Massimo mi piace. È moderno e credibile nelle sue scelte. Laureato in matematica, si realizza in un lavoro “aperto”, che lo porta a contatto con la gente e lo mette alla prova di fronte alle sue personali “rigidità” algebriche.
Credibile nella sua aderenza ai tempi, come nella frenesia di avere il wireless funzionante nel suo BarLume (nome ben scelto che evoca improvvise e folgoranti rivelazioni) e l’angoscia della connessione fantasma che solo l’olmo cattura e rilascia, ma non agli internauti schizzati, ma ai tre vecchietti, corredo avito del locale, avidi di ombra e di chiacchiere.
Massimo mi piace meno in veste di detective. Ho qualche difficoltà ad accettare il suo “toscano”, le sue divagazioni sul buffo commissario Fusco, i suoi percorsi Tipo-Signora-in-Giallo (peraltro oggetto di scherno da parte sua) fino all’epifania rivelatrice, magari sulle strisce pedonali nel traffico intenso della mattina.
Plausibile la storia, proprio per la sua modernità. Furti di “memorie” e morti strane nel perfetto mondo della ricerca giapponese.
L’ intreccio, a maglie troppo larghe, non cattura fino in fondo. Non posso non pensare alla sapienza di Camilleri e all’unicità di Montalbano e dei suoi luoghi.
Il tentativo di portare nella storia uno spicchio di realtà toscana non lascia segni profondi. Nel complesso definirei il romanzo carino.
E a Novembre 2013 arriva anche la Fiction BarLume!
Malvaldi e i suoi delitti: dal libro alla fiction. Ieri, giornata di San Martino e ultimi sprazzi di Indian Summer (oggi super sole!), in onda il primo episodio con la banda “intergenerazionale”, che si nutre di “barlumi”. No comment per ora.