GIROLIBRO torna a riunirsi in biblioteca. Il gruppo di lettura ricomincia a far girare “le storie”, in presenza.

Dopo  un lungo periodo di   distanziamento e di  contatti a distanza (GAD) a cui ci ha costretto la pandemia da Covid, Il 16 Novembre 2021 il gruppo di lettura GIROLIBRO torna  finalmente a riunirsi nella biblioteca comunale “M.Cesarotti” di Selvazzano. Siamo tutte molto emozionate e l’emozione aumenta quando  veniamo accolte dalla responsabile della biblioteca che ci accompagna nella grande sala assegnataci, dove  ci aspetta un piccolo buffet di benvenuto.

 Le sue parole di apprezzamento per il lavoro fatto da Girolibro ci incoraggiano a continuare le nostre attività di lettura condivisa. A questo si aggiunge la progettualità che Serena ha in programma sia per la biblioteca che  per la collaborazione con il nostro gruppo.

Un bell’inizio, non c’è dubbio, che ci  fa ben sperare per il nuovo anno.

Cambio d’abito per Affascinailtuocuore. La scelta dell’INTESTAZIONE

l’Intestazione

Non si cambia un  abito per sempre! D’altra parte ve l’avevo  preannunciato:

“Peraltro ho  deciso  che  farò spesso dei cambi d’abito, aspettatevi dunque qualche altra giravolta.”

Intestazione, Header, Banner…chiamatela come volete, ma di fatto rappresenta la copertina del blog. Inizialmente ho deciso di  far valere la coerenza con il contenuto e le finalità del progetto di Affascinailtuocuore. Ho  fatto una foto  ad uno scaffale della mia libreria e l’ho “adottato” come intestazione. Mi piaceva l’idea di una foto autentica in cui  alcune delle mie letture testimoniavano  un percorso e una scelta.

headerlibri mieiSENZASCRITTO

Tuttavia la scelta mi è sembrata in seguito un po’ banale. Mi è scattato il desiderio di una foto che  riproducesse l’idea di fondo del blog, lettura e  condivisione, ma che fosse unica nel suo genere. Ho deciso allora di  esplorare il portfolio dell’architetta- fotografa Stefania Scamardi alla ricerca di una fotografia adatta. E l’ho trovata!

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 L’ATTENZIONE fa parte del  portfolio ” Streetphotography” di  Scamardistudio. Il bianco e nero mi affascina, i protagonisti mi riempiono di tenerezza. Il bimbo  guarda il libro con intensità, quasi  in  attesa impaziente che la mamma, o la sorella, o la zia, torni a leggere, distogliendo lo sguardo da un qualcosa che deve averla distratta per un momento  dalla lettura. Mi piace molto,  la scelta è fatta.

L’intestazione si mette un vestito nuovo, elegante, affascinante, intenso.

R. Saviano-A.Hanuka. SONO ANCORA VIVO. Parole e immagini per una storia di vita emblematica.

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“Due ore, è una lettura veloce...” dice Roberto nella sua intervista a Fabio Fazio. Vero,  sono bastate un paio d’ore di lettura e annotazioni e  SONO ANCORA VIVO,  il  graphic novel di Roberto Saviano e Asaf Hanuka, è entrato a far parte a pieno titolo delle mie letture preferite.

D’altra parte i libri di Saviano  mi piacciono da sempre. In questo caso si aggiunge la suggestiva mano grafica di Hanuka. I miei occhi hanno faticato a seguire il guizzo del carattere di stampa, ma una  lente di ingrandimento  ha fatto da  valido supporto, per non perdere neanche una sillaba.

Parto da un concetto guida che ispira  Roberto,  un concetto che spesso attraversa anche la mia vita:

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile” Corrado Alvaro

E non è stato e non è ancora inutile quello che Saviano ha fatto per la nostra società e per la lotta contro il malaffare camorrista, e non solo  nei  quindici anni di vita scortata.  Il racconto delle sue vicissitudini non mi spinge a compatirlo e non perché non mi senta coinvolta e non mi  indigni per quello che è costretto a subire e per le malefatte dei suoi “persecutori”,  ma perché preferisco  seguirlo lungo il selciato tracciato dalle sue parole, e dalle immagini che di lui ha costruito Asaf Hanuka, con il sano distacco  che credo  Roberto stesso chieda al suo lettore. Non indulge infatti  al pietismo ma fa cronaca di vita vissuta in prima persona. Come  lettrice rispetto questo punto di vista e lo faccio mio.

Alcuni episodi  aggiungono dettagli  alla mia conoscenza della sua vicenda.  Tra questi  il ruolo di Charlie, cane da esplosivo tenero, infaticabile, che qualche volta sbaglia creando uno scompiglio inimmaginabile.

Mi accompagna nella lettura, come accompagna Roberto  nel racconto della sua vita,  Redemption songs del grandissimo Bob Marley. La musica e l’arte fanno da filo conduttore di tutte le battaglie che vale la pena di combattere, per affrancarsi dalla schiavitù e conquistare la libertà.

Ignoro  le ragioni che hanno spinto Hanuka a scegliere alcuni colori piuttosto che altri  in ciascun capitolo, mi piace pensare che siano state ispirate dal bisogno di armonizzare le vicende narrate con quel dato colore.  Anche il colore parla e conferisce alla storia eloquenti sfumature.

Come il color seppia dei ricordi di famiglia. Ma che meraviglia il papà in bicicletta che porta Roberto sul cesto davanti al manubrio! Poi, man mano che il tempo  avanza, il bambino diventa adulto e poi gorilla arrabbiato allo zoo della vita. Sempre in bicicletta;

Come l’antitesi oro/grigio  per visualizzare il  vile assassinio di  Don Peppino Diana parroco anti camorra. Lo splendore  e il fulgore di Don Diana, fonte di ispirazione per le idee e le azioni di Roberto, Il grigio  delle zone d’ombra in cui si nascondono  e agiscono i malfattori;

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Come il rosso, il grigio e il nero  delle tenebre incombenti,  che accolgono il rito di affiliazione e il brindisi con il vino rosso  versato sul pavimento per far partecipare al giuramento anche  i morti, abitanti e padroni del regno di sotto.

Angeli e cavalieri combattono la lotta dell’amore che questa volta però non vince tutto,  e tuttavia cerca di farsi strada tra  mille difficoltà  per arrivare alla chiave del  cuore di Roberto, ma quanto è difficile amarsi  e togliersi l’armatura. Anche qui oro, grigio, bianco per la difficile gestione dei sentimenti. Come può una donna “normale” vivere accanto ad un puzzle in “esilio”, così difficile da ricomporre? Il riferimento alle sliding doors  del film  sembra calzare a pennello alla sua  vita multidimensionale, che fa girare la testa.

Roberto deve essere trasferito  negli USA. L’azzurro del cielo  e delle divise dei poliziotti di New York, fa quasi intravvedere uno spiraglio di luce, sebbene  la vita continui ad essere sotto controllo burocratico, più forte e deciso che mai in  questi difficili tempi di paura.  Altro che attico a Manhattan! Questo capitolo mi  avvolge con la forza del ricordo personale. Roberto  insegna alla New York University, io ci ho studiato  e dunque   mi sembra di tornare indietro nel mio piccolo appartamento  del Dorm NYU, al 240 di Mercer Street.  Ma io  ero lì per libera scelta.

