• Follow Affascinailtuocuore on WordPress.com
  • Mondo Fuori

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 10 Maggio 2020-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • Amo l’Europa

  • 1° Maggio 2020-Coraggio!

    R.Guttuso-Portella delle Ginestre

  • 25 Aprile 2020- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • Giornata Mondiale del Migrante 2020- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • 8 Marzo 2020-Donne insieme con determinazione e speranza

    a mia madre-click&read
  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • BREXIT- L’ora è scoccata

    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • copyright foto

    La maggior parte delle foto inserite negli articoli provengono dalla Rete e sono pertanto da considerarsi di dominio pubblico. Tuttavia, gli autori o i soggetti coinvolti, possono in ogni momento chiederne la rimozione, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica: affascinailtuocuore@gmail.com
  • Disclaimer

    I contenuti del blog sono un’esclusiva di Affascinailtuocuore.  È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma, senza  autorizzazione dell’autrice.

    Contenuti di altri autori sono debitamente individuati con tutti i riferimenti necessari.

D. Di Pietrantonio-L’ARMINUTA. Storia di abbandoni e di ritorni. Dall’Abruzzo verso il mondo.

arminuta campiello 

Il premio Campiello 2017 mi ha fatto scoprire la mia conterranea, Donatella di Pietrantonio. Il richiamo dell’Abruzzo è in questa fase della mia vita molto forte e intenso. Non l’ho mai abbandonato, almeno nella mia vita inconscia. Di notte i miei sogni sono sempre stati popolati da case, persone e dettagli della mia vita Abruzzese.

L’ Arminuta mi riporta a quel mondo antico. Leggere un dialetto che non ho mai conosciuto a fondo né praticato mi incuriosisce. Siamo tra la costa e l’entroterra, forse nella provincia di Teramo, lontano da casa mia nell’Aquilano, eppure molti sono gli elementi che riconosco, per esempio il cibo. Che meraviglia la tavolata di campagna dalla Commare Carmela e l’immagine antica e magica della Nonnaquercia!

“Tavolo apparecchiato. E pane ancora caldo da mangiare con olio e fave crude; fave cotte con le cipolle novelle, forme di pecorino, prosciutto del maiale sacrificato l’anno prima. Al riparo dal vento la fornacella con gli arrosticini già in cottura. Mio padre parlava con Mezzosigaro, bevevano il vino della vendemmia precedente elogiandone la forza e il colore. Forse non l’avevo mai visto ridere cosí, ho notato solo allora i denti che gli mancavano.[…] La moglie ha lasciato il secchio del grano per le galline ed è rientrata a prendere qualcosa da offrirci. Gli uomini hanno bevuto l’anisetta, per noi donne e bambini ha preparato una bibita di amarene conservate dall’anno precedente. – Qualche barattolo ve lo riportate[…]

Nonna Carmela ti aspetta, lo sai dove sta. Le ha tolto dolcemente Giuseppe dalle braccia e ha indicato con il mento una quercia secolare di fianco alla casa. Ho seguito la madre in quella direzione, senza capire. Solo a pochi passi di distanza l’ho vista e mi sono fermata di colpo. Occupava una sedia alta, dallo schienale rozzamente intagliato, come un rustico trono all’aperto. Era vestita di un grembiulone abbottonato sul davanti, del colore dell’ombra che la copriva. Sono rimasta lí a guardarla, incantata dalla sua fiabesca imponenza. La pelle del viso riarsa dal sole di cento estati si mimetizzava con la corteccia dell’albero retrostante, avevano la stessa immobilità, la stessa trama di crepe. Ai miei occhi entrambe apparivano eterne, la vecchia e la quercia.”

  

Quercia_cadorin

 

E poi colpiscono altre immagini di quel mondo: la corriera che porta dal paese al mare, la televisione condivisa per guardare Sandokan e la Perla di Labuan, l’asprezza dei contadini, l’ anima rozza e ribelle dei ragazzi, i desideri forti e incontrollati degli adolescenti. la pipì a letto, la giostra con le pericolose ed eccitanti catenelle o “calcinculo sferragliante degli zingari”.

Ho riassaporato odori e gusti che nel tempo altri profumi hanno ricacciato giù giù nel profondo, dai potenti gusti siciliani ai peculiari gusti veneti, questi ultimi per molti versi simili a quelli del mio Abruzzo.

 “Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.” note ed.

