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A.Gimenez-Bartlett-SERPENTI NEL PARADISO. L’Ispettrice Delicado arriva su Sky, con Paola Cortellesi

sellerio bartlett serpenti

“Cari amici, la nostra Petra Delicato arriva in tv!
Paola Cortellesi sarà il volto della detective di Barcellona più famosa al mondo, personaggio creato dalla penna di Alicia Giménez-Bartlett. Ironica, dura e sarcastica Petra si ritrova catapultata in prima linea a risolvere dei casi di omicidio e di violenza, assieme al viceispettore, poliziotto vecchio stampo prossimo alla pensione, ricco di saggezza umana e di grandi intuizioni.
Ecco il trailer, buona visione! ” Sellerio Editrice

 

“Quella mattina scoprii che mentre noi comuni mortali passiamo la vita a rovistare fra le miserie umane, altri si trovano comodamente insediati nella più completa felicità. In quale altro modo si poteva interpretare il quadretto che mi si parò davanti al caffè dell’ Avenida Diagonal dove mi aveva dato appuntamento Mercedes Enárquez?

Fin dal mio ingresso nel locale mi sentii inebriata da un aroma gradevolissimo: croissant appena sfornati, lieve sentore di sigarette light e un raffinato bouquet di profumi costosi. Era come entrare in un morbido letto dalle lenzuola di seta. Anche le sensazioni uditive erano puro relax: mormorii, qualche risata a bassa voce e una discreta musica d’ambiente…”C.5/142

Già dalla copertina di Serpenti in Paradiso  veniamo catapultati nell’ atmosfera frenetica di una Barcellona in fervida attesa del papa. La storia, ambientata nel quartiere Paradis, suburb alto borghese della città con belle case, ciascuna con una targa e un nome di fiore (paradisiaco davvero!), si svolge accompagnata dai preparativi per la visita del Sommo Pontefice.

Petra  è direttamente coinvolta, per garantire la sicurezza dell’ “idolo delle folle”… Stimolantee divertente  il rapporto con il cardinale Delli Martiri. Che duetti tra l’alto prelato e la miscredente Petra!

Ma il libro è un noir, dal  titolo bello e ricco di implicazioni e suggestioni. E allora dove è il delitto? dove il colpevole? quale il movente? chi investiga e come? 

L’autunno arriva inesorabile anche a Barcellona. Al ritorno dalle sue vacanze di quiete e fresco, nei laghi svedesi e nel sogno/attesa di vedere le anatre trasmigrare, l’ispettrice Petra Delicado, ancora tra le nuvole  e con negli occhi e nel cuore le tranquille lande nordiche, è chiamata a risolvere  un omicidio eccellente.

viale del tramontoUn avvocato, giovane, ricco, alto, biondo e bello, con moglie ricca e famiglia super, viene trovato morto accanto alla piscina della sua casa (il giudice suggerisce: scena da Viale del Tramonto, tra Billy Wilder e Gloria Swanson!) dove, la notte stessa del delitto, si sta svolgendo un party tra amici: tre coppie bene della capitale catalana. L’indagine comincia tra un mare di lacrime e di sconcerto. Nelle case e nelle vite dei protagonisti tutto è in  perfetto ordine, come nella pubblicità di qualche merendina famosa, eppure, dietro l’ apparenza dorata, “serpeggia” il male.

Gimenz-Bartlett non ci risparmia nulla: malati di Alzheimer; crisi coniugali; crisi esistenziali di donne in cerca della propria dimensione privata e sociale; vedove e zitelle di mezz’età allegre e ricche; immigrati più meno regolari; faide gitane e poliziotti trasandati; giudici cinefili; lotta con la solitudine, siparietti godibili con intrusioni nel privato della “gente di legge” ed altro ancora.

