• Mondo Fuori

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • BREXIT- L’ora è scoccata

    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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A.A. Ólafsdóttir-HOTEL SILENCE.Cicatrici profonde da rimarginare, magari con un trapano al seguito. È possibile?

 

HOTEL SILENCE

 

Jónas ha quarantanove anni. E si trova catapultato dalla vita nel bel mezzo di una feroce crisi esistenziale. Dopo ventisei anni di matrimonio sua moglie lo lascia consegnandogli un segreto a lungo nascosto: l’adorata figlia Vatnalilja non è sua figlia… Buum! La cicatrice è profonda e dolorosa, avrà bisogno di tempo per rimarginarsi completamente. Ci riuscirà il nostro “riparatore”?

Mi ammazzo o non mi ammazzo?

La sofferenza della decisione alimenta la speranza. Il suicidio non ha niente di eroico

“Quando sei solo uno qualunque

Quasi quarantanove anni

Maschio

Divorziato

Eterosessuale

Senza nessun potere

Vita sessuale pari a zero

Buona manualità

La cicatrice è una formazione cutanea anomala che si costituisce attorno a ferite o lesioni p.27

Inizia per Jónas un periodo di profonda riflessione, verso il suicidio. Pianifica tutto per bene: vende l’azienda di famiglia (costruiscono gambe artificiali e alla fine anche questo aspetto rientra nella storia), fa versare il ricavato sul conto della figlia, saluta la mamma ormai devastata dalla demenza senile, saluta il vicino di casa pseudo-filosofo e convinto femminista.

E parte, con al seguito una cassetta degli attrezzi essenziali, tra questi il magico trapano passepartout (percchè? a cosa gli servirà?). Parte per una destinazione altrettanto devastata, dove la guerra ha lasciato tutto coperto di polvere: cose, luoghi, cuori e corpi. Jónas il tuttofare sa riparare le cose, chissà che non riesca a riparare la sua vita dentro uno scenario post bellico dove tutto è da ricostruire.

Scende all’ Hotel Silence e qui inizia il suo percorso di recupero, accanto a Maì, con il suo bambino Adam e suo fratello Fifi. Insieme stanno rimettendo in funzione l’albergo. Gli ospiti sono solo tre: Jónas, l’attrice famosa in fase calante che cerca di organizzare un documentario con storie di donne, l’uomo che sembra un faccendiere-sciacallo.

“Sopra ogni cosa veglia il silenzio, il silenzio. Sebbene l’Hotel Silence sia evidentemente uscito abbastanza indenne dalla guerra , nel confronto tra le foto su internet e la realtà lascia molto a desiderare. È su tutti i colori fosse calato un velo, come un corpo illividito che da tanto tempo non vede il sole. Nell’aria sonnecchia un sentore di muffa. Riconosco il lampadario al soffitto, ma la luce che spande è opaca e grigia, senza brillantezza.”p.73

Quello che colpisce il lettore è il binario parallelo su cui scorrono le vite e i cambiamenti di Jónas e di chi orbita intorno all’ Hotel Silence, simbolo di un paese che rinasce. L’energia che mette in movimento il treno della vita è quella più puramente umana: il bambino che torna a vivere uscendo dalla paralisi emotiva ed espressiva provocata dalla guerra, la giovane donna che vuole prendersi cura del piccolo e della vita di chi le sta attorno, il giovane uomo che, sopravvissuto agli orrori della guerra dove la maggioranza dei maschi adulti è stata spazzata via dalla ferocia umana, scava nei mosaici, come scava nella  profondità della cultura e dei valori  familiari. Il padre dei due giovani era un archeologo, anch’egli vittima degli orrori umani.

Maí “mi dice che aveva appena terminato i suoi studi in biblioteconomia, quando è scoppiata la guerra, e che aveva lavorato nella sezione libri per l’infanzia di una biblioteca. -cercavamo di vivere una vita normale, tra una fuga e l’altra. Io lavoravo dove capitava, e intanto Fífí badava ad Adam. A volte mi pagavano, a volte no.” p.100

La casa delle donne

La spinta vitale delle donne si realizza nella casa  che  Jónas aiuta a ricostruire, arredare, organizzare.

“La casa è un edificio a due piani e sorge solitaria in cima alla strada, dopo che le due case che si trovavano ai suoi lati sono saltate in aria. Annesso c’è un vasto terreno incolto e l’edera si arrampica sulla facciata fino al tetto.” p.148

Il diario e la scatola con le cose da buttare

Hotel Silence è un libro agile, coinvolgente eppure denso di contenuto, un viaggio alla scoperta di sé, dei ricordi. Un susseguirsi di flashback che costruiscono, accanto al presente, una nuova scelta di vita.

