• Mondo Fuori

  • Alla Fiera delle Parole One Book One City Padova legge il romanzo della Atwood. Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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E.George-UN PICCOLO GESTO CRUDELE. Mistero a Lucca per l’Ispettore Lynley

un piccolo gesto crudele-George

La storia è essenziale: una bambina Londinese, figlia di un professore universitario di origini Pakistane e di una donna Inglese, viene rapita a Lucca, dove la mamma l’ha portata,  di nascosto del padre. A Lucca la donna vive con il nuovo compagno Lorenzo. Il padre non si rassegna all’abbandono e comincia a cercare la bambina con l’aiuto della vicina di casa, una poliziotta alquanto originale.

Gli eventi accadono tra Lucca e Londra, lentamente e senza troppe scosse, tranne quella che vedrà Angelina-mamma in fuga, andare incontro a una sorte inattesa. In modo  più che prevedibile, invece, i sospetti relativi alle malefatte che emergeranno strada facendo,  convergono tutti  sul Pakistano fedigrafo, bugiardo e nero.

A metà del percorso mi assale una certa noia, o stanchezza forse. La storia si infarcisce di innumerevoli dettagli che invece di contribuire alla costruzione di un climax efficace, diventano noiosi inciampi. E allora mi chiedo: come faccio ad arrivare a pagina 700?

Alla 400esima pagina ho individuato la chiave. Ho capito! Ho davanti a me, bella e pronta fin nel minimo dettaglio, la sceneggiatura della soap TV. E una soap ha le sue esigenze: deve durare, durare, durare. Stiracchiare la storia fino alla rottura (del lettore/ telespettatore).

Elizabeth George si è documentata a fondo sul sistema investigativo Italiano, ma per quanto riguarda la costruzione degli “Italiani”  da l’impressione di affidarsi troppo ai tanti cliché su donne, mamme, uomini, cibo, piccole e grandi manie. I personaggi sono a volte quasi caricaturali.

E tuttavia, vado avanti. Il fascino ineludibile di Londra gioca la sua parte e mi tiene avvinta. In fondo mi piace accompagnare i protagonisti attraverso la città, riconoscendone luoghi e atmosfere incantate. Rivivere in questo modo il mio vissuto e le mie scelte di vita e professionali, mi rende meno faticosa la lettura di una storia spesso scontata.

Gradevole e autentico risulta il gioco linguistico tra traduttori,  equivoci e rimpianto di non poter comunicare efficacemente perché non si conosce la lingua dell’altro. E il disagio è palpabile.

Assaggini

Le strane domande della nonna ai nipoti Bianca e Marco. Quando io faccio colazione con i miei nipoti non mi sogno neanche di fare certe domande!

Torre Giunigi-Lucca

“Mentre mangiavano, la nonna li sottopose a un interrogatorio approfondito. Andavano a messa tutte le domeniche? Erano stati alla funzione del Giovedì Santo? E il Venerdì Santo avevano fatto penitenza per tre ore? Quand’era l’ultima volta che si erano confessati?” p.368

anfiteatro-Lucca

Una bella descrizione di Lucca dalla Torre Lo Bianco

“Il sole stava per tramontare e i tetti di Lucca erano bagnati da una luce dorata. Salvatore le indicò vari monumenti e punti della città, dicendole i nomi sottovoce e facendole fare piano piano il giro del tetto. Barbara non capì una sola parola: le era chiaro soltanto che Salvatore amava la sua città, cosa che trovava comprensibilissima. Dall’alto era possibile ammirare il dedalo di viuzze del centro in cui si intravedevano giardini altrimenti del tutto nascosti, si riconosceva l’ovale dell’anfiteatro e si scorgevano decine di chiese e campanili che dominavano i rispettivi quartieri. E tutto intorno c’erano le mura, che erano splendide. Di sera, con la brezza fresca che soffiava dalla piana del Serchio, quel posto era un paradiso…” p.650

 

Perché Inspector Lynley è ambientato in UK? È una questione di accento…

Elizabeth è affascinata dall’accento britannico. Come molti Americani insegue il sogno di un accento British. Quella americana è tutt’altra  lingua. Inoltre la affascinano la cultura pop, Beatles in testa, gli attori, i film. Insomma tutta la cultura Britannica è per lei come un sogno da vivere in prima persona.

 

Jung Chang-CIGNI SELVATICI. Il respiro della storia nell’alito di tre donne coraggiose.In Cina.

CIGNI SELVATICI DI JUNG CHANG

La cavalcata lunga un secolo, verso il comunismo di Mao e il suo “nuovo mondo”, è il filo conduttore di Cigni Selvatici di Jung Chang.

L’anima della storia pulsa violenta nel conflitto interiore di Er-Hong-Cigno Selvatico e della sua famiglia simbolo della riflessione critica sulla filosofia di Mao e su alcune sue perverse applicazioni.E tuttavia, gli effetti della propaganda martellante e delle conseguenti azioni politiche rendono Jung una convinta e irriducibile sostenitrice di Mao. Le vicende e le scelte dolorose della madre e del padre che, da protagonisti illuminati della Rivoluzione diventano vittime della stessa a causa del loro atteggiamento critico, alimentano in lei uno spirito indomito amante della cultura, della letteratura, della libertà e della ricerca di una dimensione individuale, all’interno di una cornice collettivistica soffocante.

