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F.Lorenzoni-I BAMBINI CI GUARDANO. Tutti parliamo di scuola, pochi la conoscono bene come il Maestro Franco.

 

i bambini ci guardano Lorenzoni

 

Non c’è niente di buffo in un bambino che spiega Aristotele. Così esordisce Raimo (La Stampa) nel suo articolo-recensione del “diario” I bambini ci guardano, del Maestro Franco Lorenzoni.

Maestri

Franco Lorenzoni è uno degli spiriti guida del Movimento di Cooperazione Educativa di Messina dove, negli anni 80, con Giovanna, Lillina, Santino e tanti altri insegnanti, ci ritrovavamo per discutere, esplorare, condividere  percorsi umani e pedagogici, con il comune  obiettivo di dare al nostro lavoro una forma tale che i nostri allievi potessero esprimere tutte le loro potenzialità di esseri umani e di cittadini consapevoli e assetati di conoscenza.

Ho un ricordo bellissimo di un’esperienza MCE, che mi portò a conoscere e interagire con Danilo Dolci, a leggere una sua poesia ad alta voce, di fronte a lui, quasi stupito di questa “esibizione”. Ci aveva portato la bozza di Palpiti 1985 (di nuovo in libreria: Palpitare di nessi, Ed. Mesogea, Messina, 2012), di cui chiedeva al gruppo una lettura partecipata.

Ho ancora la mia copia, che conservo con amore, ricca di sottolineature e appunti. Gli eventi della vita, inattesi, imprevisti e sempre troppo decisi a reclamare l’attenzione, non mi permisero di conoscere personalmente Franco, ma ne respiravo la presenza nei racconti-resoconti dei miei compagni di viaggio.

19_-Palpitare-di-nessi_-Ricerca-di-educare-creativo-Mesogea-Messina-2012-

L’articolo di Raimo, ha risvegliato quelle sensazioni. Mi ha stupito e confortato leggere una recensione sull’essenza della scuola, in un momento in cui sembra che non interessi più a nessuno coltivarne l’anima. In giorni in cui si assiste a “sperimentazioni” improvvisate, stupide e pericolose come quella del maestro di Foligno, forse figlio naturale di un tempo in cui tutto sembra accettabile, percorribile, imprescindibile. Tutt’altro tipo di maestro rispetto a Franco Lorenzoni.

bimbi e filosofia-kidsthinkaboutit

Raimo riassume il contenuto e la visione di Lorenzoni e si sofferma sull’aspetto introdotto dal titolo: con i bambini si può discutere di tutto, di filosofia, di matematica, ma ad una condizione: lasciare che i bambini stessi formulino il proprio punto di vista, lo espongano liberamente.

Lorenzoni e la scuola a cui si ispira lo ha sempre fatto. Tale missione educativa riesce solo ad un maestro che ascolta, che fa leva su una grandissima capacità maieutica e sull’interpretazione del suo ruolo come guida e facilitatore di processi e schemi di apprendimento, già esistenti nella struttura cognitiva ed esperienziale dei bambini.

Parliamo di più di scuola, ma non solo di esami, di tetti che crollano, di stipendi e frustrazioni dei docenti. Parliamo di come si insegna e di come ci si prepara a farlo. E agiamo di conseguenza. Oggi  più e meglio che mai.

4-IL TENACE SOLDATINO DI STAGNO-faVolando con le fiabe di Andersen-Affascinailtuocuore te le racconta.

il soldatino

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento( stiamo per uscirne, in qualche modo!), ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel modo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando IL TENACE SOLDATINO DI STAGNO. Una storia d’amore e d’avventura del valoroso soldatino-senza-gamba, in balia di monelli birichini, onde perigliose, pesci enormi e topi malati di potere. Ma l’amore per l’ elegante ballerina, lo ripagherà di ogni disagio provato.

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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3-L’AGO DA RAMMENDO-faVolando con le fiabe di Andersen-Affascinailtuocuore te le racconta.