A ben guardare, già dalle prime battute dell’indagine è possibile cogliere dei particolari che aiutano  a svelare il mistero.
Il romanzo è un’ulteriore prova della grande capacità descrittiva di Gimenez-Bartlett e del sapiente studio della psicologia del personaggio femminile. La descrizione del mondo delle collaboratrici domestiche fa tornare alla mente Una stanza tutta per gli altri.

È piacevole anche il tono ironico di Petra verso tutto ciò che riguarda la religione e, soprattuto il clero. A tratti la scrittrice  indugia sui processi psicologici dell’ispettrice, ma nonostante ciò il romanzo ha un bel ritmo e si fa leggere con piacere. La narrazione in prima persona contribuisce all’effetto

I.Tuti-I FIORI SOPRA L’INFERNO. Sotto la superficie, l’orrore.

Non scordare:

noi camminiamo sopra l’inferno,

guardando i fiori

Kobayashi Issa

1763-1828

 

Suscita forti emozioni  la lettura di questa storia “ad alta quota”,  con delitti, ferocia, violenza, malattia, esperimenti dannati, monasteri, bambini, droga …Mi sono trovata immersa in molteplici suggestioni antiche e moderne, già incontrate in altri romanzi. E tuttavia trovo che in Fiori sopra l’inferno, Ilaria Tuti riesca ad armonizzarle teneramente, in modo innocente e commovente, sebbene rigorosamente all’interno dei canoni di un noir orrifico. E  scava nelle profondità dell’animo umano  con tocco  empatico ed efficace. Sarà lo sguardo al femminile, dell’autrice e dell’investigatrice? Forse sì.

Teresa Battaglia, l’investigatrice-dai-tanti-problemi riveste un immaginario femminile più autenticamente normale rispetto alle vecchiette del giallo classico, ma anche alle strafighe delle serie americane o di qualche noir nostrano. A voi scoprire in cosa consiste la sua normalità “eccezionale”. In alcuni suoi aspetti mi ricorda Vera Stanhope, la detective Inglese di Ann Cleeves, in servizio nel Northumberland, al confine con la Scozia.

Vera Stanhope-serie TV di Ann Cleeves

Mentre leggo sento sulla pelle il freddo pungente della montagna d’inverno, innevata; provo il disagio sordo delle lunghe notti buie; provo il fastidio viscerale della “chiusura” del villaggio. Allo stesso tempo, provo una rassicurante empatia per la  sofferenza fisica e psicologica che attraversa i protagonisti della storia. Molto coinvolgente la tecnica del salto temporale tra due realtà, solo apparentemente separate  tra loro.

Tuti è riuscita a suscitare questo insieme di reazioni molto umane. Dichiara di ispirarsi a  Donato Carrisi, ed è vero che specialmente nella prima parte, tra la nebbia che avvolge tutto e tutti, si ha la sensazione di trovarsi proprio nel bel mezzo di La ragazza nella nebbia, con annessi e connessi ambientali, ma con il procedere della storia il tratto personale  di Tuti emerge prepotente.

Sicuramente da leggere. La mia intenzione di esplorare le “gialliste” Italiane contemporanee è iniziata sotto il segno del Bello!

 

Assaggi

Il titolo: “Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno[…] “Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l’inferno” mormorò.

Teresa Battaglia e i poliziotti empatici: “Si era accorto (Marini) di come tutta la squadra le gravitava intorno e ora ne comprendeva il motivo: energia. Le persone la percepivano in lei e ne erano attratte. Teresa Battaglia aveva l’insolita dote di far sentire più forte chiunque camminasse al suo fianco.”

«Se persino noi la trattiamo come se fosse debole, non possiamo pretendere che chi non la conosce faccia diversamente.» «Per una donna è più difficile» convenne De Carli. «Deve dimostrare continuamente di non essere sul punto di crollare e di avere il polso per tenerci tutti sotto controllo.»

“La sua era una resistenza disperata al dubbio di non essere più in grado di fare la poliziotta.”