“Buttare. Questa roba se ne va nel bidone della spazzatura, prendo in mano un altro quaderno e ne scorrono rapidamente le pagine, aprendone qualcuna a caso. Da quello che mi par di capire, gli scritti seguono tre tematiche: ci sono descrizioni di nuvole, di climi, di conquiste femminili.ma una citazione dello studente di filosofia dal Simposio di Platone dà il tono già dalla prima pagina e mostra che sono riuscito a preservare ciò che conta negli studi: tutti gli uomini hanno capacità sia nel corpo che nell’anima. Tutti noi, quando abbiamo raggiunto una certa età, per natura proviamo il desiderio di generare.” p.39-40

Mi colpisce l’idea del diario. L’ho sempre ritenuto uno strumento femminile. L’ autrice, assume con coraggio ed empatia un punto di vista maschile. Molti   autori maschi scrivono di donne, spesso a sproposito. Poche donne scelgono protagonisti maschili, frugando nella parte più femminile della loro natura e portando in superficie sensibilità troppo spesso e volutamente trascurate.

Jónas vive il trauma dell’abbandono inaspettato, come accade anche a moltissime donne. Ed è proprio in questo spazio comune che Auđur Ólafsdóttir è riuscita a inserirsi per entrare nella psiche di un uomo in crisi, accompagnandolo nell’elaborazione del suo lutto.

Hotel Silence è una lettura tra il poetico e il filosofico. Non a caso l’autrice sottolinea le piccole grandi svolte della storia con citazioni o adattamenti da poesie, romanzi e testi religiosi della più autorevole tradizione letteraria.

“A me piacciono le storie che finiscono bene”, mi dicono le mie amiche lettrici.

Anche a me, dopotutto, dal momento che chiudi il libro con un sospiro di sollievo se nelle ultime pagine c’è scritto “il lieto fine”. Le storie che “finiscono male”, o non finiscono lasciando il lettore di fronte alla scelta del “suo” finale, affascinano, stimolano la riflessione e anche la creatività personalizzando l’esito, ma di fatto lasciano un certo sapore amaro in bocca. Anche se sono dei capolavori di stile.

Come finisce Hotel Silence?

 

Assaggi

 

Danni di guerra, inquinamento e figlia Vatnalilja “Mia figlia è specialista in ecosistemi marini e ha scritto la tesi sugli effetti nefasti dei rifiuti plastici sulla flora e la fauna de gli oceani[…] Lo sapevi -dice- che l’anno scorso il mondo ha speso duecentoquarantamila miliardi di corone in armi e strumentazioni belliche? Beve un sorso di cioccolata e si pulisce il labbro superiore dal baffo di panna: -Bisognerebbe calcolare i danni che causano quelli che con le guerre ci guadagnano, e farglieli pagare,-prosegue-così capirebbero che una guerra è molto più cara della pace. E poi questa gente capisce solo le ragioni dei soldi. Mia figlia si esprime con tutto il suo corpo, quando parla, poi all’improvviso rimane in silenzio.”p.52

Un mondo migliore-Federico Garcia Lorca (da Romance sonámbulo, di Federico García Lorca, 1928) – “ Dovrei dire a questa giovane donna, che sogna di sentire il tintinnare della pioggia su vasi di stagno:« Vedrai, presto qui qualcosa di verde crescerà di nuovo. Si riaffaccerà dalla polvere? Potrei anche citarle il canto trasognato del poeta ucciso e gettato in una tomba senza nome e dire: Verde che ti voglio verde, verde vento. Verdi rami. O la farei stare peggio? E aggiungerei che il poeta aveva creduto in un mondo migliore che ci aspetta da qualche parte, nella luce che sorge all’orizzonte sull’oceano.”p.99

La guerra “D’un tratto tutto il paese era sommerso di armi, e un giorno all’improvviso ci siamo ritrovati in guerra,-prosegue.-[…]non sapevamo da che parte, perché tutti dicevano le stesse cose, di essere stati attaccati di sorpresa là dove non si aspettavano alcunché di male. Tutti dicevano che il nemico uccideva donne e bambini innocenti e mostravano le foto delle vittime. Tutti dicevano che non c’era altra scelta che difendersi. Scuote la testa. -Non capisco come tanto odio possa essersi diffuso nella comunità. All’improvviso tutti odiavano.” p..120

Sofferenze a confronto.  “Le chiedo perdono” p. 144

Domande da non fare a chi sopravvive a una guerra ”Non si domanda a un uomo se ha ucciso o a una donna se e da quanti è stata violentata.[…]E non ci si chiede, quando si vede un bambino, se è figlio di una donna che è stata stuprata da un soldato nemico” p.150

I disegni di Adam: dal nero al rosso, all’arcobaleno-“ Happy Birthday, Mister Jónas, -dice il piccolo.- Si è esercitato,-fa lei. Ho chiuso le tende, ma il sole si infila tra le fessure e forma un quadrato oblungo sul pavimento, un’ombra bianca di luce, che cade sulle piastrelle. Il bimbo mi allunga il disegno che mostra tre alberi dalla folta chioma, tronchi arancione e un cielo verde di sopra. -Una foresta-, interpreta la madre. Stanno al centro della luce, madre e figlio, proprio sopra al labirinto. Nuvole precipitano onde salate di lacrime” p. 167