RAMMENDO FURBO

 

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento, ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel modo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando L’AGO DA RAMMENDO. Un piccolo oggetto metallico, sottile e appuntito diventa metafora di comportamenti umani che conosciamo bene e che ci fanno pensare…

 

 

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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2-L’ANGELO-faVolando con le fiabe di Andersen- Affascinailtuocuore te le racconta.

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento, ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel mondo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione  I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando  L’ANGELO,  sulle ali della spiritualità  verso un contatto profondo con la natura infantile dell’essere umano.

 

 

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole  più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo (Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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1-IL GRANO SARACENO-faVolando con le fiabe di Andersen-Affascinailtuocuore te le racconta

Covid19 ci obbliga ad una vita profondamente diversa da quella precedente il confinamento, ma alcune cose fortunatamente non cambiano, come ad esempio  il piacere  dell’evasione nel mondo delle favole.

E allora tiro giù  dal “vecchio scaffale” FIABE di Hans Christian Andersen nell’edizione  I Millenni (Giulio Einaudi Editore 1954). È un libro vissuto, solido  e leggero  nello stesso tempo. Vi sono racchiusi i  sogni e le fantasie di tanti bambini che nel mondo hanno letto le fantastiche favole dello scrittore Danese.

FaVoliamo” insieme ascoltando IL GRANO SARACENO, e lasciamoci trasportare dentro il magico dialogo tra alcuni protagonisti del mondo naturale.

 

FIABE è un vero gioiello dell’editoria Italiana. Le favole più conosciute sono infatti arricchite dalle illustrazioni di bambini del mondo.(Nota). Ne ho selezionate alcune, non sono bellissime?

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J.Fante-ASK THE DUST (Chiedi alla polvere). Polvere su tutto, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…

Einaudi-Fante

L’8 aprile del 1909 nasceva John Fante. Noi lo festeggiamo rileggendo “Chiedi alla polvere”, in cui appare questa citazione perfetta per descrivere il nostro presente. Ed.Einaudi

 

Stiamo andando a Londra e mentre Stefano guida, ascoltiamo Paolo Conte ed il suo Happy Feet. Come sempre nei nostri lunghi viaggi verso l’amore di figlie e nipoti, ascoltiamo tanta, tanta musica. I generi sono quelli che amiamo da sempre, quelli che ci hanno accompagnato  prima in cassetta, poi in Cd, ora di nuovo in cassetta, lungo l’arco del nostro lungo cammino insieme, vagabondando con meta, da un punto all’altro dell’ Italia e dell’Europa.

Happy Feet, o Camilla’s ragged shoes (che avvolgono piedi magici, danzanti mentre da un tavolo all’altro, va a servire i clienti) contiene una  frase magica:

“… con che libro affascini il tuo cuore?” .

La trovo sublime per più motivi: il cuore al centro della lettura, il libro al centro della lettura e della fascinazione sul muscolo più emozionale del nostro organismo.

Ask the Dust  ha affascinato il mio cuore in questo ultimo mese.

Leggo il libro, un po’ alla volta, a piccole dosi, perché non finisca subito e l’emozione che mi procura continui nel tempo, con quel mio tornare indietro e andare avanti per pagine, per capitoli, per episodi, per descrizioni.

Los AngelesPolvere e polvere e polvere, dal deserto, sul deserto, su Los Angeles, nelle stanze d’albergo, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…Come liberarsi della polvere, se si vuole? Camilla non ha voluto e il deserto l’ha fagocitata. Lì la polvere è casa sua, e il suo puppy Willie, ovvero il mondo della dimensione affettiva, scompare con lei. Non le serve altro.

Mi ha affascinato l’aspetto inter-multiculturale in una Los Angeles soffocante. Chi è di origine Italiana è un gradino più su dei Mexicans nella considerazione, ma entrambi sono delle nullità nel grande scintillante mondo W.A.S.P. della California. E allora, anche se per piccoli episodi, questo anello in cui le “inferiorità” etniche si rincorrono, troviamo Arturo e Camilla e Sammy e gli altri.

