• Mondo Fuori

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • Amo l’Europa

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 8 Marzo 2021-Donne e uomini insieme con determinazione e speranza

  • 25 Aprile 2020- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 1° Maggio 2020-Coraggio!

    R.Guttuso-Portella delle Ginestre

  • 10 Maggio 2020-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

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Il LIBRO DELL’ANNO 2020 di Affascinailtuocuore è…

Libro dell’Anno 2020

 

La pandemia da covid ha stravolto  il mio orizzonte spazio-temporale. Ne risente anche la pubblicazione del Libro dell’Anno 2020. A marzo, come già lo scorso anno, mi ritrovo per caso  a scoprire il ritardo. 

Tuttavia, il malessere che la situazione sanitaria e sociale ha creato non mi ha tolto la voglia di leggere, anzi! Molti  libri 2020 mi hanno catturato  e hanno  concesso al mio cervello di vagare in un  altrove “immune”.

Come scegliere il preferito? 

Fatta una prima selezione  tengo:

  • Per l’arguzia, la simpatia, l’ironia: I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri;

  • Per la profondità dell’ispirazione, la leggerezza della narrazione, la sapienza della scrittura: Il buio oltre la siepe di Harper Lee;

  • Per la continuità con Il racconto dell’Ancella, per la forza delle idee proposte, per la caratterizzazione e il tipo di narrazione: Alias Grace di Margaret  Atwood;

  • Per la scoperta dell’autrice, l’originalità e lo spessore della caratterizzazione, per il titolo assolutamente fantasioso e stimolante,  Io, Jean Gabin di Goliarda Sapienza;

  • Per la peculiarità e la ricchezza del contenuto, per l’efficacia narrativa dello stile epistolare, per l’effetto prodotto sulla mia psiche, per il tocco di ironia che alleggerisce lo spessore del contenuto: Il libro dell’ES di Georg Groddeck;

  • Per il titolo fortemente evocativo, il percorso umano del protagonista, e degli altri personaggi, la loro caratterizzazione, l’ambientazione significativa dal punto di vista sociale, lo stile empatico: Hotel Silence di  A. Ava Ólafsdóttir;

  • Per tutto il mondo che ci fa sentire, amare ed evocare, illudendoci  di farne parte: I leoni di Sicilia di Stefania Auci

Tra i tre che hanno superato la seconda selezione scelgo come libro dell’anno:

-Perché scopro una scrittrice molto particolare;

-per la bellezza dell’ ambientazione (Catania, Roma…);

-per l’originalità e lo spessore della caratterizzazione;

-per il titolo assolutamente fantasioso e stimolante che già preannuncia l’idea di fondo di un “doppio” vincente;

-per lo stile coinvolgente della “autobiografia”;  

-per la sfida che l’autrice lancia al mondo intorno a sé;

-per lo sfondo politico-sociale.

 

«La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

 

 La ninna nanna speciale che il papà canta a Goliarda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perrin-CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI “Il buio non è mai totale, alla fine del cammino c’è sempre una finestra aperta”. Ovvero, come si cambia!

 

 

 

 

Non conoscevo nulla di questo romanzo e della sua autrice, se non il clamore suscitato dal  vigoroso tam tam dei lettori che ne hanno decretato il successo. E di solito io mi fido dei lettori. Parto dunque per un nuovo viaggio  in Francia, alla scoperta di Perrin e dei suoi fiori.  Ma perché Valérie ha scelto un titolo che ha tanto intrigato milioni di lettori? La risposta,  cuore del romanzo, è ovviamente  nascosta tra le pagine del suo libro.

La storia in breve

Violette è una vivace diciassettenne “sbandata” che  fa la cameriera in un bar, dove viene fulminata dall’amore per il bellissimo Philippe Toussaint. Nel giro di poco i due decidono di mettere su casa per iniziare una vita insieme.  La loro unione è fatta  di silenzi, sesso e corna. Ma la vita va.

Violette e Philippe trovano lavoro come casellanti: alzano e abbassano  la sbarra di un passaggio a livello secondario. Lavoro ripetitivo e insoddisfacente che, tuttavia garantisce loro un tetto e una certa stabilità. Ma i lavori cambiano, la vita prende strade inaspettate e, voilà, Violette e Philippe si ritrovano  a fare i custodi del cimitero di una piccola cittadina  della provincia Francese.

Un bel giorno  bussa alla porta di Violette un poliziotto di Marsiglia  con la richiesta di  seppellire  le ceneri di sua madre, secondo le sue ultime volontà, nella tomba di un “ospite “ del cimitero, che non è suo padre.