Jónas impara la lingua del posto– “Qui c’è un libro con frasi per imparare la nostra lingua che forse le potrebbe interessare. Glielo consiglio. Ovviamente nessuno capisce la sua lingua e no tutti parlano l’inglese, qui. Apro il libro e vedo che è pensato per aiutare i turisti a cavarsela in diverse situazioni, come ordinare al ristorante, comprare un biglietto del treno, acquistare francobolli all’ufficio postale o chiedere la via che porta fuori dalla foresta. La pronuncia delle parole è scritta tra parentesi dopo ogni frase. Sfoglio il libro. C’è uno speciale capitolo intitolato Difficoltà varie, che contempla tra l’altro frasi come: Mi sono perso. Come torno all’hotel?”p.168

Nuove pagine del diario, nella nuova lingua: “Cosa posso scrivere, d’altro? Devo descrivere il cielo, dire che rimango sveglio la notte e che alberi neri lottano con un cielo nero, che la luna è più grande che a casa, che mi guardo allo specchio?… “   p.171

Il magazzino delle meraviglie- “Quando stiamo per andarcene e Bingo fa per richiudere la porta a scorrimento, lo sguardo mi cade su un giradischi proprio vicino all’entrata del capannone. È sul pavimento sotto il tavolo e a prima vista non sembra danneggiato. Ne sollevo il coperchio e do un’occhiata alla testina. Nonostante cinque anni di guerra, attacchi aerei, asfalto sciolto e carni lacerate, la puntina sembra essere a posto. Ecco, poco lontano c’è una cassa con una vera e propria collezione di dischi in vinile.”p.177

Il nome dell’albergo “rinato”- “Abbiamo deciso di seguire il suo consiglio e di mantenere il nome, Hotel Silence. E abbiamo messo un’insegna. In tre lingue. Indica il muro alle sue spalle: Il silenzio salverà il mondo,-recita l’insegna.” p. 186

Imparare a ballare, dopo la guerra paralizzante– “ Mi chiedevo se non potesse insegnarmi a ballare. Cosa diceva la mamma?« Quando il latrato delle armi cessa, la gente sente il bisogno di ballare e di andare al cinema» Lei mi guarda con aria seria, poi scoppia a ridere.” p.187

Una bella recensione per il nuovo libro di M.L. Toffanin-LA STANZA ALTA DELL’ATTESA. Fra prosa e poesia la vita nella vecchia Padova.

articolo Toffanin

Buon Anno 2020-2050! A. Mengual-L’ ULTIMA BIBLIOTECA, da Robinson-la Repubblica, inserto “distopico” con speranza.

robinson-mangual

 

Robinson, inserto  di la Repubblica del 4 Gennaio 2020 è molto, molto interessante. È un Buon Anno molto particolare, un salto ardito e allucinante nel futuro delle nostre città, della cultura e di tutta l’umanità, attraverso lo sguardo e le parole di alcuni artisti.

Tra questi lo scrittore argentino Alberto Manguel che, in L’ultima biblioteca (traduzione di Emma Bissanti), ridisegna il mondo  dei libri, dei lettori e delle biblioteche del 2050, con toni cupi e sconfortanti.  E tuttavia, alla fine del racconto sembra aprirsi  uno spiraglio. I giovani ci salveranno? Lo speriamo tutti vivamente, magari con un aiuto sostanzioso da parte degli Anziani.

Manguel evidenzia luoghi, oggetti e persone con lettere maiuscole: i Lettori di Libri-specie in via di estinzione, gli Anziani-testimoni rugosi di un passato brillante, il  Codice dei Vecchi Testi-ormai perduto,  Vecchie Biblioteche-luoghi del cuore estinti, il Canone delle Biblioteche-nuovo codice indentificativo;  i Grandi Scontri delle Trasformazioni-periodi storici di transizione.  Tutto è molto orwelliano e affascinante.

 

Transizione-Letture parallele tra il vecchio e il nuovo anno

 

Di solito non leggo mai  due libri in contemporanea, almeno per quanto mi ricordi. Tra Dicembre 2019 e Gennaio 2020 è successo. 

Sono  due  storie legate alla Sicilia e a grandi Siciliani: I Florio- Leoni di Sicilia e Andrea Camilleri, gigante della narrazione, con il suo  gradevolissimo I Tacchini non ringraziano, libro di fiabe su animali e non. 

Non è stata una scelta voluta, ma il caso a volte aiuta. E stranezze della lettura, le due storie sembrano integrarsi e completarsi. E riempiono l’anima. Ne parleremo   presto nelle mie recensioriflessioni.