Poi Vera, la prima donna. Che figura sconvolgente! Tanto da avere le caratteristiche giuste per diventare il personaggio centrale del primo romanzo di Bandini.

terremoto LAquilaE lo spaccato reale e simbolico del terremoto che tutto travolge, mette sottosopra, irrispettoso dei sentimenti, della cura con cui uno si è costruito e arredato e vissuto la propria casa, letti penzolanti dai muri, urla, sangue: umanità sofferente. E Arturo lo interpreta come segno della punizione divina del suo peccato.

Tutta da sviscerare la religiosità di Bandini e l’educazione sessuofobica ricevuta nella sua cattolicissima famiglia, i sensi di colpa insinuati nel suo cuore e nel suo cervello sin dalla più tenera età.

Quante cose ritrovo in questo romanzo.  anche il terremoto d’Abruzzo e poi  lui e la sua abruzzesità:

“Gli abruzzesi che leggono Fante ci trovano tutto l’ Abruzzo del padre (e di John), il lavoro duro da muratore di Nick, il freddo delle montagne, le umiliazioni degli emigranti di inizio secolo, la voglia di emergere, la forza della disperazione e l’ orgoglio. Fante è uno scrittore le cui radici abruzzesi pervadono tutta la sua opera. Il padre, Nicola (Nick), lasciò Torricella Peligna, il piccolo centro in provincia di Chieti, nel 1901. John nacque in Colorado (tra i monti innevati, tanto simili a quelli abruzzesi) nel 1909…”[1]

Arturo vuole in un certo senso riscattarsi e diventare uno scrittore famoso, vuole capire come incanalare le sue esperienze ed emozioni in un centinaio di pagine del suo libro o, in più raccolte, succose ed efficaci Short Stories.

askthedust-filmSiamo proprio in viaggio: con Camilla, assolutamente round nel suo percorso di trasformazione totale (anche attraverso la marijuana) e di fuga verso la sua libertà; con Arturo, lo scrittore e il suo viaggio verso l’empatia, l’uscire da sé e capire le sofferenze del mondo, di Camilla, di Sammy nel suo viaggio a ritroso, dentro se stesso, in attesa della morte.

E viaggia con  Vera e il suo stratosferico complesso di inferiorità, grande tanto quanto il suo bisogno di essere amata; e  con Hellfrick e la sua ossessione di cibo che lo porta ad assassinare il tenero vitello di fronte agli occhi e alla disperazione della sua mamma-mucca, in una nottata da imboscata che segna la fine di uno strano rapporto basato sulla fame, sul bisogno di cibo, anche rubato con violenza. A cominciare dal latte in bottiglia, sottratto furtivamente dal furgoncino del fornitore dell’alberghetto in cui Arturo vive.

E quella strana forma di amore? Non ci sono parole per descrivere la sua nascita, la sua evoluzione, il suo gonfiarsi a dismisura, diventando amore e pietà per chi soffre.

E il gioco di luci, ombre, tramonti, albe… a Los Angeles e dintorni. In fondo traspare un amore “dettagliato” per questa città.

C’è tanto ancora in questo libro che ha affascinato il mio cuore, anche la fine, così melodrammatica e simbolica; quel lancio del romanzo con dedica verso la direzione da cui è scomparsa o fuggita Camilla…Quasi a voler fare questo estremo regalo al suo amore per lei, ma anche a voler mettere un segno di fine a questa storia così intensa.

Il mio cuore gode ancora del fascino che Arturo-John ha esercitato su di lui.

