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    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

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  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

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    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

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  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

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Il Salone del Libro di Torino, la più grande libreria d’Italia!

????????????????????Questo è un evento che mi piace segnalare anche se io non potrò parteciparvi fisicamente. Sapere che esiste è già un dono e un piacere, il piacere della  creatività e  della fantasia unite in un messaggio umano importante e essenziale: il libro come veicolo di crescita, anche economica e sociale!

Leggere sempre, comunque, da soli, in compagnia, a scuola, da bambini e da bambini/adulti. Leggere per scoprire e vivere creativamente  il mondo e i mondi interiori, virtuali e reali.

Quest’anno il Salone del Libro  di  Torino propone uno sguardo privilegiato sul Cile, paese ospite, sulla sua letteratura e i suoi  autori appassionati.

Ricco di  spunti di riflessione  il discorso  inaugurale del  Presidente della Repubblica, che tocca tutti i punti caldi    dell’universo del Libro e le  sue ricadute sulla società e sui singoli cittadini.

C.Fruttero-DONNE INFORMATE SUI FATTI. Punto di vista multiplo…

 

 Fruttero DISF

Due i motivi che mi hanno spinto  a  leggere Donne Informate sui Fatti: è un regalo di Vladimiro ed è un romanzo di Carlo Fruttero, nella sua più pura  vena “gialla”.

Il setting, affascinante e misterioso come al solito, è Torino e il suo territorio.

Qualche “device” colorato: Il dettaglio dei papaveri rossi, fiore bellissimo e delicato finchè rimane nel gruppo, “dancing in the breeze”, per allietare lo sguardo dei passanti. Fiore che  muore subito, se reciso. Crolla a terra, stramazza, senza vita.

Milena, giovane e bella ragazza rumena, dalla vita complicata, viene trovata morta nella campagna tra Beinasco e Rivalta, da donna di passaggio che segnala la presenza del cadavere alla polizia:

“Quando una ha deciso di dire la verità tanto vale dirla tutta fino in fondo[…]E così io ho raccontato che mentre ero giù in mezzo al prato e iniziavo a raccogliere ho visto arrivare in motorino la ragazza del bar, che è scesa e ha iniziato col falcetto a tagliare l’erba del fosso per il suo coniglio. Qualche metro e poi si è fermata di brutto, si è rialzata, ha dato ancora un’occhiata nel fosso e poi è tornata al motorino, salta su e via velocissima…”

  La narrazione è molto efficace. Mi piace il punto di vista multiplo nei romanzi, le ambiguità che crea e, nello stesso tempo, i dettagli che fa emergere nel puzzle della ricostruzione.

Donne che raccontano, che testimoniano, che spiegano e deducono, più o meno reticenti, più o meno affidabili. Sempre complesse e sfaccettate. Pochi uomini, spesso  “cattivi soggetti”. Durante la lettura di queste testimonianze ho talora  percepito qualche nota stonata: le parole delle “narratrici” e il loro stile espositivo  appare  a volte poco consono  al loro status,  alla loro appartenenza, al modo di essere che l’autore vorrebbe comunicarci.

Le citazioni e i rimandi culturali di alcune  mi fanno pensare più a Fruttero stesso  che non alla bidella, alla barista, alla volontaria, anche se, della caratterizzazione di quest’ultima, mi piace l’incontro con Milena in chiesa, al ritmo del rosario e delle giaculatorie mariane.

L’unica persona che sembra parlare con voce propria e adeguata, (o meglio il cui stile è più credibile e  vicino  a quello dello scrittore stesso) è la vecchia contessa.

Il tema  è scabroso,  ma viene  affrontato da Fruttero con  la sua consueta  levità sapiente.

Titolo molto, molto efficace e pertinente.

Tuttolibri al Salone di Torino

 

Torino Speciale  Salone del libro 2011Molto ricco e accattivante Tuttolibri (La Stampa)

di oggi 7 Maggio.

Colori, notizie, prospettive e realtà  sui libri 

e sul mondo che aprono il cuore.