Storie di donne: la nonna, la madre, la figlia/nipote.

L’affresco di Chang illumina tre donne protagoniste di una storia per molti versi eterna e ripetibile, anche se in età e contesti diversi.

 

Nonna Yu-Fang (1909-1969): “all’età di quindici anni mia nonna divenne concubina di un signore della guerra…L’unione fu combinata dal padre di lei, un funzionario di polizia di Yixian, una cittadina di provincia della Manciuria sudoccidentale…”

L’unione è contrassegnata dalle rigide norme cui era sottoposta una concubina nella Cina del tempo. Rigide norme accompagnate da  intrighi pazzeschi orditi dalle altre concubine e dai loro complici. Il generale Xue-signore della guerra, spesso assente e poco interessato alle beghe domestiche, fu nei suoi confronti meno oppressivo di quanto avrebbe potuto e spesso le permetteva di andare a far visita alla sua famiglia. La sorte che attendeva Yu-Fang era comunque segnata. Morto lui tutte le sue concubine avrebbero dovuto seguirlo nella tomba. E tuttavia le cose possono fortunatamente cambiare:

“Circa una settimana dopo (la morte del suo signore e padrone) i genitori ricevettero una lettera della moglie del generale, in cui si diceva che il marito, con le sue ultime parole, aveva restituito la libertà a mia nonna”

La nonna torna a casa e affronta nuovi problemi con la famiglia del dottor Xia che vuole sposarla. Sono gli anni in cui inizia “la lotta per una nuova Cina”, comunista o meglio Maoista. Dall’unione nasce Bao Qin/De hong, (1931), la rivoluzionaria.

De-hong-Cigno Selvatico affronta “La lunga marcia” . Si sposa con un uomo tutto partito, doveri e rigore, che tuttavia ama profondamente:

“Mia madre aveva diciotto anni, si era appena sposata ed era piena di speranze per una nuova vita, ma si sentiva infelice, confusa e isolata. Aveva sempre confidato nel suo senso innato di ciò che era giusto e di ciò che era sbagliato, ma ora questo sembrava in conflitto con il punto di vista della sua “causa” e, spesso, anche il giudizio del marito, di cui era innamorata. Per la prima volta cominciò a dubitare di sé stessa”

La riforma del pensiero

Fulmineo e fulminante il richiamo alla Thought Police in  1984 di  George Orwell. 

“Quelle intrusioni sistematiche del Partito nella vita privata della gente erano dei punti chiave di quel processo noto sotto il nome di “riforma del pensiero” Mao esigeva non solo una disciplina esteriore, ma l’assoggettamento totale di tutti i pensieri, grandi o piccoli che fossero. Ogni settimana si teneva una riunione dedicata all’ “esame del pensiero” per coloro che “erano nella rivoluzione” Ognuno doveva criticare sé stesso per i propri pensieri scorretti e sottomettersi alle critiche degli altri.[…]L’idea di fondo era che tutti dovevano “riformarsi” per diventare sempre più simili ai contadini perché la rivoluzione comunista era in sostanza una rivoluzione contadina.”207

Bao-Qin è tormentata dai dubbi, dal dolore fisico e dalla paura, fino alla depressione e all’impossibilità di badare ai suoi figli, ma la tempra è ferrea e il Cigno selvatico non si scoraggia. In questa atmosfera viene concepita De-hong/Jung, la narratrice, è il  1952 .

Il buio della mente

Inizia anche per Jung Chang/Er-hong il lungo ed estenuante processo di indottrinamento, sebbene per lei, figlia di funzionari del partito, qualche piccola ”via traversa” viene attraversata per risolvere alcuni problemi, specialmente grazie alla capacità di mediazione e alla tenacia della mamma.

Er-hong, sin da giovanissima,  entra nel lungo e faticoso processo di formazione di una brava comunista. Ad un certo punto del percorso si ritrova tuttavia all’interno della “politica dei cento fiori”, tra i serpenti da stanare: studenti, insegnanti, scrittori, artisti, scienziati  e altri professionisti, tutti ritenuti elementi di destra ammorbati dal virus del capitalismo. Gli intellettuali vengono sollecitati ad esporre critiche per migliorare, ma è solo un’illusione:

“Mia madre pensò che fosse un modo per promuovere ancor di più il processo di liberalizzazione[…]Sentiva che la Cina avrebbe avuto veramente un Partito moderno e democratico, un Partito che accettava le critiche come uno stimolo al rinnovamento, e fu orgogliosa di essere comunista[…]Nessuno di loro fu informato di altre osservazioni che Mao aveva fatto più o meno in quel periodo, e riguardavano lo stanare ‘i serpenti dalle loro tane’, cioè scovare chiunque osasse opporsi a lui e al suo regime” 268

Miti Cinesi-La leggenda della Piana del Ragazzo dei Bufali-clicca e ascolta

Gole Yangtze-Cina

 Il Grande Balzo in Avanti

Viva il “Grande Balzo in Avanti!” “Tutti a produrre acciaio”. Scuole chiuse e campi incolti per produrre acciaio, anche nelle povere case contadine, in ogni piccolo campo ci sono crogiuoli  in cui ribolle acciaio! Allucinazione totale che porta alla carestia più atroce della storia. La creazione del nemico esterno e le calamità naturali diventano l’utile capro espiatorio per far accettare alle masse la carestia devastante e le politiche economiche conseguenti.