 

E. Canetti-LA LINGUA SALVATA. Storia di una giovinezza. “Elias, sempre giovane e sempre ribelle!”

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 “Fin dal suo apparire, nel 1977, questa “storia di una giovinezza” è stata accolta da molti come un classico immediato, uno di quei libri destinati a restare, che coinvolgono profondamente ogni specie di lettori. Con la sua prosa limpida, tesa, vibrante in tutti particolari, Canetti è qui risalito ai suoi ricordi più remoti, cercando di ritrovare nella propria vita quella difficile verità che solo il racconto può dare. Dopo aver vagato per decenni fra migliaia di miti, di fiabe, di trame, si è rivolto a quell’unica storia che per ciascuno di noi è la più segreta ed enigmatica: la propria” quarta di copertina.

La diversità degli insegnanti

Comincia ora una parentesi intrigante, più utile di un titolato corso di preparazione alla professione docente. La diversità degli insegnanti: fantastici ritratti di tutti i professori di Elias, di tutti quegli aspetti che ne hanno resi alcuni indimenticabili, altri dimenticati; alcuni amati profondamente, altri rispettati e presi a modello di vita e serietà; altri ancora odiati o ignorati, quelli di cui si dimentica tutto, dal nome alla fisionomia. Leggete questo passaggio lo trovo commovente nella sua semplicità, e intellettualmente alto.

“La diversità degli insegnanti era sorprendente, è la prima forma di molteplicità di cui si prende coscienza nella vita. Il fatto che essi ci stiano davanti così a lungo, esposti in tutte le loro reazioni, osservati ininterrottamente per ore e ore, oggetto dell’unico vero interesse della classe, impossibilitati a muoversi e dunque presenti in essa sempre per lo stesso tempo, esattamente delimitato; la loro superiorità di cui non si vuole prendere atto una volta per tutte e che rende acuto, critico e maligno lo sguardo di chi li osserva; la necessità di accostarsi a loro senza rendersi le cose troppo difficili, dato che non ci si è ancora votati al lavoro in maniera esclusiva; e poi il segreto in cui rimane avvolto il resto della loro vita, in tutto il tempo durante il quale non stanno recitando la loro parte davanti a noi; e ancora il loro susseguirsi uno dopo l’altro, nello stesso luogo, nello stesso ruolo, con le stesse intenzioni, esposti con tanta evidenza al confronto-come tutto questo agisce e si manifesta, è un’altra specie di scuola, del tutto diversa da quella dell’apprendimento, una scuola che insegna la molteplicità della natura umana, e purchè la si prenda sul serio anche solo in parte, è questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo.”p.204

Il terremoto di Messina nel tunnel degli orrori

 

stretto di Messina

 A Vienna nel tunnel degli orrori con Fanny la bambinaia, quando arrivava la cosa principale…Il terremoto di Messina:

Prima si vedeva la città in riva al mare azzurro, le molte case bianche sul pendio dei una montagna, un paesaggio placido e sereno illuminato dal sole; il trenino si fermava e la città sul mare pareva vicinissima, quasi sembrava di poterla toccare. In quell’istante io scattavo in piedi e Fanny, contagiata dalla mia paura, mi teneva stretto a sè afferrandomi per la giacchetta: si sentiva un boato terrificante, si faceva buio, si udivano sibili e gemiti spaventosi, la terra tremava e ci scuoteva tutti, tuonava di nuovo fra lampi accecanti: tutte le case di Messina erano in fiamme, in un chiarore divampante”(p.110).

Aspettando il Rex

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L’immagine del battello illuminatissimo sul lago, mi ricorda le luci del Rex di Fellini in Amarcord; L’idea delle moltitudini nello spazio interiore dell’uomo  riporta a Walt Witmann e al suo “I am large, I contain multitudes…”.

 A Manchester con un bagaglio ricco di tante lingue: Inglese, Tedesco-lingua-materna; Spagnolo, Francese. Il valore della multiculturalità e del multilinguismo, l’importanza di conoscere tante lingue come segno alto e distintivo di cultura e di grande umanità; Inghilterra, terra di Libertà.  Napoleone visto nell’ottica Inglese come crudele tiranno… e la morte del padre glielo fa odiare ancora di più.

E quando il padre muore, la cura della madre. Affascinante questo rapporto amoroso con la Madre, garante di un equilibrio affettivo innocuo, salvo le sfuriate di gelosia di cui Elias si rende conto e nelle quali intuisce significati più reconditi che rimarranno nascosti fino alla cacciata dal Paradiso. La madre è Eva? Il ragno nero è il Serpente Tentatore? I vari ruoli della madre e del padre e delle famiglie come vincolo e nutrimento allo stesso tempo.

Ed è lieve il riferimento all’essere ebreo, al non voler svolgere il ruolo stereotipato del “commerciante”.

L’ ipocrisia nella preghiera così ripetitiva e superficiale! Forse è il suo senso poco vissuto ma profondo della religiosità che lo porta a evidenziarne i limiti, le superficialità rituali.