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La copertina  riporta l’immagine più efficace del libro, quell’acquario di lacrime in cui Roberto  desidera affogare, prima o poi, per dar sfogo a tutto  il suo dolore e la sua rabbia. Ci si abitua alle cattiverie dei cattivi, te le aspetti e fanno  relativamente male. Peggio è per le cattiverie  gratuite della cosiddetta gente per bene. Sarebbe facile farla finita… Impressionanti le pagine con i disegni delle varie aree del cervello,  della pistola con le sue parti, della  testa attraversata da vasi sanguigni in ebollizione. Vuoi farla finita? Dai è facile! MAI, sono e resto vivo, fottuti bastardi.

“Vivo così da quindici anni-ma sono ancora vivo… Fine della prima metà della mia vita”

Sindrome da serie? Forse, ma speriamo ci siano solo sequel  sulla vita normale e le normali lotte quotidiane di un uomo contemporaneo. 

Buona vita Roberto Saviano! E continua a starci vicino con i tuoi romanzi, i tuoi articoli, la tua passione politica e sociale, le tue contraddizioni…e le tue serie TV.

Le piacevoli novità di Tuttolibri: il CRUCILIBRO

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Da tempo ho smesso di leggere  il quotidiano La Stampa. Oggi, non so  come mai, siamo tornati alle origini, forse perchè Tuttolibri ci ha strizzato l’occhio. Devo ammettete che sono rimasta piacevolmente colpita dalle sue novità editoriali, tra queste le pagine dedicate al crucilibro, questa settimana su L’età dell’innocenza di Edith Wharton, la bellissima recensione di Nadia Terranova  e la grafica Liberty.

Bisogna aver letto il romanzo per risolvere il cruciverba, bellissima idea. Speriamo che funzioni! Per chi  non  riuscisse a ricordare tutte le informazioni sul libro, la soluzione sarà disponibile nel prossimo numero di  Tuttolibri... Ottima promozione del romanzo, dell’inserto, del quotidiano e della cura per tenere il nostro cervello e il nostro cuore in allenamento.

La rilettura 

Nella recensione del capolavoro di Wharton Nadia Terranova illustra i timori e le reticenze di chi come lei  si appresta a rileggere un romanzo che li ha ammaliati da adolescente.

“Proverò le stesse emozioni? Ne scoprirò di nuove? Sarò delusa e triste per aver infranto un meraviglioso ricordo ?”

Di fronte ad una opera immensa come L’età dell’innocenza non poteva non succederle  ciò che è effettivamente successo: rileggere e rivivere con la stessa intensità e passione una storia universale che va nel profondo  dell’anima femminile  e del suo esistere nella società.

Sibilla Aleramo-UNA DONNA. Un destino disseminato di trappole, ma l’anelito di libertà è più forte.

 


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Una donna di Sibilla Aleramo  è il racconto di vicende familiari che potrebbero essere  quelle di molte altre donne, anche contemporanee. Non a caso l’autrice non fa nomi, I protagonisti sono   una donna,  suo marito,  suo padre,  sua madre, il figlio, le sorelle. E la gente intorno, più o meno vicina, come  i colleghi, il dottore, la suocera, la cognata, il profeta, l’amica e così via… Eppure  dalle prime righe così intense e vissute,  capiamo che siamo dentro un’autobiografia, dentro la storia di Rina Faccio, alias Sibilla Aleramo (Alessandria 1876 – Roma 1960). Alla fine del romanzo  la stessa narratrice ci  spiegherà le ragioni di questo libro.

“La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch’io ero a sei, a dieci anni, ma come se l’avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo alla realtà presente può far dileguare.”

Il pater familias è un professore che stanco del suo lavoro  si proietta verso nuove imprese. E una di queste lo porta a trasferirsi  verso Sud dove è stato chiamato a dirigere una fabbrica. La moglie, infelice e succube gli va dietro passivamente, trascinando anche i  figli  verso l’ignoto. La maggiore è molto promettente e brillante, ma deve lasciare la scuola. Il padre, molto amato e rispettato  dalla ragazza,  la porta a lavorare in fabbrica come sua segretaria. Una quasi bambina al lavoro! Qui conosce un impiegato più grande di lei  che decide di  “prendersela”. E la violenta, provocando un inevitabile matrimonio riparatore.

Sibilla giovane

È l’inizio della fine, o meglio è l’inizio di un lungo percorso di umiliazioni, violenze, malintesi, dubbi e ricerca di una via d’uscita, che la ragazza vivrà dolorosamente sulla sua pelle. Alla fine la via d’uscita viene trovata e la porterà a prendere la decisione più dolorosa che una donna nelle sue condizioni possa prendere: lasciare l’amatissimo figlio a suo padre che ne rivendica la patria potestà. Di fatto l’uomo mette in atto un vero e proprio ricatto: o rimani con me o perdi tuo figlio (siamo ancora con Anna Karenina?) E siccome le leggi del tempo  garantiscono al coniuge maschio diritti totali su figli, beni  e corpo della moglie, il gioco è fatto.

La mistica della maternità

“Perché nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. È una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene chi ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l’olocausto della persona diletta. Allora riversiamo sui nostri figli quanto non demmo alle madri, rinnegando noi stesse e offrendo un nuovo esempio di mortificazione, di annientamento. Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna, e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità? Allora si incomincerebbe a comprendere che il dovere dei genitori s’inizia ben prima della nascita dei figli, e che la loro responsabilità va sentita innanzi, appunto allora che più la vita egoistica urge imperiosa, seduttrice.

Sibilla vecchia

Tensione narrativa

Il filo narrativo è ben teso e la lettrice se ne rende subito  conto dal momento che  non riesce a smettere di leggere e di seguire la donna nel suo percorso, se non all’ultima pagina quando inevitabilmente appare la parola FINE.  La lingua italiana di  Sibilla è  sorprendente, arcaica quasi, ma estremamente funzionale al  crescendo psicologico in cui i pensieri  si  susseguono, si accavallano, si disperdono, spesso non si traducono in azione ma in continue domande e dubbi: Che decisione prendere? Lasciare il marito? Abbandonare a lui violento e pericoloso il bimbo dolce di sei anni? Cosa fare? Riprodurre il modello materno che si è risolto con un ricovero in manicomio? Darsi la morte?

E l’amore, cosa è l’amore? Si ama solo se si va incontro ai bisogni  del marito, e solo allora si può pretendere amore? Giustificare comportamenti ingiustificabili, cercare qualche spiraglio di affetto tra le tante, troppe manifestazioni di odio è possibile? Si può sperare di essere amati quando invece si è continuamente umiliati, sottomessi e violentati  per mantenere una parvenza di superiorità sulla moglie? Bisogna sopportare lo scherno di fronte ai piccoli traguardi di carriera che lei si conquista con la sua intelligenza e il suo lavoro? La pace, desiderare solo la pace…Ma il cuore si ribella, e con lui il corpo e la mente.

Aleramo, forse prima tra le grandi scrittrici del 900, sposta il discorso oltre la singola donna e cerca di farsi paladina  di una rivendicazione di genere, di un’accusa precisa del patriarcato. Lo fa da un punto di vista forse “spirituale” elitario, intellettuale, che accompagna comunque anche con azioni precise. Nel romanzo come nella vita quell’azione di fronte alla quale si era sempre ritratta,  dubbiosa e spaventata, alla fine  viene realizzata, con indicibile sofferenza, ma sempre rivendicata con dignità e sguardo rivolto al futuro.

sibilla legge

“Femminismo! — esclamava ella. — Organizzazione d’operaie, legislazione del lavoro, emancipazione legale, divorzio, voto amministrativo e politico… Tutto questo, sì, è un compito immenso, eppure non è che la superficie: bisogna riformare la coscienza dell’uomo, creare quella della donna! ,,

Donne di ieri e di oggi

Le emozioni che la storia mi ha provocato mi spingono a pormi delle domande: Oggi  le giovani donne sanno da dove vengono? Cosa abbia significato per quelle che ci hanno preceduto  vivere senza diritti? Vivere come proprietà del marito, del padre, del fratello e poter disporre di un’eredità solo se l’uomo di casa  dava  il permesso perché ciò avvenisse? Sibilla ha vissuto sulla sua pelle queste ingiustizie.

