendido lavoro. Ultima pagina. Chiudo il libro e mi ritrovo  occhi negli occhi con Roberto. I miei sono umidi di lacrime e smarriti, i suoi  pieni  di un universo che vogliono  continuare a guardare, con coraggio e umanità, per cambiarlo:

“Nell’Apocalisse di Giovanni si dice: «Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo mangiai: dolce come  miele in bocca nelle viscere mi divenne amaro». Credo che i lettori dovrebbero fare questo con le parole, per masticarle, triturarle  infine ingoiarle, perché la chimica di cui sono composte faccia effetto dentro di noi e illumini le turbolenze insopportabili della notte, tracciando la linea che distingue la felicità dal dolore”

ZeroZeroZero è il libro più bello tra le mie letture di questa prima metà del 2013. Go Roberto go, continua a scrivere e noi continueremo  a starti vicino e a dar voce a  quello che tu  scrivi   con tanta efficacia e passione, narrativa e sociale. Continua a darci parole, di miele o di fiele.

 

UK 2015–Benvenuto ZeroZeroZero, in Inglese.

savianozeroinglese

“an impassioned account of the damage done by global cocaine trade”,

secondo Misha Glenny del Financial Timequi tutto l’articolo    Spero venga tradotto in molte altre lingue, vista la pervasività della criminalità internazionale della droga e visto l’interesse anche “scientifico-pedagogico ” di questo libro.

 

Accesso ai fondi UE: perché l’Europa ci può dare una mano

Fuori TG (RAI3) del 29 Novembre (puoi seguire qui la trasmissione) introduce un tema tornato di grande attualità politica ed economica in questi giorni frenetici di costruzione del governo o agenda Monti: i fondi Sociali Europei o comunque tutto l’ambito dell’accesso ai fondi dei programmi comunitari (LLP). La trasmissione riprende e conferma, in un certo senso, l’articolo di Andrea Rossi Autogol Italia: i fondi UE ci sono però non riusciamo a spenderli da La Stampa di Lunedì 21 Novembre 2011.

…“La fotografia è impietosa. A oggi, sui fondi stanziati per il periodo 2007-2013, il nostro Paese è riuscito ad assorbire il 18 per cento di quanto avrebbe potuto. Nell`Europa a 27 solo la Romania ha saputo fare peggio: 14 per cento. La media europea è al 30 per cento. La Francia è in linea, la Spagna al 35, il Regno Unito al 37, la Germania al 38.

Di questo passo, in sette anni getteremo alle ortiche almeno 25 miliardi di euro. E forse non è un caso che il nuovo presidente del Consiglio abbia riservato posti chiave del suo governo a profondi conoscitori delle dinamiche comunitarie: Enzo Moavero, per anni eminenza grigia a Bruxelles, prima come capo di gabinetto dello stesso Monti, poi come vicesegretario generale della Commissione europea; Francesco Profumo, uno dei rettori più abili nell`intercettare finanziamenti internazionali; Fabrizio Barca, esperto e negoziatore proprio dei fondi strutturali europei.

C`è da recuperare un divario diventato quasi incolmabile. Negli anni scorsi, mentre la drastica riduzione di fondi statali rischiava di mettere in ginocchio ricerca, innovazione e impresa quasi nessuno ha saputo virare su Bruxelles. Perché?”…

Viene data gran parte della  colpa alla burocrazia e a tutti i suoi meccanismi perversi che la paralizzano. Il problema tuttavia è più ampio e più complesso e ha alle sue radici l’incapacità italiana di fare sistema, di fare squadra, a tutti livelli e in tutti i settori.

 

europrogettazionePrendo qui in considerazione il settore che conosco meglio, quello dei programmi UE nella formazione scolastica e nella formazione iniziale dei docenti di scuola secondaria. Accanto a poche, pochissime isole felici dove la progettazione LLP e le Calls for proposal sono realtà consolidate, c’è un mare di ignoranza, incompetenza e incapacità, sia di progettare per accedere ai fondi, sia, una volta ricevuti i fondi, di gestirli in modo corretto ed efficace. Uno dei presupposti fondamentali per l’accesso ai fondi UE consiste nella creazione di una rete, di un background o circuito positivo, chiamiamolo come vogliamo, che, a caduta produca nuovi progetti, ovvero permetta l’accesso a nuovi fondi (spin-off). Questo è il processo tanto pubblicizzato di formazione, sviluppo e innovazione…

Ma questo come entrare in questo circuito virtuoso? Come cominciare? Fondamentali sono alcune figure di riferimento. Dirigenti consapevoli, impegnati e brillanti che, perprima cosa devono individuare il team di progetto in grado di portare avanti l’impresa. Nelle scuole come nelle università o nelle imprese, i progettisti e i membri del team non nascono dal nulla, siano essi docenti, o impiegati o altro, ma  sono professionalità da coltivare, formare, incentivare.