 L’Arminuta vive l’abbandono della prima madre e quello della seconda madre, la non presenza del primo padre distratto, e l’inconsistenza e la fragilità del secondo padre carabiniere che la riporta in paese, riconsegnandola come un pacco postale alla prima  famiglia, con  una misera valigetta e una borsa  in spalla con le scarpe. Il dolore della “restituita” sfiora anche la pelle del lettore e fa venire i brividi.

Viene catapultata in un mondo pieno di  estranei con cui deve per forza convivere in condizioni di povertà assoluta. Solo la  “naturalità” della sorella ritrovata, Adriana, la conquista e l’aiuta a superare piano piano le difficoltà di questa nuova vita, in una sorta di sorellanza complice.

La scuola dell’Arminuta: le medie al paese, il liceo in città. È brava la ragazza anzi bravissima! Adalgisa-seconda-madre, vuole pagarle gli studi, quasi a compensare l’abbandono…Anche io a scuola amavo la Geometria solida, proprio come l’Arminuta. Porto ancora dentro il fascino ingegneristico delle ricostruzioni di solidi, angoli e figure di ogni tipo!

 

“Mi piaceva la geometria solida di quell’anno, le figure complesse, piramidi sovrapposte a parallelepipedi, cilindri con buchi a forma di coni scavati in una delle basi. Mi divertivo davvero a calcolare superfici e volumi, ad aggiungerli e sottrarli in cerca del totale.”

Forse è banale, ma anche in questa storia gli uomini non fanno una gran bella figura. Sostanzialmente anaffettivi e fragili. L’ unica anima maschile vitale e  ribelle della storia, Vincenzo, scompare subito inghiottita dalle sue stesse intemperanze.

Le donne danno le carte e conducono il gioco intorno all’Arminuta. Ma come in tutte le storie che si rispettino, ad un certo punto, la protagonista pretende di giocare il suo gioco in prima persona e di “scoprire” le carte, rovesciando il tavolo.

donatelladipietrantonio2

Bella storia questa, anche per quel pizzico di mistero che aleggia intorno alla decisione dei genitori adottivi di restituire la ragazza alla famiglia d’origine. Un mistero legato a ragioni personali “difficilmente confessabili” nella bigotta società di provincia.

Lo sguardo di Di Pietrantonio sulla realtà del tempo è come un trattato sociale in cui incontri le classi sociali, le fragilita dei deboli, dei malati e dei bambini, l’insulsaggine del senso comune, la forza del territorio, le ferite profonde che la morte dei propri cari lascia nel corpo e nell’anima.

E non è storia melensa o melodrammatica, ma vita viva resa con un linguaggio altrettanto vibrante. Molto efficace e singolare dal punto di vista sintattico è l’uso di un presente storico ricorrente. Tutto accade ora ed anche il passato è ora, è l’istante che stiamo leggendo e vivendo.

Se ne parla qui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A.M. Ortese-Se IL MARE NON BAGNA NAPOLI…Un incontro a lungo desiderato.

 

 

 

 

il mare non bagna napoli -Ortese

Thomas Jones, il pittore geniale che amava Napoli. Terrazza a Napoli vicino a Castel Nuovo (1782) National Museum of Wales, Cardiff

Avevo un gran desiderio di cominciare a conoscere Ortese e il suo rapporto conflittuale con Napoli. Ho deciso di iniziare da Il mare non bagna Napoli (Gli Adelphi 1953), perché folgorata dal titolo. Ho provato ad immaginarne il significato, e subito mi sono chiesta:

“Di quale Napoli sta parlando? Napoli è “o’mare, o’cielo, o sole…” Ma quante Napoli esistono?”

I racconti hanno in parte sciolto l’enigma.  Quelli che mi  hanno colpito l’anima sono: Un paio di occhiali, Interno familiare, La città involontaria.

 

Un paio di occhiali

occhiali

Gli occhiali di Eugenia-quasi cecata- “sono ottomila lire vive vive…” Eugenia mi fa pensare un po’ a Elena e un pò a Lila dell’ Amica Geniale di Elena Ferrante. E ritrovo anche in altri racconti una comune essenza narrativa. L’ attesa degli occhiali, è un capolavoro. Un misto di trepidazione, speranza, illusione, un mondo di aspettative che nutre la sua anima.

“Dal lettino in fondo alla stanza, una vera grotta, con la volta bassa di ragnatele penzolanti, si levò, fragile e tranquilla, la voce di Eugenia: «Mammà, oggi mi metto gli occhiali». C’era una specie di giubilo segreto nella voce modesta della bambina, terzogenita di don Peppino (le prime due, Carmela e Luisella, stavano con le monache, e presto avrebbero preso il velo, tanto s’erano persuase che questa vita è un gastigo; e i due piccoli, Pasqualino e Teresella, ronfavano ancora, capovolti, nel letto della mamma).”