Da questo momento la storia diventa una sorta di giostra sulla quale si alternano, incrociano e scontrano  vite, esperienze, desideri e ricordi  di molti personaggi  che, forse mai avrebbero immaginato di salire su questo tagadà impazzito.

Stratagemmi  narrativi

Che incipit ragazzi! Sarà che la scrittrice è donna, e Francese, ma già dalle prime pagine mi sembra di respirare l’atmosfera dell’ Eleganza del riccio di Muriel Barbery, lo spessore dei personaggi, le sorprese… Mi  piace.

I capitoli brevi e concisi  mi rassicurano  e mi coinvolgono. Orientano il focus su spaccati della vita di ciascun personaggio che, a capitoli alterni, entrano in gioco raccontando gli eventi dal loro punto di vista. Tale strategia è utile per la costruzione di un personaggio  decisamente efficace e “rotondo”. Tuttavia rischia anche di creare qualche inciampo al  lettore nel seguire il filo logico della storia.

Il registro dei  defunti  di Violette è commovente. È come un taccuino rosso “estate” pieno di  realtà, magia e intimità. Ogni  cerimonia di sepoltura a cui  Violette partecipa viene registrata con un pensiero empatico sul  defunto.

Cosa dire dei nostri cari?

Chi conosce veramente i propri familiari? Voi sapreste descrivere i desideri, le paure, l’anima dei vostri cari,  se vi chiedessero di farlo? Ci ho pensato. Non è facile. Lo crede anche  Julien quando Violette gli chiede di  parlare della sua mamma, per poter scrivere un’orazione  adeguata. Eppure Julien ha la risorsa giusta: il diario segreto di sua madre. Quante cose non ha mai  neanche sospettato di lei mentre era ancora viva! L’unica cosa che sicuramente ricorda è che “le piacevano la neve e le rose.” 

Gli uomini

Gli uomini di Perrin sono un universo variegato: Sasha, Gabriel, Julien, Philippe, i tre  del cimitero, gli uomini del castello infernale, il prete confidente. Tante personalità per il profilo dell’uomo dei desideri?

I libri

Colpisce  già dall’inizio l’interesse di Violette per i libri. Una bambina cresciuta senza stimoli culturali, vuole imparare a leggere bene e lo fa ad alta voce, per sentirsi oltre che per capire,  con coinvolgimento totale e gran coraggio. Il coraggio di  comprare un dizionario per capire un libro decisamente impegnativo (800 pagine): Le regole della casa del sidro di  John Irving.

L’aveva colpita la mela rossa in copertina che la invitava ad entrare nella libreria e prenderla. Lo legge e lo rilegge. Forse sente la storia di Homer vicina alla sua per molti versi, e gli si affeziona. Peraltro  durante la lettura Léonine comincia a farsi sentire nella pancia, forse la sua voce che balbettava Irving l’aveva svegliata.

Violette ci prende gusto e la sera, legge alla sua bimba L’abete  di Andersen. Affascinailtuocuore ne ha lette alcune, anche per voi.

“Ero costretta a leggere ad alta voce: per capire il senso delle parole dovevo sentirle come se mi raccontassi una storia. Ero il mio doppio: quella che voleva imparare e quella che avrebbe imparato, il mio presente e il mio futuro chini sullo stesso libro. Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratte da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?” 78-79

Stefan Zweig e i suoi racconti (Ventiquattro ore nella vita di una donna)  sembrano ispirare alcuni momenti della storia di Irène e Gabriel. Prevert e le sue poesie fanno capolino tra le pagine.

La Musica

Quanta musica in questo romanzo!  Mi è sempre piaciuto leggere storie che inseriscono la  musica tra i pensieri  e gli eventi. Incontriamo Elvis Presley ed il suo  fedele ammiratore Elvis becchino; Charles Trenet e tutti gli chansonniers più famosi   di Francia, che Violette adora. 

Aggiungo Fiorella Mannoia con il suo Come si cambia (1984), che richiama il titolo del romanzo in modo  fantastico.

La musica accompagna anche alcune  cerimonie di sepoltura.  Per Gambini-nonno-bambino e la sua  passione per Django Rheinardt: un’orazione funebre festosa!

Il cinema

Come sono bravi i Francesi, a proteggere, promuovere e sostenere il loro cinema!  Certo Valérie è di casa in questo ambiente: sceneggiatrice, fotografa, moglie di  Claude Lelouch, e non può non ricorrere ad immagini che evocano il mondo  cinematografico, ma è proprio questa sua familiarità con l’ambiente che arricchisce la storia e la rende un perfetto copione  per un grande film di successo.

