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A proposito di Masterpiece…

WSitiGrazie Walter Siti!

La tua  Finestra sul niente  (La Stampa, 2/12/13) da voce ai miei pensieri su Masterpiece.

L’idea mi era sembrata affascinante, a cominciare dal nome che richiama un pò l’odiato Masterchef e un pò l’idea del “Capolavoro” da scoprire.

La prima puntata mi è servita per assaggiare, la seconda per sentirmi sazia. masterpieceIeri non ho preso neanche in considerazione l’idea di guardare la terza puntata. 

Vladimiro ed io ci siamo fatti una bella chiacchierata sul perchè e abbiamo abbozzato una serie di motivi che appaiono brillantemente analizzati da Walter Siti, che conclude il suo  articolo così:

“Quella che manca davvero, paradossalmente, è la magia della parola”

Quello che io non capisco bene sono  i criteri in base ai quali il romanzo funziona o non funziona, secondo il giudizio degli autorevoli giurati, che spesso appare agli aspiranti romanzieri molto soggettivo e non sempre condivisibile.

Si ha la sensazione che venga giudicato il personaggio televisivo che buca il video, piuttosto che il prodotto letterario. Ma siamo in TV e lo showbiz ha le sue regole. Sempre.

la Noche de las letrasE comunque, tutto ciò che può servire a far leggere e a far scrivere sia benvenuto. Non può che rappresentare un tassello importante verso l’ampliamento della conoscenza e dunque della consapevolezza di come gira il mondo.

E. Nesi-Storia della mia gente

Nesi_Storia della mia genteL’ultima pagina di questo libro si chiude con l’invito a “non star fermi”. Per Nesi, infatti, scrivere questo libro  sul suo passato, rappresenta  una tappa importante nella narrazione della sua esperienza e  una spinta per proseguire la sua ricerca.

E’ notte fonda ed io chiudo il libro. “Ci dormo su” dico a me stessa. Il giorno dopo, di mattina, riposata e “vigile”  torno a Prato, con Edoardo. Che dire? Ho letto il suo diario?  un “instant book?” un’autobiografia? un saggio sociologico sull’economia delle piccole imprese, ex-artigianali, fu-pilastro della produzione di qualità italiana?

Il romanzo è tutto questo, con in più quel tocco ammaliante di cultura generazionale, anche mia, pur avendo qualche anno in più di dell’autore! Mi affascinano i suoi  richiami alla grande letteratura americana, al suo sguardo privilegiato su Fitzgerald. Mi affascinano le sue estati di lettura “dedicata” (Dostoevsky; La Bibbia; Salinger; Lowry Sotto il vulcano). Scopro Pynchon (ma l’avevo incontratocon Franzen in Freedom) e Joan Didion e mi sento solidale con Edoardo quando sottolinea, orgoglioso, di aver letto in Inglese le loro opere. Per lui, come per me, questo ha un significato speciale, intimo e condiviso, proprio come un codice di cui  capiamo bene  la chiave. E sento il suo legame profondo con la  musica, ormai classica, di Dylan, Young, Baez, Taylor; con il cinema di Orson Welles e la storia travagliata del suo  “L’Orgoglio degli Amberson” e con il magnifico   Paul Newman del film galeotto Il Verdetto”,

La Capannina ForteLa musica, anche questa intergenerazionale,  anima la  Versilia di Nesi, da Paoli a  Gerry Calà e agli “sguaiati” anni ‘80. I suoi ricordi evocano i miei e appaiono improvvisamente davanti ai miei occhi persone a cui sono legata. Salgono al cuore e alla mente quando cita i soldati Italiani prigionieri alle Hawaii. Penso  a Lillo, compagno bizzarro degli ultimi sprazzi di vita amorosa di Clara, in una casa di riposo/hotel sul mare e ai suoi personalissimi  racconti  sulla prigionia in India. Lì impara l’Inglese, legge poesie, legge la Bibbia e aspetta di rientrare in Italia…

Prato città vecchiaNesi ci offre il suo sguardo nostalgico, incazzato e un pò colpevole alla T.O. Nesi e figli S.p.A. di Prato. Sul cuore mostra il tatuaggio del titolo del suo primo libro su Gesù “Per sempre” per richiamare così alla mente verità per lui incancellabili:

 

 

“Per sempre sta a significare che a quarantaquattro anni mi sono finalmente reso conto che il costo della vita sono i ricordi; che ogni legame con la mia giovinezza è ormai affidato solo alla memoria, mostro implacabile e impossibile da zittire; che esistono cose e persone e avvenimenti e amori e dolori e felicità laceranti che non riuscirò mai più a dimenticare e che staranno con me, appunto, per sempre; che la lavagna della mia vita, insomma, non si può cancellare, e ogni cosa nuova che mi venisse in mente di scriverci sopra dovrà trovare posto nei pochi spazi ancora vuoti”.

Tempismo favoloso delle parole scritte nella  lettera a Giavazzi (economista in grande ascesa…tecnico-politica).

Senti nella pelle, oltre che nelle orecchie, l’effetto travolgente di tutto quello che non ha funzionato nell’economia di questo ultimo ventennio…

Manifestazione a Prato  Febbraio 2009Inizia il capitolo Cina/Italia/Mondo, da “bere”, anche assaporando l’amaro che lascia in bocca. Lo stesso amaro dell’incubo Fabio… Pungente da far male, anche la parentesi, con Devoto-Oli al seguito, dedicata alle  “nicchie di specializzazione” e alle illuminate proposte degli economisti globalizzatori.

Paul Newman, avvocato alcolizzato, protagonista del film “Il Verdetto” comincia la sua arringa, faticosamente, con la frase che Nesi trova “formidabile” tanto da farla diventare il suo mantra personale: ”nella vita perlopiù ci sentiamo smarriti”, smarriti come i pratesi che provano nel 2009, timidamente e forse pateticamente, a manifestare. Contro chi? Per cosa? Con quali prospettive di successo? A tutti questi dubbi tipici di un atteggiamento “perdente” fanno da colonna le canzoni più tristi di De Andrè…(ma De Andrè non era triste per niente, semmai incazzatissimo!)

Di un’attualità sofferente è la lettera al Rettore della Bocconi, oggi  Presidente del Consiglio dei Tecnici… A questa segue l’elenco impressionante e commovente di quella che Nesi considera la “sua gente”. Non solo i Pratesi, ma le tante  imprese geniali sparse sul  territorio italiano, da Como alla Sicilia,  tutte troppo “grandi”(qualitativamente) e nello stesso tempo, troppo piccole per lottare e talora sopravvivere alla globalizzazione. Partecipa alla manifestazione con la sua gente e regge lo striscione lungo, lungo

“tutti insieme sorridenti, decisi, schierati insieme contro la sorte cattiva e ad ogni passo, mi sembra di star meglio[…]Non so bene dove stiamo andando, ma dicerto non siamo fermi.”

 

Leggere questo libro fa bene. Aiuta a dare umanità alle analisi economiche e sociali, spesso troppo fredde e inconcludenti, di questi ultimi tempi.

Per chiudere, a proposito di calore, scelgo una colonna sonora tra quelle citate da Nesi nel libro, che emoziona tanto sua figlia, i suoi amici e  anche me: Horse with no name by  America (1973, first UK  broadcasting)

 

A Horse With No Name

Written by Dewey Bunnell, ©1971

On the first part of the journey
I was looking at all the life
There were plants and birds and rocks and things
There was sand and hills and rings
The first thing I met was a fly with a buzz
And the sky with no clouds
The heat was hot and the ground was dry
But the air was full of sound

I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la …

After two days in the desert sun
My skin began to turn red
After three days in the desert fun
I was looking at a river bed
And the story it told of a river that flowed
Made me sad to think it was dead

You see I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la …

After nine days I let the horse run free
‘Cause the desert had turned to sea
There were plants and birds and rocks and things
there was sand and hills and rings
The ocean is a desert with it’s life underground
And a perfect disguise above
Under the cities lies a heart made of ground
But the humans will give no love

You see I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la …

Nei Ricordi con Fruttero-MUTANDINE DI CHIFFON. Memorie retribuite

 