Quando avrà gli occhiali, la sua vita cambierà, anche se gli amici le ricordano che gli occhiali sono da vecchia… Finalmente i costosissimi occhiali arrivano. Eugenia guarda il mondo con occhi nuovi. E vomita. Racconto delizioso e amaro, dove tutto ruota intorno alla metafora degli occhiali e della visione.

“Era stata una settimana prima, con la zia, da un occhialaio di via Roma. Là, in quel negozio elegante, pieno di tavoli lucidi e con un riflesso verde, meraviglioso, che pioveva da una tenda, il dottore le aveva misurato la vista, facendole leggere più volte, attraverso certe lenti che poi cambiava, intere colonne di lettere dell’alfabeto, stampate su un cartello, alcune grosse come scatole, altre piccolissime come spilli. «Questa povera figlia è quasi cecata,» aveva detto poi, con una specie di commiserazione…”

Interno familiare

titina-de-filippo-filumena-marturano

Doloroso il ritratto di Anastasia, commerciante quasi quarantenne e nubile, dunque donna emancipata ed elegante che contribuisce in modo  determinante al mantenimento della famiglia. Spera in un ritorno di fiamma di un antico corteggiatore che riappare inaspettato sulla scena. Ma le emozioni vanno ricacciate giù nel profondo, nel dimenticatoio. La famiglia ha bisogno di lei, e questo è un bell’alibi anche per la sua inerzia. Il racconto è ricco di personaggi che danno forza alla narrazione: la nana triste, la mamma- mamma. Gli altri? colore napoletano anche se a tratti Eduardiani.

“Anastasia Finizio, la figlia maggiore di Angelina Finizio e del fu Ernesto, ch’era stato uno dei primi parrucchieri di Chiaia, e solo da qualche anno si era ritirato in un recinto soleggiato e tranquillo del cimitero di Poggioreale, era rientrata da poco dalla Messa grande (era il giorno di Natale) in Santa Maria degli Angeli, a Monte di Dio, e ancora non si decideva a togliersi il cappello. Alta e magra come tutti i Finizio, con la stessa eleganza meticolosa e brillante, in contrasto con lo squallore e non so che decrepitezza delle loro figure cavalline, andava avanti e indietro per la camera da letto che divideva con sua sorella Anna, non riuscendo a contenere una visibile agitazione. Solo pochi minuti prima tutto era indifferenza e pace, freddezza e rassegnazione nel suo animo di donna giunta alla soglia dei quarant’anni dopo aver perduto, quasi senza accorgersene, ogni speranza di un bene personale, ed essersi adattata piuttosto facilmente a una vita da uomo, tutta responsabilità, contabilità, lavoro. Aveva un negozio di maglieria là dove suo padre aveva pettinato le più esigenti testine di Napoli, e con quello portava avanti la casa…”

La città involontaria

i granili

I Granili, inferno dei vivi, lasciano un senso di cupezza, quasi di angoscia e ineluttabilità, anche se qualche debole frammento di sole riesce a volte a squarciare il fitto velo d’ombra.

“Secondo la più discreta delle deduzioni, solo una compagine umana profondamente malata potrebbe tollerare, come Napoli tollera, senza turbarsi, la putrefazione di un suo membro, ché questo, e non altro, è il segno sotto il quale vive e germina l’istituzione dei Granili. Cercare a Napoli una Napoli infima, dopo aver visitato la caserma borbonica, non viene più in mente a nessuno. Qui, i barometri non segnano più nessun grado, le bussole impazziscono. Gli uomini che vi vengono incontro non possono farvi nessun male: larve di una vita in cui esistettero il vento e il sole, di questi beni non serbano quasi ricordo. Strisciano o si arrampicano o vacillano, ecco il loro modo di muoversi. Parlano molto poco, non sono più napoletani, né nessun’altra cosa. Una commissione di sacerdoti e studiosi americani, che oltrepassò arditamente, giorni or sono, la soglia di quella malinconica Casa, tornò presto indietro, con discorsi e sguardi incoerenti.”

Perché il III e IV Granili non è solo ciò che si può chiamare una temporanea sistemazione di senzatetto, ma piuttosto la dimostrazione, in termini clinici e giuridici, della caduta di una razza.”