Tranquillizzante è il ruolo della natura sebbene filtrato dalla sua essenza di “materia di studio”. Studio come esigenza vitale, linfa da succhiare per continuare a vivere. Scoprire autori odierni è scoprire la realtà? La contemporaneità? E il sesso? Cosa è? Cosa ha di diverso e affascinante che un buon libro non possa dare? Dov’è? Dove è stato rimosso? Domande adolescenziali?

Il Narratore

Il narratore è in prima persona, ma spesso richiama nella sua struttura l’autore forse più amato dal giovane Elias, Charles Dickens, con quel suo rivolgersi al lettore, talora in modo un po’ didascalico, per condurlo con sé, quasi tenendolo per mano, alla scoperta della vita.

Capitoli strutturati in episodi legati tra loro da una spirale ideale. Eventi e situazioni ripresi e ricollocati nel nuovo focus dell’episodio/capitolo.

E tanto altro in questo magico libro…Una scoperta, un’illuminazione, un’esperienza di piacere indimenticabile.

Bellissima la conclusione: “La cacciata dal Paradiso” dell’innocenza, della mancanza di conflitto e dell’esistenza di mondi fantastici, mitici in cui rifugiarsi per sfuggire alla realtà sofferente. Fantastico romanzo di formazione (Bildungsroman).  

Grazie Paola per il meraviglioso “consiglio di lettura”. Giornate di vacanza in un posto meraviglioso, Bol (Isola di Braĉ), rese ancora più belle e intense da questo libro.

E.George-UN PICCOLO GESTO CRUDELE. Mistero a Lucca per l’Ispettore Lynley

un piccolo gesto crudele-George

La storia è essenziale: una bambina Londinese, figlia di un professore universitario di origini Pakistane e di una donna Inglese, viene rapita a Lucca, dove la mamma l’ha portata,  di nascosto del padre. A Lucca la donna vive con il nuovo compagno Lorenzo. Il padre non si rassegna all’abbandono e comincia a cercare la bambina con l’aiuto della vicina di casa, una poliziotta alquanto originale.

Gli eventi accadono tra Lucca e Londra, lentamente e senza troppe scosse, tranne quella che vedrà Angelina-mamma in fuga, andare incontro a una sorte inattesa. In modo  più che prevedibile, invece, i sospetti relativi alle malefatte che emergeranno strada facendo,  convergono tutti  sul Pakistano fedigrafo, bugiardo e nero.

A metà del percorso mi assale una certa noia, o stanchezza forse. La storia si infarcisce di innumerevoli dettagli che invece di contribuire alla costruzione di un climax efficace, diventano noiosi inciampi. E allora mi chiedo: come faccio ad arrivare a pagina 700?

Alla 400esima pagina ho individuato la chiave. Ho capito! Ho davanti a me, bella e pronta fin nel minimo dettaglio, la sceneggiatura della soap TV. E una soap ha le sue esigenze: deve durare, durare, durare. Stiracchiare la storia fino alla rottura (del lettore/ telespettatore).  E non poteva mancare il coltivatore di orchidee, lo scorbutico procuratore pseudo Nero Wolfe.

Elizabeth George si è documentata a fondo sul sistema investigativo Italiano, ma per quanto riguarda la costruzione degli “Italiani”  da l’impressione di affidarsi troppo ai tanti cliché su donne, mamme, uomini, cibo, piccole e grandi manie. I personaggi sono a volte quasi caricaturali.

E tuttavia, vado avanti. Il fascino ineludibile di Londra gioca la sua parte e mi tiene avvinta. In fondo mi piace accompagnare i protagonisti attraverso la città, riconoscendone luoghi e atmosfere incantate. Rivivere in questo modo il mio vissuto e le mie scelte di vita e professionali, mi rende meno faticosa la lettura di una storia spesso scontata.

Gradevole e autentico risulta il gioco linguistico tra traduttori,  equivoci e rimpianto di non poter comunicare efficacemente perché non si conosce la lingua dell’altro. E il disagio è palpabile.

Assaggini

Le strane domande della nonna ai nipoti Bianca e Marco. Quando io faccio colazione con i miei nipoti non mi sogno neanche di fare certe domande!

Torre Giunigi-Lucca

“Mentre mangiavano, la nonna li sottopose a un interrogatorio approfondito. Andavano a messa tutte le domeniche? Erano stati alla funzione del Giovedì Santo? E il Venerdì Santo avevano fatto penitenza per tre ore? Quand’era l’ultima volta che si erano confessati?” p.368

anfiteatro-Lucca

Una bella descrizione di Lucca dalla Torre Lo Bianco

“Il sole stava per tramontare e i tetti di Lucca erano bagnati da una luce dorata. Salvatore le indicò vari monumenti e punti della città, dicendole i nomi sottovoce e facendole fare piano piano il giro del tetto. Barbara non capì una sola parola: le era chiaro soltanto che Salvatore amava la sua città, cosa che trovava comprensibilissima. Dall’alto era possibile ammirare il dedalo di viuzze del centro in cui si intravedevano giardini altrimenti del tutto nascosti, si riconosceva l’ovale dell’anfiteatro e si scorgevano decine di chiese e campanili che dominavano i rispettivi quartieri. E tutto intorno c’erano le mura, che erano splendide. Di sera, con la brezza fresca che soffiava dalla piana del Serchio, quel posto era un paradiso…” p.650

 

Perché Inspector Lynley è ambientato in UK? È una questione di accento…

Elizabeth è affascinata dall’accento britannico. Come molti Americani insegue il sogno di un accento British. Quella americana è tutt’altra  lingua. Inoltre la affascinano la cultura pop, Beatles in testa, gli attori, i film. Insomma tutta la cultura Britannica è per lei come un sogno da vivere in prima persona.