Violette

L’ultima parola spetta a lei. La donna-fiore che attraversa un lungo  sentiero accidentato alla ricerca della propria identità. La donna che  organizza il suo guardaroba nelle due categorie Estate e Inverno, in base ai colori  della vita e quelli  della tristezza. Violette predilige l’Estate ovviamente, ma spesso la “mortifica” sotto  lunghi cappotti Inverno, quasi a voler nascondere la sua  vera natura.

La vita le regala le esperienze più travolgenti, da quelle più esaltanti  a quelle più dolorose. Con le sue fragilità, con la sua forza e la sua determinazione, passo dopo passo, arriva alla consapevolezza. Passo dopo passo arriva… al titolo: Cambiare l’acqua ai fiori. Come si cambia, per ricominciare…

 

G. Montanaro-IL LIBRAIO DI VENEZIA. Girolibro continua a suggerire letture suggestive. GAD a distanza, con la passione di sempre per la lettura condivisa.

 

 

Nonostante il confinamento e le restrizioni il bookclub della Biblioteca di Selvazzano  continua la sua attività. Paola segnala al GAD (GIROLIBRO A DISTANZA)  Il Libraio di Venezia di Giovanni Montanaro, un romanzo su Venezia, le sue sfortune e le sue magie come la libreria Moby Dick. Anna ce lo racconta su whatsapp , Affascinailtuocuore lo condivide qui, su  Google docs e  Facebook.  


 

 Il Libraio di Venezia di Giovanni Montanaro (Ed.Feltrinelli) è un piccolo, grazioso romanzo ambientato a Venezia durante la drammatica “acqua grossa” del 12 novembre 2019. Emotivamente coinvolgente la parte centrale del racconto con la descrizione dell’ eccezionale alta marea e delle condizioni atmosferiche che resero drammatica la situazione.

“Quanto gli piacciono, i libri. Nessuno può portarglieli via. Anche se perdesse la libreria, anche se non dovesse venderne più, nessuno può toglierglieli. Può chiudere la Moby Dick, ma i libri esisteranno ancora, con le loro storie, nessuno potrà impedire a lui di leggerli, li ama per questo in fondo, è cominciato tutto così, perché a lui piace leggere, andarsene con la fantasia, usare l’ immaginazione, ridere e piangere per cose che non esistono, che sono solo inchiostro, e per questo esistono ancora di più, è quello l’ importante per lui, non deve dimenticarlo. “

Descritti con “amore” i personaggi, messaggeri di tenacia e speranza. C’è anche un io narrante: una vecchia signora, lei sì autenticamente veneziana, che guarda e “vede” dalla finestra della sua casa il campo partecipando in questo modo alla sua vita. Inevitabile qualche piccola caduta nella retorica, ma il romanzo è anche sentimentale e quando si parla di un amore che nasce, in fondo ci può stare.

Molto bello che la fine del racconto sia in realtà l’ inizio di una nuova storia, di una nuova vita. Dulcis in fundo o, se volete, la ciliegina sulla torta: il libro termina con una mappa e una guida delle librerie di Venezia. Non è un semplice elenco perché ogni libreria racconta la sua storia.

 

T. De Mauro-IL GUSTO DELLA LETTURA. Privilegi di Girolibro Reading Club.

 

Girolibro-Gruppo di lettura in Biblioteca, e non solo… A Selvazzano Dentro

 

Girolibro Reading Club  di Selvazzano Dentro è in sosta forzata COVID, ma Whatsapp ci tiene in contatto. Anna condivide un piccolo dono prezioso che giro volentieri a tutti voi. Sono le riflessioni di Tullio De Mauro sulla lettura, quasi un memo affettivo per ricordarci che grande privilegio sia leggere e scambiarsi pensieri,  emozioni  e momenti di vita. 

leggindipendentedotcom

Leggere, potere leggere, avere il gusto di leggere, è un privilegio. È un privilegio della nostra intelligenza, che trova nei libri l’alimento primo dell’informazione e gli stimoli al confronto, alla critica, allo sviluppo. È un privilegio della fantasia, che attraverso le parole scritte nei secoli si apre il varco verso l’esplorazione fantastica dell’immaginario, del mareggiare delle altre possibilità tra le quali si è costruita l’esperienza reale degli esseri umani.

È un privilegio della nostra vita pratica, perfino economica: chi ha il gusto di leggere non è mai solo e, con spesa assai modesta, può intessere i più affascinanti colloqui, assistere agli spettacoli più fastosi. Non c’è cocktail party, non c’è terrazza, non happening, non premiere che offra quello che chi ha gusto di lettura può trovare solo allungando la mano verso un qualsiasi modesto palchetto di biblioteca.

