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Ottobre al cinema- IL SINDACO DEL RIONE SANITÁ e JOKER, due pugni nello stomaco.

 

porto astra Padova

Multisala PORTO ASTRA Padove

 

Durante un’intervista  su Joker e sulla sua anima controversa e rivoluzionaria, Joaquin Phoenixmeraviglioso protagonista, ha sottolineato che un film deve essere un pugno nello stomaco per essere ricordato e rielaborato con la mente e con il cuore.

Joker

Ha ragione. Io quel pugno l’ho sentito forte, quasi fino al vomito, quasi fino al rifiuto  e al conseguente desiderio  di abbandonare il “ring”. Ma il magnetismo della recitazione di Phoenix, il linguaggio potente del suo corpo sofferente e della sua mente tormentata, mi hanno tenuta lì, fino all’ultima sequenza.

Che interpretazione magistrale! quanti spunti di riflessione politica e sociale! Quanto “food for thought”!  Da vedere e da “soffrire” fino all’ultimo respiro.

IL SINDACO DEL RIONE sSANITA-DI LEVA

Un pugno meno violento e tuttavia denso di significato è stato quello sferrato da  Il Sindaco del Rione Sanità.  Il solo titolo fa materializzare davanti agli occhi il volto scavato  di  Eduardo De Filippo nella indimenticabile interpretazione della sua opera teatrale, e ti fa pensare subito:

“ma che operazione audace quella di Martone, portare al cinema un’opera puramente teatrale, con tutto il suo bagaglio di  qualità irripetibile!

E tuttavia, quando inizia il film di Martone cogli, ancora una volta, la grandezza di De Filippo e  l’universalità dei suoi messaggi. Napoli trionfa nella sua potenza evocativa, Trionfa il suo linguaggio iconografico e parlato. E O’Sindac, seppure nella sua collocazione sociale “on the border” diventa una sorta di Profeta dolente. Francesco di Leva/Antonio Barracano è  superbo. Quando  non usa le parole sempre ben calibrate, usa la sua fisicità. Si avvicina, calmo e  forte, fa sentire il suo alito  sull’interlocutore intimorito e “spara” il suo  messaggio chiaro e indiscutibile.

Sulla base di  un  contenuto meravigliosamente riproposto e “rispettato”, Martone e i suoi attori inviano allo spettatore un messaggio  attualissimo, fatto di contraddizioni e  di energie contrastanti  in lotta per avere la meglio. Ma  tutte, alla fine, devono  sottostare ad un’unica incontrovertibile verità, quella dettata dall’essere umani.

Il Sindaco del Rione Sanità e Joker sono due “pugni nello stomaco” che hanno lasciato  strascichi positivi. Due  grandi prove di artisti, ennesime testimonianze di quanto il cinema e l’arte tutta possano influire nella vita e nel pensiero  delle persone.

Un bellissimo inizio di Ottobre. Al cinema!

Un magnifico weekend al cinema: GREEN BOOK e LA FAVORITA, ottimo food for thought. E arrivano anche gli Oscar!

 

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Il rovesciamento del punti di vista domina in entrambi i film, e l’effetto è straordinario.

Sabato 23 Febbraio

Green Book, diretto da Peter Farrelly, con due immensi attori come Viggo Mortensen e Mahershala Ali, racconta di un lungo viaggio, attraverso il profondo, segregazionista e ostile Sud americano, che interagisce con la sensibilità e i conflitti dei due viaggiatori. Tutto quello che accade lungo il percorso al rozzo Tony Lip, autista temporaneo e al raffinato musicista nero Don Shirley, suo datore di lavoro, è abbastanza prevedibile, e tuttavia il regista tratta il tema con una delicatezza di tocco e una forza narrativa tali che lo spettatore ne è catturato.

La musica è lo strumento di attivazione dei meccanismi sociali e psicologici. La grande musica jazz, la stellare musica “classica” di Chopin, la musica dei corpi che danzano all’ Orange Bird Club e quella delle lunghe dita affusolate di Don sulla tastiera del piano.

Tutto è molto bello, comprese le lettere d’amore alla Rostand. Don, novello Cirano interviene sulle lettere d’amore di Tony a sua moglie Dolores. Struggente l’abbraccio e il dialogo veloce e sussurrato tra Dolores e Don, la sera di Natale.

Il Deep South americano mostra tutti i suoi limiti e il suo razzismo, ma anche la sua immensa bellezza paesaggistica, evocativa di un’America da sogno, per chi ama viaggiare.

La “Famiglia Italiana” di Tony, stereotipo? Rifugio irrinunciabile in cui lasciarsi coccolare? Reale o troppo romanzata? Ne abbiamo discusso tanto “in famiglia” e siamo arrivati alla conclusione comune che, al di là dello stereotipo forte, una verità innegabile emerge tra le scene del film.

E arrivano gli Oscar meritatissimi. Miglior film, migliore attore non protagonista a Mahershala Ali, migliore sceneggiatura originale al regista e a Nick Vallelonga, figlio di Tony Lip e autore della Biografia che ha ispirato il film.