Erano gli inizi del XX secolo. Altri tempi quelli del romanzo? Ma è davvero così? in Sibilla-Rina-Narratrice  mi sembra di riconoscere il dramma di tante donne contemporanee abusate, annichilite, umiliate da uomini che non conoscono  altro metodo per stare con una compagna che la violenza fisica e psicologica e la sopraffazione.

Oggi  è veramente cambiata la vita delle donne? Si, certamente, almeno per ciò che riguarda alcuni  diritti, la legge sul diritto di famiglia Italiana (8 Marzo-N.39-1975) è una delle più avanzate, ma la società nel suo insieme  deve ancora fare passi avanti notevoli,  in fretta.  Lo spazio che intercorre tra la vita di Sibilla e la vita delle donne di oggi  a volte sembra enorme, a volte sembra nullo.  Basti pensare alla notizia che in  questi  giorni soffoca  la nostra anima:  Saman Abbas, giovane donna di origine pakistana è stata uccisa  dai familiari perché non voleva sottostare ad un matrimonio combinato, che rifiuta con forza reclamando i suoi diritti  di persona adulta e consapevole.

Sibilla in piedi tra i libri

Le ragioni della scrittura

Un libro può salvare la vita e portare a decisioni “sane” e allora,  Sibilla-Rina-Narratrice decide di scrivere perché un giorno suo figlio possa  sapere dalla viva voce del libro  cosa veramente ha provato, sofferto e sopportato l’amorevole mamma tanto da spingerla ad abbandonarlo tra le grinfie di un padre anaffettivo, ottuso e violento.

“Scrivo questo libro per mio figlio. Un giorno capirà- “Un giorno avrà vent’anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre? O avrà già un’altra immagine femminile in cuore? Non sentirà allora che le mie braccia si tenderanno a lui nella lontananza, e che lo chiamerò, lo chiamerò per nome? O io forse non sarò più… Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima… e dirgli che l’ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.”

Mi piacerebbe conoscere  la reazione del figlio di Sibilla. A lei un libro ha ri-spalancato le finestre della vita, avrà avuto lo stesso effetto su suo figlio, il libro  della madre? È la stessa Aleramo che ci risponde:

“… Mio figlio mi pensa, stamane. Gli ho scritto qualche rigo, giorni fa. Tristezza irreparabile del nostro rapporto, dappoi che ci siamo rivisti dopo i trent’anni d’intervallo e invano abbiamo provato a sentire come una realtà il fatto ch’io sono sua madre e che lui è mio figlio.


(Un solo momento abbiamo avuto: la prima sera del ritrovamento; un singhiozzo profondo nel petto d’entrambi, abbracciandoci, e subito appresso, seduti di fronte, avviando un discorso qualunque, a frasi mozze, un sorriso in cui ci specchiammo a vicenda, in cui nel suo largo viso d’uomo già maturo io vidi affiorare e tremare, sorridendo timida e innocente, quella che so essere l’anima mia, la qualità nativa inalterabile dell’anima mia.

Un solo momento. Poi, tutto della vita ci ha fatti immediatamente apparire su due piani differenti, con l’impossibilità di qualsiasi scambio verace: incomunicabili, nonostante il sangue, nonostante l’uguale bontà della natura umana”. (Da: Sibilla Aleramo, Un amore insolito. Diario 1940/1944 [Milano: Feltrinelli, 1979] 57).

Assaggi

Col padre in fabbrica- “Pareva anche domandare il mio avviso. Ed io pensavo alla felicità di trovar pur io qualche cosa di nuovo da suggerirgli. La fabbrica diventava per me, come per lui, un essere gigantesco che ci strappava ad ogni altra preoccupazione, che ci teneva perennemente accesa la fantasia e saldi i nervi, e si faceva amare; — angolo di vita vertiginosa, da cui eravamo soggiogati, mentre credevamo di esserne i dominatori.” 

La mamma invisibile-“Io non riesco a determinare nella mia memoria le fasi della lentissima decadenza avvenuta nella sua persona dal nostro arrivo in paese. Ella non aveva saputo sin dai primi giorni liberarsi da una certa timidezza che le impediva di andar sola o coi bimbi per la spiaggia o pei campi. Il paese non offriva altri svaghi: le donne dei maggiorenti non uscivano quasi mai di casa, ignoranti, indolenti e superstiziose; le contadine lavoravano più che i loro uomini; gran parte della popolazione viveva sul mare e del mare, riparando la notte nelle catapecchie che si ammucchiavano a cento metri dalla riva.” 

Le bugie del matrimonio“Non una moglie era sincera col marito nel rendiconto delle spese, non un uomo portava intero a casa il suo guadagno. Poche coppie mantenevano la fedeltà reciproca, e di parecchi signori s’indicava l’amante in qualche donna che viveva sola, o con un marito, su cespiti inconfessabili. Poco tempo prima, un feroce parricidio aveva funestato una casa: il figlio aveva colto suo padre con la propria moglie. Molte ragazze si vendevano, senza la costrizione della fame, per la smania di qualche ornamento; a quattordici anni nessuna rimaneva ancora del tutto ignara.

Ma restavano in casa, ostentando il candore, sfidando il paese a portar prove contro la loro onestà. L’ipocrisia era stimata una virtù. Guai a parlare contro la santità del matrimonio e il principio della autorità paterna! Guai se alcuno si attentava pubblicamente a mostrarsi qual era! Per questo mio padre era stato condannato selvaggiamente, e odiato da quel pugno di persone così inferiori a lui. Per questo egli aveva avuto una ribellione che l’aveva spinto sempre più oltre. E mio figlio nasceva in quell’ambiente !” 

Annichilimento consapevole-“Colla chiusura dell’odiosa vertenza mio marito divenne più calmo, sospese del tutto le peregrinazioni nel passato. Per qualche tempo ancora mantenne i suoi divieti, ed io continuai a non uscire, a passare i pomeriggi chiusa a chiave, ad aver i fogli di carta da lettere numerati, a non poter vedere che i parenti, il dottore e la domestica, il tutto sotto l’apparenza della più ampia libertà e con procedimenti d’un’ingenuità che mi avrebbe divertita se i miei ventun anni prossimi a scoccare non fossero stati irrimediabilmente chiusi al riso.

Badavo ad evitargli le cause di preoccupazione, a prevenire anzi le sue esigenze, ma ormai più per la volontà di tutelare la tranquillità mia e di mio figlio, che per impulso di pietà. Egli, come pel passato, era ridivenuto ottuso, cieco e tranquillo. Desideroso d’un placido benessere, finiva per felicitarsi dell’avvenimento che me gli aveva data nelle mani vinta, rassegnata, passiva. Io osservavo nel rapido ripristinamento della sua figura normale, senza sdegno. Ormai non poteva più nulla, né per me né per lui.” 