 

Jung Chang-CIGNI SELVATICI. Il respiro della storia nell’alito di tre donne coraggiose.In Cina.

CIGNI SELVATICI DI JUNG CHANG

La cavalcata lunga un secolo, verso il comunismo di Mao e il suo “nuovo mondo”, è il filo conduttore di Cigni Selvatici di Jung Chang.

L’anima della storia pulsa violenta nel conflitto interiore di Er-Hong-Cigno Selvatico e della sua famiglia simbolo della riflessione critica sulla filosofia di Mao e su alcune sue perverse applicazioni.E tuttavia, gli effetti della propaganda martellante e delle conseguenti azioni politiche rendono Jung una convinta e irriducibile sostenitrice di Mao. Le vicende e le scelte dolorose della madre e del padre che, da protagonisti illuminati della Rivoluzione diventano vittime della stessa a causa del loro atteggiamento critico, alimentano in lei uno spirito indomito amante della cultura, della letteratura, della libertà e della ricerca di una dimensione individuale, all’interno di una cornice collettivistica soffocante.

Storie di donne: la nonna, la madre, la figlia/nipote.

L’affresco di Chang illumina tre donne protagoniste di una storia per molti versi eterna e ripetibile, anche se in età e contesti diversi.

 

Nonna Yu-Fang (1909-1969): “all’età di quindici anni mia nonna divenne concubina di un signore della guerra…L’unione fu combinata dal padre di lei, un funzionario di polizia di Yixian, una cittadina di provincia della Manciuria sudoccidentale…”

L’unione è contrassegnata dalle rigide norme cui era sottoposta una concubina nella Cina del tempo. Rigide norme accompagnate da  intrighi pazzeschi orditi dalle altre concubine e dai loro complici. Il generale Xue-signore della guerra, spesso assente e poco interessato alle beghe domestiche, fu nei suoi confronti meno oppressivo di quanto avrebbe potuto e spesso le permetteva di andare a far visita alla sua famiglia. La sorte che attendeva Yu-Fang era comunque segnata. Morto lui tutte le sue concubine avrebbero dovuto seguirlo nella tomba. E tuttavia le cose possono fortunatamente cambiare:

“Circa una settimana dopo (la morte del suo signore e padrone) i genitori ricevettero una lettera della moglie del generale, in cui si diceva che il marito, con le sue ultime parole, aveva restituito la libertà a mia nonna”

La nonna torna a casa e affronta nuovi problemi con la famiglia del dottor Xia che vuole sposarla. Sono gli anni in cui inizia “la lotta per una nuova Cina”, comunista o meglio Maoista. Dall’unione nasce Bao Qin/De hong, (1931), la rivoluzionaria.

De-hong-Cigno Selvatico affronta “La lunga marcia” . Si sposa con un uomo tutto partito, doveri e rigore, che tuttavia ama profondamente:

“Mia madre aveva diciotto anni, si era appena sposata ed era piena di speranze per una nuova vita, ma si sentiva infelice, confusa e isolata. Aveva sempre confidato nel suo senso innato di ciò che era giusto e di ciò che era sbagliato, ma ora questo sembrava in conflitto con il punto di vista della sua “causa” e, spesso, anche il giudizio del marito, di cui era innamorata. Per la prima volta cominciò a dubitare di sé stessa”

La riforma del pensiero

Fulmineo e fulminante il richiamo alla Thought Police in  1984 di  George Orwell. 

“Quelle intrusioni sistematiche del Partito nella vita privata della gente erano dei punti chiave di quel processo noto sotto il nome di “riforma del pensiero” Mao esigeva non solo una disciplina esteriore, ma l’assoggettamento totale di tutti i pensieri, grandi o piccoli che fossero. Ogni settimana si teneva una riunione dedicata all’ “esame del pensiero” per coloro che “erano nella rivoluzione” Ognuno doveva criticare sé stesso per i propri pensieri scorretti e sottomettersi alle critiche degli altri.[…]L’idea di fondo era che tutti dovevano “riformarsi” per diventare sempre più simili ai contadini perché la rivoluzione comunista era in sostanza una rivoluzione contadina.”207

Bao-Qin è tormentata dai dubbi, dal dolore fisico e dalla paura, fino alla depressione e all’impossibilità di badare ai suoi figli, ma la tempra è ferrea e il Cigno selvatico non si scoraggia. In questa atmosfera viene concepita De-hong/Jung, la narratrice, è il  1952 .