To John with love

Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez…Descrizione IBS


[1]Paolo di Vincenzo,  Colin Farrell interpreta John Fante, in

il Centro, Cultura & Società, 11 dicembre 2003

 http://www.john-fante.com/it/reviews/20031211.htm, ultima visita 28 Ottobre 2009

Letture in quarantena—Un incipit-quiz nella più totale “atemporalità”.

scopri incipit-collage

Ho appena iniziato un nuovo libro che  mi accompagnerà lungo questo confinamento spazio-temporale. È sceso dal vecchio scaffale, da tempo reclamava la mia attenzione. Confesso che le prime pagine mi hanno provocato un notevole imbarazzo, d’altra parte avevo sentito molto parlare di questo autore e del suo  linguaggio trasgressivo, e tuttavia ho sempre pensato che fosse una lettura necessaria, considerate anche le lusinghiere critiche di alcuni autori tra i miei preferiti…

Di che romanzo si tratta? 

Incipit

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci si sarebbe mai conosciuti così intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi.

Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c’è scampo. Non cambierà stagione…

 

È l’autunno del mio secondo anno a Parigi. Ci sono stato mandato per una ragione che ancora non sono riuscito a penetrare.
Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d’essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura, mi è cascato di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non un libro nel senso usuale della parola…

IL LIBRO DELL’ANNO-2019 di Affascinailtuocuore. Una scelta tardiva, in un momento complicato.

 

2019- bannerlibro dell_anno

La frenesia di fine anno e le turbolenze di un inizio 2020, bisestile, infettato dal COVID19, hanno posticipato un appuntamento importante per il blog: la scelta del libro che nel  2019 ha lasciato un segno profondo nella mia esperienza di lettrice.

Un evento che ha in qualche modo caratterizzato l’anno è stata l’incontro con il gruppo di lettura Girolibro di Selvazzano al quale ho aderito  con curiosità e piacere.  Di seguito riporto alcuni dei libri letti e recensiti, inclusi quelli scambiati con le amiche del gruppo, e le  motivazioni della scelta (link alle recensioni). Alla fine ne resterà solo uno!

  • Ritrovare nelle storie e nei personaggi l’attualità esistenziale del momento, i percorsi sentimentali e civili di donne e uomini che si sono trovati di fronte a scelte impegnative, personali o politiche, simili a quelle che potrebbero determinare il destino di molte persone del nostro tempo. Cigni Selvatici di Jung Chang, Dottor Zivago e Autobiografia di  Boris Pasternak;

  • Il particolare bisogno di leggere una determinata storia o di scoprire un determinato autore:  Il mare non bagna Napoli e L’Iguana di Anna Maria Ortese, Vincoli di Kent Haruf, Portnoy’s Complaint di  Philip Roth;

  • Le conseguenze inevitabili di una lettura precedente: Bella mia di  Donatella Di Pietrantonio, Penelope alla guerra di Oriana Fallaci;

  • Libri che non avrei mai letto  se non me li avesse proposti il mio gruppo di lettura: Oscar e la Dama in Rosa, Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt.

Alla fine della fiera, la scelta è fatta! Il Libro dell’Anno 2019 è CIGNI SELVATICI di Jung Chang. Il respiro della storia, nell’alito di tre coraggiose donne cinesi, ha travolto Affascinailtuocuore nell’anno che ci siamo da poco lasciati alle spalle. E la Cina è tornata prepotentemente nella nostra vita all’inizio del 2020,  anno bisesto e “infetto”.

 

 

A.A. Ólafsdóttir-HOTEL SILENCE.Cicatrici profonde da rimarginare, magari con un trapano al seguito. È possibile?

 

HOTEL SILENCE

 

Jónas ha quarantanove anni. E si trova catapultato dalla vita nel bel mezzo di una feroce crisi esistenziale. Dopo ventisei anni di matrimonio sua moglie lo lascia consegnandogli un segreto a lungo nascosto: l’adorata figlia Vatnalilja non è sua figlia… Buum! La cicatrice è profonda e dolorosa, avrà bisogno di tempo per rimarginarsi completamente. Ci riuscirà il nostro “riparatore”?