Non c’è Palazzo che valga quello di Armida, o quell’ hegeliano castello del sapere dalle cento e cento porte, dove suonano solo le quiete voci della conoscenza e della fantasia. E mentre altre esperienze si consumano nel ripetersi, nel leggere, invece, come ha detto una volta un poeta, dieci e dieci volte possiamo tornare sullo stesso testo, ogni volta riscoprendone un nuovo senso, un più sottile piacere.”   T. De Mauro, “Il gusto della lettura”

J. Cercas-TERRA ALTA. Melchor, il poliziotto che legge romanzi e indaga a fondo, nella rivoluzionaria Catalogna

terra alta Cercas

Primo capitolo

L’inizio è come da copione, tanto da sembrare una bella sceneggiatura, con il suo stile tagliente, netto, descrittivo ma incalzante e con i classici ingredienti  di una crime story di successo. Serie TV  in arrivo?  

E poi c’è lui,  Melchor (sua madre ha voluto chiamarlo come il re mago per una vaga rassomiglianza tra i due), detective tormentato, sensibile, testardo. Un suo gesto eclatante lo porta alla ribalta nazionale esponendolo a rischi notevoli. Per questa ragione viene trasferito in una piccola e tranquilla città della Terra Alta, lontano dai clamori di Barcellona, la sua città.

Inaspettatamente però il piccolo centro sonnolento e tranquillo è scosso   dal brutale assassinio degli Adell, quelli della Graficás Adell, incontrastati padroni del  territorio.

L’indagine inizia, e si affianca ad altre faccende importanti per  Melchor Marin, tra queste l’ossessiva caccia all’ assassino della madre-prostituta, l ’incontro con  Olga la bibliotecaria “con i suoi passettini da uccello o da bambina”, la gestione del  rapporto con i nuovi colleghi, e la scoperta della Terra Alta con la sua “Rivoluzione” di ottanta anni prima. Un territorio che gioca un ruolo rilevante nello sviluppo  della storia  e della vita dei protagonisti.

          

La scena del crimine-“È la prima scena di omicidio che Melchor vede da quando è arrivato nella Terra Alta, ma in precedenza ne ha viste molte e non ricorda niente di simile.[…] Nell’aria aleggiano un violento odore di sangue, di carne tormentata e di supplizio, e una sensazione strana, come se quelle quattro pareti avessero preservato le urla del calvario cui hanno assistito…” p.15

Secondo capitolo

Secondo capitolo: arriva la sorpresa, lo stile cambia e facciamo un salto nel passato, nella storia di Melchor, da una vita all’altra, da dentro a fuori, dalle sbarre alle manette. È  fatale Il suo incontro con I Miserabili di Victor Hugo, che il Francese gli ha caldamente raccomandato. Inizia  così una sorta di terapia “letteraria” che lo accompagnerà per tutta la vita.

Javert, poliziotto implacabile, ossessionato dalla caccia a Jean Valjan, lo ispira nel profondo, fino a decidere di fare lo stesso lavoro. Di Jean Valjan fa suo un certo desiderio di vendetta dal quale, tuttavia riesce a mantenere la giusta distanza.

los miserables cop

 Il capolavoro di Hugo “in quei giorni di lutto smise per lui di essere un romanzo e si trasformò in un’altra cosa, una cosa senza nome o con molti nomi, un vademecum vitale o filosofico, un libro oracolare o sapienziale, un oggetto di riflessione da rigirare come un caleidoscopio infinitamente intelligente, uno specchio e un’ascia” p.67

La storia prosegue tra capitoli al presente e capitoli al passato; tra descrizione-denotazione e narrazione-connotazione.

L’incontro con Olga – una storia nella storia.

Melchor è alla ricerca di un libro da leggere, rigorosamente dell’Ottocento. Il Francese gli ha detto infatti che non esistono romanzi degni di essere chiamati tali all’infuori di quelli  del diciannovesimo secolo. Olga è sorpresa, ma ama il rischio e dunque  gli suggerisce Lo straniero di Albert Camus. Il libro comincia così:

“Oggi è morta mia madre”

”È il secondo libro più bello che abbia letto nella mia vita dopo i Miserabili.”p. 242

E non è dell’800!- Olga prende coraggio, e  allora via così alla scoperta di altri grandi romanzi. Gli consiglia “un altro libro dell’Ottocento scritto nel Novecento” Il Gattopardo di Giuseppe  Tomasi di Lampedusa.

”Anche questo mi è piaciuto[…]Però adesso preferirei che mi raccomandassi un romanzo del Novecento che non sembri dell’Ottocento” p.304

A questo punto, ineluttabilmente  Cupido scocca la sua freccia amorosa. I Miserabili  ispira anche la vita di coppia. Melchor e Olga lo leggono  insieme ad alta voce, lo vivono insieme:

“Il destino unì bruscamente e fidanzò con la sua potenza irresistibile quelle due esistenze sradicate, diverse per età, simili per la sventura. E l’una infatti completava l’altra: incontrarsi significò trovarsi.[…]« Hai visto?» disse Melchor, quando Olga finì di rileggere il frammento. «Questo libro parla di me.»  Lei si tolse gli occhiali e scosse lentamente la testa. « Non più, sbirro» disse.«Adesso parla di noi».

