tropico del cancro

Allora, il gioco è finito! Un’amica lettrice ha individuato nell’incipit diTROPICO DEL CANCRO di Henry Miller, qualcosa della Recherche di Proust. Sì, c’è molto di quell’atmosfera da stream of consciousness, da Ulisse Joyciano. Forse è anche l’aspetto più intrigante del romanzo, dal punto di vista narrativo, ma devo confessarvi che il contenuto di questo peregrinare tra Parigi, Roma e la propria coscienza non mi attira, non mi spinge ad arrivare fino in fondo, come mi ero ripromessa.

L’esplorazione della propria sessualità, delle proprie pulsioni anche artistiche, dei bisogni e piaceri più intimi di uno scrittore, uomo del primo novecento, non mi appartiene. E fortunatamente non devo continuare a leggere il libro “per lavoro”. Esprimo tutta la mia ammirazione per chi, specialmente, le donne, lavora nell’editoria e deve per necessità mantenere uno sguardo distaccato e “scientifico” su un testo.

Oggi, qui ed ora io non ce la faccio. Qualcosa di simile è successo con Portnoy’s Complaint di Philip Roth, ma in quel caso avevo la curiosità del testo in Inglese. Tropico del Cancro è in versione Italiana ed è arrivato in un momento poco adatto. Lascio a lettori più interessati all’argomento la lettura di questo capolavoro. Io mi avvalgo della facoltà di interrompere la lettura, appellandomi al terzo Diritto del Lettore, di Pennac:

“Non è obbligatorio finire un libro che si è iniziato, eppure abbiamo provato tutti quel senso di inadeguatezza che si prova nell’abbandonare la lettura di un libro definito un classico, un capolavoro. Abbiamo vissuto questo abbandono come una sconfitta. In realtà, lasciare un libro a metà è un nostro inalienabile diritto.”

diritti del lettore-Pennac

Vi incollo comunque il giudizio di un grande della letteratura mondiale, George Orwell,  uno dei miei  scrittori preferiti:

«La mia opinione è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore, apparso negli ultimi anni tra i popoli di lingua inglese. Anche se si potrebbe obiettare che la mia sia una valutazione eccessiva, bisognerebbe ammettere che Miller è uno scrittore fuori dell’ordinario, a cui val la pena di rivolgersi più a lungo che con un semplice sguardo; dopotutto essendo come scrittore completamente negativo, non costruttivo e amorale, una specie di semplice Jonah, uno che accetta passivamente il male, una sorta di Walt Whitman tra i cadaveri ».

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