Il segreto condiviso: «Un incidente che aveva braccia e gambe molto forti» rispose. «Colpiva duro.» «Chi era? Uno che dovevi arrestare?» «Mio marito.»”

 

Nandina

Bacche rosse come occhi…la nandina: “In Giappone lo chiamano Nan-ten, o bambù sacro. Lo usano per le cerimonie nei templi buddisti. Da noi si chiama Nandina domestica. È un sempreverde che cresce nei giardini.”

La comunità: “Uniti contro il mondo esterno e ciechi, per comodità, verso le proprie colpe.”

L’orrido sublime: “L’orrido era una cavità ripida che portava al greto sassoso di un torrente quasi fermo. Il freddo era tale da aver rallentato persino l’acqua, con lastre di ghiaccio aggrappate alle rive. La bruma si muoveva serpeggiando sopra l’alveo. Dalle rocce e dai rami pendevano stalattiti modellate dal vento. Sembrava l’ultima traccia di un mondo estinto.”

“Tra le grate, il torrente aveva riflessi di smeraldo e profumava di ghiaccio. Nel fondo di quell’orrido, la luce e il tepore del sole non arrivavano quasi mai.”

Magnetismo animale: “Andreas esisteva su un altro piano rispetto al loro: primordiale, spoglio di ogni ipocrisia e umana bassezza. Nemmeno la morte sembrava corromperlo. Teresa era colpita dalla forza che emanava dalla sua persona: non si trattava solo di vigore fisico, ma di un’energia vitale che aveva quasi consistenza e premeva contro il suo corpo anche a distanza. Era il magnetismo animale di cui Wallner aveva scritto nel suo diario.”

Mathias e l’alito della primavera: “Scese correndo il sentiero, i polmoni pieni di profumi nuovi e vitali. Arrivato sul greto del torrente, percorse la via che ben conosceva tra le scalette e i ponti sospesi. Il legno si era liberato dal gelo e risuonava diversamente sotto i suoi passi: era il rumore che Mathias associava alla bella stagione in arrivo, tondo e morbido. Anche l’acqua aveva cambiato colore e vibrava di un verde intenso e turchesi brillanti.”

La speranza: “Alla speranza, lei, si era sempre sentita un po’ allergica, ma alla fine, si disse, doveva pur credere in qualcosa: perché non qualcosa di bello? Marini camminava al suo fianco, nel parcheggio”

E per chiudere, ancora il titolo: “Ecco il suo fiore, pensò. Il più bello tra quelli che gli impedivano di vedere l’inferno.”

 

R.Harris-FATHERLAND. Hitler è vivo e governa l’Europa!

 

fatherland-Harris

Incipit “Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l’acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce. Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, chiamata comunemente Kripo, scese dalla Volkswagen e alzò il viso verso la pioggia. Conosceva bene quella pioggia particolare…”

Quando Vladimiro mi ha parlato di Fatherland , di   Robert Harris, mi ha subito incuriosito. La ragione? Il contesto: l’Europa del 1964 governata per buona parte da Adolf Hitler. Sì, avete capito bene!

Ho visto da poco la serie TV Babylon Berlin e penso che quell’atmosfera cupa di tragedia deve aver percorso anche il romanzo di Robert Harris, come d’altra parte tutta la letteratura che riguarda la Germania prima-durante-dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui il dopo si sposta in avanti, fin nei fantastici anni ’60, alla vigilia della famosa visita di John Kennedy a Berlino, con Hitler saldamente al potere. Tutto deve essere pronto per ricevere il Presidente degli USA, per essere finalmente accreditati tra le nazioni moderne e “democratiche”.

Devo leggerlo, mi piacciono le distopie.