Nel 1962 inizia un periodo relativamente più rilassato e  Er-hong/Jung scopre il Cinema, anche quello Occidentale, e descrive la propria meraviglia di fronte a storie inconsuete, abbigliamento pulito ed elegante anche per i contadini.

 “Ogni sabato sera c’era il cinema e dal 1962 in poi, con l’avvento di un clima più rilassato, arrivava persino qualche film da Hong Kong, per lo più storie d’amore…”

La Rivoluzione Culturale brucia i libri!

Ma la tregua dura poco. Si coltivano devastanti sensi di colpa. L’Occidente diventa un “un miasma di povertà e squallore”.

“Siete fortunati ad avere una scuola e dei libri da leggere. Nei paesi capitalisti i bambini devono lavorare per mandare avanti la famiglia e non morire di fame”.

Tutto ciò che sa di vecchio va distrutto e cancellato.

“Distruggere i quattro vecchi, che erano poi le vecchie idee, la vecchia cultura, le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini. Seguendo quell’oscuro invito, in tutta la Cina le Guardie Rosse scesero in strada, dando sfogo al vandalismo, all’ignoranza e al fanatismo[…] Furono accesi dei falò per bruciare i libri e nel giro di pochissimo tempo quasi tutti i tesori delle collezioni private furono distrutti”363

Anche la bellissima libreria del padre (piena di erbe velenose, secondo la terribile signora Shau), costruita libro dopo libro con fatica e grandi sforzi finanziari.

Jung Comincia a dubitare…

Papà Chang, funzionario incorruttibile, subisce torture inenarrabili, fino alla pazzia.

“Fu proprio in seguito a quell’episodio che cominciai a giudicare i cinesi dividendoli in due categorie: quelli umani e quelli disumani. C’era voluto un grande sommovimento come la Rivoluzione Culturale per far emergere quelle caratteristiche nelle persone, che fossero giovani Guardie Rosse, adulti Ribelli o seguaci del capitalismo”440

Poesia nutrice di speranza: la prima poesia di Jung- Guardia Rossa

“25 Marzo 1968. Quella notte, mentre dal letto ascoltavo i colpi di arma da fuoco e gli altoparlanti dei Ribelli che vomitavano improperi da far gelare il sangue, raggiunsi una svolta fondamentale nella mia vita: mi avevano sempre detto, e io ci avevo creduto, che vivevamo in un paradiso terrestre, la Cina socialista, mentre il mondo capitalista era l’inferno. Ora mi chiedevo: se questo è il paradiso, allora l’inferno che cos’è?

Decisi che mi sarebbe piaciuto vedere con i miei occhi se nel mondo esisteva davvero un posto più carico di sofferenza. Per la prima volta, arrivai a odiare consapevolmente il regime sotto il quale vivevo e a desiderare ardentemente un’alternativa. Tuttavia, inconsciamente evitavo di giudicare Mao egli faceva parte della mia esistenza fin da quando ero bambina, era l’idolo, il dio, la fonte di ispirazione. Tutto ciò che mi ero proposta di realizzare nella vita, lo avevo fatto in nome suo. Un paio d’anni prima sarei stata felice di morire per lui…”473

Il terrore

1968 La quarta fase della rivoluzione culturale:  terrore, lavoro duro per rieducare i quadri, abolizione dello sport in quanto distrazione dalla Rivoluzione,  danze della lealtà, gulag-terra di zombie per i malati di asbestosi. Anche  Jung si ammala e mentre si cura,  scopre la rigogliosa natura intorno, riesce persino a leggere Primo amore di Turgenev .

Muore la grande  nonna…

“Da allora ho spesso sognato mia nonna, e tutte le volte mi sono svegliata in preda ai singhiozzi. Era stata una persona eccezionale: vivace, dotata di talento ed estremamente in gamba. Ma non aveva mai avuto la possibilità di mettere a frutto quelle sue capacità. Figlia di un poliziotto di provincia pieno di ambizioni, concubina di un signore della guerra, matrigna in una famiglia grande ma divisa e infine madre e suocera di due funzionari comunisti, aveva avuto ben poche occasioni di serenità: Gli anni vissuti con il dottor Xia erano trascorsi sempre all’ombra del passato, e insieme avevano affrontato la povertà, l’occupazione  giapponese e la guerra civile.