Sguardo privilegiato quest’anno su Russia e Palestina

Vale la pena considerare un viaggio 

sia tra le pagine di Tuttolibri

che nella realtà torinese del magico Salone ( dal 12 al 16 Maggio)

Nei Ricordi con Fruttero-MUTANDINE DI CHIFFON. Memorie retribuite

 

Due i motivi che mi hanno trattenuto dall’iniziare la lettura del libro di Carlo Fruttero Mutandine di chiffon. Il primo legato al mio essere così “elderly woman” bigotta e timorosa di fronte ad un titolo così ammiccante, imbarazzante, allusivo a situazioni per lo meno frivole, se non piccanti; il secondo legato alla “promozione” di Fazio. Mi piace Fabio, mi piace la trasmissione “Che tempo che fa”, mi piacciono da morire le sue scelte e proposte di lettura. Penso ad alcuni suoi ospiti che sono tra i miei scrittori preferiti, Pamuk, McEwan, Auster, Erri De Luca ( unico!), Camilleri etc etc.

Questa sua scelta tuttavia mi è apparsa un po’ pietistica, un po’ paternalistica, poco convincente. Che errore! Che ignoranza la mia! (Posso dirlo ora, a lettura conclusa)

Decido dunque che s’ha da fare e comincio la conflittuale ricerca di questo libro, vagando tra le affollate corsie della Feltrinelli di Padova.

 Ecco che mi colpisce l’occhio e il cuore la copertina che, lottando contro la mia scettica disposizione iniziale, fa crescere in me il desiderio di leggere MDC. Bella luminosa e sensuale. Donna in rosso, sicuramente adusa ad indossare le fatidiche e raffinate mutandine; languida, alla maniera della moda anni 40/50. E mi torna subito alla mente la buffa conversazione con Pino-amico-di-Stefano alle terme di Venturina, in una parte della Toscana, quella vicino a Piombino, da me sempre associata al traghettamento per l’isola d’Elba ed ora scoperta con occhio nuovo e pieno di meraviglia. Pino e le sue fantasie erotiche! Quella del momento? Donna con veletta… E’ la donna in copertina con il suo  fascino, mistero, ironia, gusto.

E i colori della copertina!

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo. Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.

Si aggiunge alla copertina quel breve e incisivo sottotitolo, memorie retribuite, che fa scattare la chiave dell’ironia.

Mi piace, lo compro e comincio a leggerlo.

Finito! Continuo il breve antefatto partendo dalla fine, dallo scherzo parigino tra nonno e nipote. Quasi un appello umano e gentile e pulito a tutti i nonni che si incontrano, magari per un tè o una chiacchierata o una partita a carte, uniti da una dolce complicità, ma direi anche “competizione” su chi ha i nipotini più creativi, più brillanti, più somiglianti ai “grandi-papà e alle grandi- mamme”.

 Lo vivo io con le mie amiche. E’ vero i nipotini aiutano a vivere il doloroso passaggio dall’attività, dal senso di onnipotenza di cui il lavoro ci nutriva, noi generazione around 68. Tanto illusi dal grande sogno di cambiare il mondo e svegliati di brutto al momento della pensione con un addio e grazie e il mondo è rimasto come sempre e, per molti versi,  peggio di sempre…Ora tocca ad altri illusi e già delusi, ma forse per questo più realisti e forse più incisivi.

Tornando ai nonni orgogliosi, si, i nipotini diventano davvero gli strumenti (brutta parola!) per riconfermare a noi stessi e agli altri la nostra unicità. Questo è forse l’unico errore che alcuni nonni continuano a fare, lo stesso di alcuni genitori insoddisfatti che vogliono a tutti i costi recuperare sogni e ambizioni, non realizzati in gioventù, attraverso i loro figli …Poveri!!! Nel giochetto parigino Carlo ed il nipotino direbbero: “crotte de…parentes”  “crotte de… grand-père ’ and gran-mère’!”