 E lo leggo…

1964: Hitler, la Germania e il Trattato di Roma…

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“A ovest dodici nazioni, Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, erano state unite dalla Germania con il Trattato di Roma in un blocco commerciale europeo. Il tedesco era la seconda lingua ufficiale in tutte le scuole. La gente guidava macchine tedesche, ascoltava le radio tedesche, guardava i televisori tedeschi, lavorava in fabbriche appartenenti alla Germania, si lamentava dei comportamenti dei turisti tedeschi nelle località di villeggiatura dominate dai tedeschi, mentre le squadre tedesche vincevano tutte le competizioni sportive internazionali, eccettuato il cricket che si giocava soltanto in Inghilterra. La Svizzera era l’unico paese neutrale.”(pos.2470)

Man mano che procedo con la lettura mi rendo conto che l’aggancio distopico, che forse ha spinto molti lettori come me a leggere il libro, si dissolve in un brodo spionistico-poliziesco con tutti gli ingredienti più tipici: la bella giornalista Americana che si lascia coinvolgere in una passione impossibile con il commissario tormentato, divorziato, padre infelice di un bambino nazista a cui viene fatto il lavaggio del cervello; ladri di opere d’arte; Svizzera traboccante denaro e tesori illegali; costruzioni enormi-tempio del nazionalsocialismo; documenti preziosi sulla Soluzione Finale nazista di cui tutti sembravano non sapere nulla.

   zurigo9

“«In Svizzera esistono solo tre categorie di cittadini» aveva detto a March l’esperto della Kripo. «Le spie americane, le spie tedesche e i banchieri svizzeri che cercano di arraffare i loro quattrini.» Nel corso dell’ultimo secolo quei banchieri si erano stabiliti intorno alle rive settentrionali del lago di Zurigo come uno strato di ricchezza, il sedimento di una marea di denaro.” (pos 2478)

Ovviamente il commissario March è alternativo, strapazzato, spiegazzato e inutilmente torturato dal nazista terribile di turno. Con lui la storia va avanti tra fughe, rivelazioni, carillon e cioccolatini, intrighi di ogni genere.

E tuttavia  il romanzo si lascia leggere fino alla fine, nonostante l’atmosfera da incubo e le evidenti banalità.

 

M.De Giovanni-VIPERA. Pochissimo da dire.

viperacop-degiovanni

Chiedo scusa agli appassionati di  de Giovanni e del commissario Ricciardi, ma io non mi sento di dedicare a questo romanzo più di quattro parole. Ho  faticato ad arrivare  alla fine, e questo è già indicativo per  un libro giallo, ma  non mi piace lasciare i libri a metà e dunque sono  arrivata  fino in fondo.

 “una sirena buona, si commosse e disse: mo’ ci penso io.”

L’ unico soffio gradevole di “primavera” l’ho avvertito  nel racconto fiabesco sull’origine della pastiera, che il brigadiere Maione fa ai figli. E racconta della  sirena Partenope, di suo padre il Mare e dei pescatori inghiottiti dalla tempesta e poi restituiti alle loro famiglie grazie al dolce dono degli ingredienti   che la sirena buona raccoglie tra le acque agitate e mescola sapientemente fino  a farli diventare il dolce  Pasquale più buono  del mondo!

Il resto è noia.

Addio Ricciardi

Ieri ho letto che De Giovanni vuole lasciare andare al suo destino  Ricciardi-dagli-occhi-verdi, dopo l’ultimo libro appena uscito (Rondini d’Inverno). Mi sembra una buona idea, “Di Camilleri ce n’è uno”, dice lo stesso giallista. Ma sarà vero o è solo un espediente di promozione dell’ultima fatica letteraria?

A&L Giussani-DIABOLIK. “Il” Comic Noir: la paura arriva dagli anni 60!

diabolik

Avevo tredici 13 o 14 anni quando per la prima volta vidi in giro per casa i fumetti di Diabolik. Non ricordo bene chi li avesse portati, forse il fidanzato romano di mia sorella, che dalla capitale portava al paesello tutte le novità.