Quello che io ho imparato in questo campo l’ho imparato nella scuola dove ho lavorato per tanti anni, il Liceo Linguistico “P. Scalcerle di Padova”. Qui, con un dirigente illuminato, abbiamo condiviso il percorso di formazione tra mille difficoltà, tecniche e relazionali, ma alla fine abbiamo imparato a conoscere, progettare e gestire progetti Leonardo di tirocinio e scambio o di formazione formatori, progetti Comenius e tanti altri  progetti di internazionalizzazione. Ho imparato a capire l’importanza  finanziaria,  scientifica e formativa di essere dentro la progettazione europea.

Le competenze acquisite diventano fondamentali per il lavoro e per i lavori altri che ci si trova a fare. Personalmente ho trasferito il Know how anche nelle attività formative alla Scuola di Specializzazione Interateneo del Veneto per la formazione dei docenti di scuola secondaria dove, insieme ai colleghi supervisori di Lingue, abbiamo dato vita a percorsi di tirocinio internazionale, all’interno della rete pre-esistente tra le scuole del territorio e quelle europee già coinvolte come partner in progetti LLP. Nuovi ministri, nuove leggi, vecchi pregiudizi e limiti fanno spesso crollare quanto di buono periodicamente si produce in Italia.

E qui devo dire che condivido quanto Rossi dice nel suo articolo:” ognuno fa per conto proprio… e la frammentazione regna sovrana”. Intanto tutti gli altri accedono ai fondi e prendono anche quello che potrebbe servire a noi Italiani per migliorare il nostro sistema formativo e produttivo.


Un aspetto critico che Fuori TG ha evidenziato e che è strettamente connesso con la capacità politica di farsi spazio in Europa per rivendicare i nostri diritti, riguarda la percentuale di cosiddetti “fondi propri” che ciascuna istituzione deve stanziare per integrare i fondi concessi dall’ UE e che spesso rappresentano un grande ostacolo alla completa implementazione di un progetto finanziato. Non è semplice in Italia, in una realtà, ad esempio, come quella della scuola e dell’istruzione in generale sottoposte a tagli feroci negli ultimi anni, reperire quel tot di fondi propri richiesti. Alcuni paesi dell’UE, la Polonia ad esempio, hanno saputo “contrattare” la percentuale di questi fondi. E noi? Fino ad oggi è mancato qualcosa, è mancata l’autorevolezza e la determinazione a far valere i nostri diritti. Il disastro italiano in questo settore ha radici antiche, non è non è frutto di questa crisi che morde…

Dunque progettare in Europa con successo non è solo una questione di burocrazia, ma è il frutto di politiche intelligenti e lungimiranti, a tutti i livelli, che investano in formazione di personale esperto nel campo. In poche parole, formare rende in quanto  permette di accedere a tutte quelle risorse che noi cittadini italiani contribuiamo a creare e che abbiamo il diritto di recuperare tramite lo strumento della candidatura ai fondi europei.

La nomina di un Ministro per l’Europa nel governo Monti ha un alto valore simbolico e strategico. Speriamo che diventi anche una leva efficace per aiutare l’Italia e gli italiani a saper cogliere le opportunità che, ancora e speriamo il più a lungo possibile, l’Europa ci offre.

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Per gli amanti della fotografia. Gli inizi pioneristici del colore

Bello visivamente l’articolo di Umberto Gentiloni  L’Italia, appena nata e già a colori, da La Stampa del 25 Novembre. Bello perchè inserito in un lay-out di pagina quasi magico: due colonne di  foto d’epoca (luoghi e ritratti)che testimoniano l’evoluzione del colore nella fotografia, racchiudono  le due colonne di  presentazione della  ” mostra «Italia a colori 1861-1935» che sino all’8 gennaio sarà al Palazzo Incontro di Roma, propone per la prima volta la raccolta di oltre 160 immagini che vanno dall’unificazione (la prima in ordine cronologico – del 1861 – è una carta da visita colorata a mano dell’Eroe dei due mondi) agli Anni 30, quando comincia a diffondersi anche in Italia l’uso della pellicola fotografica…”e , a chiudere, la breve intervista che illustra  il sofferto  percorso innovativo della foto a colori.