Un libro può salvare la vita-“In quei giorni di infinita solitudine, nel silenzio d’ogni richiamo umano, abbandonata veramente ogni speranza e ogni fede, trovai in un libro una causa di salvezza. Era il primo che prendevo tra le mani dopo molti mesi: un invio di mio padre, che mi vedeva raramente e mi pensava, certo, con amarezza, vittima silenziosa per non aver accolto il suo invito a rifugiarmi in casa sua, in quei giorni tragici. L’autore era un giovane sociologo di cui quel libro, uscito allora, diffondeva il nome in tutta Europa. Parlava di alcuni suoi viaggi in paesi giovani, e con una elegante vivacità traeva i profani e gli scettici a considerare dei problemi gravi che spuntavano dai contrasti fra due civiltà.”

Inutilità dell’assoluto-“Egli cerca un assoluto e nulla è più inutile, anzi nefasto… che l’assoluto, quando sappiamo che tutto muta, e che si muore. Egli cerca probabilmente una nuova prova dell’immortalità dell’anima, poiché le vecchie non reggono più. Ma gli uomini hanno creduto fino ad oggi a questa immortalità, e non sono divenuti migliori… ,,”

Donne e poesia –“Dicevo che quasi tutti i poeti nostri hanno finora cantato una donna ideale, che Beatrice è un simbolo e Laura un geroglifico, e che se qualche donna ottenne il canto dei poeti nostri è quella ch’essi non potettero avere: quella ch’ebbero e che diede loro dei figli non fu neanche da essi nominata. Perché continuare ora a contemplar in versi una donna metafisica e praticare in prosa con una fantesca anche se avuta in matrimonio legittimo? Perché questa innaturale scissione dell’amore? Non dovrebbero i poeti per primi voler vivere una nobile vita, intera e coerente alla luce del sole? Un’altra contraddizione, tutta italiana, era il sentimento quasi mistico che gli uomini hanno verso la propria madre, mentre cosi poco stimano tutte le altre donne.’” 

Magnifica Roma-“avviammo a piedi verso il borgo Santo Spirito, costeggiammo il muro dell’ospedale; dall’altro lato della strada fanciulli e donne in cenci interrompevano giochi e chiacchiere per guardarmi nella mia apparenza di forestiera e tendermi la mano. Cenci appesi lungo i muri, tanfo nell’aria. Per la salita di Sant’Onofrio ancora cenci, ancora bimbi ruzzolanti, ancora finestre d’ospizi, graticolate. Un gruppo di educande con alcune monache discendeva.

In alto, al sommo del Gianicolo, ci fermammo un po’ affannati. Garibaldi; figura di leggenda, campato nell’azzurro, guardava tranquillo la cupola enorme alla sua sinistra. Lo sfavillio della massa compatta di case, di torri, di alberi che mi si stendeva sotto gli occhi era intenso, quasi insostenibile. In fondo i monti si staccavano turchini sul cielo, e lungo i declivi le macchie candide dei Castelli mandavano anch’esse barbagli. Tra i monti e Roma la campagna, l’immensità.

Roma! Forse ogni giorno lì in cima al colle qualche anima sentiva affluire in sé le più possenti energie, vedeva lucidamente segnate le opere da compiere nell’ammasso meraviglioso di pietre così diverse per età e tutte ugualmente scintillanti e significative; ogni giorno forse qualche anima aveva la visione d’una Roma dalla quale, nel tempo, scomparirebbero ogni violenza e ogni laidezza, nella quale le linee armoniose del suolo e del cielo non sarebbero più turbate da un incomposto agitarsi d’uomini fra loro estranei, incompresi, ostili…”

Milano: il potere e la vitalità delle città-“Fin da bimba avevo sentito in modo confuso come nella città l’uomo dia una sfida incessante e superba alla natura per lui limitata e insufficiente. In verità, circoscrivendo in certo modo la sua prigione, l’uomo si sente tra le mura cittadine più libero e possente che sotto l’infinito cielo stellato, che dinanzi al mare e alla montagna incuranti di lui; ciò spiega anche l’ostentazione del progresso che le metropoli offrono. Certo, qui come a Roma, come nel villaggio, quasi sempre il motivo dello sforzo era egoistico: gli esseri si premevano, correvano e sembravano indifferenti gli uni agli altri.

Ma un sordo agitarsi di coscienze s’intuiva tra quella rete fitta e tumultuosa, nei grandi sobborghi operai, nelle scuole, nei comizi: coscienze che si orientavano verso una visione ancora confusa, che trovavano stimolo al lavoro in qualcosa di non tangibile, in un sentimento di reciprocità, di solidarietà col passato e coll’avvenire, in una vera estensione d’amore nello spazio e nel tempo. E alcuni uomini e alcune donne, con serena pazienza, promovevano quasi da soli tutta quella germinazione. Un’ideale corrispondenza era fra essi e la mia vecchia amica di Roma: già in lei avevo ammirato e invidiato il potere animatore e propulsore che una forte volontà altruistica può esercitare nella città moderna.” 

Treni letterari…un altro treno- “Mi trovai sul treno senza sapere come vi fossi venuta. I primi urti del carrozzone si ripercossero in me come se qualcosa si strappasse dalla mia carne. E il senso dell’ineluttabile m’invase ancor più quando mi vidi portata lontano su quella forza ferrea. Avevo camminato come una sonnambula. Ora la coscienza di quanto avevo compiuto mi appariva. Oh, la suprema agonia!”

Balena l’idea del suicidio, ancora- “svelle un altro per evitar la morte d’entrambi… Quanto durò l’orribile viaggio? Ad ogni stazione m’afferrava la smania di scendere, di aspettare un treno che mi riportasse indietro: poi, quando la corsa riprendeva, mi balenava a tratti l’idea del suicidio, cosi facile, lì, a quello sportello: istantaneo…”

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Chi era la “scandalosa” Sibilla Aleramo, prima scrittrice femminista italiana avida di vita e d’amore

“Cinquantanove anni fa la morte di una delle più grandi autrici italiane del ‘900: “La sua voce non ci fa piombare in un passato ormai morto, ma ci riporta al presente e alla dose di coraggio necessaria per scegliere liberamente il proprio destino” leggi l’articolo di Stefania Parmeggiani-Repubblica.

L.Tolstoj-ANNA KARENINA. Era di Maggio e tutto brillava, come la bellezza di questo grandioso romanzo.

 

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Traduzione di Claudia Zonghetti, Prefazione di Natalia Ginzburg

 

Non so da dove cominciare. O sì, comincio da dove l’autore di Anna Karenina, Lev Tolstoj, ha cominciato:

“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna modo suo”

Tutti i personaggi del capolavoro russo sono inseriti all’interno di una famiglia: quella d’origine, quella creata con un matrimonio più o meno combinato, quella creata al di fuori del matrimonio ma di fatto organizzata secondo le stesse dinamiche. Tutti i personaggi  di questo immenso romanzo sono a loro modo alla ricerca della felicità “familiare”.

Provano e riprovano, seguono la corrente o vanno contro le convenzioni come Anna e Vronskij, tradiscono, manipolano, soffrono, amano, odiano.  Tolstoj sembra proporci l’unione di Kitty e Levin come quella che meglio risponde ad un ipotetico  modello da seguire.

La scoperta della realtà porta alla felicità

La vita coniugale di Levin e Kitty è fatta di tante cose. Non solo  voli pindarici, non solo passione incontenibile, ma un rapporto  maturo con la realtà delle cose, la conquista di un equilibrio che porta a comprendere i bisogni l’uno dell’altro, senza rinunciare a sé stessi, alla propria individualità e alla libertà spirituale.

Storia diversa è quella di  Anna e Vronskij, i due amanti intorno a cui si dipana la storia. Felicemente e passivamente sposata con il grigio Karenin lei, nobile, celibe farfallone, amante della bella vita lui. Si incontrano per caso, si innamorano follemente l’uno dell’altra.  La loro ricerca della felicità è sofferta e pericolosa,  come una giostra fatta solo di montagne russe, di fiato sospeso, di passioni estreme. È complessa, perché poggia su un terreno fragile, pieno di fratture, di rinunce  e di ostacoli.