Quello che ricordo molto bene è il fascino che le storie di Diabolik, il ladro astuto e bello con gli occhi di ghiaccio e le identità intercambiabili, esercitavano su di me. Diabolik, primo eroe negativo nelle mie letture “leggere” non perdeva mai. Quando doveva uccidere, e sembrava lo facesse in modo cinico e senza pentimento, usava spesso il coltello. Sì questo è un altro particolare che ricordo.

Poi c’era il bravo ispettore Ginko, il vero alter ego di D. che però arrivava sempre un momento dopo. E che dire poi delle bellissime, eleganti e intelligenti donne dei due? Magnifiche Eva Kant, la donna di Diabolik e la nobile Altea di Wallenberg, compagna di Ginko. Le storie? Non le ricordo molto bene. Rivedo solo lo sfavillio dei diamanti che D. “collezionava”, il rombo di macchine potenti che si danno la caccia e l’affascinante gioco di luci ed ombre del fumetto in bianco e nero.

Poi arrivò anche Kriminal, che era per me il terrore puro e che ho abbandonato immediatamente. Il gusto del proibito che portava con sé non mi catturava più di tanto.

1diabolik

Primavera 2017. Tempo di pulizie in soffitta! Dagli scatoloni polverosi che la affollano salta fuori un volumetto (collana Corriere della Sera-Gazzetta dello Sport) con alcuni racconti di Diabolik. Bevo con avidità immagini e parole e non posso fare altro che sorridere di tenerezza e di nostalgia per quelle mie antiche scoperte adolescenziali guidate dalla paura.

I personaggi sono belli proprio come me li ricordavo. I diamanti brillano proprio come me li ricordavo. Oggi però Le storie  mi sembrano così fragili e così piatte, senza spessore narrativo. Ma è il genere che lo richiede anche se Diabolik è un “antieroe”.

Lle_sorelle_giussani’idea di creare Diabolik venne a due donne, le sorelle Giussani, allora pensavo che il personaggio fosse stato creato da un uomo, come gli altri super eroi americani, o meglio non mi interessava più di tanto conoscerne l’autore.

 

“Diabolik, the first negative hero and ancestor of the future generations of noir comics, was published for the first time in November 1962. It was born thanks to the creative genius of two young ladies: Angela and Luciana Giussani…” Read more

Rimane comunque la forza del ricordo e delle connessioni di questo fumetto “proibito” con la vita, le speranze e le paure di un’adolescente degli anni 60. Questa ri-lettura del terzo millennio mi ha provocato un gran piacere.

Natale 2016 con Antonio Manzini e le CINQUE INDAGINI ROMANE PER ROCCO SCHIAVONE

manzini-5-indagini-romane

Intermezzo di lettura piacevole e veloce  Cinque indagini romane per Rocco Schiavone  di  Antonio Manzini. Non c’è dubbio che la fiction televisiva sull’eccentrico Vicequestore Rocco Schiavone in servizio punitivo ad Aosta abbia giocato un ruolo fondamentale nella diffusione di queste storie.

La bravura di Giallini e le polemiche politico-social sulle “inaccettabili” trasgressioni del vicequestore  rappresentano un incentivo potente. La lettura su Kindle contribuisce alla sensazione di piacere e velocità dei racconti brevi. Sembrano tante piccole sceneggiature visualizzate sullo schermo del dispositivo.

Ma sono solo parole!  E no, spesso le parole prendono forma nella mente del lettore  come  vere e proprie immagini. In questo caso manca l’intervento della fantasia del lettore post-fiction, certamente influenzato dalla trasposizione televisiva, così Rocco diventa Marco Giallini quasi in automatico, ma l’effetto è grande lo stesso.

rocco-e-marina

Bellissimo il dialogo intimo tra Rocco e Marina, la sua amatissima moglie morta. Il poliziotto con una moglie bella e giovane, morta prematuramente fa sempre un grande effetto nelle storie “gialle”, ma qui c’è qualcosa di più vero, di più umano, sebbene molto letterario. C’è il tormento inarrestabile di un uomo che la moglie se la porta sempre dentro, nel cuore e nel cervello, di un uomo che non riesce a staccarsene, ma ne coltiva ostinatamente la presenza.

