
Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo,
parlare Ăš acora considerata la piĂč sovversiva
â Zitta! Zitta! Zitta e ascolta! Sto parlando e non voglio essere interrotto!â CosĂŹ lo psichiatra Raffele Morelli apostrofĂČ Michela Murgia durante una trasmidssione che la scrittrice conduceva su Radio Capital. Era stato invitato per alcune dichiarazioni giudicate sessiste che lo psichiatra aveva rilasciato nei giorni precedenti.
Interrompere una donna, specialmente attraverso un canale mediatico Ăš abbastanza comune e riproduce un format interessante: si passa dal lei di cortesia iniziale al nome proprio, al diminutivo o vezzegiativo o, come nel caso di Mauro Corona a Carta Bianca, al nome che di solito si da a un animale, in questo caso alla gallinaâŠ
Comincia cosĂŹ il saggio di Michela Murgia STAI ZITTA e altre nove frasi che non vogliamo sentire piĂč (Einaudi Ed. Super ET Opera viva 2021) che continua implacabile elencando capitolo per capitolo le frasi piĂč comuni, considerate sessiste, che gli uomini pronunciano, spesso inconsapevolmente, ma sempre sicuri del loro diritto a pronunciarle. Murgia ne sceglie nove che corrispondono ai capitoli del saggio.

Sfogliamone un paio.
In SPAVENTI GLI UOMINI Murgia prende in prestito le parole della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie per sottolineare la diversitĂ di atteggiamento e linguaggio della societĂ di fronte a un uomo e a una donna, entrambi determinati e sicuri di sĂš, capaci di affrontare un conflitto per raggiungere i loro obiettivi:
âNel nostro mondo un uomo Ăš sicuro di sĂ©, una donna Ăš arrogante. un uomo Ăš senza compromessi, una donna Ăš una rompicoglioni. un uomo Ăš assertivo, una donna aggressiva. Un uomo Ăš stratega, una donna manipolatrice. Un uomo Ăš un leader, una donna ha mania di controllo. Un uomo Ú autorevole, una donna Ăš prepotente. Le caratteristiche e i comportamenti sono gli stessi, L’unica cosa che cambia Ăš il sesso ed Ăš in base al sesso che il mondo ci giudica e tratta diversamente.â p. 50
In ERA SOLO UN COMPLIMENTO entriamo nello splendore del teatro la Fenice di Venezia per assistere ad una molestia âspettacolareâ:
âNella sontuosa cornice del Teatro La Fenice di Venezia, durante la cerimonia di premiazione del Campiello del 2010 trasmessa da Rai1, il conduttore Bruno Vespa invitĂČ la scrittrice Silvia Avallone a salire sul palco per ritirare il premio assegnatole per il suo romanzo ACCIAIO vincitore come miglior Opera Prima. Mentre Avallone faceva i pochi gradini verso il proscenio vestita di un abito da sera color crema del tutto adeguato all’eleganza della circostanza, Bruno Vespa esclamĂČ rivolto alla regia: «Prego inquadrare lo spettacolare dĂ©colletĂ© della signorina». Un istante prima di quella frase la scrittrice sorridente si stava voltando verso il teatro gremito per ricevere l’applauso per i suoi meriti letterari. Un attimo dopo tutti i presenti, dalle poltroncine e dai palchett, uomini e donne indistintamente, le stavano fissando la scollatura. Ă facile immaginare che anche da ogni divano di casa gli spettatori, aiutati da una regia compiacente, stessero giudicando la spettacolaritĂ del dĂ©colletĂ©, del tutto dimentichi che Avallone si trovava su quel palco per ricevere un premio letterario non per farsi inquadrare le tette.CiĂČ che la scrittrice subĂŹ quella sera a favore di telecamera sul primo canale pubblico avrebbe avuto tutti gli estremi per essere definito una molestia.âp.100
STAI ZITTA Ăš una lettura consigliabile per il messaggio che veicola: nominare comportamenti, atteggiamenti ed espressioni che troppo spesso diamo per scontati e dunque normali nella vita di tutti i giorni.  Nellâultimo capitolo SONO SOLO PAROLE Michela sottolinea il concetto con queste parole:Â
âNel momento stesso in cui ho deciso di scrivere questo libro sapevo che ci sarebbe stato qualcuno pronto a dire che non sono queste le battaglie che contano e che, con tutto quello per cui occorre ancora lottare, Ăš quantomeno laterale andare a fare le pulci proprio al linguaggio. La penso esattamente all’opposto. Sottovalutare i nomi delle cose Ăš l’errore peggiore di questo nostro tempo che vive molte tragedie, ma soprattutto vive quella semantica, che Ăš una tragedia etica. L’etica formalmente Ăš quella branca della filosofia che si occupa del comportamento umano in relazione ai concetti di bene e di male, ma nella nostra quotidianitĂ essere etici significa soprattutto scegliere di trattare le cose nominate cosĂŹ come le abbiamo nominate. Sbagliare nome vuol dire sbagliare approccio morale e non capire piĂč la differenza tra il bene che si vorrebbe il male che si finisce a fare. Viviamo in un mondo che da secoli con le donne (non solo con loro, ma soprattutto) continua a ripetere questo errore, che ha conseguenze con le quali facciamo i conti tutti i giorni. La violenza fisica, la differenza di salario, l’assenza della medicina di genere, il divario del carico mentale del lavoro domestico, la discriminazione professionale e mille altri svantaggi sono concretamente misurabili anche quando non sempre msurati. La politica del linguaggio in questo scenario non sembra la cosa piĂč importante da perseguire, ma Ăš invece quella da cui prendono le mosse tutte le altre, perchĂ© il modo in cui nominiamo la realtĂ Ăš anche quello in cui finiamo per abitarlaâ ppgg111-112
Ricordate IL COGNOME DELLE DONNE di Aurora Tamigio? Basta cominciare a dare il nome giusto alle cose, a cominciae dal cognomeâŠ