Il buio della mente

Inizia anche per Jung Chang/Er-hong il lungo ed estenuante processo di indottrinamento, sebbene per lei, figlia di funzionari del partito, qualche piccola ”via traversa” viene attraversata per risolvere alcuni problemi, specialmente grazie alla capacità di mediazione e alla tenacia della mamma.

Er-hong, sin da giovanissima,  entra nel lungo e faticoso processo di formazione di una brava comunista. Ad un certo punto del percorso si ritrova tuttavia all’interno della “politica dei cento fiori”, tra i serpenti da stanare: studenti, insegnanti, scrittori, artisti, scienziati  e altri professionisti, tutti ritenuti elementi di destra ammorbati dal virus del capitalismo. Gli intellettuali vengono sollecitati ad esporre critiche per migliorare, ma è solo un’illusione:

“Mia madre pensò che fosse un modo per promuovere ancor di più il processo di liberalizzazione[…]Sentiva che la Cina avrebbe avuto veramente un Partito moderno e democratico, un Partito che accettava le critiche come uno stimolo al rinnovamento, e fu orgogliosa di essere comunista[…]Nessuno di loro fu informato di altre osservazioni che Mao aveva fatto più o meno in quel periodo, e riguardavano lo stanare ‘i serpenti dalle loro tane’, cioè scovare chiunque osasse opporsi a lui e al suo regime” 268

Miti Cinesi-La leggenda della Piana del Ragazzo dei Bufali-clicca e ascolta

Gole Yangtze-Cina

 Il Grande Balzo in Avanti

Viva il “Grande Balzo in Avanti!” “Tutti a produrre acciaio”. Scuole chiuse e campi incolti per produrre acciaio, anche nelle povere case contadine, in ogni piccolo campo ci sono crogiuoli  in cui ribolle acciaio! Allucinazione totale che porta alla carestia più atroce della storia. La creazione del nemico esterno e le calamità naturali diventano l’utile capro espiatorio per far accettare alle masse la carestia devastante e le politiche economiche conseguenti.

Nel 1962 inizia un periodo relativamente più rilassato e  Er-hong/Jung scopre il Cinema, anche quello Occidentale, e descrive la propria meraviglia di fronte a storie inconsuete, abbigliamento pulito ed elegante anche per i contadini.

 “Ogni sabato sera c’era il cinema e dal 1962 in poi, con l’avvento di un clima più rilassato, arrivava persino qualche film da Hong Kong, per lo più storie d’amore…”

La Rivoluzione Culturale brucia i libri!

Ma la tregua dura poco. Si coltivano devastanti sensi di colpa. L’Occidente diventa un “un miasma di povertà e squallore”.

“Siete fortunati ad avere una scuola e dei libri da leggere. Nei paesi capitalisti i bambini devono lavorare per mandare avanti la famiglia e non morire di fame”.

Tutto ciò che sa di vecchio va distrutto e cancellato.

“Distruggere i quattro vecchi, che erano poi le vecchie idee, la vecchia cultura, le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini. Seguendo quell’oscuro invito, in tutta la Cina le Guardie Rosse scesero in strada, dando sfogo al vandalismo, all’ignoranza e al fanatismo[…] Furono accesi dei falò per bruciare i libri e nel giro di pochissimo tempo quasi tutti i tesori delle collezioni private furono distrutti”363

Anche la bellissima libreria del padre (piena di erbe velenose, secondo la terribile signora Shau), costruita libro dopo libro con fatica e grandi sforzi finanziari.

Jung Comincia a dubitare…

Papà Chang, funzionario incorruttibile, subisce torture inenarrabili, fino alla pazzia.

“Fu proprio in seguito a quell’episodio che cominciai a giudicare i cinesi dividendoli in due categorie: quelli umani e quelli disumani. C’era voluto un grande sommovimento come la Rivoluzione Culturale per far emergere quelle caratteristiche nelle persone, che fossero giovani Guardie Rosse, adulti Ribelli o seguaci del capitalismo”440

Poesia nutrice di speranza: la prima poesia di Jung- Guardia Rossa

“25 Marzo 1968. Quella notte, mentre dal letto ascoltavo i colpi di arma da fuoco e gli altoparlanti dei Ribelli che vomitavano improperi da far gelare il sangue, raggiunsi una svolta fondamentale nella mia vita: mi avevano sempre detto, e io ci avevo creduto, che vivevamo in un paradiso terrestre, la Cina socialista, mentre il mondo capitalista era l’inferno. Ora mi chiedevo: se questo è il paradiso, allora l’inferno che cos’è?