Due i motivi che mi hanno trattenuto dall’iniziare la lettura del libro di Carlo Fruttero Mutandine di chiffon. Il primo legato al mio essere così “elderly woman” bigotta e timorosa di fronte ad un titolo così ammiccante, imbarazzante, allusivo a situazioni per lo meno frivole, se non piccanti; il secondo legato alla “promozione” di Fazio. Mi piace Fabio, mi piace la trasmissione “Che tempo che fa”, mi piacciono da morire le sue scelte e proposte di lettura. Penso ad alcuni suoi ospiti che sono tra i miei scrittori preferiti, Pamuk, McEwan, Auster, Erri De Luca ( unico!), Camilleri etc etc.

Questa sua scelta tuttavia mi è apparsa un po’ pietistica, un po’ paternalistica, poco convincente. Che errore! Che ignoranza la mia! (Posso dirlo ora, a lettura conclusa)

Decido dunque che s’ha da fare e comincio la conflittuale ricerca di questo libro, vagando tra le affollate corsie della Feltrinelli di Padova.

 Ecco che mi colpisce l’occhio e il cuore la copertina che, lottando contro la mia scettica disposizione iniziale, fa crescere in me il desiderio di leggere MDC. Bella luminosa e sensuale. Donna in rosso, sicuramente adusa ad indossare le fatidiche e raffinate mutandine; languida, alla maniera della moda anni 40/50. E mi torna subito alla mente la buffa conversazione con Pino-amico-di-Stefano alle terme di Venturina, in una parte della Toscana, quella vicino a Piombino, da me sempre associata al traghettamento per l’isola d’Elba ed ora scoperta con occhio nuovo e pieno di meraviglia. Pino e le sue fantasie erotiche! Quella del momento? Donna con veletta… E’ la donna in copertina con il suo  fascino, mistero, ironia, gusto.

E i colori della copertina!

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo. Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.

Si aggiunge alla copertina quel breve e incisivo sottotitolo, memorie retribuite, che fa scattare la chiave dell’ironia.

Mi piace, lo compro e comincio a leggerlo.

Finito! Continuo il breve antefatto partendo dalla fine, dallo scherzo parigino tra nonno e nipote. Quasi un appello umano e gentile e pulito a tutti i nonni che si incontrano, magari per un tè o una chiacchierata o una partita a carte, uniti da una dolce complicità, ma direi anche “competizione” su chi ha i nipotini più creativi, più brillanti, più somiglianti ai “grandi-papà e alle grandi- mamme”.

 Lo vivo io con le mie amiche. E’ vero i nipotini aiutano a vivere il doloroso passaggio dall’attività, dal senso di onnipotenza di cui il lavoro ci nutriva, noi generazione around 68. Tanto illusi dal grande sogno di cambiare il mondo e svegliati di brutto al momento della pensione con un addio e grazie e il mondo è rimasto come sempre e, per molti versi,  peggio di sempre…Ora tocca ad altri illusi e già delusi, ma forse per questo più realisti e forse più incisivi.

Tornando ai nonni orgogliosi, si, i nipotini diventano davvero gli strumenti (brutta parola!) per riconfermare a noi stessi e agli altri la nostra unicità. Questo è forse l’unico errore che alcuni nonni continuano a fare, lo stesso di alcuni genitori insoddisfatti che vogliono a tutti i costi recuperare sogni e ambizioni, non realizzati in gioventù, attraverso i loro figli …Poveri!!! Nel giochetto parigino Carlo ed il nipotino direbbero: “crotte de…parentes”  “crotte de… grand-père ’ and gran-mère’!”

 Amaramente comico l’aneddoto sull’amico Terzi e le sue vicissitudini politiche di giovane italiano confuso,  pre e post otto settembre. Mi piace riportare da questo siparietto quello che Fruttero dice dell’amicizia:

“Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno sempre lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio. So bene che sull’amicizia sono stati scritti saggi e trattati importanti ma io non me la sento di andare più in là di una similitudine, diciamo, frugale: entri nella vecchia casa, cerchi istintivamente l’interruttore a destra della porta, premi e la luce si accende, l’impianto funziona ancora (in gioventù naturalmente sono ammessi errori e disillusioni)”.(93ssgg)

Mi piace pensare che anche per me possa diventare così. Amicizia come “coltivazione” continua. Amicizia, che un volta nata, va nutrita, risvegliata, coltivata. Fruttero ha fatto queste operazioni prima di pensare all’interruttore? E poi ha provato ad accenderlo? Come nasce per lui un’amicizia, anch’essa per una immediata, imprevista scarica elettrica,  un po’ come si dice accada per l’amore?