Fine-A caldo

Bellissimo. Soprattutto la caratterizzazione. Melchior in primis, con tutti i suoi conflitti e segreti,  gli Adell, simbolo del potere e della prevaricazione, l’enigmatico Armengol, il fragile caporale Salom, l’avvocato Vivales-forse-padre punto di riferimento, Olga la bibliotecaria disillusa che trova nel mondo dei libri la sua realizzazione e…l’amore vero.

In effetti,  la strategia narrativa di Cercas contribuisce  a creare i climax e ad allentare le tensioni, per poi  costruire un nuovo climax, e così via con lo scopo  fondamentale di catturare il lettore e portarselo a spasso per tutto il  libro, fino a fargli rimpiangere la fine del viaggio.

Goliarda Sapienza-IO, JEAN GABIN. La vita è lotta, ribellione e sperimentazione. E amore, da non poterne fare a meno!

Goliarda Sapienza- Io,Jean Gabin, ed Giulio Einaudi 2010

Agosto scorre con un’altra bella storia in cui  il “doppio” gioca un ruolo importante. Goliarda è e si sente  Jean Gabin. E lo  grida e lo scrive: Io, Jean Gabin (Ed Giulio Einaudi 2010).

Mai letta una storia così, che io mi ricordi. Una bambina si identifica con un grande attore francese, non bellissimo, ma intenso. Lo insegue, ne imita l’andatura, si abbandona alla sua malia mentre lo vede agire sul grande schermo. E si lascia avvolgere l’anima dalla sua nebbia-Nord Francia, mentre vaga estasiata per la Civita, dove invece, tutto  è nero lava  e  fulgore rovente.

La famiglia Sapienza-Giudice

 “La madre, Maria Giudice, figura storica del socialismo italiano ante Prima guerra mondiale, fu seguita giorno per giorno da una spia dell’Ovra per quasi vent’anni durante il suo soggiorno obbligato a Catania. Tutto ciò è documentato presso l’Archivio Centrale dello Stato. Da quando la lombarda Maria Giudice era stata mandata in missione sindacale segreta a Catania nel 1920, e poi costretta a rimanervi dal precipitare degli eventi politici, s’erano unite due famiglie, quella dell’agitatrice socialista vedova con sette figli avuti dall’anarchico Civardi, divenuto poi interventista, caduto in guerra e celebrato come eroe fascista, e quella dell’avvocato e sindacalista Peppino Sapienza, detto «l’avvocato dei poveri», vedovo con tre figli maschi, figura di primo piano del socialismo siciliano. Si erano congiunti in libera unione, Maria e Peppino, come si diceva allora, ed ebbero un’unica figlia, Goliarda, convivendo poi nella casa di via Pistone, un focolaio di resistenza durante tutto il ventennio, frequentata spesso da un Brancati in fase di rinascita morale. Quella casa fu un’oasi di controcultura, quando non era facile immaginarsi la fine di un regime che prometteva di durare mille anni.”

Seguire Goliarda nelle sue scorribande catanesi, nella vita familiare,  nei suoi pensieri arruffati e tenaci mi ha rapito e ha risvegliato l’immagine di altre piccole grandi protagoniste di storie lette di recente: Eugenia  (Un paio di occhiali di  Annamaria Ortese); Lila/Elena (L’amica geniale di Elena Ferrante) e Jean Louise-Scout (Il buio oltre la siepe di Harper Lee), tutte bambine “libere” che vanno incontro alla vita e all’avventura, coraggiosamente, con spavalderia in alcuni casi.

Donne come fiumi

Goliarda si appropria di comportamenti e immaginari maschili fino a identificarsi con Jean Gabin e, allo stesso tempo,  desiderare di essere una donna come quelle da lui amate.

Incipit-“Io, che con Jean Gabin ho imparato ad amare le donne, mi trovo ora con la fotografia di Margaret Thatcher davanti – sul giornale, beninteso, che da buona cittadina postrivoluzione francese compro tutte le mattine –, e comincio a pensare che qualcosa non è andato per il verso giusto in questi ultimi trent’anni di democrazia. Jean Gabin non ne sapeva niente di lady di ferro, donne poliziotte, soldate e culturiste. I suoi occhi azzurri – di Jean intendo – sognavano una donna che fosse come un fiume, un grande fiume languido e vertiginoso che andava a nutrire con le sue acque limpide il mare. Questo ho imparato da lui, e per me la donna è stata sempre il mare. Intendiamoci, non un mare delineato da un’elegante cornice dorata per fanatici del paesaggio, ma il mare segreto di vita, avventura magnifica o disperata, bara e culla, sibilla muta e risposta sicura; spazio immenso in cui misurare il nostro coraggio di individualisti incalliti, ladri al ricco e donatori al povero, tutti d’accordo su una precisa breve frase: «Sempre fuori da tutti i poteri costituiti», soli, ma con l’orgoglio di sapere la rettitudine che soltanto nell’outsider alligna.”