Non è facile uscire da un matrimonio strutturato secondo le più canoniche regole borghesi, scritte  per  mantenere l’apparenza integra in una società dove la corruzione e il tradimento sono all’ordine del giorno. Se ne può parlare, ci si può spettegolare sopra, ma non si deve mai rompere il patto che mantiene integra la facciata.

 

Anna Karenina il treno

 

Anna incontra Vronskij per la prima volta sul  treno dove ha viaggiato con la madre del bel conte. Il treno! Questo affascinante mostro  di ferro  roboante che gioca con la vita di Anna.

“Addio a voi, mia giovane amica, – rispose l’altra. – E fatevi baciare quel bel visetto. Ve lo dico con franchezza, da vecchia signora quale sono: mi avete davvero conquistata. Era, con ogni probabilità, una mera frase di circostanza, ma la Karenina parve credervi di tutto cuore e ne fu felice. Arrossí, si chinò leggermente per porgere il viso alle labbra della contessa, rialzò la testa, e con il solito sorriso che le guizzava fra le labbra e gli occhi porse la mano a Vronskij. Costui strinse la graziosa mano che gli veniva porta e si rallegrò, stupito, della presa energica e disinvolta, del vigore con cui sentí scuotere la propria. Poi la Karenina scese. Lesto, il passo reggeva con inusitata facilità le sue forme alquanto floride.” 

Data in sposa a Karenin molto giovane con un matrimonio combinato, quando Anna si rende conto  di essersi innamorata veramente e di non poter sopportare una vita di menzogne, sceglie un percorso di vita molto accidentato. Ma quanta sofferenza le costa! Tolstoj ci  mostra, come in una cronaca in diretta, quello che accade nella sua vita  e nella sua psiche. E con lui, anche  noi lettori,  accompagniamo Anna  verso il suo destino, passo dopo passo.

Anna ama leggere e capire

“Anna aveva comunque molta cura di sé e molto tempo dedicava alla lettura dei libri piú in voga, che fossero romanzi o opere serie. Si faceva mandare ogni singolo tomo che avesse meritato parole di lode nelle riviste e nei quotidiani stranieri ai quali era abbonata, e li leggeva con l’attenzione che solo la solitudine è in grado di concedere. Libri e riviste, inoltre, le servivano per approfondire ciò di cui si occupava Vronskij, tanto che era con lei che questi finiva spesso per consigliarsi su questioni di architettura e agronomia, sí, ma anche per lo sport o l’allevamento dei cavalli di razza. Pur stupito dalle competenze e dalla memoria di lei, da principio Vronskij si era mostrato diffidente e le aveva spesso chiesto conferma delle sue affermazioni, che Anna era comunque lesta a rintracciare fra i libri e a mostrargli.”

Dopo l’ammissione  della sua nuova situazione sentimentale, la storia del rapporto  tra Anna e suo marito Karenin testimonia in un modo, in fondo  molto attuale, le conseguenze sociali e individuali di una frattura amorosa. Tutto precipita all’interno della coppia e fuori: via l’amato figlio, via il riconoscimento sociale, via la certezza di un amore nuovo e duraturo; 

avanti invece con il disgusto crescente per il mondo  che circonda Anna, il distacco affettivo dalla piccola Annie avuta con Vronskij, la gelosia feroce, la consapevolezza che ormai  un’unica cosa rimane da fare: darsi la morte.  Anche per far soffrire l’amato per tutta la vita lasciandolo in preda a sensi di colpa che nessuna impresa riuscirà a cancellare. Nulla potrà mai cancellare dalla mente dell’uomo  il corpo straziato e sanguinante dell’amata Anna.

Punti di vista

Ovviamente ho seguito  le vicende narrate dal mio punto di vista femminile,  cercando un riscontro con quello  di un grande della letteratura mondiale  alle prese con la vita e le scelte delle donne. Mi sono ritrovata in alcuni atteggiamenti e stati d’animo  di Anna, Kitty, Dolly, Varenka, ho dunque condiviso la costruzione dei personaggi e la loro efficacia. In altre figure femminili, come le principesse e nobildonne salottiere e pettegole  manipolatrici, ho riscontrato  un’attitudine narrativa più “stereotipata”, che le rende quasi simboli senz’anima di un gruppo sociale,  ben lontani dalla profonda introspezione psicologica, soprattutto di Anna.

Storie in parallelo

Seguire la storia di Anna e quella di Levin  mi ha dato l’impressione di navigare due fiumi che, quasi per caso, a volte si incrociano, mantenendo sempre il proprio percorso. Mi aspettavo l’unica grande vicenda di Anna Karenina e ho trovato invece l’altra storia, quella di Levin e del suo mondo “naturale e spirituale” che mi ha affascinato  in egual misura.

Levin ci saluta così

“Questo mio nuovo sentimento non mi ha cambiato, non mi ha reso piú felice, non mi ha illuminato come sognavo. È stato come l’amore per mio figlio. Non ci sono state sorprese. E non so nemmeno se sia davvero fede, la mia. Di sicuro è un sentimento che ho conquistato con sofferenza e che ormai ha messo radici salde nel mio cuore. Continuerò ad arrabbiarmi con Ivan, il cocchiere, e continuerò a discutere e a fare commenti a sproposito, e anche il muro fra quanto ho di piú sacro io e quanto di sacro hanno gli altri, mia moglie compresa, resterà dov’è; continuerò a rimproverarla per le mie paure e a pentirmene subito dopo, e continuerò a pregare senza che la ragione possa capire perché lo faccio. D’ora in avanti, però, la mia vita – tutta quanta, ogni suo istante e indipendentemente da ciò che mi dovesse capitare – non solo non sarà insulsa come un tempo, ma farà del bene che saprò istillarvi il suo significato unico e imprescindibile».”

Anna, disperata, ci conduce verso il treno del suo destino

“Tutto brillava, al sole di maggio: i tetti di lamiera, la pietra dei marciapiedi, i ciottoli della strada, le ruote e anche il cuoio, il bronzo e la latta delle vetture. Erano le tre, l’ora in cui le strade sono piú affollate.[…] «Dov’ero rimasta? All’impossibilità di immaginare una vita senza dolore e a noi che tutto sappiamo ma che cerchiamo ogni mezzo per illuderci del contrario. Una volta che l’hai vista, però, la verità, che fai?» 

Conclusioni

“Come opera d’arte, Anna Karenina è la perfezione e nulla può esserle paragonato​​. Fëdor Dostoevskij»

Mi ritrovo completamente in questa definizione dell’opera. Anna Karenina è un universo letterario di  alta spiritualità, che soddisfa le esigenze dei lettori che amano scoprire le ragioni  di una scelta esistenziale, il ritmo della natura, le distorsioni  sociali, le grandi spinte politiche, il gioco  delle lingue e della comunicazione, il  gioco dei sessi, le dinamiche sociali che interferiscono  nelle vite private di uomini e donne. Insomma il romanzo di Tolstoj ti lascia un senso di ”sana sazietà”.

Tolstoj a Jasnaja Poliana

Non parlatemi più dei  film su Anna Karenina, ne ho visti diversi, ma tutti ormai mi sembrano così riduttivi!  E non è questione del trito refrain “il libro è meglio del film”, è proprio un altro universo! Il romanzo è ricco e articolato, la tensione narrativa non si allenta mai, in nessuna sua parte, ma ti accompagna in un percorso  lunghissimo tenendo  sempre acceso il desiderio di  vedere cosa succede alla pagina successiva.

