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G.Simenon-MAIGRET E LA GIOVANE MORTA, persa tra le acque spumeggianti di Nizza e le gocce brillanti di pioggia, nella notte parigina.

la jeune morteMaigret

La giovane Lousie Laboine, sapientemente caratterizzata da  Simenon, è diventata una vicina di casa o la ragazza che lavora alla panetteria di sotto o la baby sitter di Madame X.

Di Louise, la jeune morte, siamo riusciti a lajeunemortecogliere, passo dopo passo, l’anima disperata. Di lei abbiamo visualizzato le spalle strette, quasi incassate in un collo lungo,  rattrappito dalla timidezza, dalla solitudine e dalla tristezza. Come pezzi di un mosaico, le sue fragilità si sono sistemate nella testa di Maigret, una accanto all’altra, dentro l’altra, giù nel profondo di un’ infanzia infelice, accanto a una mamma inconsistente e pericolosa.

Il commissario l’ha cesellata fino a darle corpo e provare per lei una profonda pietà. Ne è testimone  quel “purtroppo” finale  che, parlando al telefono con il collega americano, gli è sfuggito di bocca a proposito del “gruzzolo” destinato a Louise dal padre malfattore che  tornerà invece,  giustamente, nei forzieri della banca derubata o dell’ assicurazione.

notte di pioggia a ParigiPovera Louise, persa tra le acque spumeggianti di Nizza e le gocce brillanti di pioggia sul selciato di morte, nella notte parigina. La  costruzione  del suo personaggio nella storia è lenta e progressiva, come una passeggiata verso una meta fatale: il suo assassinio.

La storia è narrata con tecnica classica, onnisciente, dove ogni capitolo si apre con un’idea chiave che lo riassume, per guidare il lettore. E questo  mi fa venire  in mente, prima di tutti gli altri, Henry Fielding e il suo Tom Jones. L’aria americana sembra conferire a  Simenon  un quid narrativo in più, se possibile.

Rientra tra le perle narrative anche la storia parallela del triste ispettore Lognon,  ben noto come “il lagnoso”, che si da sempre  un gran da fare. E tuttavia, nonostante tutti i suoi sforzi e  talune intuizioni brillanti, rimane sempre un passo indietro al “capo” indiscusso, Monsieur le commissaire, Jules Maigret.

Maigret e la giovane morta 001

Copertina molto sofisticata per l’edizione Il Sole 24 Ore, che però allude a qualcosa di diverso. Ma è comunque  bella.

IL METODO MAIGRET, tra ferie “divertenti” e vita da pensionato

Maigret in pensione 001

Maigret e Maigret si diverte (Ed. Il sole 24 ore), offrono un’immagine insolita dell’infaticabile commissario che, nonostante abbia a volte temuto  di  non esistere al di fuori del Quai des Orfèvres,  continua, in queste storie,  a vivere e a “divertirsi”, anche se è fisicamente  lontano dal suo ufficio e dai suoi “amati casi”.

Maigret in ferie si diverte 001

In Maigret,  richiamato all’indagine dal coinvolgimento in un delitto di mala dello sprovveduto nipote Philippe, il commissario sfodera tutte le sue armi e mette in campo la sua eccezionale capacità di osservazione dei comportamenti umani, fino ad arrivare alla soluzione del caso. Complice e coinvolgente la caratterizzazione della giovane prostituta Fernande; tenera la figura della cognata, madre di Philippe, che conserva il fascino  e il profumo   della vita semplice di provincia, sincero e accattivante   il suo stupore per la serata a teatro con Maigret; Magistrale e decisivo il confronto con “il Notaio” Cageot.

Simenon,  mette in gioco il metodo Maigret e ci offre sguardi realistici e coinvolgenti sulla “nuova” dimensione di vita da pensionato del commissario, costretto  a prendere atto dei mutati rapporti umani e di potere sul posto di lavoro, quando  ci si torna in posizione di evidente difficoltà, per  chiedere aiuto.

Il metodo Maigret fa scuola anche tra i colleghi poliziotti. Si basa sullo studio della personalità del sospetto e anticipa in qualche modo tuttta la serie dei telefilm basati sull’analisi comportamentale, che affollano  i  palinsesti della televisione.

In Maigret si diverte, finalmente Jules va in ferie. Se l’ è vista brutta di recente e dunque deve assolutamente  cominciare a prendersi cura di sè. Decide di  restare a Parigi e di godersi la città  e la tranquillità  dei suoi quartieri, finalmente svuotati  dalla folla, che continua invece a vivere, più o meno freneticamente, nei luoghi di villeggiatura. 