Mi ammazzo o non mi ammazzo?

La sofferenza della decisione alimenta la speranza. Il suicidio non ha niente di eroico

“Quando sei solo uno qualunque

Quasi quarantanove anni

Maschio

Divorziato

Eterosessuale

Senza nessun potere

Vita sessuale pari a zero

Buona manualità

La cicatrice è una formazione cutanea anomala che si costituisce attorno a ferite o lesioni p.27

Inizia per Jónas un periodo di profonda riflessione, verso il suicidio. Pianifica tutto per bene: vende l’azienda di famiglia (costruiscono gambe artificiali e alla fine anche questo aspetto rientra nella storia), fa versare il ricavato sul conto della figlia, saluta la mamma ormai devastata dalla demenza senile, saluta il vicino di casa pseudo-filosofo e convinto femminista.

E parte, con al seguito una cassetta degli attrezzi essenziali, tra questi il magico trapano passepartout (percchè? a cosa gli servirà?). Parte per una destinazione altrettanto devastata, dove la guerra ha lasciato tutto coperto di polvere: cose, luoghi, cuori e corpi. Jónas il tuttofare sa riparare le cose, chissà che non riesca a riparare la sua vita dentro uno scenario post bellico dove tutto è da ricostruire.

Scende all’ Hotel Silence e qui inizia il suo percorso di recupero, accanto a Maì, con il suo bambino Adam e suo fratello Fifi. Insieme stanno rimettendo in funzione l’albergo. Gli ospiti sono solo tre: Jónas, l’attrice famosa in fase calante che cerca di organizzare un documentario con storie di donne, l’uomo che sembra un faccendiere-sciacallo.

“Sopra ogni cosa veglia il silenzio, il silenzio. Sebbene l’Hotel Silence sia evidentemente uscito abbastanza indenne dalla guerra , nel confronto tra le foto su internet e la realtà lascia molto a desiderare. È su tutti i colori fosse calato un velo, come un corpo illividito che da tanto tempo non vede il sole. Nell’aria sonnecchia un sentore di muffa. Riconosco il lampadario al soffitto, ma la luce che spande è opaca e grigia, senza brillantezza.”p.73

Quello che colpisce il lettore è il binario parallelo su cui scorrono le vite e i cambiamenti di Jónas e di chi orbita intorno all’ Hotel Silence, simbolo di un paese che rinasce. L’energia che mette in movimento il treno della vita è quella più puramente umana: il bambino che torna a vivere uscendo dalla paralisi emotiva ed espressiva provocata dalla guerra, la giovane donna che vuole prendersi cura del piccolo e della vita di chi le sta attorno, il giovane uomo che, sopravvissuto agli orrori della guerra dove la maggioranza dei maschi adulti è stata spazzata via dalla ferocia umana, scava nei mosaici, come scava nella  profondità della cultura e dei valori  familiari. Il padre dei due giovani era un archeologo, anch’egli vittima degli orrori umani.

Maí “mi dice che aveva appena terminato i suoi studi in biblioteconomia, quando è scoppiata la guerra, e che aveva lavorato nella sezione libri per l’infanzia di una biblioteca. -cercavamo di vivere una vita normale, tra una fuga e l’altra. Io lavoravo dove capitava, e intanto Fífí badava ad Adam. A volte mi pagavano, a volte no.” p.100

La casa delle donne

La spinta vitale delle donne si realizza nella casa  che  Jónas aiuta a ricostruire, arredare, organizzare.

“La casa è un edificio a due piani e sorge solitaria in cima alla strada, dopo che le due case che si trovavano ai suoi lati sono saltate in aria. Annesso c’è un vasto terreno incolto e l’edera si arrampica sulla facciata fino al tetto.” p.148

Il diario e la scatola con le cose da buttare

Hotel Silence è un libro agile, coinvolgente eppure denso di contenuto, un viaggio alla scoperta di sé, dei ricordi. Un susseguirsi di flashback che costruiscono, accanto al presente, una nuova scelta di vita.