 Amaramente comico l’aneddoto sull’amico Terzi e le sue vicissitudini politiche di giovane italiano confuso,  pre e post otto settembre. Mi piace riportare da questo siparietto quello che Fruttero dice dell’amicizia:

“Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno sempre lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio. So bene che sull’amicizia sono stati scritti saggi e trattati importanti ma io non me la sento di andare più in là di una similitudine, diciamo, frugale: entri nella vecchia casa, cerchi istintivamente l’interruttore a destra della porta, premi e la luce si accende, l’impianto funziona ancora (in gioventù naturalmente sono ammessi errori e disillusioni)”.(93ssgg)

Mi piace pensare che anche per me possa diventare così. Amicizia come “coltivazione” continua. Amicizia, che un volta nata, va nutrita, risvegliata, coltivata. Fruttero ha fatto queste operazioni prima di pensare all’interruttore? E poi ha provato ad accenderlo? Come nasce per lui un’amicizia, anch’essa per una immediata, imprevista scarica elettrica,  un po’ come si dice accada per l’amore?

Madeleine personali nella siepe dei lamponi: tante le siepi di “more” lungo la ferrovia del Cupello, periferica campagna della periferia del Regno: la Marsica, l’Abruzzo. A casa di nonna Angelina (le mie due nonne si chiamavano entrambe Angela, genitori in vena di qualificare le loro bimbe come angeli venuti dal cielo? Nonna Angelina era grassoccia e dava a noi nipoti l’impressione di essere una donnona! Nonna Angela, detta nonnina, era piccola piccola, quasi nana, grandi occhi azzurri , capelli neri fino alla veneranda età di 96 anni, quando è passata a miglior vita. Nonna Angela: una piccola grande imprenditrice, femminista ante litteram, istituisce il primo laboratorio artigianale di camiceria e biancheria intima da uomo, con quattro o cinque (forse otto? non ricordo esattamente il numero) ragazze alle sue dipendenze. Istruisce anche mia madre, che diventa bravissima e molto apprezzata per il suo lavoro. Ma poi, nel tempo, tutto crolla: malattie, crisi familiari, un padre poco imprenditore e molto “poeta con la testa per aria”, portano al fallimento di un’attività che oggi, sta vivendo una stagione fortunata.

Torniamo alle more. A casa di nonna Angelina d’estate: panzanella con pomodori dell’orto per merenda, tante more raccolte durante le lunghe passeggiate sonnolente del primo pomeriggio, in direzione Fucino. Abbronzatissima lì, in campagna a Ferragosto negli anni 50-60 mentre tutti gli altri, le mie ricche compagne di scuola, cominciano a frequentare spiagge e rotonde sul mare, sul’Adriatico, in Toscana. Rassegnazione, malinconia, invidia e tante tante more.

Il destino (felice?) di Piero Crommelink. Sì, capisco, aver folgorato e ispirato Picasso sazia. Toglie la fame di popolarità, di notorietà, di riconoscimenti. Diventi eterno! Forse è troppo però, diventi qualcosa sulla carta, sulla tela, certamente immutabile, ma comunque la proiezione dello sguardo di  un altro che non sei tu! Però, onestamente, chi non vorrebbe essersi imbattuto in Picasso ed ispirarlo con i suoi occhi, il suo viso, la sua espressione unica , un qualcosa nello sguardo che solo un grande artista sa e può cogliere e rendere eterno?

Carlo fa di Franco Lucentini, l’amico, il collaboratore, l’ispiratore, in un certo senso l’alter ego un ritratto vivo e commovente, ricco di tratti realistici e di trasposizioni di sogno. Non posso e non so aggiungere nulla, se non invitare chi volesse, a leggere le parole di Carlo stesso. So, comunque che ammiro e un po’ invidio questa amicizia, fatta di tanto.

Apologia della famiglia come fonte di felicità, fonte di infelicità. Tutto vero sebbene contraddittorio. Tutto sentito, discusso e ridiscusso, ma qui in tono così lieve che rimanda alla bambina e alle sue visioni sulla sua parte di cozza nella recita scolastica di fine anno.

Nonno: “E cosa devi dire come cozza?”

Bambina:” Oh, be’, sai, le cose che di solito dicono le cozze”.

Fantasticamente seria e consapevole! E non assilliamo per piacere le cozze ”parlanti”.  Rischiamo di farle diventare mute e tristi!

Sei tu, Stefano? Carlo e il fumo e le marche di sigarette.”Per la pipa, fumata a letto, leggendo, con candida inusuale noncuranza verso il benessere di mia madre, mio padre ricorreva a tonde scatole di miscela inglesi, e inglesi erano talvolta anche le sigarette con il marinaio barbuto o le rosse Craven “

Mio suocero e il cugino Aristide. Non so se leggesse Liala (a giudicare da tutti i libri che abbiamo ereditato, non credo proprio) mio suocero Enrico, detto Toto, certo che sentì molto, come il cugino Aristide, alitargli sul collo lo spirito del tempo se, per puro gusto estetico o voglia di trasgredire o voglia di impressionare le donne e conquistarle, si fece fare su misura un bel paio, di “stivaloni “ di puro cuoio, fuori ordinanza, ma così belli e simbolici! Da ufficiale gentiluomo, decidete voi se inglese, tedesco o altro! Quanti Aristidini descritti e viventi in qui tempi non proprio rosa!

Nep Szabadap e la delusione ungherese del 1956. Nep Szabadap, Nep Szabadap, Nep Szabadap.. ma Paolo Conte non sei tu? Ti adora Fruttero, ti inserisce nella lista degli illustri astigiani e piemontesi…ed io ho un motivo in più per amare Carlo. Razmataz , Razmataz, Razmataz, musica per le nostre orecchie!

Sarà stata Torino, le grandi case editrici, tutte lì nel triangolo industriale (Padania?) Sarà che molti  grandi intellettuali del mio tempo e delle mie letture hanno lavorato e sono cresciuti lì dentro, ma io provo veramente un senso di invidia, di privazione quando leggo della natura ed intensità dei rapporti con Calvino, Soldati, Citati, DORIS LESSING! Questo poteva allora  succedere solo se  “nascevi bene”, se crescevi e vivevi e lavoravi in ambienti che questi dei della Letteratura si trovano a frequentare. Beato te Carlo! Salutami Huxley;

Titoli. Carlo, allora è vero che i titoli delle opere straniere vengono tradotti pensando solo al successo e alle vendite nei paesi in cui si parla la lingua target ? Ma che ne fate lì, nelle stanze magiche delle case editrici, del messaggio inviato dall’autore al lettore attraverso il titolo del libro come estrema sintesi che dovrebbe racchiudere il core della storia ed arrivare come freccia scagliata diritto al cuore e alla testa del lettore? Come paragonare, ad esempio, il bel Set in Stone del romanzo di Catherine Dunne, che cito solo perché ho appena finito di leggerlo, prima di iniziare il tuo, con la sua trasposizione italiana “Donna alla Finestra”? Set in stone: scavato/scritto nella pietra, segno del destino scolpito nella tartaruga guardiana del focolare domestico che occhieggia nel bel giardino di famiglia…Racchiude in sé tutta la storia, tutti i dettagli, i percorsi, la sua anima.

Non approvo questa operazione, eppure funziona, funziona perché forse il lettore “compra” l’autore e poi pian piano si abitua a quel titolo, lo interpreta e riesce anche ad incastonarlo nella storia, anch’essa raccontata in un’altra lingua e reinterpretata con gli occhi di un’altra cultura.

Inutile commentare troppo i passi privati di Fruttero. Ciascuno di noi può ritrovarci qualcosa di sé. Io riconosco in lui, in quel corpo così “ossuto” con tratti marcati e bonariamente  “grotteschi” a volte, l’amata zia Anna e l’ostinato bisogno di piacere “catturato” nelle super proibite sigarette Gala.

“Non puoi fumare, morirai presto!” e lei rispondeva “tutti moriremo, prima o poi, io voglio farlo con il piacere tra le labbra”

 e poi con Carlo e con Beaudelaire 

“O Mort, vieux capitaine, il est temps. Levon l’ancre!”

L’ancora di questa fragile e al tempo stesso granitica, ormai scheletrica, donna, è l’ultima Gala… come fosse  uno dei giochi allegri, con parole inventate, fatti con le sua amate nipotine, che tanto piacere le hanno procurato in vita. Come per il saluto a Lucentini, anche per zia Anna” che il mare arcano della traversata [le] sia [stato] soave”

E’ la fine. E sono felice di aver subito il fascino dei colori in copertina e di aver ascoltato con abbandono e fiducia il pifferaio Fabio.

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