Con la signora Maigret, sempre pronta  ad assecondare le sue  scelte,  se ne va a spasso per le strade di  Parigi, alla ri-scoperta degli angoli amati, dei luoghi del passato e del presente, tanto importanti nella loro vita affettiva.

220px-Blv-haussmann-lafayetteMa esistono i giornali e il commissario viene attratto da una storia molto intrigante che si svolge nei quartieri alti  della Ville Lumière e che occupa, ogni giorno,  pagine e pagine su tutti i  quotidiani.

Eveline, giovane e ricca  moglie di un dottore famoso, che lei ha contribuito  a rendere tale grazie alle sue personali  risorse finanziarie, viene trovata  morta all’interno  dello studio medico del marito. Nuda e piegata in due dentro un armadio.

250px-Gustave_Caillebotte_-_Jour_de_pluie_à_ParisLe indagini sono affidate a Janvier, sostituto di Maigret in ferie. Il commissario, però, non riesce a starne completamente fuori. Anzi, vive la vicenda in modo nuovo, tra distacco e coinvolgimento, attraverso i resoconti giornalistici, che legge e commenta, con la signora Maigret, durante le loro gite giornaliere in una Parigi estiva, affascinante e tutta da vivere.

Tema centrale della storia  si può dire sia l’amore, in tutte le sue fasi di sviluppo e in tutte le sue sfaccettature.

Il metodo? sempre lo stesso! Divertente lo scambio di messaggi tra Janvier e il Capo. Forse poco credibili le lunghe  interviste ai protagonisti riportate sui  giornali. Assomigliano molto  agli interrogatori  di Maigret, nel suo ufficio  al Quai des Orfèvres.

G.Simenon-IL CASO SAINT FIACRE e il ritorno all’infanzia.

Maigret torna nei luoghi della sua infanzia, che lo vedono spettatore-quasi complice del riscatto morale e del  recupero di dignità da parte del rampollo scapestrato di una delle figure dominanti del suo immaginario di bambino, il conte  di  Saint Fiacre.

Torna a Saint Fiacre nei giorni dedicati ai morti, con più di un  compito da svolgere: intimo e personale quello che prevede la visita ai suoi morti; misterioso e intrigante quello che riguarda l’ affascinante contessa…

Torna al castello dove suo padre aveva lavorato come intendente  e dove aveva vissuto  con la sua famiglia, Jules compreso. Commovente il tocco nostalgico del tavolo con i leoni intagliati…

Ritrova, nella locanda di Saint Fiacre la proprietaria, Marie Tatin e il suo persistente strabismo; rivive, dentro  e fuori, il freddo pungente  che si accuccia dentro le ossa e sembra non volerle lasciare mai.

Non priva di ironia, la cena, alla Walter Scott o alla Agatha Chrisite, o alla Christopher Marlowe, dove il rintocco dell’orologio accompagna verso la mezzanotte e verso il disvelamento del mistero, con la  inevitabile conclusione melodrammatica in stile  Dr Faustus.

Bella la costruzione dei personaggi. I loro occhi e la direzione dei loro sguardi mostrano tutti i tormenti dell’anima e le debolezze dello spirito e del corpo.

Nel corso di una narrazione veloce e incalzante, vola su tutto e tutti l’esile corpo della contessa. Bella, altera e irraggiungibile nel ricordo di Maigret; piccola, tormentata e vilipesa, alla fine della sua vita terrena.

G. Simenon-IL MORTO DI MAIGRET. Cechi, Italiani, Polacchi, “stranieri” si aggirano nelle strade di Parigi…

 

 

Tucson, Dicembre 1947

“Maigret sentì l’inizio della frase, ma non ne sentì mai la fine.”

Le storie di Maigret sono un’operazione matematica, una moltiplicazione: si cambia l’ordine dei fattori, ma il prodotto rimane lo stesso…

Alla fine di questo viaggio con il commissario e il “suo morto” Albert, alla ricerca del suo/suoi assassini e delle ragioni del delitto, provo un certo senso di fastidio. Questo Maigret così coinvolto nella vicenda del “suo morto”, mi attrae e mi respinge allo stesso tempo.

La storia è ricca di dettagli che prendono vita e colore, come la trama di una tela ben tessuta, dando forma al racconto e disegnando scenari, quasi contemporanei, che fanno riflettere.

Cechi, Italiani, Polacchi, “stranieri” si aggirano nelle strade di Parigi, nei quartieri ghetto, oggi così trendy, tra alberghetti malfamati e locali compiacenti. Gente che viene da fuori, per lo più disadattati, se non criminali veri e propri, alla ricerca disperata della propria realizzazione, costi quel che costi.