Gli  Intellettuali Napoletani

intellettuali napoletani-Compagnone, Rea e altri

Più didascalico e “istruttivo ” è l’incontro con gli intellettuali Napoletani degli anni 50 nei racconti successivi. Mi è sembrato una sorta di diario di viaggio della stessa Ortese. Di fatto è il racconto della nascita di un articolo. L’ho tuttavia apprezzato per quello che rappresenta, uno spaccato della vita, del lavoro, delle ambizioni e dei fallimenti degli intellettuali nella Napoli controversa dell’immediato dopoguerra.  Tempo di primavera cielo d’Europa…

“Fin dal primo momento, era stato chiaro che la cultura, intesa come conoscenza e quindi coscienza, specchio dove fissare la propria immagine, fosse il più indispensabile. Bisognava rimuovere dall’opinione pubblica il mito terribile del sentimento, chiarendo tutte le alterazioni e deformazioni cui esso aveva condotto l’odierna società partenopea; sottrarre alla sua vista, finché le condizioni generali non fossero migliorate, i cieli di Di Giacomo e Palizzi, proponendo e magari imponendo le manifestazioni di un’arte arida e disperata. Su questo, spiriti profondamente liberali, anche se, taluni, devoti alla fede marxista (ma non bisogna dimenticare che il comunismo, a Napoli, in quegli anni, era un liberalismo di emergenza), come il Compagnone, il Prunas, il Gaedkens, il La Capria, il Giglio, il Ghirelli e altri, erano d’accordo con veri e propri militanti, esseri intellettualmente inferiori, e incapaci di una indipendenza laica, aggrappati all’idea di uno Stato Universale, che avrebbe dovuto sostituire le diverse Chiese nella reggenza dei popoli.”

Nota dell’autrice

Anna-Maria-Ortese8

Anna Maria Ortese

“Il mare non bagna Napoli apparve la prima volta nei Gettoni della Einaudi, con una presentazione di Elio Vittorini. Era il ’53. L’Italia usciva piena di speranze dalla guerra, e discuteva su tutto. A causa dell’argomento, anche il mio libro si prestava alle discussioni: fu giudicato, purtroppo, un libro «contro Napoli». Questa «condanna» mi costò un addio, che si fece del tutto definitivo negli anni che seguirono, alla mia città. E in circa quarant’anni – tanti ne sono passati da allora – io non tornai più, se non una volta, per qualche ora, e fuggevolmente, a Napoli.”

“A distanza, appunto, di quattro decenni, e in occasione di una sua nuova edizione, mi domando se il Mare è stato davvero un libro «contro» Napoli, e dove ho sbagliato, se ho sbagliato, nello scriverlo, e in che modo, oggi, andrebbe letto. La prima considerazione che mi si presenta è sulla scrittura del libro. Pochi riescono a comprendere come nella scrittura si trovi la sola chiave di lettura di un testo, e la traccia di una sua eventuale verità. Ebbene, la scrittura del Mare ha un che di esaltato, di febbrile, tende ai toni alti, dà nell’allucinato: e quasi in ogni punto della pagina presenta, pur nel suo rigore, un che di «troppo»: sono palesi in essa tutti i segni di una autentica «nevrosi». Quella «nevrosi» era la mia.”

Assaggi

Vita piena di sonorità ed emozioni– “Piangeva, non tanto di pietà per la defunta, che conosceva e apprezzava, quanto di dolcezza di fronte a questa vita, che si presentava così strana e profonda, quale mai l’aveva veduta, piena di sonorità ed emozione.”

La zampogna ventosa dei cafoni– “due cafoni erano intenti a soffiare in una zampogna, e quel suono triste e tenero arrivava dovunque, e a volte si confondeva con un po’ di vento che vagava adesso nel cielo di Napoli.”

Oro a forcella e bimbi topo- “Sgomentava soprattutto il numero dei bambini, forza scaturita dall’inconscio, niente affatto controllata e benedetta, a chi osservasse l’alone nero che circondava le loro teste. Ogni tanto ne usciva qualcuno da un buco a livello del marciapiede, muoveva qualche passetto fuori, come un topo, e subito rientrava.”

Il genio materno che preserva il sonno della ragione– “Esiste, nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione; un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolci e fredde della ragione umana potessero penetrare quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata.”

Sonno profondo- “le prime linee di quella scuola della Ragione, che, altrove, aveva già purificato i paesi, e alla cui mancanza, qui, era dovuto il profondo sonno e la dispersione della coscienza.”