Un film memorabile

Diamo uno sguardo al film  Il Porto delle nebbie, un altro grande protagonista della storia  di Goliarda.

“La nebbia che sovrasta tutto il film è il pericolo, è il destino, è l’avvertimento che tutto è travisato ed è ancora più difficile muoversi e decidere. Le case brutte, il caffè brutto, la gente brutta, è tutto un segnale di come sia impossibile persino la speranza. Gli uomini non determinano niente. È il destino a decidere tutto. Tutto questo nella poesia generale di un grande regista e un grande poeta che si integravano magnificamente. Carné e Prévert erano fra i padroni del cinema francese di quel momento. Perfettamente inseriti nella “moda” del Fronte Popolare, sofferenti come tutti gli intellettuali che erano stati sedotti dalle idee che venivano dall’Est e delusi dal non poterle effettivamente applicare. Dunque la miglior realizzazione di quel programma poteva stare nella solidarietà individuale e nell’amore. My movies-“

Tornerò da Goliarda, tornerò a seguirla in nuove storie. Scoprire il suo lavoro e godermelo è stata la cosa più stimolante che mi sia accaduta come lettrice  in questo  periodo faticoso.

Assaggi

Civita, regno del puparo- “grande Civita dalle straduzze intagliate nella lava, colma di personaggi vivi, acuti e saettanti fra teste di meduse, draghi alati, leoni, elefanti scolpiti anch’essi nella lava ma vivi della vita muta e perenne della scultura. Questa vita tracciata senza interruzione da basso a basso, da balcone a balcone, di giorno taceva ma la notte col muoversi delle fiamme dei lampioni intrecciava storie di passione, di delitti e di gioie improvvise.”

L’arte del rammendo- dagli Insanguine si lavora! “Rammendavamo punto dopo punto gli strappi dei manti causati dalla gran tenzone della sera prima. Da mamma Insanguine avevo imparato quell’arte di sanare piaghe aperte nelle vesti, nei manti, nei calzoni e non solo per fare apparire nuova da lontano una gonna stracciata, ma anche per riparare i vestiti comuni: a ritessere i fili strappati di calze, camicette, cravatte.”

Goliarda/Angelica/ “pupa”- “«Non è che non ne sei degna, non mi fraintendere, è che ci vuole tempo. Tempo e fatica e tu sei destinata ad altri progetti. Ognuno ha il suo destino unico e tu per altro nascesti… Ma per mostrarti ca non è che ti ritengo indegna di quest’arte, per prima cosa farò una pupa col tuo profilo e il tuo sguardo. È tanto che ci penso. Di profilo sei bella, davanti meno, o meglio davanti sei bella solo se sorridi. E non è cosa da pupe guerriere sorridere. Ma di profilo sei un’Angelica quasi perfetta. Farò di te un’Angelica coi fiocchi da mostrare a tutti con orgoglio». «E il mistero?» «È mistero, come dice la parola», rispose lui lasciandomi a bocca spalancata.”

Il mistero delle mani dei pupi, che storia!- “Proprio all’angolo della via presso la fontanella del drago e il grande androne di palazzo Musumeci, quello coi due mori per colonne che sorreggono tutto il primo piano, vidi le mani piú belle che mente umana possa immaginare, posate con grazia e calma reale sull’orlo d’un cestino pieno di panni lavati, stirati e profumati di tutti i fiori di zagara della Chiana. Queste mani, se possibile, erano piú bianche e delicate del lino dei fazzoletti e delle camiciole che quella ragazzina portava nel cestino poggiato su un fianco come in un abbraccio a sostenere il suo tesoro, l’altra mano posata sopra a proteggere… Non fece niente, lei,”

I poveri non si riscattano. Il professor Isahia sentenzia- “«Non credere alle balle liberali di tuo padre e di tua madre! Balle! Utopie di intellettuali viziati! Dalla miseria alla gloria… Nessuno esce dalla miseria, sinonimo di ignoranza, e diventa un genio. Se non ci credi, va’ a guardare da dove vengono tutti i loro scrittori, pittori, musicisti… Da famiglie agiate, se non ricche, agiate! Hai capito!? Per non dire di tua madre che era di una famiglia ricca. Anche tuo padre che si vanta tanto della sua origine plebea, lo sai come è riuscito a uscire dalla schiavitú dell’ignoranza? lo sai?» «No, professore, no, non si arrabbi». Sento ancora la mia vocina di un tempo belante come una pecora. «E mi arrabbio invece! Mi arrabbio e basta! Tuo padre, essendo il piú piccolo, ha beneficiato del lavoro dei fratelli che pur di farlo studiare si sono scannati a lavorare notte e giorno! A dare il sangue notte e giorno!»”

