M. Vichi – OMBRE. Per un’amica… 

ombre-Vichi

In questa storia tutto ruota intorno a un mistero, il mistero ruota intorno a un nome, il nome, o meglio lo pseudonimo, è quello di un’autrice sconosciuta ai più, Kambra Kokos, il cui romanzo Fiori appassiti sta conquistando il mondo. Un po’ Ferrante, insomma, un po’ giallo, un po’ noir. Storia fatta di ombre, di salti temporali e narrativi in un viaggio in cui affianchiamo Luigi Jmbrogno, raffinato editore fiorentino di libri d’arte, che annovera tra i suoi clienti importanti banche, per le quali pubblica preziosi doni e strenne natalizie. 

Luigi si imbatte per caso nel romanzo di Kokos, sua moglie Letizia lo sta leggendo. Quando anche lui inizia a leggerlo riconosce nella protagonista Loretta, la sua carissima amica Marina e alcuni episodi della loro vita condivisa sin dall’infanzia. Ma viene anche a conoscenza di vicende tragiche che hanno coinvolto la sua amica, che lui ignorava. È una vita particolare quella di Marina Malnati, che si conclude in modo drammatico. Luigi, padre di due meravigliose bambine e marito felice di una donna eccezionale, la ripercorre tutta tra le pagine del romanzo, che portano in superficie l’intensità di quel rapporto e risvegliano in lui un bisogno profondo e ineludibile di rendere giustizia alla sua amica del cuore. 

“Un romanzo che raccontava di una ragazza che scriveva un romanzo, e il romanzo che scriveva era proprio quello che il lettore stava leggendo, ma questa scoperta arrivava a sorpresa in mezzo alla storia, e nella prima pagina si diceva che era una storia inventata…Un corto circuito che sprigionava non poche scintille… Ma lui sapeva che era tutto vero…”p.251 

Il titolo 

“I bambini erano fiori appassiti, fiori nati per poi morire…e lei stava per ucciderne uno, di quei fiori, prima ancora di vederlo appassire…” p.193 

Un aspetto interessante, sebbene non originale, del romanzo di Vichi è l’idea del romanzo nel romanzo, nel quale compare come Leandro, l’amico speciale di Loretta. Nonostante questa trovata narrativa, a un certo punto il racconto stanca, diventa ripetitivo, E non mi riferisco alla ripetizione comprensibile dell’ultima frase che legge prima di interrompere, per poi ripeterla quando decide di riprendere la lettura. Sono ripetitive le reazioni che ha nei confronti della moglie e delle due bambine in vacanza al mare dove si reca ogni fine settimana; ripetitive la pizza da Baffo, la cena da Riccà, e il gelato in centro. Ripetitive le passeggiate tra le strade di Firenze, le scenette con le dipendenti della casa editrice.

 L’uso di caratteri di stampa diversi per distinguere il racconto di Loretta/Marina da quello di Luigi/Marco aggiunge un elemento di confusione e stanchezza. Tanti, tanti, troppi puntini di sospensione…E così via per circa trecento pagine. 

A proposito di trovate poco originali. Marina crea piccoli mobili, e indovinate cosa diventa centrale nella storia? La casuale scoperta di un cassettino segreto nella ribaltina che ha inserito in un mobile ereditato dalla nonna. 

Nelle ultime cento pagine. Il ritmo diventa più sostenuto e la lettura si fa più interessante. Luigi arriva velocemente alla soluzione del suo “mistero” (incredibile!) e torna a vivere serenamente la sua spiaggia, la sua famiglia, la pizza da Baffo, la cena da Riccà, i suoi libri preziosi,

Lo sguardo sul mondo dell’editoria e dei suoi “misteri” aggiunge un pizzico di sapore alla narrazione. Sempre più Elena Ferrante.