“Buttare. Questa roba se ne va nel bidone della spazzatura, prendo in mano un altro quaderno e ne scorrono rapidamente le pagine, aprendone qualcuna a caso. Da quello che mi par di capire, gli scritti seguono tre tematiche: ci sono descrizioni di nuvole, di climi, di conquiste femminili.ma una citazione dello studente di filosofia dal Simposio di Platone dà il tono già dalla prima pagina e mostra che sono riuscito a preservare ciò che conta negli studi: tutti gli uomini hanno capacità sia nel corpo che nell’anima. Tutti noi, quando abbiamo raggiunto una certa età, per natura proviamo il desiderio di generare.” p.39-40

Mi colpisce l’idea del diario. L’ho sempre ritenuto uno strumento femminile. L’ autrice, assume con coraggio ed empatia un punto di vista maschile. Molti   autori maschi scrivono di donne, spesso a sproposito. Poche donne scelgono protagonisti maschili, frugando nella parte più femminile della loro natura e portando in superficie sensibilità troppo spesso e volutamente trascurate.

Jónas vive il trauma dell’abbandono inaspettato, come accade anche a moltissime donne. Ed è proprio in questo spazio comune che Auđur Ólafsdóttir è riuscita a inserirsi per entrare nella psiche di un uomo in crisi, accompagnandolo nell’elaborazione del suo lutto.

Hotel Silence è una lettura tra il poetico e il filosofico. Non a caso l’autrice sottolinea le piccole grandi svolte della storia con citazioni o adattamenti da poesie, romanzi e testi religiosi della più autorevole tradizione letteraria.

“A me piacciono le storie che finiscono bene”, mi dicono le mie amiche lettrici.

Anche a me, dopotutto, dal momento che chiudi il libro con un sospiro di sollievo se nelle ultime pagine c’è scritto “il lieto fine”. Le storie che “finiscono male”, o non finiscono lasciando il lettore di fronte alla scelta del “suo” finale, affascinano, stimolano la riflessione e anche la creatività personalizzando l’esito, ma di fatto lasciano un certo sapore amaro in bocca. Anche se sono dei capolavori di stile.

Come finisce Hotel Silence?

 

Assaggi

 

Danni di guerra, inquinamento e figlia Vatnalilja “Mia figlia è specialista in ecosistemi marini e ha scritto la tesi sugli effetti nefasti dei rifiuti plastici sulla flora e la fauna de gli oceani[…] Lo sapevi -dice- che l’anno scorso il mondo ha speso duecentoquarantamila miliardi di corone in armi e strumentazioni belliche? Beve un sorso di cioccolata e si pulisce il labbro superiore dal baffo di panna: -Bisognerebbe calcolare i danni che causano quelli che con le guerre ci guadagnano, e farglieli pagare,-prosegue-così capirebbero che una guerra è molto più cara della pace. E poi questa gente capisce solo le ragioni dei soldi. Mia figlia si esprime con tutto il suo corpo, quando parla, poi all’improvviso rimane in silenzio.”p.52

Un mondo migliore-Federico Garcia Lorca (da Romance sonámbulo, di Federico García Lorca, 1928) – “ Dovrei dire a questa giovane donna, che sogna di sentire il tintinnare della pioggia su vasi di stagno:« Vedrai, presto qui qualcosa di verde crescerà di nuovo. Si riaffaccerà dalla polvere? Potrei anche citarle il canto trasognato del poeta ucciso e gettato in una tomba senza nome e dire: Verde che ti voglio verde, verde vento. Verdi rami. O la farei stare peggio? E aggiungerei che il poeta aveva creduto in un mondo migliore che ci aspetta da qualche parte, nella luce che sorge all’orizzonte sull’oceano.”p.99