Le storie sono sempre le solite, tipiche del genere, ma Il romanesco e l’ambientazione (prima romana e poi piemontese) le caratterizzano e le rendono più vicine ai lettori Italiani.

In attesa di completare l’impegnativo The Sellout (Lo Schiavista) di Paul Beatty  dove la danza martellante del  linguaggio ti mette a dura prova, pur sottolineando mirabilmente il messaggio politico sociale, la compagnia di Rocco è stato un bell’intervallo e una piacevole scoperta di un nuovo autore da seguire.

 

In vacanza 3. C.Bonini-G. De Cataldo. SUBURRA e i suoi traffici maledetti.

 

 

Suburra De Cataldo -Bonini

 

Torno al Kindle in quest’estate di letture condivise con Vladimiro. Ho finito i miei adorati libri di carta e in viaggio non ne ho portati altri. Allora, con somma felicità del mio compagno di lettura, “ripiego” su Suburra di Bonini-De Cataldo. A lui è piaciuto molto, e ne vorrebbe parlare con me.

Suburra KindleChe dire? Questa volta ho trovato la lettura su Kindle molto piacevole. Credo sia stato il ritmo sincopato del romanzo a dettare quello di lettura: veloce, guizzante, accattivante. Tra cronaca, docufiction, premonizioni e rabbia montante, sono arrivata all’ultimo minuto della storia.

Roma e i pescecani che l’hanno spolpata nel tempo sono tutti in ballo. Più vicino alla realtà di quanto si immagini sono  i ritratti narrativi di politici, ruffiani, prostitute, criminali grandi e piccoli, mafiosi e camorristi, imprenditori e prelati faccendieri e puttanieri.

Mio malgrado ho dovuto concordare con Vladimiro sull’efficacia della scrittura e del linguaggio usato, anche se De Cataldo non mi è stato mai molto simpatico. Colpa di Masterpiece

A.Camilleri – LA PIRAMIDE DI FANGO ci sommerge, tra fiction e realtà

“Questo è un romanzo di pura invenzione che però trae spunto da troppi fatti di cronaca quasi quotidiani. Ma mi preme dichiarare che non c’è nessun riferimento voluto a persone realmente viventi o a situazioni già veramente accadute o a istituzioni politiche esistenti.”A.C.

 

piramide di fangoL’autore ci tiene a chiarire la natura “di finzione” della storia dal momento che alcuni passaggi del romanzo sembrano davvero presi da una pagina di cronaca Italiana.

Ad esempio, in questi giorni ferragostani di tempo “estremo” e di fiumi di fango, a quale evento vi fa pensare la citazione che segue?

 

Dal notiziario di Retelibera:

“C’è ben poco da spiegare. Tutto il complesso sorge su una zona, non scelta da noi, si badi bene, ma dai Comuni di Vigata e Montelusa, che è soggetta a smottamenti. Naturalmente, prima di iniziare i lavori, la nostra Società si rivolse all’esimio professor Augusto Maraventano il quale, nella sua perizia, dichiarò la zona perfettamente edificabile. Dopo la dichiarazione di non agibilità di una palazzina, il Tribunale ordinò una successiva perizia geologica che, purtroppo, dimostrò l’inspiegabile erroneità delle valutazioni fatte dal professor Maraventano. Di conseguenza, l’Albachiara è stata scagionata da ogni responsabilità. Il crollo di oggi è quindi da attribuirsi solo ed esclusivamente al violento temporale che, evidentemente, a causa delle infiltrazioni, ha provocato un ulteriore smottamento.” p.140