E per rimanere in tema una segnalazione

Foto magiche nel  concorso ‘Universo en Español’. Stefania Scamardi selezionata (5000 candidati con 40.000 foto inviate) con alcuni suoi  suggestivi  ritratti  di donne in mantiglia. Un salto tra le pagine di El Pais  per saperne di più e magari  votare…

Il Ministro Riccardi alla sua prima uscita: ed è subito integrazione e rispetto…

“Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha voluto rendere omaggio a Jerry Essan Masslo, un cittadino sudafricano ucciso a Villa Literno nell’agosto del 1989. La prima tappa è stata proprio al cimitero della piccola città in provincia di Caserta dove Riccardi si è soffermato a lungo non solo con la comunità locale ma anche in preghiera sulla tomba che raccoglie le spoglie mortali di Masslo. Secondo Riccardi il sudafricano “rappresenta una parabola” dal momento che, dopo essere scappato “dall’orrore razzista del Sudafrica è morto in una brutta storia di caporalato” una tragedia che, per il ministro, ha fatto, però, “prendere coscienza del dolore e della sofferenza degli immigrati”.(lapoliticaitaliana.it)

“Non è casuale dunque che il neoministro, con la sua lunga esperienza nel campo delle lotte per i diritti umani, voglia cominciare da qui per conoscere più da vicino la condizione degli immigrati in Campania”(Corriere del Mezzogiorno)

Il TG 3  lancia  un servizio sulla prima uscita del Ministro per la Cooperazione internazionale  e Integrazione, Andrea Riccardi. Gli chiedono: “non pensa che alcuni Italiani possano non capire la richiesta di  cittadinanza per i figli di immigrati nati  qui, in Italia?” E il Ministro  risponde, con molta calma e sicurezza, di non avere affatto paura e di essere sicuro che gli italiani, quando  conoscono le situazioni, capiscono molto bene ciò che è giusto e ciò che non lo è. Bravo!

Una presenza così nel mondo politico e sociale italiano non può che essere benvenuta. L’istituzione del  suo ministero è un segnale fortissimo ed efficace che l’Italia può e deve diventare un paese moderno, consapevole e “veloce” nel trattare aspetti cruciali del suo essere nazione e contemporanemante “mondo”.

A proposito di e–censimento! Altro che tutto a posto!

10 Novembre 2011, mi accingo a compilare il questionario on-line. Preferisco così, più veloce, leggibile, al passo con i tempi. Mi sento un cittadino consapevole, mi fa bene pensare che posso non usare la carta, non andare al Comune, non avere a che fare con uffici e impiegati, insomma Brunetta mi direbbe: “Bravo, questa è modernizzazione!

Recupero il codice ISTAT, recupero la password (Box grigia in basso a destra che un povero anziano non legge bene, fondo grigio, numeri grigioscuro…), va bene, superato il passaggio delle 14 lettere, maiuscole+minuscole+ numeri… Salta la scritta malefica: Password errata!
Riprovo, forse ho sbagliato la successione alfanumerica maiuscolaminuscola…
Nooo! Ancora password errata.

Leggo che esiste un numero verde di supporto, bene, chiamo subito e mi accingo ad aspettare al suono della solita musichetta e invece no, sorpresa! Questa volta, dopo pochi secondi parlo con l’operatore N.10378 e udite, udite risponde al mio  quesito con : “Signora deve andare in Comune a farsi dare una nuova password oppure portare il cartaceo!”  Cosaaaa? Rispondo: “ma non avete previsto un sistema di recupero password on-line?” Anche il sito più  banale prevede questo passaggio. L’ISTAT, in nome della tanto sbandierata (promessa Berlucobrunettiana )sburocratizzazione, digitalizzazione e chi più ne ha più ne metta, non ha pensato  a qualcosa di  simile? No, come in un perverso gioco dell’oca ci fanno  andare dal   numero verde a  due operatori e poi al Comune, vecchia stampella, sempre più malandata dei Good Old Times!