Madeleine personali nella siepe dei lamponi: tante le siepi di “more” lungo la ferrovia del Cupello, periferica campagna della periferia del Regno: la Marsica, l’Abruzzo. A casa di nonna Angelina (le mie due nonne si chiamavano entrambe Angela, genitori in vena di qualificare le loro bimbe come angeli venuti dal cielo? Nonna Angelina era grassoccia e dava a noi nipoti l’impressione di essere una donnona! Nonna Angela, detta nonnina, era piccola piccola, quasi nana, grandi occhi azzurri , capelli neri fino alla veneranda età di 96 anni, quando è passata a miglior vita. Nonna Angela: una piccola grande imprenditrice, femminista ante litteram, istituisce il primo laboratorio artigianale di camiceria e biancheria intima da uomo, con quattro o cinque (forse otto? non ricordo esattamente il numero) ragazze alle sue dipendenze. Istruisce anche mia madre, che diventa bravissima e molto apprezzata per il suo lavoro. Ma poi, nel tempo, tutto crolla: malattie, crisi familiari, un padre poco imprenditore e molto “poeta con la testa per aria”, portano al fallimento di un’attività che oggi, sta vivendo una stagione fortunata.

Torniamo alle more. A casa di nonna Angelina d’estate: panzanella con pomodori dell’orto per merenda, tante more raccolte durante le lunghe passeggiate sonnolente del primo pomeriggio, in direzione Fucino. Abbronzatissima lì, in campagna a Ferragosto negli anni 50-60 mentre tutti gli altri, le mie ricche compagne di scuola, cominciano a frequentare spiagge e rotonde sul mare, sul’Adriatico, in Toscana. Rassegnazione, malinconia, invidia e tante tante more.

Il destino (felice?) di Piero Crommelink. Sì, capisco, aver folgorato e ispirato Picasso sazia. Toglie la fame di popolarità, di notorietà, di riconoscimenti. Diventi eterno! Forse è troppo però, diventi qualcosa sulla carta, sulla tela, certamente immutabile, ma comunque la proiezione dello sguardo di  un altro che non sei tu! Però, onestamente, chi non vorrebbe essersi imbattuto in Picasso ed ispirarlo con i suoi occhi, il suo viso, la sua espressione unica , un qualcosa nello sguardo che solo un grande artista sa e può cogliere e rendere eterno?

Carlo fa di Franco Lucentini, l’amico, il collaboratore, l’ispiratore, in un certo senso l’alter ego un ritratto vivo e commovente, ricco di tratti realistici e di trasposizioni di sogno. Non posso e non so aggiungere nulla, se non invitare chi volesse, a leggere le parole di Carlo stesso. So, comunque che ammiro e un po’ invidio questa amicizia, fatta di tanto.

Apologia della famiglia come fonte di felicità, fonte di infelicità. Tutto vero sebbene contraddittorio. Tutto sentito, discusso e ridiscusso, ma qui in tono così lieve che rimanda alla bambina e alle sue visioni sulla sua parte di cozza nella recita scolastica di fine anno.

Nonno: “E cosa devi dire come cozza?”

Bambina:” Oh, be’, sai, le cose che di solito dicono le cozze”.

Fantasticamente seria e consapevole! E non assilliamo per piacere le cozze ”parlanti”.  Rischiamo di farle diventare mute e tristi!