La guerra “D’un tratto tutto il paese era sommerso di armi, e un giorno all’improvviso ci siamo ritrovati in guerra,-prosegue.-[…]non sapevamo da che parte, perché tutti dicevano le stesse cose, di essere stati attaccati di sorpresa là dove non si aspettavano alcunché di male. Tutti dicevano che il nemico uccideva donne e bambini innocenti e mostravano le foto delle vittime. Tutti dicevano che non c’era altra scelta che difendersi. Scuote la testa. -Non capisco come tanto odio possa essersi diffuso nella comunità. All’improvviso tutti odiavano.” p..120

Sofferenze a confronto.  “Le chiedo perdono” p. 144

Domande da non fare a chi sopravvive a una guerra ”Non si domanda a un uomo se ha ucciso o a una donna se e da quanti è stata violentata.[…]E non ci si chiede, quando si vede un bambino, se è figlio di una donna che è stata stuprata da un soldato nemico” p.150

I disegni di Adam: dal nero al rosso, all’arcobaleno-“ Happy Birthday, Mister Jónas, -dice il piccolo.- Si è esercitato,-fa lei. Ho chiuso le tende, ma il sole si infila tra le fessure e forma un quadrato oblungo sul pavimento, un’ombra bianca di luce, che cade sulle piastrelle. Il bimbo mi allunga il disegno che mostra tre alberi dalla folta chioma, tronchi arancione e un cielo verde di sopra. -Una foresta-, interpreta la madre. Stanno al centro della luce, madre e figlio, proprio sopra al labirinto. Nuvole precipitano onde salate di lacrime” p. 167

Jónas impara la lingua del posto– “Qui c’è un libro con frasi per imparare la nostra lingua che forse le potrebbe interessare. Glielo consiglio. Ovviamente nessuno capisce la sua lingua e no tutti parlano l’inglese, qui. Apro il libro e vedo che è pensato per aiutare i turisti a cavarsela in diverse situazioni, come ordinare al ristorante, comprare un biglietto del treno, acquistare francobolli all’ufficio postale o chiedere la via che porta fuori dalla foresta. La pronuncia delle parole è scritta tra parentesi dopo ogni frase. Sfoglio il libro. C’è uno speciale capitolo intitolato Difficoltà varie, che contempla tra l’altro frasi come: Mi sono perso. Come torno all’hotel?”p.168

Nuove pagine del diario, nella nuova lingua: “Cosa posso scrivere, d’altro? Devo descrivere il cielo, dire che rimango sveglio la notte e che alberi neri lottano con un cielo nero, che la luna è più grande che a casa, che mi guardo allo specchio?… “   p.171

Il magazzino delle meraviglie- “Quando stiamo per andarcene e Bingo fa per richiudere la porta a scorrimento, lo sguardo mi cade su un giradischi proprio vicino all’entrata del capannone. È sul pavimento sotto il tavolo e a prima vista non sembra danneggiato. Ne sollevo il coperchio e do un’occhiata alla testina. Nonostante cinque anni di guerra, attacchi aerei, asfalto sciolto e carni lacerate, la puntina sembra essere a posto. Ecco, poco lontano c’è una cassa con una vera e propria collezione di dischi in vinile.”p.177

Il nome dell’albergo “rinato”- “Abbiamo deciso di seguire il suo consiglio e di mantenere il nome, Hotel Silence. E abbiamo messo un’insegna. In tre lingue. Indica il muro alle sue spalle: Il silenzio salverà il mondo,-recita l’insegna.” p. 186

Imparare a ballare, dopo la guerra paralizzante– “ Mi chiedevo se non potesse insegnarmi a ballare. Cosa diceva la mamma?« Quando il latrato delle armi cessa, la gente sente il bisogno di ballare e di andare al cinema» Lei mi guarda con aria seria, poi scoppia a ridere.” p.187

Una bella recensione per il nuovo libro di M.L. Toffanin-LA STANZA ALTA DELL’ATTESA. Fra prosa e poesia la vita nella vecchia Padova.

articolo Toffanin

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