I borghesi di Posillipoe la plebe– “Mergellina. Da questo porticciuolo, chiamato in origine Mergoglino, sempre pieno di barche colorate, immerso in una luce e un silenzio superiori ai colori, ai gridi, al tonfo dei remi che fendono l’acqua chiarissima, parte la Via Nuova di Posillipo, che segue tutta la collina. E qui si può dire finisca la Napoli plebea (ch’è tutta Napoli) e cominci quella sezione civile e borghese, che per dimora non usa case o casupole, ma solo ville circondate da grandi e scuri giardini, con spiaggia propria.”

Notte ai Granili– “Cominciava la notte, ai Granili, e la città involontaria si apprestava a consumare i suoi pochi beni, in una febbre che dura fino al mattino seguente, ora in cui ricominciano i lamenti, la sorpresa, il lutto, l’inerte orrore di vivere.”

I Granili -Perché Antonia Lo Savio è invisa…”In due parole, essa mi raccontò il perché dell’avversione di buona parte della popolazione femminile della Casa: era cominciata da quando la Lo Savio aveva deciso di dedicarsi all’ambulatorio, in quanto si sospettava che essa godesse le simpatie del Direttore, e traesse dalla sua attività vantaggi immediati, come medicine, che avrebbe rivendute, pacchi dell’ECA, e altro. «Da sei mesi ho abbandonato la casa e tutto,» mi confessò semplicemente «mi faccio la capa, e scendo. Perché questa non è una casa, signora, vedete, questo è un luogo di afflitti. Dove passate, i muri si lamentano”

La bellezza tra le tragiche fila. Una farfalla– “Una farfalla marrone, con tanti fili d’oro sulle ali e sul dorso, era entrata, chissà come,”

Bambini vermi– “Queste due creature, che potevano avere sì e no tre o quattro anni, sottili e bianche come vermi, avevano sul viso di cera certi sorrisetti così vecchi e cinici, ch’era una meraviglia, e ogni tanto guardavano di sotto in su, con un’aria maliziosa e interrogativa, quella loro frenetica madre.”

Il mare non bagna Napoli, affetti- culto diventano vizi e follia– “Faceva contrasto a questa selvaggia durezza dei vicoli la soavità dei volti raffiguranti Madonne e Bambini, Vergini e Martiri, che apparivano in quasi tutti i negozi di San Biagio dei Librai, chini su una culla dorata e infiorata e velata di merletti finissimi, di cui non esisteva nella realtà la minima traccia. Non occorreva molto per capire che qui gli affetti erano stati un culto, e proprio per questa ragione erano decaduti in vizio e follia; infine, una razza svuotata di ogni logica e raziocinio s’era aggrappata a questo tumulto informe di sentimenti, e l’uomo era adesso ombra, debolezza, nevrastenia, rassegnata paura e impudente allegrezza.

Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina. Straordinario era pensare come, in luogo di diminuire o arrestarsi, la popolazione cresceva, ed estendendosi, sempre più esangue, confondeva terribilmente le idee all’Amministrazione pubblica, mentre gonfiava di strano orgoglio e di più strane speranze il cuore degli ecclesiastici. Qui, il mare non bagnava Napoli. Ero sicura che nessuno lo avesse visto, e lo ricordava. In questa fossa oscurissima, non brillava che il fuoco del sesso, sotto il cielo nero del sovrannaturale.”

Indice

IL MARE NON BAGNA NAPOLI

Un paio di occhiali

Interno familiare

Oro a Forcella

La città involontaria

Il silenzio della ragione

La sera scende sulle colline

Storia del funzionario Luigi

Chiaia morta e inquieta

Tessera d’operaio n.200774

Traduzione letterale: Che cosa significa questa notte?

Il ragazzo di Monte di Dio

Le giacchette grigie di Monte di Dio

 

Zadie Smith-SWING TIME. Vita speciale di due amiche, a passo di danza tra Londra, New York, Jamaica e West Africa

swing-time-zadiesmith

Si parte a passo di danza, si arriva a passo di danza. E in questi passi c’è tutto un mondo, attraversato da piedi leggeri che ci portano a spasso per Londra, New York, Giamaica e West Africa. La musica è uno dei temi centrali del romanzo, le citazioni sono innumerevoli e  d’altra parte il titolo parla chiaro. La musica dei tamburi del Gambia, quella di Michael Jackson con tutto l’immaginario che si porta dietro, il tip-tap dinamico di Fred Astaire, le note struggenti e graffianti di Gershwin pervadono il corpo e l’anima delle due amiche aspiranti ballerine, e di molti dei personaggi con cui entrano in contatto.