1944-Il quaderno, Roma, l’amica americana e Pollock– “Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista[…] Sul mio quaderno pieno di bugie vere raccontate dai piú grossi bugiardi che mai mente umana poté immaginare, m’incanto e dimentico la fame, la sete, i tedeschi… Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista. – Devi distruggerlo questo quaderno, Ester (mi sarei chiamata cosí un giorno da partigiana ricercata dalle SS), è pieno di nomi, se venissero a fare una perquisizione… Che dici, lo brucio? – Ma sí, brucialo, Jean. – Peccato, certe pagine sembrano un disegno di Pollock. – Chi è? – Oh, un grande pittore del mio paese. Quando saremo liberate te lo farò conoscere… Anche noi americani cominciamo ad avere i nostri pittori.”

L’America di Jean- “Oh sí, insieme, non come sciocchi turisti, e anche tu verrai con me nel mio paese. Vedrai le grandi praterie, i corsi d’acqua infiniti, le mandrie di cavalli, i cavalli, Ester… tu non sai la bellezza di un cavallo che corre libero per pianure smisurate, vedrai. Per quanto ami l’Europa… – sono metà scozzese, lo sai – ma qui in Europa si sta stretti, si soffoca ammassati uno all’altro, le città una dietro l’altra senz’aria… Oh, il vento delle grandi distese, l’odore del vento libero, non soffocato da chiese e campanili, libero e giovane vento delle mie praterie… Piange Jean in silenzio, un po’ mi si stringe il cuore, ma so anche che le fa bene. Potrei prenderla fra le braccia ma sarebbe un atto troppo carnale, lei non si aspetta questo, Gabin non l’avrebbe fatto. Da qualsiasi amore sei posseduto devi scrutare l’altro, sapere quello che la sua natura vuole, rispettarlo. Questo sentimento di rispetto ha in sé un compenso cosí grande che scalda il cuore e dilata i polmoni.”

Jean Gabin, l’amore contro tutto e tutti -“Carlo tante volte ho provato quell’emozione, sono gli strumenti a percussione che ti sbattono subito nel vivo del dramma con frastuono di ruote sfrenate a velocità pazza fra strade d’asfalto mitragliate di nera pioggia, di fari abbaglianti, ululare di cani, fischi acuti di poliziotti neri come la pece, dagli occhi di mastini addestrati ad azzannare qualcuno che il potere ha costretto a errare derelitto, affamato, al margine della strada… Ma questo qualcuno ha il passo calmo, equilibrato e pieno di forza orgogliosa malgrado la fame, la mancanza di sonno e d’amore. So cosa perderà il mio Jean, so ormai tutto, eppure attendo con ansia l’ennesimo amore che segnerà la sua fine, se non fosse per questo suo umanissimo bisogno che tutti ci accomuna, poveri, ricchi, fascisti e antifascisti e forse anche i reali. Che forse lei, la grande regina Cristina, non fu colpita dal bisogno d’amore come il semistraccione Gabin? Eh sí, l’amore deve essere qualcosa cosí essenziale alla nostra natura da non poterne fare senza, qualcosa come il pane, l’acqua, il sale…”

La magia del bianco e nero– “La consapevolezza di non essere capiti è un tranello mortale per sé e per gli altri. Anch’io forse caddi in quel tranello… Fermati Goliarda, non ascoltare il tuo futuro che s’apre come una fossa di fangose bugie tue e degli altri, non disturbare la bellezza di quelle gesta entusiasmanti, classiche in bianco e nero… Classica la musica in bianco e nero si svolge fra la pioggia fitta fitta punteggiata di bianchi sorrisi, sguardi chiari appena accennati, gesti lievi di colomba nel momento piú furente del dramma, quando il destino per atroce che sia si conclude in pochi gesti sobri.”

Carlo il socialista/purtroppo- “Ma tu, Carlo, io non ti capisco, sei socialista o no? – Purtroppo lo sono! – E perché purtroppo? – Perché purtroppo di tutte le porche menzogne che girano per il mondo è la meno porca, ecco tutto!”

Il messaggio di Jean Gabin-«La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

Ed ora un assaggino ad alta voce!