Decisi che mi sarebbe piaciuto vedere con i miei occhi se nel mondo esisteva davvero un posto più carico di sofferenza. Per la prima volta, arrivai a odiare consapevolmente il regime sotto il quale vivevo e a desiderare ardentemente un’alternativa. Tuttavia, inconsciamente evitavo di giudicare Mao egli faceva parte della mia esistenza fin da quando ero bambina, era l’idolo, il dio, la fonte di ispirazione. Tutto ciò che mi ero proposta di realizzare nella vita, lo avevo fatto in nome suo. Un paio d’anni prima sarei stata felice di morire per lui…”473

Il terrore

1968 La quarta fase della rivoluzione culturale:  terrore, lavoro duro per rieducare i quadri, abolizione dello sport in quanto distrazione dalla Rivoluzione,  danze della lealtà, gulag-terra di zombie per i malati di asbestosi. Anche  Jung si ammala e mentre si cura,  scopre la rigogliosa natura intorno, riesce persino a leggere Primo amore di Turgenev .

Muore la grande  nonna…

“Da allora ho spesso sognato mia nonna, e tutte le volte mi sono svegliata in preda ai singhiozzi. Era stata una persona eccezionale: vivace, dotata di talento ed estremamente in gamba. Ma non aveva mai avuto la possibilità di mettere a frutto quelle sue capacità. Figlia di un poliziotto di provincia pieno di ambizioni, concubina di un signore della guerra, matrigna in una famiglia grande ma divisa e infine madre e suocera di due funzionari comunisti, aveva avuto ben poche occasioni di serenità: Gli anni vissuti con il dottor Xia erano trascorsi sempre all’ombra del passato, e insieme avevano affrontato la povertà, l’occupazione  giapponese e la guerra civile.

Avrebbe potuto trovare la felicità nell’accudire i nipoti, ma raramente l’ansia nei nostri riguardi l’aveva lasciata. Aveva vissuto per quasi tutta la vita nella paura, e molte volte aveva visto la morte da vicino . Era una donna forte, ma alla fine le disgrazie che si erano abbattute sui miei genitori, la preoccupazione per i nipoti e l’ondata di ostilità maligna della gente avevano cospirato per schiacciarla. Comunque, l’evento davvero insopportabile per lei era stata la sorte della figlia. Era stato come se provasse nel corpo e nell’anima tutte le sofferenze di mia madre, e alla fine l’accumularsi di angoscia su angoscia l’aveva stroncata”532-33 

11965. Jung-medico scalzo.”Più libri si leggono più si diventa stupidi“,   linea guida di Mao per la sanità e l’istruzione. Jung, che aveva sognato di diventare medico, cura i malati senza avere una preparazione specifica: ilpartito lo richiede… 

L’esame per la borsa di studio in Occidente-La Lingua Inglese

Un capitolo a sé è  quello del suo rapporto con la Lingua Inglese Questa è una parte della storia che fa appello in qualche modo alla mia esperienza di insegnante di Inglese. Coetanea di Jung Chang, sebbene figlia di un mondo agli antipodi rispetto al suo, ritrovo nella sua esperienza alcuni sentimenti e spinte comuni. La difficoltà di far pratica della lingua scelta, la necessità di formarsi sui pochi strumenti disponibili in una piccola realtà di provincia, l’impossibilità di viaggiare, di esplorare e  usufruire di opportunità che invece,  proprio in un paese in preda alla follia rivoluzionaria del tempo di Mao, il giovane Cigno selvatico riesce a sfruttare.

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Il conflitto accompagnerà sempre Jung anche se, da un certo momento in poi, riesce a fare della sua vita quello che vuole. Lo fa in Occidente, nel Regno Unito dove il sistema comunista la invia come sua rappresentante, dopo aver la sottoposta ad un esame difficilissimo brillantemente  superato, insieme ad altri incredibili  ostacoli  burocratici e politici. Vince la borsa di studio in UK dove si laurea in Inglese e dove sposerà il suo amore occidentale.  Il suo approdo all’agognato mondo Britannico è commovente.

Il romanzo è un loop magico che racchiude tesori di esperienze e conoscenze: dal prologo che riassume il turbinio di emozioni di Jung in Cina e la realizzazione dei suoi obiettivi in Occidente, all’ epilogo che mette a fuoco tutte le aspettative, i sogni, e i successi di una giovane figlia della Cina Maoista.

Epilogo

“Londra è diventata la mia città. Per dieci anni ho evitato di pensare alla Cina che mi ero lasciata alle spalle. Poi nel 1988 mia madre venne a trovarmi e per la prima volta mi racconta la storia della sua vita e di quella di sua madre. Quando tornò a Chengdu, lasciai che anche i miei ricordi risalissero a galla e che le lacrime mai versate m’inondassero la mente. Fu allora che decisi di scrivere Cigni Selvatici. Il passato non era più doloroso da ricordare, perché finalmente avevo trovato amore e appagamento, e quindi serenità”

E con un brivido lungo la schiena mi congedo dai fantastici Cigni Selvatici e dallo stupore di paesaggi da fiaba ammorbati dalla crudeltà umana.

 

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