E mi dispiace che sia finito. Giorno dopo giorno mi ero abituata alla compagnia  di Levin, Anna, Kitty, Oblonsky, Dolly, Laska  e principi e principesse, contadini e burocrati, bambini e bambine…cavalli, cani, paesaggi e odori che mi hanno sfiorato l’anima.  Un mondo  sfaccettato che emana una sola, unica luce di bellezza.

 

Frammenti da gustare 

La scelta è fatta. La lettera di Karenin a Anna, sua moglie

Nel corso del nostro ultimo colloquio Vi ho notificato la mia intenzione di comunicarVi quanto avrei deciso in merito all’oggetto della conversazione suddetta. Dopo attenta riflessione, è per onorare tale promessa che Vi scrivo questa mia. La decisione che ho preso è la seguente: quali che siano state le azioni da Voi commesse, non mi ritengo in diritto di sciogliere vincoli che ci uniscono per volontà divina. Non c’è capriccio, arbitrio o colpa di uno dei coniugi che possa segnare la fine di una famiglia, dunque la nostra vita riprenderà il suo corso consueto. È necessario a me, è necessario a Voi ed è necessario a nostro figlio. Sono assolutamente convinto che siate già pentita e a lungo Vi pentirete di quanto ha funto da pretesto a questa mia, e che non esiterete a offrirmi il Vostro appoggio per estirpare, per sradicare la cagione dei nostri dissapori e dimenticare quant’è accaduto. Se cosí non fosse, lascio che immaginiate quale destino attenda Voi e Vostro figlio. Di tutto, però, conto di poter discutere al nostro prossimo incontro. Giacché la stagione della villeggiatura si avvia alla sua conclusione, Vi esorto a fare ritorno a Pietroburgo il piú presto possibile e non oltre martedí prossimo venturo. Provvederò a disporre ogni dettaglio del Vostro viaggio. Vi prego di considerare che tengo particolarmente a che quest’ultimo mio desiderio venga esaudito. A. Karenin P.S. Allego a questa mia i denari per eventuali spese.” 

Niente liceo per le donne, parola di  Vronsky

A lungo non si capacitò di come parole inoffensive e di nessuna importanza per entrambi avessero scatenato quel putiferio. Invece era proprio cosí. Tutto era iniziato perché lui si era permesso un commento sprezzante riguardo ai licei femminili – che reputava inutili – mentre lei ne aveva preso le difese. Oltre ad aborrire l’istruzione femminile in genere, Vronskij aveva aggiunto che Hannah, la piccola inglese che ormai era la pupilla di Anna, non aveva alcun bisogno di conoscere la fisica. E lei si era sentita punta sul vivo. In quelle parole aveva colto lo scherno profondo di lui verso ciò a cui lei si dedicava con passione, dunque si era sforzata di trovare una battuta che lo ripagasse per il male che le aveva fatto.

La scuola

 “Il popolo russo è a un livello talmente infimo dell’evoluzione morale e materiale, che non può che opporsi a ciò che non conosce. In Europa le cose funzionano perché anche la gente comune ha una certa istruzione. Insomma, dobbiamo mandarli a scuola, i russi. – E come facciamo? – Ci servono tre cose: scuole, scuole e ancora scuole.” 

Il vecchio e il nuovo, questione di giacche e di divise

“Anche quanto all’aspetto gli astanti si dividevano in due gruppi ben distinti: i vecchi e i nuovi. I vecchi indossavano per buona parte vecchie giacchette abbottonate fino all’ultima asola con tanto di spadino e cappello, oppure strane uniformi militari della Marina, della Cavalleria o di Fanteria. Erano tutte divise che si usavano una volta, con le maniche un po’ a sbuffo, ed erano tutte troppo corte e troppo attillate, quasi che chi le portava ci fosse cresciuto dentro all’improvviso. Le giacche dei giovani, invece, erano lunghe in vita, larghe sulle spalle e aperte su un panciotto bianco, e finivano con colletti alti e neri ricamati con il lauro del ministero della Giustizia. Ai giovani appartenevano anche le poche uniformi di corte che occhieggiavano qua e là tra la folla. Tuttavia, la ripartizione fra vecchio e nuovo non dipendeva dall’età e con l’età non coincideva. Per quel che vedeva Levin, alcuni giovani sostenevano il partito del vecchio mentre alcuni fra i piú vecchi confabulavano con Svijažskij ed erano, si vedeva, accesi fautori del nuovo.”

Politici e processi, le cose non cambiano

“Come? – Che cosa? – Chi? – La delega? – Di chi? – Come come? – L’hanno respinta? – Non è questione di deleghe, no… – Hanno escluso Flerov… – Perché è sotto processo, dite? – Scusate, ma di questo passo nessuno potrà piú presentarsi! Che porcheria! – Porcheria? È la legge!”

La stampa!

 “L’unanimità della stampa è della stessa risma. Scoppia una guerra e le tirature raddoppiano: cosí mi è stato spiegato. Dunque perché non scrivere dei destini del popolo, degli slavi tutti e via discorrendo? – Molti giornali non godono dei miei favori, ma quanto dite è ingiusto, – obiettò Sergej Ivanovič. – Fosse per me, metterei una condizione, – continuò il principe. – E l’ha scritto benissimo Alphonse Karr prima della guerra con la Prussia: «Credete che la guerra sia necessaria? Benissimo. Chi chiama alla guerra si arruoli in prima linea, in un apposito reggimento, e vada all’attacco! In testa a tutti gli altri!» – Li vorrei vedere, i giornalisti! – rise fragorosamente Katavasov, immaginandosi certi suoi amici in quel frangente. – Scapperebbero a gambe levate! – disse Dolly. – E sarebbero solo d’intralcio. – Vorrà dire che chiuderemo le vie di fuga con una mitraglia o uno squadrone di cosacchi con la frusta in mano, – disse il principe. – Mi scuserete, principe, ma la vostra è solo una battuta, e anche di pessimo gusto, – disse Sergej Ivanovič. – Non credo affatto che sia una battuta, – esordí Levin, ma il fratello lo interruppe. – Ognuno è chiamato a svolgere il proprio ruolo all’interno della società, – disse. – Quello degli uomini di pensiero è di dare voce all’opinione pubblica. Mentre il grande merito della stampa è l’espressione piena e unanime della pubblica opinione, che è già un fenomeno apprezzabile di suo. Vent’anni fa non avremmo osato aprire bocca, ora invece alziamo la voce, siamo pronti a levarci come un sol uomo e a offrirci in sacrificio per i fratelli oppressi. È un passo importante ed è indizio di forza. –”

Gli interessi  e le capacità di Anna: l’ospedale

“ Anch’io me ne interesso, certo! – rispose Anna a Svijažskij, che si mostrava stupito delle sue competenze. – Il nuovo edificio deve armonizzarsi con l’ospedale. Invece è stato pensato in seguito e iniziato senza un progetto preciso. Vronskij finí di parlare con l’architetto, raggiunse le signore e le condusse all’interno dell’ospedale. Se fuori stavano ancora intonacando il pianoterra e rifinendo i cornicioni, il piano superiore era ultimato o quasi.