La storia

Fazio e Augello1Il ragioniere Nicotra viene trovato cadavere, dentro un tunnel di un cantiere momentaneamente chiuso dalla Regione per “accertamenti”. La situazione si presenta subito poco chiara agli occhi dell’ esperto commissario Montalbano, ma la vox populi (o meglio la vox di coloro che contano in un certo ambiente) vuole che sia una storia di corna con conseguente ammazzatina causa gelosia. Ipotesi suffragata dalla presenza di una bella e disinibita donna tedesca, moglie della vittima. Scava, scava, tra fanghi di varia natura Salvo Montalbano, assistito dal fedele e precisino Fazio e dall’aereo “femminaro” Mimì Augello, scopre verità pericolose che coinvolgono gente molto potente e pericolosa…

Livia e SalvoTenero è il pensiero ricorrente di Salvo per la fidanzata Livia, ancora molto sofferente per la morte dell’amato Francois. Altrettanto tenera è la gioia di Salvo per il suo graduale ritorno alla vita, grazie alla cagnolina “Selene”, di cui da ora in poi Livia si prenderà amorevole cura. Camilleri ci mostra un Montalbano con qualche fragilità in più e forse preoccupato per gli anni che passano inesorabilmente. Anche per lui.

 

camilleri-montalbano-225x300All’inizio delle storie di Montalbano hai sempre un attimo di incertezza e dunque la necessità di ri-familiarizzarti con la lingua di Camilleri,  ma una volta sintonizzata su questo colorito ed efficacissimo codice di comunicazione vai che è una meraviglia e non riesci a fermarti, se non alla fine dei giochi. Arrivi all’ultima parola con un piacevole senso di sazietà nel cervello e nel cuore. Un sorrisetto affiora sulle tue labbra e mentre chiudi il libro e sfiori soddisfatta la copertina, pensi:

“Bello!”.

E.Lustgaten-Signori della Corte… All the world’s a stage: teatro e funerale insieme in tribunale.

 Signori della Corte…

 

lustgarten-001.jpgKate Haggerty viene uccisa in modo estremamente feroce e crudele. I primi a scoprire il cadavere nella squallida stanzetta in cui Kate vive ed “esercita il suo mestiere” sono Arthur Groome, irrimediabilmente innamorato di lei e la signora Rogers, l’affittacamere. di Soho.  L’indiziato principale è ovviamente l’uomo. La storia è tutta imperniata sul processo, i suoi riti e i suoi protagonisti.

 

All the world’s a stage,
And all the men and women merely players:
They have their exits and their entrances

Shakespeare’s As You Like It

 

E il processo in tribunale è una delle sue realizzazioni concrete e ideali:

 “…Quell’eccelso meccanismo squisitamente teatrale, quella sorta di sistema invisibile di riflettori che illumina e isola gli attori principali di ciascuna scena riuscendo a dare l’illusione che tutto il resto sia avvolto dal buio. Quegli invisibili fasci di luce puntavano ora su Groome e sul pubblico ministero. Tutti gli altri personaggi coinvolti nel processo, per quanto importanti, restavano temporaneamente nell’ombra; gli spettatori non erano consapevoli della loro presenza più di quanto non lo fossero di quella di chi era seduto accanto a loro. Gli occhi e le menti erano totalmente assorbiti dal duello tra il ricco avvocato e l’impiegato accusato di omicidio…” p.140

 

Riti funebri…

Un processo diventa anche una specie di rito funebre nel tribunale/chiesa:

Il signor Haggerty, padre della povera “disgraziata” uccisa in modo selvaggio…

“Per questo aveva assistito al processo. A suo parere, si trattava di una specie di cerimonia funebre in onore della figlia. Una cerimonia funebre molto più sontuosa, stravagante e prolungata di quelle cui erano abituati gli Haggerty, e che, oltretutto, non gli sarebbe costata un penny. Ma pur sempre una cerimonia funebre; un lussuoso rito per celebrare la morte di Kate. E che cos’altro avrebbe potuto fare suo padre se non prendervi parte? Le circostanze lo imponevano, sebbene inizialmente il suo istinto fosse stato quello di tenersene a distanza […] C’erano stati alcuni momenti particolarmente morbosi, d’accordo, così come accade a ogni funerale; C’erano stati momenti in cui era stato impossibile dimenticare che, sotto tutto quello sfarzo, giaceva un ammasso di ossa sgretolate e di carne in decomposizione. Quei momenti facevano immancabilmente salire un nodo alla gola, in chiesa come in tribunale…” ppgg227-228

 

Soho

Carnaby_Street,_London_in_1968Soho,  uno spaccato londinese di grande fascino e mistero,  viene scelto anche da Lustgarten come setting privilegiato per le sue atmosfere torbide e perverse, ricche di spunti “umani e sociali”.

Lustgarten ha lasciato il suo marchio di qualità sul True Crime, facendolo diventare un genere radiofonico e televisivo di grande successo, molto prima della folla di giallisti e criminologi che oggi imperversano in televisione.

Stiamo parlando di Mr. Murder

“…così era soprannominato l’avvocato e scrittore inglese Edgar Marcus Lustgarten negli anni 50 e 60, quando le sue serie radiofoniche e televisive in cui ricostruiva famosi processi e casi criminali godevano di immensa popolarità in Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia…” Nota dell’Editore

L’aspetto che rende questo giallo molto “efficace” è la concretezza quasi cinica dello sviluppo degli eventi. Non c’è nulla di fantasioso, ma solo il disincantato racconto dei fatti. La crudezza della realtà si affaccia in più momenti: attraverso l’opportunismo o “doppia morale” di alcuni personaggi, che potrebbero avere un ruolo fondamentale nella storia, ma decidono altrimenti; nel risvolto inatteso che ci accompagna verso la conclusione.

Lustgarten si rivela fine tessitore di una trama che, partendo dalla realtà, catapulta il lettore dentro la storia, senza mai permettergli di dimenticare che ciò che è narrato è molto “verosimile”!

Shakes_globe- jpgSiamo spettatori di un dramma quasi Elisabettiano, dove, come nell’ultima ora del Faustus di Marlowe, i minuti finali che intercorrono tra il riassunto del giudice e il verdetto della giuria, sono scanditi in modo drammatico, verso l’inevitabile climax. A Lustgarten piace spiazzare il lettore e ci riesce benissimo.

 

 Eccolo… 

 Volete un assaggio in videro del suo stile e della sua Londra “giuridica”?  Edgar Lustgarten from the BBC Radio show Scales of Justice.

 

A. Camilleri-UNA VOCE DI NOTTE e il suono magico della “parlata siciliana”

Camilleri_una voce di notte

Leggere un romanzo di Camilleri con Montalbano come protagonista è sempre un piacere, anche se conosci già la storia e se hai già visto un paio di volte lo sceneggiato in TV.

E non fa eccezione  Una voce di notte, pubblicato nella collana di La Repubblica  Il Giro del Mondo in 18 Noir .

 Tra ammazzatine più o meno cruente, mafiosi spudorati, politici corrotti, giovani donne preda di maschi deboli e violenti, Montalbano in crisi da invecchiamento, abbuffate di pesce, battute macchiettistiche di Catarella, perfezionismi irritanti di Fazio, inconsistenza angelica di Augello e corpo sudaticcio e pavido del signori e guestori, ovvero, nel bel mezzo di  tutta la ben nota mercanzia dei romanzi di Camilleri,    questa volta mi sono fatta cullare  soprattutto dal   ritmo ammaliante del suo siciliano romanzato.

Ogni parola, ogni frase è passata immediatamente dagli occhi all’orecchio e lì ha preso forma e suono, riportandomi felicemente, come in una danza, agli anni appassionati della mia vita siciliana.

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