Molti spunti di riflessione sono presenti in questo libro, che vanno oltre la trama di un giallo. Maigret conosce bene la sua Parigi, la ama in ogni suo più remoto anfratto e vive la presenza degli “stranieri” quasi come un’invasione perniciosa del proprio amato spazio, delle sue viuzze, dei suoi angoli preferiti.

Come è evidente in Maigret il pregiudizio, la prevenzione e il disprezzo del diverso, specialmente se si confrontano con l’indulgenza affettuosa che il commissario prova per “il suo morto”!
Tutto sommato è forse proprio questo lato poco gradevole di Maigret che rende questa  storia più complessa e più profonda di altre.

2012 Invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale-Prospettive?

“L’Unione Europea ha proclamato il 2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo e delle solidarietà tra le generazioni.

L’anno offrirà l’occasione per sostenere gli sforzi degli Stati membri, delle autorità regionali e locali, delle parti sociali e della società civile per promuovere l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni e sfruttare maggiormente il potenziale delle generazioni del baby-boom.

Obiettivo dell’Anno è la promozione di una cultura dell’invecchiamento attivo che valorizzi l’utile contributo degli anziani alla società e all’economia, favorendo opportune condizioni di lavoro, di partecipazione alla vita sociale e di vita sana ed indipendente.

In tale quadro, la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni rappresenta un elemento trasversale che sottende le azioni e le attività di sensibilizzazione sul tema.

Per la promozione e lo svolgimento delle attività dell’Anno 2012, ogni Stato Membro si avvale di un organismo di coordinamento a livello nazionale. Per l’Italia, il coordinamento nazionale è svolto dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia che assicura un raccordo tra le amministrazioni interessate e tutti gli altri attori coinvolti per la programmazione delle attività nazionali.”

Non ricordavo di aver scritto alla Presidenza del Consiglio sull’anno  dell’invecchaimento attivo (l’età, la palese grafomania…) e dunque oggi sono stata piacevolmente sorpresa dalla risposta della dottoressa Matarazzo (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia) che mi ringrazia dell’interessamento e mi propone di tenere d’occhio le iniziative e le possibilità di  partecipazione segnalate nel  sito dedicato Lo farò e cercherò di capire bene come “attivarmi”.

Non è facile  per gli anziani collocarsi in una società decisamente giovanilista nello spirito (meno nell’attenzione vera ai giovani) sebbene “vecchia” per anagrafe. Non è facile per varie ragioni. La cosiddetta  baby-boom generation avverte  sulle proprie spalle il peso e la responsabilità delle condizioni critiche in cui versano i nostri giovani, per i quali non è riuscita a costruire  una società giusta e fertile  che li aiuti  a realizzarsi. E quasi vivendo una forma di espiazione, assume sempre di più il ruolo di  genitori-nonni-welfare.

“Per Lidia Ravera, che aveva 25 anni quando uscì il suo Porci con le ali, manifesto della rivoluzione sessuale, i baby boomers continuano a essere «gli irriducibili della democrazia». Possono ancora insegnare tanto ai giovani, perché sono stati

«protagonisti della propria crescita: non subiscono il destino e per forza, impegno e rigore sono un modello per le generazioni future»[…]una generazione fortunata: abbiamo avuto la misura e la conferma della nostra forza: combattevamo per il divorzio? E divorzio fu. Per l’aborto? Ci fu la legge. In questa società depressa i giovani hanno smesso di lottare».Il Sole 24 ore.com

Io sono sinceramente confusa. Ma cosa volete da questi “vecchi”? Che lavorino, Che riposino? Che si tolgano dai piedi? Che  diventino baby sitter a go-go? Che sostengano i propri figli, quando possono, con una specie di umiliante paghetta,  in attesa di un  lavoro decente che li  faccia “essere”?

In tutta questa confusione, finalmente capisco perchè ho scritto  al sito  della Presidenza del Consiglio: sono alla disperata ricerca di non sentirmi troppo di peso  in una  società al cui mantenimento, a dire il vero, ho contribuito con 35 anni di lavoro che ora, però,  non bastano più… E ironia della sorte, mi sento trattata come una baby-pensionata-pseudo parassita! E pensare che avevo tanto criticato la legge che permetteva di andare in pensione con 19 anni 6 mesi e un giorno  di lavoro e, a volte anche meno. Legge del contrappasso. (o dell’allungamento della vita?)

Ma basta indulgere all’autocommiserazione! Siamo attivi! Abbiamo  di fronte a noi  modelli  esemplari di  “anziani-non ancora vecchi-giovanianziani-” in grande spolvero, che riscatteranno la massa dei baby-boomers fannulloni e che forse aiuteranno tutti gli Italiani a trovare il giusto posto in questa società in affanno.

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