L’amicizia tra la magica Tracey e la protagonista, di cui si ignora il nome quasi a voler sottolineare la sua identità sfumata (che tuttavia si fa strada verso la fine della storia, quasi in un’ epifania) riporta inevitabilmente a L’Amica Geniale  di  Ferrante. Tutto nella vita della narratrice rimanda a Tracey e alle esperienze vissute insieme in un conflitto amoroso che le porterà verso l’età adulta.

“… Two brown girls dream of being dancers – but only one, Tracey, has talent. The other has ideas: about rhythm and time, about black bodies and black music, what constitutes a tribe, or makes a person truly free. It’s a close but complicated childhood friendship that ends abruptly in their early twenties, never to be revisited, but never quite forgotten, either…Dazzlingly energetic and deeply human, Swing Time is a story about friendship and music and stubborn roots, about how we are shaped by these things and how we can survive them. Moving from North-West London to West Africa, it is an exuberant dance to the music of time…”Times Literary Supplement ‘

Zadie Smith dipinge un quadro ampio della vita e delle persone, soprattutto delle donne. Le guarda da bambine, nei rapporti con i loro genitori, con l’amore, con il sesso, con la scuola, con il  corpo, con gli uomini, con il mondo rutilante delle popstar, con il teatro.

Le osserva da adulte, da mamme, da lavoratrici, da donne innamorate e fragili. Le consola quando la malattia sta per trasportarle in un’altra dimensione, come accade alla madre della narratrice, che ha sacrificato la sua famiglia per studiare, crescere, diventare la paladina dei diritti dei poveri e degli emarginati, fino ad entrare in Parlamento,  la casa dei diritti dove crede di trovare  le armi giuste per risolvere i problemi.

La storia delle due amiche trascorre tra la l’adolescenza nel  “quartiere ghetto Londinese” dove  la famiglia è spesso lasciata a sé stessa nella quotidiana lotta contro ogni genere di difficoltà,  e la vita adulta degli adolescenti d’Africa, dove la comunità  supera insieme i problemi materiali di ogni giorno, dove  i bambini del villaggio sono accuditi dalle nonne o dalle bisnonne. Non si capisce bene chi siano i rispettivi genitori, ma tutti sono figli delle nonne. La nostra narratrice vive in pieno il conflitto tra le due realtà e alla fine realizza con profonda tristezza quanto  sia insopportabile l’ atteggiamento falso e pregiudizievole degli Europei nei confronti dell’Africa, frutto amaro della  totale ignoranza dei fatti e della altrettanto  totale ignoranza del cuore.

Con l’ assistente tuttofare della popstar assistiamo alla  lezione di Inglese della giovanissima insegnante Hawa, figlia di due professori universitari. Il padre ha affrontato coraggiosamente il “Viaggio” con il figlio maggiore ed è riuscito ad approdare a Lampedusa dopo il terrificante passaggio in Libia. Ora lavora come traffic warden a Milano, dove ha sposato un’italiana e desidera  “richiamare” con sé gli altri figli.  La madre  continua il suo lavoro in città. Non si sa quando sarà il turno di Hawa che continua serenamente a “illuminare” la comunità del villaggio con la bellezza e l’ intelligenza del cuore.

La nostra bella Londinese fa un giro nella scuola del villaggio, segue non senza difficoltà la lezione di matematica del professor Lamin (gran personaggio ), che lascia subito per partecipare alla lezione d’Inglese della brillante Hawa,  con l’intenzione di individuare nel gruppo delle studentesse qualche nuova  “Tracey”. E ne trova tante, molte di più di quanto immaginasse.

“I was relieved to leave Lamin and head to Hawa’s session, a general class. There I decided to look for the Traceys, that is, for the brightest, the quickest, the most wilful, the lethally bored, the troublesome, the girls whose eyes burnt like lasers straight through the government-issued English sentences-dead sentences, sentences devoid of content or meaning- that were laboriously transcribed in chalk up on the board by Hawa before being equally laboriously translated back into Wolof and thus explained.I had expected to find only a few Tracey in each class, but it soon became clear that there were more of Tracey’s tribe in those hot rooms than anyone else… “214

Man mano che la lettura procede, si ha l’impressione di essere dentro una vicenda dal sapore più sociologico che narrativo. Il viaggio in Africa, l’organizzazione della visita della grande pop star, l’inaugurazione della scuola costruita con il suo supporto finanziario, offrono infatti lo spunto per informare e istruire la bella “occidentale di colore” sulla società locale. Il giovane funzionario del tesoro, fratello di Hawa che non vuole lasciare il suo paese, parla un Inglese perfetto imparato lì nella sua scuola di città, dove tutti parlano “quell’Inglese”. Ha fatto anche l’università in America ed è tornato per aiutare il suo paese, non il suo capo.