Non ci posso credere! Sono scoraggiata, ma in questi  giorni  la lotta contro lo scoraggiamento  è  continua. Forse questo del censimento è oggi  l’ultimo dei problemi, ma davvero,  ogni piccolo passo che il cittadino italiano deve fare è sempre accompagnato da un piccolo grande ostacolo da superare…

Le difficoltà rafforzano, soffrire in questa valle di lacrime  porta in Paradiso ( beato  chi ci crede). Coraggio, carta e penna e…si compila il questionario  a mano, almeno al Comune ci andiamo una volta sola!

Giovanni Arpino e l’occhio coraggioso di LE MILLE E UNA ITALIA

In viaggio con Giovanni Arpino attraverso le mille e una storia della nostra tormentata Italia. Un messaggio che voglio mandare a chi ha occhi per vedere e guardare… 

Dalla recensione di Giovanni De Luna (Tuttolibri 2011) del libro di Giovanni Arpino Le mille e una Italia, Einaudi 1960. Dice a Riccio Giovanni Verga, il primo dei  personaggi incontrati dal ragazzo e dal lettore:

“…Va’ avanti. Il nostro è un paese che si comincia a conoscere solo da vecchi: tu sei fortunato a attraversarlo tutto mentre sei un ragazzo. Hai un bell’occhio coraggioso, Riccio, usalo. L’occhio sincero che sa vedere è un patrimonio, e più il mondo intorno si fa difficile, più quel patrimonio ti serve”

A. Arslan-LA MASSERIA DELLE ALLODOLE e T. B. Jelloun-IL RAZZISMO SPIEGATO A MIA FIGLIA. “le razze umane non esistono. Esiste un genere umano…”

 

 Emozioni incrociate con Arslan e Jelloun

 

T. B. Jelloun,    

Il razzismo spiegato a mia figlia

RCS Libri, Milano  2005-2010

 

Arrivo sempre in ritardo… ma arrivo. I libri che hanno scosso l’anima di migliaia di persone entrano nel mio mondo anni dopo l’assordante eco editoriale che li accompagna alla loro prima uscita… Io scelgo di leggerli nel silenzio di transizione,  tra un exploit e l’altro, tra un interesse gigantesco e la sua rinascita, quando voglio o quando il caso mi porta davanti al magico oggetto, magari in un affollato supermercato cittadino, mentre faccio la spesa, tra cibi, gadget, giocattoli e inutile merce di vario tipo.

Gente, confusione odori ed ecco lì insieme i due libri. Li afferro e li getto nel carrello, non con violenza, ma con decisione. E comincio con Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben  Jelloun. L’edizione è aggiornata con quanto sta accadendo in Francia e in Italia in questi giorni. Divoro le parole per andare avanti e scoprire qualcosa di particolarmente interessante.

Procedo un po’ delusa: concetti ripetuti e ripetuti, anche con le stesse parole. Mi stancano. Ma alla fine capisco che forse “repetita iuvant”. A dire il vero aiutano anche me.  Aiuterebbero molto i bambini e i maestri se il libro fosse letto e spiegato e drammatizzato a scuola.

L’approccio ”pedagogico” al razzismo, come suggerisce l’autore, è forse l’unica vera arma per formare coscienze rispettose dei diritti di tutti e dei doveri di ciascuno. Mi piace segnalare l’anello che unisce il libro e il suo contenuto alla Masseria delle Allodole di Arslan. O meglio l’anello che io ho visto scintillare davanti ai miei occhi, leggendo i due libri, in sequenza. E’ il padre che parla alla sua bambina:

Stammi bene a sentire, figlia mia: le razze umane non esistono. Esiste un genere umano nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta statura o di statura bassa, con attitudini differenti e variate. E poi ci sono molte razze animali. La parola razza non ha una base scientifica. E’ stata usata per mettere in evidenza gli effetti di diversità apparenti, cioè di fisionomia, che non devono creare divisioni tra gli uomini. Non si ha diritto di basarsi su tali differenze fisiche- ilcolore della pelle, la statura, i tratti del viso-per dividere l’umanità in modo gerarchico. In altre parole, non si ha diritto di credere che per il fatto di essere di pelle bianca uno abbia delle qualità in più rispetto a una persona di colore. Ti propongo di non utilizzare più la parola “razza”. E’ stata a tal punto strumentalizzata da gente malintenzionata che è meglio sostituirla con l’espressione “genere umano”(pp 56-57)