Avrebbe potuto trovare la felicità nell’accudire i nipoti, ma raramente l’ansia nei nostri riguardi l’aveva lasciata. Aveva vissuto per quasi tutta la vita nella paura, e molte volte aveva visto la morte da vicino . Era una donna forte, ma alla fine le disgrazie che si erano abbattute sui miei genitori, la preoccupazione per i nipoti e l’ondata di ostilità maligna della gente avevano cospirato per schiacciarla. Comunque, l’evento davvero insopportabile per lei era stata la sorte della figlia. Era stato come se provasse nel corpo e nell’anima tutte le sofferenze di mia madre, e alla fine l’accumularsi di angoscia su angoscia l’aveva stroncata”532-33 

11965. Jung-medico scalzo.”Più libri si leggono più si diventa stupidi“,   linea guida di Mao per la sanità e l’istruzione. Jung, che aveva sognato di diventare medico, cura i malati senza avere una preparazione specifica: ilpartito lo richiede… 

L’esame per la borsa di studio in Occidente-La Lingua Inglese

Un capitolo a sé è  quello del suo rapporto con la Lingua Inglese Questa è una parte della storia che fa appello in qualche modo alla mia esperienza di insegnante di Inglese. Coetanea di Jung Chang, sebbene figlia di un mondo agli antipodi rispetto al suo, ritrovo nella sua esperienza alcuni sentimenti e spinte comuni. La difficoltà di far pratica della lingua scelta, la necessità di formarsi sui pochi strumenti disponibili in una piccola realtà di provincia, l’impossibilità di viaggiare, di esplorare e  usufruire di opportunità che invece,  proprio in un paese in preda alla follia rivoluzionaria del tempo di Mao, il giovane Cigno selvatico riesce a sfruttare.

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Il conflitto accompagnerà sempre Jung anche se, da un certo momento in poi, riesce a fare della sua vita quello che vuole. Lo fa in Occidente, nel Regno Unito dove il sistema comunista la invia come sua rappresentante, dopo aver la sottoposta ad un esame difficilissimo brillantemente  superato, insieme ad altri incredibili  ostacoli  burocratici e politici. Vince la borsa di studio in UK dove si laurea in Inglese e dove sposerà il suo amore occidentale.  Il suo approdo all’agognato mondo Britannico è commovente.

Il romanzo è un loop magico che racchiude tesori di esperienze e conoscenze: dal prologo che riassume il turbinio di emozioni di Jung in Cina e la realizzazione dei suoi obiettivi in Occidente, all’ epilogo che mette a fuoco tutte le aspettative, i sogni, e i successi di una giovane figlia della Cina Maoista.

Epilogo

“Londra è diventata la mia città. Per dieci anni ho evitato di pensare alla Cina che mi ero lasciata alle spalle. Poi nel 1988 mia madre venne a trovarmi e per la prima volta mi racconta la storia della sua vita e di quella di sua madre. Quando tornò a Chengdu, lasciai che anche i miei ricordi risalissero a galla e che le lacrime mai versate m’inondassero la mente. Fu allora che decisi di scrivere Cigni Selvatici. Il passato non era più doloroso da ricordare, perché finalmente avevo trovato amore e appagamento, e quindi serenità”

E con un brivido lungo la schiena mi congedo dai fantastici Cigni Selvatici e dallo stupore di paesaggi da fiaba ammorbati dalla crudeltà umana.

 

Affascinailtuocuore legge IL VOCABOLARIO, novella scritta a macchina da Gianni Rodari

Gianni Rodari

 

 

 

Fiera delle Parole 2019-Padova. Il meraviglioso romanzo di Margaret Atwood IL RACCONTO DELL’ANCELLA, conquista il BO e il progetto One Book One City Padova

onbookonecityPadova

 

Il meraviglioso romanzo di Margaret Atwood  IL RACCONTO DELL’ANCELLA, conquista il BO e il progetto One Book One City Padova. Il progetto di lettura individuale e collettiva viene presentato  nell’ambito del festival  letterario La Fiera delle Parole   che si tiene ogni anno nella città del Santo.  

Amo questo romanzo  e sono sicura che moltissime persone ne apprezzeranno  la qualità stilistica e il contenuto illuminato. Chi ha voglia di conoscere le ragioni di questo amore può leggere qui la mia recensioriflessione  

Attualmente è in lettura anche nel gruppo di lettura di Selvazzano, Girolibro.

 

 

 

Bomboniere-Beniamino Joppolo-GLI ALBERI DI ALBERTO, un abbraccio vitale in “un sensuale rapporto con la natura”

 

 

Joppolo-Gli alberi di Alberto (2)

La storia narrata è strettamente connessa alla  “storia” del libro. Ed io voglio  raccontarvele entrambe.

Taschinabili

Gli alberi di Alberto di Beniamino Joppolo, è pubblicato da una casa editrice indipendente di Messina,  Il Pungitopo  e fa parte della collezione dei “Taschinabili”.  Portarsi un libretto  nel taschino, magari sul cuore, è un’invenzione golosissima! Affascinante!  

L’ho ricevuto come bomboniera di nozze, nella sua scatolina azzurra calda intima e piena di promesse. Gli sposi, due giovani professionisti Messinesi, hanno voluto donare agli ospiti una parte di sé e della loro amatissima terra, da cui sono partiti per studiare e  lavorare in Veneto. Invece del solito oggettino da relegare nelle profondità della soffitta o di qualche vetrinetta, eccovi un “taschinabile” da leggere e godere per coltivare l’anima.