Sei tu, Stefano? Carlo e il fumo e le marche di sigarette.”Per la pipa, fumata a letto, leggendo, con candida inusuale noncuranza verso il benessere di mia madre, mio padre ricorreva a tonde scatole di miscela inglesi, e inglesi erano talvolta anche le sigarette con il marinaio barbuto o le rosse Craven “

Mio suocero e il cugino Aristide. Non so se leggesse Liala (a giudicare da tutti i libri che abbiamo ereditato, non credo proprio) mio suocero Enrico, detto Toto, certo che sentì molto, come il cugino Aristide, alitargli sul collo lo spirito del tempo se, per puro gusto estetico o voglia di trasgredire o voglia di impressionare le donne e conquistarle, si fece fare su misura un bel paio, di “stivaloni “ di puro cuoio, fuori ordinanza, ma così belli e simbolici! Da ufficiale gentiluomo, decidete voi se inglese, tedesco o altro! Quanti Aristidini descritti e viventi in qui tempi non proprio rosa!

Nep Szabadap e la delusione ungherese del 1956. Nep Szabadap, Nep Szabadap, Nep Szabadap.. ma Paolo Conte non sei tu? Ti adora Fruttero, ti inserisce nella lista degli illustri astigiani e piemontesi…ed io ho un motivo in più per amare Carlo. Razmataz , Razmataz, Razmataz, musica per le nostre orecchie!

Sarà stata Torino, le grandi case editrici, tutte lì nel triangolo industriale (Padania?) Sarà che molti  grandi intellettuali del mio tempo e delle mie letture hanno lavorato e sono cresciuti lì dentro, ma io provo veramente un senso di invidia, di privazione quando leggo della natura ed intensità dei rapporti con Calvino, Soldati, Citati, DORIS LESSING! Questo poteva allora  succedere solo se  “nascevi bene”, se crescevi e vivevi e lavoravi in ambienti che questi dei della Letteratura si trovano a frequentare. Beato te Carlo! Salutami Huxley;

Titoli. Carlo, allora è vero che i titoli delle opere straniere vengono tradotti pensando solo al successo e alle vendite nei paesi in cui si parla la lingua target ? Ma che ne fate lì, nelle stanze magiche delle case editrici, del messaggio inviato dall’autore al lettore attraverso il titolo del libro come estrema sintesi che dovrebbe racchiudere il core della storia ed arrivare come freccia scagliata diritto al cuore e alla testa del lettore? Come paragonare, ad esempio, il bel Set in Stone del romanzo di Catherine Dunne, che cito solo perché ho appena finito di leggerlo, prima di iniziare il tuo, con la sua trasposizione italiana “Donna alla Finestra”? Set in stone: scavato/scritto nella pietra, segno del destino scolpito nella tartaruga guardiana del focolare domestico che occhieggia nel bel giardino di famiglia…Racchiude in sé tutta la storia, tutti i dettagli, i percorsi, la sua anima.

Non approvo questa operazione, eppure funziona, funziona perché forse il lettore “compra” l’autore e poi pian piano si abitua a quel titolo, lo interpreta e riesce anche ad incastonarlo nella storia, anch’essa raccontata in un’altra lingua e reinterpretata con gli occhi di un’altra cultura.

Inutile commentare troppo i passi privati di Fruttero. Ciascuno di noi può ritrovarci qualcosa di sé. Io riconosco in lui, in quel corpo così “ossuto” con tratti marcati e bonariamente  “grotteschi” a volte, l’amata zia Anna e l’ostinato bisogno di piacere “catturato” nelle super proibite sigarette Gala.

“Non puoi fumare, morirai presto!” e lei rispondeva “tutti moriremo, prima o poi, io voglio farlo con il piacere tra le labbra”

 e poi con Carlo e con Beaudelaire 

“O Mort, vieux capitaine, il est temps. Levon l’ancre!”

L’ancora di questa fragile e al tempo stesso granitica, ormai scheletrica, donna, è l’ultima Gala… come fosse  uno dei giochi allegri, con parole inventate, fatti con le sua amate nipotine, che tanto piacere le hanno procurato in vita. Come per il saluto a Lucentini, anche per zia Anna” che il mare arcano della traversata [le] sia [stato] soave”

E’ la fine. E sono felice di aver subito il fascino dei colori in copertina e di aver ascoltato con abbandono e fiducia il pifferaio Fabio.

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