Usiamo con cautela le parole, possono essere pesanti. Non mi piace la definizione “Commissione stranieri” che in molte scuole si occupa di sostenere gli studenti non italofoni, provenienti da altri paesi. Non mi piace perché già nel nome mostra una tendenza pericolosa ad etichettare un gruppo e, in qualche modo, a marginalizzarlo, sebbene le intenzioni “pedagogiche” siano invece esattamente l’opposto. Capisco che la necessità di sintetizzare sia importante e che la prima parola che affiora nella mente di chi deve operare in questo ambito sia “stranieri”, ma riflettendoci un po’ capiamo che nel gruppo di studenti che la scuola vuole aiutare a migliorare ci sono anche persone che non sono straniere, che magari sono nate in Italia o che vivono ormai qui da anni. Potremmo usare altre parole per individuare questo gruppo di persone? “Commissione Interculturalità” può  funzionare?

A proposito di “velocità”, entriamo ora nel mondo di Antonia Arslan.

 

A. Arslan          

 La masseria delle Allodole, 

  BUR extra, Milano 2004

Vite vite! Velocemente si dipana la storia  in un incalzante ritmo sincopato. Vite vite! Velocemente vanno “verso il nulla” migliaia di anime. Vite vite! Pochi superstiti, sopravvissuti alla loro stessa voglia, lentamente alimentata, di lasciarsi andare al torpore doloroso, verso il giardino del Paradiso.

Vite vite! Ingoio l’ansia polversosa, l’angoscia soffocante che le tue parole mi trasmettono, Antonia! Ma assaporo lentamente le delizie delle tue immagini dei tempi di pace e serenità e vivo gli odori di fiori e di cibo prelibato e sento sulla mia pelle il morbido drappo rosso di damasco, regalo di Zaleh a Azniv. Coperta avvolgente che la dolce fanciulla ha usato come giaciglio confortevole e rassicurante nel viaggio di morte verso il nulla.

“ O sirun sirun…” cantava Ismene la notte prima della fuga. “ O sirun sirun…” cantava Azniv nel momento del sacrificio, con la speranza che i pochi rimasti della sua grande famiglia riuscissero a “volare” verso la salvezza su una carrozza dallo stemma dorato di Francia…

La notte dei preparativi i bambini vengono pietosamente illusi con un’immagine di festa e di  viaggio:

 “ il viaggio avventuroso che faremo, per incontarci coi vostri papà. Qui arriva la guerra, noi faremo come i pionieri d’ America…”

E’ Sushanig che parla, la Madre che conforta e rassicura, anche se la sua mente è affaticata e sofferente è il cuore.

Il narratore prosegue e dice:

“Alle onde del mare che vengono e vanno già si affida questo popolo mite e laborioso. Nessuno pensa in verità che ritornerà alla propria casa: tutti già sentono intorno l’avidità degli altri, i compatrioti non segnati dal destino, quelli che sono della giusta razza e religione, e s’impossesseranno dei loro beni, dei campi e delle case, delle botteghe e dei frutteti opulenti. E tuttavia dal cerchio maledetto riusciranno  a sfuggire, ne sono certi, e le braccia salde, sostenute dagli animi coraggiosi, ricostruiranno altrove.”(126).

Questo libro è un gioiello. Uno di quei rubini e zaffiri che, scintillando, hanno dato momentanea salvezza a qualche buona anima. E’ un gioiello che con la sua forza, durezza e resistenza, apre una profonda breccia nel mio cuore.

Le donne e i bambini nella storia sono gioielli di rara bellezza e intensità. Sono il presente salvato e il futuro reso possibile, anche tra i miasmi mortiferi della fuga.

 

 Anni Venti: storia di una famiglia che vive in Armenia e che in attesa dell’arrivo di parenti trasferiti in Italia restaura una masseria per accoglierli. Ma la guerra e il genocidio sotto cui soccomberà il popolo armeno faranno sì che l’incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Sarà anzi uno dei più giovani, unico maschio sopravvissuto, a raggiungere l’Italia e a dare inizio a una speranza per la famiglia e il popolo che rappresenta. Descrizione IBS

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