Sulle colline del Messinese, tra mare e terra, sullo sfondo di una magnifica villa, alla luce di un tramonto marino infuocato e sognante, fanno bella mostra di sé su un lungo tavolo appoggiato ad una parete della casa,  decine di pacchetti, tutti uguali e misteriosi. Ne prendo uno a caso. Lo apro avidamente. Ancora non so cosa contenga, mi aspetto una bomboniera diversa dal solito, conoscendo gli sposi, ma ciò che trovo va oltre ogni mia aspettativa.

Trovo un libro piccolo piccolo,  Gli alberi di Alberto di Beniamino Joppolo. Non  lo conosco e non so nulla dell’autore, ma il titolo mi piace, evoca altre storie e un mondo naturale, sempre affascinante.  Lo considero anche una buona occasione per conoscere Joppolo.

La storia inizia in medias res. È estate, un agosto  caldo  e affollato di rumorose cicale.  Alberto è seduto al balcone della sua casa di campagna e si gode il silenzio che piomba finalmente quando le cicale decidono di stare zitte…

È solo, in compagnia  dei suoi silenziosi  sogni.  Ma un telegramma spezza gioiosamente il silenzio del luogo  e della sua anima: suo fratello, sua sorella,  e i nipoti verranno in vacanza nella terra degli avi, a ricongiungersi con i ricordi d’infanzia. Alberto è strafelice e pronto ad accoglierli nel migliore dei modi.

Il giorno dell’arrivo fa una corsa liberatoria attraverso la  sua campagna, salutando  in modo insolitamente allegro chiunque incontri, abbracciando i suoi amati alberi: i noccioli, i ciliegi, i gelsi. Insomma, è incredibilmente felice di rompere la tanto amata solitudine.

silvoterapia-abbraccio Joppolo

Arrivano gli ospiti. Alberto cerca di abbinare con i  corpi che ha di fronte il ricordo che ha di loro, trova differenze, riscontra piacevoli similitudini. La sorpresa più forte la riservano i due nipoti adolescenti  Gabriella e Giovanni.

Il  “povero, vecchio zio Alberto” diventa facile  preda di  una fascinazione speciale per questi due ragazzi e decide di lasciare loro in eredità  il vecchio noce e il vecchio ciliegio piantati da lui stesso bambino. I due accettano  con gratidutine e bontà, ringraziano e abbracciano  lo zio per questo pensiero.

 

Il testamento di Alberto

“Di quello che è di vostra madre e di vostro padre decideranno essi, ma io sin da ora volgio dirvi cosa ho deciso per il mio. Alberto indicò un noce smilzo alto con folgie lunghe di un verde slavato:

-Quel noce l’ho piantato io.

Poi indicò un ciliegio ampio tozzo con folgie piccole acute spesse tutte tempestate di piccole macchie rosse.

-Ed anche quel ciliegio l’ho piantato io.

La sua voce cominciò ad emozionarsi: Il noce lo lascio a te, Gabriella, come mio ricordo, e il ciliegio a te, Giovanni. I due nipoti lo guardavano e gli sorridevano con bontà. Per cui egli sciolse il suo cuore nelle parole con una piena fiducia abbandonata:

“Io amo tutto quello che i vostri nonni mi hanno lasciato e volgio che anche voi amiate tutto…”ppgg 76-77

La realtà è  testarda e feroce. Alberto, si trova inevitabilmnte a farci i conti e ad uscire finalmente dal suo mondo sospeso. Gli è servito allo scopo incontrare i suoi fratelli, ma soprattutto i suoi due giovanissimi nipoti in preda a risa e pulsioni adolescenziali. 

Vengono dalla città Giovanni e Gabriella, da Torino lei e da Siracusa lui, hanno poca familiarità con i vecchi “padri alberi”. E Alberto lo scopre, mentre loro amoreggiando, commentano il gesto del “povero zio” . Ma chi pensa mai di di rinchiudersi  qui per curare gli alberi dello zio!

 

È la svolta, narrativa e vitale. Alberto viene riportato bruscamente alla realtà e scopre di amare profondamente la sua terra aspra, i suoi generosi alberi, che lascerà invece a chi  già li ama e li amerà sempre. E comincia anche a vedere la gente di campagna con occhi nuovi, li capisce di più e desidera ardentemente che rimangano  proprio così come sono sempre stati, con tutti i loro difetti.. Questa è la loro bellezza.

Leone il fattore decide di andare per il mondo, ma alla fine…-

“ Cosa hai deciso Leone?

-Ho deciso di andarmene , don Alberto.

-Andartene?

– Sì, andarmene.

– E dove?

– Per il mondo

– Ah!

– Cosa vuole, don Alberto, una volta o l’altra bisogna pur decidersi a girare per il mondo, a tentare la fortuna…Qui non c’è speranza, don Alberto” p.13

È la filosofia che ispira questa storia a catturare il lettore. Il ritmo, il linguaggio, gli eventi sono meno coinvolgenti, pur presentando un efficace climax interno alla psicologia del protagonista. Alberto è un personaggio  tutto “round”, che dopo un percorso di riflessione e sofferenza modifica il suo approccio alla vita.  Rimane di questa lettura la spinta vitale dell’abbraccio appassionato  agli alberi, un abbraccio fisico  e psicologico, un abbraccio che apre alla speranza.