Salito l’ampio scalone di ghisa, entrarono in una prima sala molto ampia. Le pareti erano stuccate a imitazione del marmo e le finestre – enormi, in pezzo unico – erano già al loro posto; restava soltanto da ultimare il pavimento in legno. Gli operai che ne stavano giusto piallando un riquadro lasciarono il lavoro per sciogliere i legacci che avevano ai capelli e salutare i signori. – Questa è la sala d’aspetto, – disse Vronskij. – E qui metteremo il bancone, un tavolo, uno scaffale e niente piú. – Per di qua. Sta’ lontana dalla finestra, Dolly, –disse Anna, che controllò se la vernice era ancora fresca. – È asciutta, Aleksej, – aggiunse. Dalla sala d’aspetto guadagnarono il corridoio. Lí Vronskij mostrò loro un nuovissimo sistema di ventilazione.

Fu poi la volta delle vasche in marmo e di letti con strane molle. Poi, uno dopo l’altro, toccò alle varie corsie, alla dispensa, al ripostiglio per la biancheria, alle stufe ultimo modello, a carrelli che avrebbero portato il necessario senza fare il minimo rumore e a molto altro ancora. Da seguace ed esperto di ogni modernità, Svijažskij ebbe parole di lode per ogni cosa. Dal canto suo, Dolly sgranava gli occhi di fronte a ogni novità e, desiderosa di comprendere, non lesinava domande a Vronskij, che le accoglieva con palese compiacimento. – Credo che sarà il primo ospedale costruito con tutti i crismi in Russia, – sentenziò Svijažskij.

continua a leggere Anna Karenina-Piccoli assaggi sparsi

Il LIBRO DELL’ANNO 2020 di Affascinailtuocuore è…

Libro dell’Anno 2020

La pandemia da Covid ha stravolto  il mio orizzonte spazio-temporale. Ne risente anche la pubblicazione del Libro dell’Anno 2020. A marzo, come già lo scorso anno, mi ritrovo per caso  a scoprire il ritardo. 

Tuttavia, il malessere che la situazione sanitaria e sociale ha creato non mi ha tolto la voglia di leggere, anzi! Molti  libri 2020 mi hanno catturato  e hanno  concesso al mio cervello di vagare in un  altrove “immune”.

Come scegliere il preferito? 

Fatta una prima selezione  tengo:

  • Per l’arguzia, la simpatia, l’ironia: I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri;
  • Per la profondità dell’ispirazione, la leggerezza della narrazione, la sapienza della scrittura: Il buio oltre la siepe di Harper Lee;
  • Per la continuità con Il racconto dell’Ancella, per la forza delle idee proposte, per la caratterizzazione e il tipo di narrazione: Alias Grace di Margaret  Atwood;
  • Per la scoperta dell’autrice, l’originalità e lo spessore della caratterizzazione, per il titolo assolutamente fantasioso e stimolante,  Io, Jean Gabin di Goliarda Sapienza;
  • Per la peculiarità e la ricchezza del contenuto, per l’efficacia narrativa dello stile epistolare, per l’effetto prodotto sulla mia psiche, per il tocco di ironia che alleggerisce lo spessore del contenuto: Il libro dell’ES di Georg Groddeck;

  • Per il titolo fortemente evocativo, il percorso umano del protagonista, e degli altri personaggi, la loro caratterizzazione, l’ambientazione significativa dal punto di vista sociale, lo stile empatico: Hotel Silence di  A. Ava Ólafsdóttir;

  • Per tutto il mondo che ci fa sentire, amare ed evocare, illudendoci  di farne parte: I leoni di Sicilia di Stefania Auci

Tra i tre che hanno superato la seconda selezione scelgo come libro dell’anno:

-Perché scopro una scrittrice molto particolare;

-per la bellezza dell’ ambientazione (Catania, Roma…);

-per l’originalità e lo spessore della caratterizzazione;

-per il titolo assolutamente fantasioso e stimolante che già preannuncia l’idea di fondo di un “doppio” vincente;

-per lo stile coinvolgente della “autobiografia”;  

-per la sfida che l’autrice lancia al mondo intorno a sé;

-per lo sfondo politico-sociale.

 «La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

 La ninna nanna speciale che il papà canta a Goliarda

Perrin-CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI “Il buio non è mai totale, alla fine del cammino c’è sempre una finestra aperta”. Ovvero, come si cambia!

Non conoscevo nulla di questo romanzo e della sua autrice, se non il clamore suscitato dal  vigoroso tam tam dei lettori che ne hanno decretato il successo. E di solito io mi fido dei lettori. Parto dunque per un nuovo viaggio  in Francia, alla scoperta di Perrin e dei suoi fiori.  Ma perché Valérie ha scelto un titolo che ha tanto intrigato milioni di lettori? La risposta,  cuore del romanzo, è ovviamente  nascosta tra le pagine del suo libro.

La storia in breve

Violette è una vivace diciassettenne “sbandata” che  fa la cameriera in un bar, dove viene fulminata dall’amore per il bellissimo Philippe Toussaint. Nel giro di poco i due decidono di mettere su casa per iniziare una vita insieme.  La loro unione è fatta  di silenzi, sesso e corna. Ma la vita va.

Violette e Philippe trovano lavoro come casellanti: alzano e abbassano  la sbarra di un passaggio a livello secondario. Lavoro ripetitivo e insoddisfacente che, tuttavia garantisce loro un tetto e una certa stabilità. Ma i lavori cambiano, la vita prende strade inaspettate e, voilà, Violette e Philippe si ritrovano  a fare i custodi del cimitero di una piccola cittadina  della provincia Francese.

Un bel giorno  bussa alla porta di Violette un poliziotto di Marsiglia  con la richiesta di  seppellire  le ceneri di sua madre, secondo le sue ultime volontà, nella tomba di un “ospite “ del cimitero, che non è suo padre.

Da questo momento la storia diventa una sorta di giostra sulla quale si alternano, incrociano e scontrano  vite, esperienze, desideri e ricordi  di molti personaggi  che, forse mai avrebbero immaginato di salire su questo tagadà impazzito.

Stratagemmi  narrativi

Che incipit ragazzi! Sarà che la scrittrice è donna, e Francese, ma già dalle prime pagine mi sembra di respirare l’atmosfera dell’ Eleganza del riccio di Muriel Barbery, lo spessore dei personaggi, le sorprese… Mi  piace.

I capitoli brevi e concisi  mi rassicurano  e mi coinvolgono. Orientano il focus su spaccati della vita di ciascun personaggio che, a capitoli alterni, entrano in gioco raccontando gli eventi dal loro punto di vista. Tale strategia è utile per la costruzione di un personaggio  decisamente efficace e “rotondo”. Tuttavia rischia anche di creare qualche inciampo al  lettore nel seguire il filo logico della storia.

Il registro dei  defunti  di Violette è commovente. È come un taccuino rosso “estate” pieno di  realtà, magia e intimità. Ogni  cerimonia di sepoltura a cui  Violette partecipa viene registrata con un pensiero empatico sul  defunto.

Cosa dire dei nostri cari?

Chi conosce veramente i propri familiari? Voi sapreste descrivere i desideri, le paure, l’anima dei vostri cari,  se vi chiedessero di farlo? Ci ho pensato. Non è facile. Lo crede anche  Julien quando Violette gli chiede di  parlare della sua mamma, per poter scrivere un’orazione  adeguata. Eppure Julien ha la risorsa giusta: il diario segreto di sua madre. Quante cose non ha mai  neanche sospettato di lei mentre era ancora viva! L’unica cosa che sicuramente ricorda è che “le piacevano la neve e le rose.” 

Gli uomini

Gli uomini di Perrin sono un universo variegato: Sasha, Gabriel, Julien, Philippe, i tre  del cimitero, gli uomini del castello infernale, il prete confidente. Tante personalità per il profilo dell’uomo dei desideri?