È lui che spiega alla nostra amica le gerarchie sociali del villaggio dove ci sono i ricchi, i nobili,  i poveri, gli artigiani, i musicisti, ma ciascuno di loro è consapevole del proprio posto nella società e non “disprezza” le classi inferiori. Cosa che accade invece  in Occidente, dove le persone povere o appartenenti a classi meno abbienti vengono trattate con disprezzo e senso di superiorità fino a negare loro  anche il contatto diretto con gli occhi al momento dell’incontro. Sono invisibili, inesistenti, indegni di uno sguardo.

Quando finisci di leggere un romanzo di Zadie Smith provi un senso di mancanza come se fossi costretta a rinunciare alla favola della buona notte, dove si affollano personaggi in chiaroscuro, tutti resi credibili dalla magia della fiaba realistica. Mi è piaciuta questa storia di amicizia tra due bambine “brown”, nate e cresciute in famiglie “miste” del  North-West di Londra, ammaliate dalla danza ma fortemente condizionate dalla loro origine nella realizzazione del proprio sogno.

“She was a dancer: she’d found her tribe. I, meanwhile, was caught completely unaware by adolescence, still humming Gershwin songs at the back of the classroom as the friendship rings began to form and harden around me, defined by colour, class, money, postcode, nation, music, drugs, politics, sports, aspirations, languages, sexualities…In that huge game of musical chairs I turned round one day and found I had no place to sit. At a loss, I became a Goth-it was where people who had nowhere else to go ended up. Goths were already a minority, and I joined the oddest chapter, a small group of only five kids. One was from Romania and had a club foot, another was Japanese. Black Goths were rare but not unprecedented. I’d seen a few of them hanging around Camden and now copied the mas best I could, dusting my face ghost-white and painting my lips blood red, letting my hair half-dread and spraying som parts of it purple.I bought a pair of Dr Martens…p.215”

Swing Time è un bel romanzo con una trama ben strutturata in capitoli alternati a ritmo di danza, a volte più lento, a volte più vivace. Il lettore è invitato ad esplorare i quartieri popolari di Londra, la sfavillante Manhattan, la terra “madre di tutti i migranti”, in un viaggio continuo di andata e ritorno, passando  dai riti ipocriti del mondo occidentale alla farsa grottesca della cerimonia inaugurale per l’apertura della nuova scuola nel villaggio africano, finanziata dalla grande popstar. Un bambino mascherato da presidente in un piccolo carro armato, circondato da soldati bambini e adulti compiacenti, tiene un discorso privo di contenuti logici, ma indispensabile per aprire la scuola. Una benedizione per interposto presidente. Un rito irrinunciabile.

Gli eventi narrati evocano tante suggestioni e innumerevoli rimandi alla realtà contemporanea. Il ritorno agli anni 90 assume un sapore di passato, che nonostante sia così vicino a noi, crea l’illusione e il fascino dei tempi andati. In quegli anni ci si poteva ancora nutrire del sogno di un viaggio meraviglioso alla scoperta del mondo, liberi dall’oppressione paurosa che, all’inizio del terzo millennio, ogni giorno ci attanaglia.

Ma fortunatamente i giovani sono sempre giovani e si sentono immortali e vivono grazie alla spinta vitale che li porta ad affrontare con coraggio e talora incoscienza le molteplici barriere che gli si pongono davanti. E dunque il mondo va avanti. Eppure rimangono ancora vivi e dolorosi tutti i pregiudizi, le offese alla dignità, le cattiverie, i dubbi, le delusioni e le frustrazioni che Zadie Smith raggruppa nel suo bellissimo romanzo. A tempo di fiducioso swing.

Oggi  14 Aprile leggo su Robinson (laRepubblica) che è stato conferito a Zadie Smith il Premio Hemingway 2017 per la Letteratura. Ed è  in arrivo anche il  film per la TV della Baby Cow Production

 


E. Ferrante-L’AMICA GENIALE. Sfide

amica geniale 1-Ferrante

L’emozione di un regalo di compleanno speciale: la lettera di Lila

Lila sapeva parlare attraverso la scrittura…lei si esprimeva con frasi sì curate, sì senza un errore pur non avendo continuato a studiare, ma-in più- non lasciava traccia di innaturalezza, non si sentiva l’artificio della parola scritta. Leggevo e intanto vedevo, sentivo lei. La voce incastonata nella scrittura mi travolse, mi rapì ancor più di quando discutevamo a tu per tu: era del tutto depurata dalle scorie di quando si parla, dalla confusione dell’orale; aveva l’ordine vivo che mi immaginavo dovesse toccare al discorso se si era stati così fortunati da nascere dalla testa di Zeus e non dai Greco, dai Cerullo…”p 222.

