Passeggiando in bicicletta accanto a te

Pedalare senza fretta la domenica mattina

Fra i capelli una goccia di brina

Ma che faccia rossa da bambina

Fai un fumetto respirando

Mentre mi sto innamorando…

da:  In bicicletta di Riccardo Cocciante

La trama di Viaggio da solo è semplice: Francesco, appassionato di viaggi in bicicletta, parte dal Veneto per un giro in solitaria attraverso alcune regioni dell’Italia Centrale, pronto a vivere tutte le opportunità che la nuova avventura gli può offrire.

Le riflessioni sul romanzo sono invece più articolate. Quello che coinvolge profondamente il mio cuore e la mia mente è il contesto – luoghi, persone, riflessioni- con cui Francesco interagisce nel suo percorso. La recensione è condizionata dunque dalla mia identificazione emotiva con la maggior parte deille località toccate. In quei luoghi ho vissuto momenti cruciali della mia vita: L’Aquila “come un animale ferito: si vede che sta guarendo, ma in certi posti ha ancora le ossa fuori…”, Villetta Barrea, Alfedena, Campo Imperatore, Altopiano delle Rocche alla ricerca dell’accogliente faggio secolare, Ovindoli, Celano. E la Piana del Fucino: Avezzano, il Monte Velino che ogni giorno vedevo imponente dalla finestra di casa. Si, proprio casa mia, anche se Francesco trova la Piana un pò grigia nel momento in cui l’attraversa. E pensare che tanto tempo fa lì c’era una lago meraviglioso e una comunità felice.

E poi c’è la CostaAdriatica: Pescara, Montesilvano, Pineto, Francavilla  Ortona e il suo  incredibile carro armato Sherman alla rotonda, San Vito Chietino con la bellissima pista ciclabile e i trabocchi quasi totem preistorici. Come non lasciarmi affascinare dal racconto dell’ospitalità dei miei corregionali, del cibo profumato e saporito di paesi e città, e della bellezza aspra e suggestiva dei panorami montani. A dire il vero una persona poco ospitale Francesco la incontra: il cinghiale, brutto ceffo dal furgone killer.

Ma è l’incontro con Silvia che rimescola le carte. Sembra favorito da questo mondo per molti versi “arcaico”. O forse c’è lo zampino  del destino? Una qualche forma d’ amore scatta tra i due viaggiatori del sé, alla ricerca di una soluzione ai loro problemi.Anche se ho avuto, a tratti, l’impressione che Silvia e Francesco siano due sfaccettature di una stessa personalità. Bellissimo il loro sguardo infantile e meravigliato di davanti al cielo stellato, ai tramonti, alle luci variopinte dell’acqua del mare. Anche Silvia viaggia da sola e da sola continua verso il Salento.,  ma viene catturata dal Gargano e da Polignano a Mare,  con ”sorelle”, feste, playboy, vecchi saggi e … Domenico Modugno. Mi sono emozionata con i Ponti di Madison County e il brindisi ”alle antiche sere e alla musica lontana!” e con le canzoni e i musicisti citati, ben presenti anche nella mia personale playlist.

L’autore racconta la sua esperienza in uno stile fluido e piacevole, dando l’impressione di essere dentro un diario personale, di quelli con tanto di lucchetto e copertina di morbido tessuto. Il viaggio di Francesco accoglie anche la sua lettrice, con un bagaglio pesante e ingombrante quasi quanto il suo, che, tuttavia, fa affiorare ricordi così intensi da rendere questo viaggiare leggero e benvenuto.

“Chi viaggia da solo diviene più sensibile e ricettivo, in virtù del molto tempo trascorso in comunione con il suo sé. dilata i propri sensi, incluso il sesto, tanto da individuare e attirare inconsciamente le persone che, in qualche modo risuonano sulla sua stessa frequenza.”p. 56 

A proposto di destino

Francesco parte lasciandosi dietro quel che resta di una storia importante, con una compagna che in fondo avrebbe voluto accanto a sé in questo viaggio. Ma Il destino, o chi per lui, interviene non invitato:  

“Il destino, o chi per lui, aveva scelto di lasciare a Francesco la possibilità di essere solo e di sperimentarsi, di conoscersi intimamente nel raccoglimento che solo la solitudine può offrire. Era stato perciò libero di stabilire il percorso, la lunghezza e la difficoltà delle tappe; come pure l’equipaggiamento e perfino il margine di improvvisazione che gli avrebbe consentito di cambiare strada all’ultimo momento, in base alle circostanze. Erano tutti i vantaggi di chi viaggia da solo. Ma viaggiare da solo é cosa ben diversa da vivere solo e soprattutto partire da solo.” p. 178 

Il dialogo con “la voce del destino” nelle ultime pagine rappresenta la chiusura del cerchio. Questa volta Francesco non si è lasciato illudere, ma ha scelto consapevolmente il “suo destino”:

 «…Sei proprio il ragazzino bastardo che tira il sasso contro il vetro e dopo nasconde la mano. Ma stavolta ti è andata male, perché io non li ho seguiti, i tuoi indizi. Vuoi riprendere la partita? Studia e torna più preparato; quando torni, portami i segni più chiari, Mostrami i tuoi progetti, non solo una diapositiva sfocata di qualcosa che vuoi. E allora, forse, ne riparleremo e magari farò il tuo gioco, se piacerà anche a me. E non darmi del disonesto: l’unico baro, qui, sei tu. Io ho giocato da subito a carte scoperte. Ti avevo avvisato: io viaggio da solo. Non ho altro da dirti.» e chiusi gli occhi.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.