 “Caro noce, caro nocciolo, caro ciliegio, cara quercia, caro castagno, caro ulivo, non preoccupatevi, non pensateci, chi non ama voi non ama le radici, chi non ama voi non ha viscere complete, manca delle viscere della linfa vegetale, è un menomato, è un deficiente, non pensateci…, E con la mente Alberto sentiva nell’abbraccio le tenere scorze di noce, di nocciolo, di ciliegio, di quercia, di castagno di ulivo, cedere al suo affetto in svenimenti di crepuscolo” p.86

 

Ancora un paio di assaggi…

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Lo Stretto dei Dardanelli: Il gelso-casa di zio Emanuele- “Lo zio Emanuele possedeva un gelso il cui tronco si sviluppava metà orizzontalmente e metà verticalmente. Volle costruire una stalla vicino al gelso ma non volle sacrificare il gelso e allora lo fece passare dentro e certe volte lo usava come cuscino per dormire. Poi aggiunse una stanza alla stalla, poi un’altra, finché non costruì una casa a tre piani con per fondamento di fede il tronco di gelso, un casa rettangolare stretta,, “lo Stretto dei Dardanelli” piena di finestrelle proprio come una colombaia, sicché sembrava una casa che aveva la virtù di cambiare in colombo chiunque si mettesse ad abitarla. Ed Alberto ora tubava dal ridere mentre guardava quella casa e ancora incominciò a correre”p.44

Il Paradiso degli aranci- “ E Alberto andò oltre per viuzze pietrose e irregolari che di tanto in tanto avevano dei giardini chiusi da muri. Uno ce n’era di aranci i cui tronchi e le cui radici erano al muro aggrovigliati e pure avevano un disperato e intenso verde cupo di foglie e di grossi frutti acerbi dalla scorza forte  grossa e rugosa. E Alberto pensò che  se anche per le piante esistevano un inferno e un purgatorio e un paradiso per quegli aranci  era certa,mente riservatop il paradiso in considerazione del disperato e continuo sforzo che facevano per aprirsi la vita con i denti rabbiosi delle radici tra calcinaccio e ciottoli” pp.gg 57-58

DAL TITOLO: “ un  sensuale rapporto con la natura[…]in un linguaggio lirico che echeggia variamente G. Leopardi, G. D’Annunzio, D. Campana”. Dizionario Treccani

 

Libri dal gruppo di lettura GIROLIBRO di Selvazzano Dentro.

 

Benvenuti nel widget dedicato al Gruppo di Lettura Girolibro di Selvazzano Dentro!

 

GIROLIBRO gdl-selvazzano

Girolibro-Gruppo di lettura in Biblioteca, e non solo… A Selvazzano Dentro

In elenco i libri (con recensione) che Affascinailtuocuore ha preso in prestito da Girolibro. Una lista che prevedo si arricchirà di molte altre “golosità”:

 

Giovanni ALLEVI                 L’EQUILIBRIO DELLA LUCERTOLA. Alla ricerca dell’equilibrio asimmetrico, con l’aiuto della lucertola- spirito-guida.

D. DI PIETRANTONIO              BELLA MIA. A L’Aquila con Caterina, Marco e nonna per riprendersi la vita dopo il grande sisma.  

Oriana FALLACI               PENELOPE ALLA GUERRA-“Ogni cosa è fatta di tre punti di vista: il mio, il tuo e la verità.” I pericoli di un triangolo amoroso.      

Kent HARUF     VINCOLI (The tie that binds) “Bentornati,(o benvenuti) a Holt!”, dove si esplorano vizi, brutture, virtù e bellezze

E.E. SCHMITT            OSCAR E LA DAMA IN ROSA. Corrispondenza, vita, amori e morte di un angelo

J. CHANG            CIGNI SELVATICI. Il respiro della storia nell’alito di tre donne coraggiose.

 

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                       E_GEORGE

 

O. Fallaci – PENELOPE ALLA GUERRA-“Ogni cosa è fatta di tre punti di vista: il mio, il tuo e la verità.” I pericoli di un triangolo amoroso.

“Grazie Oriana, grazie per avermi riportato a New York, attraverso il tuo magnifico discorso, sulle ali del ricordo di un momento speciale della mia vita, ”

 

Fallaci-Penelope

Dal gruppo di lettura prendo in prestito Penelope alla guerra, primo romanzo di  Oriana Fallaci. Lo leggo avidamente e ogni pagina mi riserva una stilla di piacere, di ricordi, di nostalgia, forse. Faccio una fatica enorme a non sottolineare, piegare, impadronirmi anche fisicamente di queste pagine. Purtroppo il libro non è mio, e dunque devo trattenermi, ma il fido taccuino, accanto a me, si lascia scribacchiare sopra tutte le note che voglio.

Bando alle divagazioni e torniamo alla storia di Giò, protagonista della storia, apprezzata sceneggiatrice e destinata ad un sicuro  successo, anche oltre i confini nazionali. Il suo capo la manda a New York in cerca di un soggetto “cinematografico” che, sotto la sua penna, possa diventare  un gran film.