I libri

Colpisce  già dall’inizio l’interesse di Violette per i libri. Una bambina cresciuta senza stimoli culturali, vuole imparare a leggere bene e lo fa ad alta voce, per sentirsi oltre che per capire,  con coinvolgimento totale e gran coraggio. Il coraggio di  comprare un dizionario per capire un libro decisamente impegnativo (800 pagine): Le regole della casa del sidro di  John Irving.

L’aveva colpita la mela rossa in copertina che la invitava ad entrare nella libreria e prenderla. Lo legge e lo rilegge. Forse sente la storia di Homer vicina alla sua per molti versi, e gli si affeziona. Peraltro  durante la lettura Léonine comincia a farsi sentire nella pancia, forse la sua voce che balbettava Irving l’aveva svegliata.

Violette ci prende gusto e la sera, legge alla sua bimba L’abete  di Andersen. Affascinailtuocuore ne ha lette alcune, anche per voi.

“Ero costretta a leggere ad alta voce: per capire il senso delle parole dovevo sentirle come se mi raccontassi una storia. Ero il mio doppio: quella che voleva imparare e quella che avrebbe imparato, il mio presente e il mio futuro chini sullo stesso libro. Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratte da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?” 78-79

Stefan Zweig e i suoi racconti (Ventiquattro ore nella vita di una donna)  sembrano ispirare alcuni momenti della storia di Irène e Gabriel. Prevert e le sue poesie fanno capolino tra le pagine.

La Musica

Quanta musica in questo romanzo!  Mi è sempre piaciuto leggere storie che inseriscono la  musica tra i pensieri  e gli eventi. Incontriamo Elvis Presley ed il suo  fedele ammiratore Elvis becchino; Charles Trenet e tutti gli chansonniers più famosi   di Francia, che Violette adora.

Aggiungo Fiorella Mannoia con il suo Come si cambia (1984), che richiama il titolo del romanzo in modo  fantastico.

La musica accompagna anche alcune  cerimonie di sepoltura.  Per Gambini-nonno-bambino e la sua  passione per Django Rheinardt: un’orazione funebre festosa!

Il cinema

Come sono bravi i Francesi, a proteggere, promuovere e sostenere il loro cinema!  Certo Valérie è di casa in questo ambiente: sceneggiatrice, fotografa, moglie di  Claude Lelouch, e non può non ricorrere ad immagini che evocano il mondo  cinematografico, ma è proprio questa sua familiarità con l’ambiente che arricchisce la storia e la rende un perfetto copione  per un grande film di successo.

Violette

L’ultima parola spetta a lei. La donna-fiore che attraversa un lungo  sentiero accidentato alla ricerca della propria identità. La donna che  organizza il suo guardaroba nelle due categorie Estate e Inverno, in base ai colori  della vita e quelli  della tristezza. Violette predilige l’Estate ovviamente, ma spesso la “mortifica” sotto  lunghi cappotti Inverno, quasi a voler nascondere la sua  vera natura.

La vita le regala le esperienze più travolgenti, da quelle più esaltanti  a quelle più dolorose. Con le sue fragilità, con la sua forza e la sua determinazione, passo dopo passo, arriva alla consapevolezza. Passo dopo passo arriva… al titolo: Cambiare l’acqua ai fiori. Come si cambia, per ricominciare…

G. Montanaro-IL LIBRAIO DI VENEZIA. Girolibro continua a suggerire letture suggestive. GAD a distanza, con la passione di sempre per la lettura condivisa.

 

IL LIBRAIO DI VENEZIA-ED.FELTRINELLI

Nonostante il confinamento e le restrizioni il bookclub della Biblioteca di Selvazzano  continua la sua attività. Paola segnala al GAD (GIROLIBRO A DISTANZAIl Libraio di Venezia di Giovanni Montanaro, un romanzo su Venezia, le sue sfortune e le sue magie come la libreria Moby Dick. Anna ce lo racconta su whatsapp, Affascinailtuocuore  condivide le recensioni qui, su  Google docs e  Facebook

 Il Libraio di Venezia di Giovanni Montanaro (Ed.Feltrinelli) è un piccolo, grazioso romanzo ambientato a Venezia durante la drammatica “acqua grossa” del 12 novembre 2019. Emotivamente coinvolgente la parte centrale del racconto con la descrizione dell’ eccezionale alta marea e delle condizioni atmosferiche che resero drammatica la situazione.

“Quanto gli piacciono, i libri. Nessuno può portarglieli via. Anche se perdesse la libreria, anche se non dovesse venderne più, nessuno può toglierglieli. Può chiudere la Moby Dick, ma i libri esisteranno ancora, con le loro storie, nessuno potrà impedire a lui di leggerli, li ama per questo in fondo, è cominciato tutto così, perché a lui piace leggere, andarsene con la fantasia, usare l’ immaginazione, ridere e piangere per cose che non esistono, che sono solo inchiostro, e per questo esistono ancora di più, è quello l’ importante per lui, non deve dimenticarlo. “

Sono descritti con “amore” i personaggi, messaggeri di tenacia e speranza. C’è anche un io narrante: una vecchia signora, lei sì autenticamente veneziana, che guarda e “vede” dalla finestra della sua casa il campo partecipando in questo modo alla sua vita. Inevitabile qualche piccola caduta nella retorica, ma il romanzo è anche sentimentale e quando si parla di un amore che nasce, in fondo ci può stare.

Molto bello che la fine del racconto sia in realtà l’ inizio di una nuova storia, di una nuova vita. Dulcis in fundo o, se volete, la ciliegina sulla torta: il libro termina con una mappa e una guida delle librerie di Venezia. Non è un semplice elenco perché ogni libreria racconta la sua storia.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

T. De Mauro-IL GUSTO DELLA LETTURA. Privilegi di Girolibro Reading Club.

 

Girolibro-Gruppo di lettura in Biblioteca, e non solo… A Selvazzano Dentro

 

Girolibro Reading Club  di Selvazzano Dentro è in sosta forzata COVID, ma Whatsapp ci tiene in contatto. Anna condivide un piccolo dono prezioso che giro volentieri a tutti voi. Sono le riflessioni di Tullio De Mauro sulla lettura, quasi un memo affettivo per ricordarci che grande privilegio sia leggere e scambiarsi pensieri,  emozioni  e momenti di vita. 

leggindipendentedotcom

Leggere, potere leggere, avere il gusto di leggere, è un privilegio. È un privilegio della nostra intelligenza, che trova nei libri l’alimento primo dell’informazione e gli stimoli al confronto, alla critica, allo sviluppo. È un privilegio della fantasia, che attraverso le parole scritte nei secoli si apre il varco verso l’esplorazione fantastica dell’immaginario, del mareggiare delle altre possibilità tra le quali si è costruita l’esperienza reale degli esseri umani.

È un privilegio della nostra vita pratica, perfino economica: chi ha il gusto di leggere non è mai solo e, con spesa assai modesta, può intessere i più affascinanti colloqui, assistere agli spettacoli più fastosi. Non c’è cocktail party, non c’è terrazza, non happening, non premiere che offra quello che chi ha gusto di lettura può trovare solo allungando la mano verso un qualsiasi modesto palchetto di biblioteca.

Non c’è Palazzo che valga quello di Armida, o quell’ hegeliano castello del sapere dalle cento e cento porte, dove suonano solo le quiete voci della conoscenza e della fantasia. E mentre altre esperienze si consumano nel ripetersi, nel leggere, invece, come ha detto una volta un poeta, dieci e dieci volte possiamo tornare sullo stesso testo, ogni volta riscoprendone un nuovo senso, un più sottile piacere.”   T. De Mauro, “Il gusto della lettura”