Affascinailtuocuore legge la ninna nanna molto speciale che l’avvocato-papà canta alla sua bambina super speciale, Goliarda.

F.Lorenzoni-I BAMBINI CI GUARDANO. Tutti parliamo di scuola, pochi la conoscono bene come il Maestro Franco.

 

i bambini ci guardano Lorenzoni

 

Non c’è niente di buffo in un bambino che spiega Aristotele. Così esordisce Raimo (La Stampa) nel suo articolo-recensione del “diario” I bambini ci guardano, del Maestro Franco Lorenzoni.

Maestri

Franco Lorenzoni è uno degli spiriti guida del Movimento di Cooperazione Educativa di Messina dove, negli anni 80, con Giovanna, Lillina, Santino e tanti altri insegnanti, ci ritrovavamo per discutere, esplorare, condividere  percorsi umani e pedagogici, con il comune  obiettivo di dare al nostro lavoro una forma tale che i nostri allievi potessero esprimere tutte le loro potenzialità di esseri umani e di cittadini consapevoli e assetati di conoscenza.

Ho un ricordo bellissimo di un’esperienza MCE, che mi portò a conoscere e interagire con Danilo Dolci, a leggere una sua poesia ad alta voce, di fronte a lui, quasi stupito di questa “esibizione”. Ci aveva portato la bozza di Palpiti 1985 (di nuovo in libreria: Palpitare di nessi, Ed. Mesogea, Messina, 2012), di cui chiedeva al gruppo una lettura partecipata.

Ho ancora la mia copia, che conservo con amore, ricca di sottolineature e appunti. Gli eventi della vita, inattesi, imprevisti e sempre troppo decisi a reclamare l’attenzione, non mi permisero di conoscere personalmente Franco, ma ne respiravo la presenza nei racconti-resoconti dei miei compagni di viaggio.

19_-Palpitare-di-nessi_-Ricerca-di-educare-creativo-Mesogea-Messina-2012-

L’articolo di Raimo, ha risvegliato quelle sensazioni. Mi ha stupito e confortato leggere una recensione sull’essenza della scuola, in un momento in cui sembra che non interessi più a nessuno coltivarne l’anima. In giorni in cui si assiste a “sperimentazioni” improvvisate, stupide e pericolose come quella del maestro di Foligno, forse figlio naturale di un tempo in cui tutto sembra accettabile, percorribile, imprescindibile. Tutt’altro tipo di maestro rispetto a Franco Lorenzoni.

bimbi e filosofia-kidsthinkaboutit

Raimo riassume il contenuto e la visione di Lorenzoni e si sofferma sull’aspetto introdotto dal titolo: con i bambini si può discutere di tutto, di filosofia, di matematica, ma ad una condizione: lasciare che i bambini stessi formulino il proprio punto di vista, lo espongano liberamente.

Lorenzoni e la scuola a cui si ispira lo ha sempre fatto. Tale missione educativa riesce solo ad un maestro che ascolta, che fa leva su una grandissima capacità maieutica e sull’interpretazione del suo ruolo come guida e facilitatore di processi e schemi di apprendimento, già esistenti nella struttura cognitiva ed esperienziale dei bambini.

Parliamo di più di scuola, ma non solo di esami, di tetti che crollano, di stipendi e frustrazioni dei docenti. Parliamo di come si insegna e di come ci si prepara a farlo. E agiamo di conseguenza. Oggi  più e meglio che mai.

4-IL TENACE SOLDATINO DI STAGNO-faVolando con le fiabe di Andersen-Affascinailtuocuore te le racconta.

il soldatino

Covid19 ci costringe a una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento(stiamo per uscirne, in qualche modo!), ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel modo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando IL TENACE SOLDATINO DI STAGNO. Una storia d’amore e d’avventura del valoroso soldatino-senza-gamba, in balia di monelli birichini, onde perigliose, pesci enormi e topi malati di potere. Ma l’amore per l’ elegante ballerina, lo ripagherà di ogni disagio provato.

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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3-L’AGO DA RAMMENDO-faVolando con le fiabe di Andersen-Affascinailtuocuore te le racconta.

RAMMENDO FURBO

 

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento, ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel modo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando L’AGO DA RAMMENDO. Un piccolo oggetto metallico, sottile e appuntito diventa metafora di comportamenti umani che conosciamo bene e che ci fanno pensare…

 

 

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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2-L’ANGELO-faVolando con le fiabe di Andersen- Affascinailtuocuore te le racconta.

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento, ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel mondo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione  I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando  L’ANGELO,  sulle ali della spiritualità  verso un contatto profondo con la natura infantile dell’essere umano.

 

 

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole  più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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