 

 Bellissimo!

Non posso non riconoscere che questo romanzo è bellissimo. Tuttavia provo sempre un sussulto di “cuore anarchico” di fronte all’obbligo psicologico del “sequel” in  storie costruite per avere un “dopo”, per lasciare in sospeso un’emozione che pretende invece di giungere a compimento nell’attimo in cui viene generata.

Ma  non è certo il  bisogno di cogliere l’ attimo fuggente, è piuttosto una questione di vivere fino in fondo un “moment of being”, come direbbe Virginia Woolf, con le sue profonde esigenze psicologiche.

Tornando alla storia, è evidente in essa una costruzione perfetta della trama, dell’ intreccio e dei personaggi, in uno stile da cesellatore: dettagliato e immaginifico, quasi scaturisse dalle viscere del Vesuvio, per diventare polvere, fuoco, lapilli, schegge brillanti di parole. 

L’amica geniale è una storia scritta per me, baby boomer Abruzzese, classe 51, che non fa fatica a riconoscere ambienti e atmosfere centro-meridionali catalizzatrici di  epifanie infinite, nostalgiche, avvolgenti e respingenti allo stesso tempo.

È  la storia di un’amicizia /amore che rende le due protagoniste complementari e indissolubilmente necessarie l’una all’altra: la narratrice Elena, brava e diligente  e la volitiva Lila, che insegue i suoi sogni e i suoi progetti fino alla loro apparente realizzazione. Chi delle due è l’autentica amica geniale?

 Intorno a loro, sullo sfondo di una Napoli-post war, complessa e peculiare, crescono pulsioni, amori, odi, conflitti e soluzioni di ogni genere. 

Un paio di piccole epifanie

Le ore di studio, sveglia la mattina alle 5.

Diceva la mia mamma che a quell’ora il cervello funziona meglio, soprattutto per ripassare gli argomenti studiati superficialmente il pomeriggio precedente. Sarà, ma come è difficile lasciare il calore del letto per avventurarsi nelle gelide stanze della casa vuota di vita. Anche Elena sperimenta questa tecnica…

La mia improbabile gara di pittura 

Mario QuaragliaLe gare di  Elena e Lila, assomigliano alla mia gara di pittura con Bossi, il figlio del fioraio, quello che aveva un bel negozio di fiori e di cornici di fronte al piazzale della stazione di Avezzano. Di lui ricordo solo il cognome. Il solito professor Quaraglia che il destino, nei panni del Povveditore, aveva messo sulla mia strada sia alle medie che alle superiori, mi coinvolge in una gara di pittura.
Devo riprodurre un paesaggio a mia scelta; io scelgo un soggetto assurdo, un lungo viale, fiancheggiato da statue classiche, all’interno di un grande parco, o villa privata non ricordo bene. Compro la tela, i colori, forse ad acquarello. Tra mille difficoltà e crisi di identità artistica, copio la scena da un altro quadro o da una rivista. Dunque creatività zero e copia orribile.

Arriva il giorno del giudizio. Vengo invitata in 3A. Tutti maschi! Che vergogna. Bossi è lì,  biondo con gli occhi azzurri, alto, magro e sicuro di sè. Si avvicina alla cattedra portando sotto il braccio un “capolavoro”: un acquarello delicato e convincente, meravigliosamente incorniciato. Pronto per essere appeso in salotto.

Io, piccola, nera e occhialuta, reggo goffamente una tela macchiata di verde, senza senso, originalità e bellezza.
Vince il bel fioraio! Quando anche l’abito fa il monaco, ovvero l’apparenza è sostanza. Il professore mi consola e mi segnala con garbo le bellezze del mio capolavoro e le cose che andrebbero migliorate.

Rossa come un peperone esco dalla tana dei lupacchiotti e me ne torno nella mia confortevole e rassicurante classetta, tutta femminile. Che esperienza!

Continua…

Dopo una lunga traversata di circa 400 pagine vibranti, si materializza nella mente, ospite non gradita,  la parola continua…
Continuerò a leggere le altre puntate della trilogia plus?

 

marklund-finche morte non ci separiPer ora mi prendo una pausa e mi immergo nella  fredda atmosfera svedese di Liza Marklund. Ma sarà fredda davvero? Io un’idea ce l’ho.

Ho già  incontrato Annika, in TV…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: