Â
Ho deciso di leggere Obbedienza e LibertĂ di Vito Mancuso per curiositĂ . Alla curiositĂ si Ăš affiancato un fattore altrettanto umano e corporeo: il âmezzo sorrisoâ di Mancuso, la sua dolcezza spirituale, la sua evidente chiarezza di idee e di intenti; il suo coraggio nellâesporre con onestĂ intellettuale la sua âTeologiaâ.
Se il segno dellâinteresse suscitato da un libro sono le âorecchie di ciucoâ (come le chiama Nesi), allora quello di Mancuso Ăš stato per me eccezionalmente interessante. Di fatto ho ritrovato in questi densi otto capitoli tutti i miei dubbi sulla Teologia. Li ho condivisi con il Filosofo/Teologo e giĂ questo mi ha aperto una strada. Si, perchĂš di questo si tratta:nel libro non cerco e  non trovo risposte alle mie domande, ma stimoli per riflettere in LibertĂ lungo il mio viaggio, alleggerita del peso della âtrasgressione ereticaâ. Parole grosse per una âordinary personâ come me, che mi permettono perĂČ di introdurre il mio apprezzamento anche per il nome della collana.
Campo dei Fiori, magica piazza di Roma, nota per le atrocitĂ commesse dalla Chiesa contro i cosiddetti âereticiâ e sede dei miei ricordi di bambina, quando la domenica, alle 13.00, risuonavano alla radio le note in romanesco che introducevano la trasmissione Campo deâ Fiori. Che associazione ardita!
Â
Torniamo al libro. La mia non Ú una semplice recensione, ma il resoconto di un cammino per me né breve né facile. Dunque armiamoci di pazienza e di buona volontà . Per cominciare, confesso subito che di Mancuso mi piace molto il suo ricorrere a grandi compagni di viaggio, come Simone Weil, che nella Lettera a un religioso, individua un aspetto che capisco:
âdi fatto, nel Cristianesimo, sin dallâinizio-o quasi-câĂš un disagio dellâintelligenzaâ.
Ma incontreremo tanti altri grandi che ci aiuteranno a capire meglio.
UN VIAGGIO PER CAPITOLI
Riporto, capitolo per capitolo e in modo certamente frammentario e soggettivo, i concetti che mi hanno colpito di piĂč.
Capitolo 1 LâInquisizione e la Dottrina. PerchĂ© gli eretici venivano uccisi, pur predicando la chiesa il primato della vita?
âLa risposta Ăš molto semplice, davanti agli occhi di tutti: venivano uccisi al fine di proteggere le premesse della dottrina Cattolicaâ(p.21); âIn che senso la VERITAâ puĂČ liberare? [âŠ] perchĂ© si possa dare unâautentica e liberante esperienza di vita occorre aprirsi senza timore allo spirito dellâeresia. Eâ la messa in dubbio, lâinterrogazione inquietaâŠâp.28
Capitolo 2 âPro veritate adversa diligereâ, motto episcopale del cardinale Martini, che Mancuso fa proprio. Bisogna essere contenti delle contraddizioni (p.29). Molto concreta la scelta di questa frase come suo motto di vita. âIl dubbio fa parte della nostra umana condizione e non saremmo uomini se avessimo fugato per sempre il dubbio” (La Repubblica, Dialogo del cardinale con E. Scalfari, Dicembre 2011). Mancuso dice:
âLa chiesa gerarchica non Ăš mai stata contenta delle contraddizioni. Il potere in genere non sopporta le contraddizioni. Ordine e disciplinaâ, ma amare le contraddizioni altro non Ăš che âamore per la vita[âŠ]Infatti Ăš proprio la vita, nel suo farsi che continuamente si svolge sotto i nostri occhi e, dentro i nostri occhi, a procedere mediante contraddizioniâ (p.38).
Bellissimo Ăš il riferimento al Faustus di Goethe, che cerca il termine giusto da usare per la famosa frase: âIn principio eraâŠâ e alla fine propone âIn principio era lâazioneâ PerchĂš il Verbo Ăš qualcosa di dinamico, agito. A proposito di riferimenti letterari, Faustus mi riporta al mio grande amore per Dr Faustus di Marlowe e alla sua drammatica e bellissima ultima ora prima dellâarrivo di Mefistofele e dunque, della dannazione eterna.
Capitolo 3. La Teologia politica del Grande Inquisitore. Ci aiuta a capire, facendoci sprofondare nella suggestione, anche il riferimento ai Fratelli Karamazov di Dostoevskij, con lâanalisi della âteologia politica del Grande Inquisitoreâ che incontra GesĂč, tornato sulla terra a Siviglia, âdove lâaria profuma di lauri e limoniâŠâ (ma anche di polvere dâuomo eretico bruciato al rogoâŠ) e gli rimprovera di aver moltiplicato la libertĂ umana invece di âimbrigliarlaâ, “aggravando in eterno coi tormenti della libertĂ il regno spirituale dellâuomo”
Capitolo 4 Lâanima spirituale ovvero la LibertĂ . âDe Animaâ, altro enorme ambito di discussione, una âposta in giocoâ bruciante:
âparlare dellâanima e del suo destino significa rispondere a due domande: chi sono? E che fine faccio?â
Mancuso ci propone tre tipologie di risposte che spaziano dallâinterpretazione materialistica, al platonismo, alla dottrina cristiana.
Mi piace lâidea dellâessere-energia che produce un livello superiore, quello del âpneuma, pura energia spirituale, raffinatissima disposizione dellâessere-energiaâ, spirito creativo che si produce con il lavoro, fino ad arrivare al âdistaccoâ del prodotto dal lavoro stesso. Eppure câĂš continuitĂ , un poâ come per Einstein câĂš lâequivalenza materia-energia.
âE che fine faccio?â La fine sarĂ anchâessa produzione di energia-spirito libero! E creativo. E qui torna Dostoevskij, che con un appassionato Stefan Trofimovic (I Demoni, 1872) esalta la bellezza e lâarte di Shakespeare e di Raffaello, ponendole al di sopra
âdella liberazione dei contadini, del socialismo, della giovane generazione[âŠ]al di sopra di quasi tutta lâumanitĂ , e forse, il frutto piĂč alto che ci possa essere[âŠ] Ma lo sapete voi che senza lâInglese lâumanitĂ potrebbe ancora vivere, senza la Germania pure, senza lâuomo russo lo potrebbe anche troppo bene, senza la scienza potrebbe, potrebbe senza il pane, solo senza la bellezza non potrebbe, poichĂ© non ci sarebbe nulla da fare al mondo. Tutto il segreto Ăš qui tutta la storia Ăš qui…â(p.81)
Capitolo 5 Il primato della coscienza. Coscienza come senso di responsabilitĂ , luce che guida lâuomo. La voce della coscienza. Come Ăš popolare questo richiamo! Mi fa tornare alla mente la domanda di mia nonna ogni volta che combinavo qualche marachella (piccoli peccati veniali di gioco) con le mie sorelle: âma non vi dice niente la voce della coscienza?â
Molto significativo lâelenco delle interpretazioni della regola dâoro o principio morale, presente in tutte le tradizioni spirituali (Induismo, Giainismo,
Buddismo, Ebraismo, Cristianesimo, Islam) ed esemplificate per lo piĂč nella formula âNon fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a teâ . Interessante la disquisizione linguistico-teologico-moraleâŠcon Moni Ovadia, su âfareâ ânon fareâ⊠(p.93). Molto pedagogico, ma utile, il âRiassunto Intermedioâ (p.102) che, attraverso delle esemplificazioni, come il caso Englaro, aiuta quei lettori che come me, a tratti annaspano tra cosĂŹ tanta âluceâ, nel labirinto delle questioni bibliche.
Capitolo 6 LaicitĂ . Ci si avventura in una trattazione piĂč articolata, che mi vede un poâ persa, nonostante lo stile chiaro e âcontestualizzatoâ e la voglia di Mancuso di farsi capire:
“Al cospetto di una politica ormai del tutto priva di sacralitĂ , di ritualitĂ , di liturgia, solo calcoli, sondaggi, clientele, io avverto il bisogno di una rinnovata sacralitĂ , di un movimento contrario rispetto alla laicitĂ come separazione. CâĂš bisogno di unione, di reciproca fecondazione, tra dimensione spirituale e politica [âŠ] capace di toccare la mente e il cuore degli uomini (e non solo le loro tasche), deve ricollegarsi al diritto, allâetica, alla religiositĂ , alla spiritualitĂ .â Come? âLa dimensione morale Ăš elemento essenziale della costituzione della politica, non viene dopo[âŠ] ma prima, come elemento generatoreâŠâ E lâItalia? âLâItalia non ha una religione civile e questo Ăš il suo problema piĂč graveâ.
Capitolo 7 Dialogo tra le religioni. Eâ nel dialogo il cuore della comprensione tra religioni. Dialogo significa anche accettare le contraddizioni. E questo non appartiene alla Chiesa. Come fare perchĂ© un dialogo possa realizzarsi? Mancuso ci riporta a tre condizioni basilari…(p.159)
E arriviamo al capitolo 8, Teologia e LibertĂ della mente. Bisogna partire dal momento storico che si sta vivendo. Argomentazioni complesse e lucide per arrivare alla veritĂ , attraverso lâonestĂ intellettuale. Nietszche diventa il parametro per evidenziare la strada da seguire e quella da evitare. Mi piace molto lâinsistere sulla
âRelazioneâ, sulla logica relazionale come principio ispiratore della ricerca dellâessere-energia. Mancuso riduce a sintesi e adatta la Teologia della Relazione ai suoi principi:
-
Primato della SpiritualitĂ
-
Dio (TrinitĂ in Relazione)
-
Nuova visione del rapporto Dio-Mondo (se qualcosa cambia nella relazione Dio-Mondo, non Ăš certo Ăš Dio, tali mutamenti fanno cambiare il rapporto con Dio)
-
Cristologia. GesĂč come Logos-Verbo, ma non unico fenomeno nella relazione con Dio
-
Soteriologia-Salvezza, come risultato del lavoro e non della redenzioneâŠ
-
Antropologia spirituale, lâuomo si percepisce come opera della creazione continua di Dio.
-
Liturgia e Sacramenti, come esercizio consapevole della propria spiritualitĂ
-
Ecclesiologia âcostruzione della Chiesa in quanto comunione e comunitĂ Ăš il naturale sbocco della fede vissutaâ
-
Etica della situazione âvita spirituale che si esprime come attenzione e quindi lâetica si traduce a sua volta come attenzioneâ
-
Il Criterio. Tutto ciĂČ che aumenta lâunitĂ con gli altri Ăš gradito a Dio.
Ci avviamo verso la conclusione del libro, sempre presi per mano da Vito Mancuso che, recuperando esempi famosi di rapporto âmalatoâ tra obbedienza e libertĂ , ci pone la domanda delle domande su chi sia il vero âereticoâ e ci porta a cogliere lâesigenza di sanare una ânon piĂč sostenibile opposizione tra obbedienza e libertĂ â.
Â
Connessioni
  Â
Tanti tanti anni fa, sulla spinta di un bisogno di spiritualitĂ ârazionaleâ del momento e di un profondo bisogno di giustificare a me stessa la scelta della non-cristianitĂ (o meglio della mia non-cattolicitĂ ) e grazie al âritrovamentoâdel libro, ereditato da mio suocero ho letto PerchĂ© non sono Cristiano di Bertrand Russell (collana La Buona SocietĂ , vol.117).
Onestamente, non ricordo di aver provato emozioni forti o di aver avuto illuminazioni rivelatrici. Allora mi parve di avere conferma di quanto io provavo e credevo. Una bella lettura, quasi un esercizio letterario, dettato anche da esigenze di lavoro. Mi sono sentita orgogliosa di averlo letto, come se avessi fatto una cosa grande!
Oggi mi viene da sorridere a quelle sensazioni cosĂŹ superficiali, che comunque accetto e sento mie, a maggior ragione oggi, dopo aver letto con totale coinvolgimento, il libro di Vito Mancuso, Obbedienza e LibertĂ , che riprende i temi alti di Russell e che forse si potrebbe intitolare âPerchĂ© sono Cristianoâ.
Dal messaggio di Russell riporto due testimoninanze:
–lâintervista alla CBC, molto semplice nelle domande poste al grande vecchio dallâintervistatrice eppure riassuntiva di tutta la serie di dubbi che una persona qualunque (an ordinary person) potrebbe porsi. Â
–la Prefazione al libro
âDa parte mia, penso che Ăš meglio fare un poco di bene piuttosto che molto male. Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni, e consapevole che la felicitĂ per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia. Lâeducazione dovrebbe mirare alla libertĂ della mente dei giovani e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi destinati a proteggerla, nella vita, contro i pericoli dellâevidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano.â B. Russell
Â
Per completare il percorso delle emozioni suscitate dalla ricchezza e dalla complessitĂ del libro di Mancuso mi piace riportare un passaggio dallâintervista a Paul Auster da Paolo Mastrolilli (La Stampa 11 Giugno) sul nuovo libro del grande scrittore americano Winter Journal:
Scrivere del suo corpo, lâaspetto piĂč materiale dellâuomo, lâha spinta a riflettere sulla sua spiritualitĂ ?
«Certo. Io sono una persona molto spirituale, in continua ricerca. Sono convinto che facciamo parte di una cosa enormemente piĂč grande di noi, che non riusciamo a capire. PerĂČ sono restio a chiamarla Dio. Non credo che esista unâintelligenza superiore che ha pensato tutto questo».