La trasferta newyorkese, segnerà un momento cruciale nelle sue scelte professionali e di vita. New York è la sua città ideale, dove ha sempre sognato di vivere. È la città di Richard, il suo primo amore di pre-adolescente. Il    giovanissimo  soldato americano   dalla   testa    rossa,   accolto in famiglia durante la guerra per sfuggire ai Tedeschi, le  era rimasto nel cuore.

“È morto”, le disse suo padre. Dei due Americani era morto il più giovane e lei penso “è Richard”. Al dolore atroce per la perdita si era sostituito nel tempo il suo ricordo, diventato   parte del suo cuore.

In  America Giovanna, diventa Giò, perché nel mondo del cinema funziona meglio e poi si confonde quasi con un nome maschile, un qualunque John americano che, peraltro, crea  quella giusta ambiguità letteraria e sociale, utile allo sviluppo della storia.

“Ogni volta che passava davanti allo specchio non riusciva a vincere la tentazione di guardare ciò che al mondo le interessasse di più: sé stessa. E ogni volta restava un poco delusa: quasi che la ragazza di fronte fosse un’altra persona. Si sentiva un corpo robusto, ad esempio: e invece il corpo dentro lo specchio era fragile, efebico. Si sentiva un volto eccezionale, bocca dura, naso forte, occhi fermi: e invece il volto dentro lo specchio era un volto qualsiasi, la bocca tenera, il naso piccolo, gli occhi a volte così spaventati. E non si piaceva.” p.7

Giò va incontro al  suo destino

Prima di partire Giò  saluta Francesco l’innamorato Italiano, cercando di placare le sue ansie:

“Sembra che tu abbia un appuntamento laggiù. Peggio mi sembri un Ulisse che va a espugnare le mura di Troia. Ma non sei Ulisse, sei Penelope. Lo vuoi capire, sì o no? Dovresti tesser la tela, non andare alla guerra. Lo vuoi capire, sì o no, che la donna non è un uomo?” P.13

A Gomez, il contatto americano, Giò piace molto.    Immediatamente legge in lei una donna di carattere, brava, seducente,  insomma    la  persona giusta per la cittadinanza Americana, e Newyorkese in particolare. Le offre un ottimo stipendio per mollare l’Italia, il suo amico produttore e tutto il resto. Giò si prende un po’ di tempo per decidere, lusingata e confusa allo stesso tempo. Ma non intimidita, anzi, detta subito le sue condizioni in caso accetti.

 America e  Dio denaro

“Le piace il denaro?”

“sì”

“Molto bene. A questa domanda, lei risponda sempre di sì. Qui conta solo il denaro, mia cara. Il denaro è il nostro dio, la nostra fede, la nostra suprema religione. Osservi le banche, in America: alte, solenni. Non sembrano cattedrali? Sono le nostre cattedrali. Osservi gli impiegati di Wall Street: neri, composti. Non sembrano preti? Sono i nostri preti. Osservi come tutti pronunciano la parola dollaro: con rispetto devoto…” p.31

Tempo di amici

E tempo di contattare Martine: la bellissima, la mangiauomini, quella che tutti preferivano tra le due amiche. Giò accetta a malincuore il suo invito a cena con Bill, il suo compagno, e un amico di lui. È ancora turbata dall’episodio al party che Gomez ha organizzato per introdurla nella “società che conta”. Le era sembrato di vedere Richard, o era un uomo che gli somigliava? Nel suo abitino tutto d’oro Giò ne era rimasta profondamente turbata. È possibile che sia Richard? È morto tanto tempo fa.

Inizia la cena e, l’inaspettato, l’imponderabile accade. Il “suo “Richard è lì, davanti a lei,   l’amore della sua vita! Il suo sogno divenuto realtà! Le sembra di toccare il cielo con un dito. Lui non ricorda, ma con l’aiuto di Giò, recupera quel passato ormai  rimosso. Scatta di nuovo la magia tra i due.

Richard è una guida perfetta, porta Giò nei posti più caratteristici di New York e le svela l’anima segreta della sua città:

“La New York che tu conosci ”diceva” non è quella vera. È quella di Bill: fatta di cemento, fiocchi d’avena ed orgoglio. Io ti mostrerò la vera New York che è spiritosa, elegante, internazionale come nessuna metropoli. Dimmi: dove trovi in Europa la vecchia Ungheria, la vecchia Russia, la vecchia Francia, la vecchia Italia? In Europa tentate di copiare l’America, siete quasi Americani. Ma qui trovi gli europei che emigrarono cento anni fa: e non li abbiamo sciupati. Ah Giò devi capire perché amo New York. Perché c’è il mondo intero, a New York: Londra, Parigi, Pietroburgo, Tokio, Beirut, Shangai. C’è tutto: perfino il senso di Humour….”p.105

È divertente Richard. Scherza, la fa ridere. ma c’è qualcosa in lui che la inquieta, quel suo fuggire-sfuggire, quella sua frenesia di fare sempre qualcosa per evitare di stare a contatto intimo con lei.

“I giorni, ora che Richard era nuovamente fuggito, stagnavano immobili: pesanti come l’aria di Agosto quando tutto s’acquatta in un raschiar di cicale…” p.200

Eppure Richard è l’America, è la guerra personale di Giò-Penelope, il suo viaggio di formazione verso l’età adulta, attraverso i suoi sogni di bambina. Richard è il fantasma ideale su cui Giò ha costruito il suo immaginario. Il soldato bello e forte che la porterà verso la felicità e la bellezza.

All’inizio tutto ciò accade veramente. A quell’uomo/sogno Giò concede la sua verginità, la sua prima volta, le sue speranze, le sue aspettative. Ci crede e investe tutto  nel suo sogno, ostinatamente. Resiste alle fughe e alle bizze di Richard. È il suo sogno fatto realtà e non ci rinuncerà mai, checchè ne dicano Martine, Bill e Florence, mamma super assillante di Richard.

Ma è pur vero  che l’idea che ci facciamo di una persona deve inevitabilmente fare i conti con la realtà. La verità può essere feroce e straziante e, prima o poi, tutti ci inciampiamo. Anche a Giò. infatti  l’uragano arriva impietoso, devastante e illuminante.

Il racconto dell’uragano è tra le pagine più belle del libro. Scritto in uno stile incalzante e commovente permette a Richard di ricomporre l’immagine di una vita tormentata,  dove  l’ uragano diventa metafora dello stravolgimento psicologico vissuto. ppgg  147-152

Martine

La bellissima non è solo una bambola vanesia, il cui unico interesse è spendere i soldi dell’assegno divorzile,  anche lei  ha le  sue  belle cicatrici, ben nascoste, ma incise profondamente sul suo cuore:

ritaglio Martine-Fallaci

Bill, l’altro vertice di un triangolo impossibile, turba Giò  con i suoi modi  provocatori, ma alla fine  si riscatta con una lettera molto intensa e narrativamente molto bella, che invia a Giò dopo il suo rientro in Italia (p.130) Quasi un monito da seguire. Priva di ogni moralismo, ma dominata dalle lacerazioni profonde di una persona che ha tanto vissuto e tanto sbagliato.

Anche il “sogno differito” di Giò assume, di conseguenza, una nuova forma che spinge verso una nuova decisione.

“Io sono più brava di un uomo e le Penelopi non esistono più. Io faccio la guerra e seguo una legge da uomini 😮 me o te. O me o te. O me…” p.241

Assaggi

Un itinerario Newyorkese, come lo sento mio!-Al MOMA “Il museo era una faccenda noiosa, come tutti i musei. L’unica cosa che la colpì fu un cubo compresso di ferro, detto The Yellow Buick. Aveva le dimensioni di una grossa scatolae, spiegò Richard,un tempo era stato davvero una Buick gialla, poi qualcuno lo aveva compresso a quel modo perché in America si comprime tutto: i sentimenti, il coraggio, e la paura.” P.130

Le cascate del Niagara! – lato USA e lato Canada, qual è il più bello?-Era un grattacielo d’acqua che da uno spigolo tondo, lassù, precipitava abbandonandosi tutto nel vuoto. Liscio, prima,più di una vetrata, mosso dopo più di un mare in tempesta, si sfaceva sullo sfondo in un gorgo di schiuma: inesorabile come il pensiero stesso di Dio o dell’America in cui essa credeva. ..”p.142

Maledetta aria condizionata! Come la spengo? Aiuto!- “Dio che freddo! Strano: non era ancora settembre, come poteva far freddo?,pensò. Poi , cautamente, tolse il braccio da sotto il lenzuolo, accese la luce,tentò di capire se si trattasse di freddo o di febbre. Un ronzio cattivo le disse che si trattava di aria condizionata: la camerirera le aveva alzato il volume. Ancor più cautamente si levò, ercò l’interruttore per chiuderla.Non le riuscì di trovarlo…”p.47

Paura e pregiudizio-Anche il linguaggio di Oriana può essere sgradevole– “l’ultimo errore si chiamava Palladium, una pista da ballo pei negri. I negri sedevano sul pavimento e segnavano il tempo con le palme rosa. Il tempo era quello che dava un tamburo e il tamburo era enorme, anche il negro che lo suonava era enorme. Aveva enormi piedi ed enormi polpacci, enorme stomaco ed enormi dita con le quali rubava al tamburo un ritmo ossessivo e crudele che i negri chiamavano twist. Più che rubarlo, però, lo inventava, con la pesante superbia di un popolo sano, e presto non gli bastarono più le dita per inventarlo: così cominciò a battere i gomiti, presto non gli bastarono più i gomiti per inventarlo, così cominciò a batter la testa, più forte, sempre più forte, finché molti negri si alzarono e agitando i fianchi, le spalle, le braccia, si gettarono a ballar sulla pista ormai sussultante di inguini, volti contratti, sudore, ed uno gridò: “Come , young lady! Come!”, , cento, duecento, trecento, tutti neri ed enormi intorno a lei così piccola e bianca e segnavano il tempo ridevano con enormi occhi ed enormi denti, si spostavano a crearle un passaggio: l’eccitazione aumentò…”57

 

 

 

 

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