Domenica 24 Febbraio

È il turno de La Favorita di Yorgos Lanthimos, storia di potere, amore, sesso e fragilità, sotto il regno di Anna Stuart. La regina “buona” è una figura controversa, eppure molto amata dal suo popolo. È una donna particolare, solo apparentemente debole e in balia delle sue  “amiche”

Il film si focalizza sul rapporto tra Anna e le sue due favorite: Sarah, la più potente, quella che ha maggiormente inciso sulla sua vita e sulle sue decisioni; Abigail, l’intrusa che   si insinua nella coppia subdolamente per mettere in atto la sua scalata al potere. Ci riesce, scalzando la prima favorita, ma ad un prezzo incalcolabile. Il film si chiude  proprio su questo aspetto e lascia un senso di disagio forte nello spettatore. Bravissime le tre interpreti:  Olivia Colman, Rachel Weisz, Emma Stone. Ma alla fine, l’Oscar come migliore attrice protagonista va alla “regina” Olivia Colman, e devo ammettere che è stata proprio lei a suscitare in me le emozioni più forti.

Avevo incontrato la regina Anna all’università. Mi era rimasta di lei l’immagine di una grande regina che ha firmato provvedimenti importanti per il suo paese. Poco o nulla conoscevo della sua vita privata. Il film mi ha suscitato dubbi e ripensamenti che hanno alimentato il disagio di cui ho parlato sopra. Mi è entrato nella testa.

 

Se volete sapere qualcosa di più sull’intreccio film-realtà fattuale leggete l’analisi del film in  La scimmiapensa.com

A. Cuarón-ROMA. Una storia, cento storie, grandi donne, piccoli uomini in un film emozionante e bellissimo.

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L’ho amato dalla prima scena. Lo trovo  di una bellezza “stellare” che illumina la storia, le attrici, i colori, l’ambientazione, la forte carica sociale a fatica tenuta sullo sfondo, il ritratto struggente  di  relazioni  amorose profonde e dolorose, la comunicazione  nelle lingue del cuore: Spagnolo e Mixteco. 

La cacca magica

La cacca dei cani…Che magia  il cinema! riesce a veicolare significati  inaspettati attraverso piccoli dettagli, non proprio piacevoli.  Dettagli  dall’infanzia del regista, dettagli  da un mondo in ebollizione, dove si agitano i tradimenti  dei coniugi, le mediazioni delle  nonne, le liti  isteriche tra fratelli, il mondo di fiaba in cui rifugiarsi per non ascoltare, per non vedere, come fa il piccolo di casa cullato dalle storie di Cleo, fidata vice-madre.

 

Una storia intima

La storia è molto intima: racconta la vita di una bella famiglia borghese del quartiere Roma di Città del Messico  agli inizi degli anni 70:  quattro  figli, mamma e papà, nonna.  Con loro vivono due cameriere, Cleo  e Adela.  Il papà Antonio, come  spesso fanno gli uomini, ad un certo punto “sente il peso eccessivo della famiglia” e se la da a gambe con l’ altra donna più  “fresca”. La madre sembra una trottola pronta per impazzire, e lo farà al momento dell’abbandono definitivo. La nonna si da un gran da fare per seguire i nipotini e placare le ansie della figlia.

Cleo

Ah, Cleo, sprovveduta  sognatrice! Efficiente come una macchina, fa i lavori di casa alla perfezione e si prende cura dei bambini proprio come una madre, specialmente con il piccolino che stravede per lei. Purtroppo anche a lei capita di incontrare un “piccolo” uomo con manie di grande atleta,  che la “usa e getta”, senza ritegno e pietà per la sua gravidanza inaspettata e non voluta. Tragica la sua figura nel momento  del parto. La comunicazione del momento è puro dolore espressivo.

Cleo è indubbiamente la figura centrale del film, e forse dell’ infanzia di Alfonso. L’infanzia plasma l’ anima e la mente. Ha portato infatti Cuarón a cesellare questo gioiello. I momenti più belli del film ruotano intorno a Cleo. Uno su tutti, quello che ti lascia senza fiato per la sua tragica bellezza,  è la gita a Veracruz, pretesto per permettere al  padre di famiglia di  “saccheggiare” la casa.  È  un momento catartico per tutti, un’avventura in comunione  tra donne e bambini,  che accompagnerà i protagonisti verso  una nuova consapevolezza: si può uscire dal buio  e tornare a vivere pienamente  una vita degna di essere chiamata tale.

Il ritorno

Il ritorno a casa, una  casa svuotata dal padre che è  fuggito verso un nuovo amore, mostra la bellezza della speranza, mancano  è vero molte cose amate, parti integranti e silenziose di un tratto di vita,  manca il papà, ma la novità delle nuove camere, dei nuovi spazi vuoti, di un futuro ricco di sorprese sembra compensare le perdite.

Ma ora basta chiacchiere, questo film è da vivere in prima persona!

 

 

 

 

 

 

Eccellenze

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Dopo il Leone d’Oro a Venezia, arriva il Golden Globe, e la strada per l’Oscar al Miglior Film Straniero è aperta…

 

 

 

T. Dreiser-SISTER CARRIE- Sogni, paure, successi e fallimenti di una giovane donna Americana tra 800 e 900

 

 

carrie edizione òletta

È stata davvero una bella sfida  arrivare alla fine di un romanzo così lungo e  ricco di suggestioni, fino alla sorprendente conclusione,  attraverso passaggi talora esaltanti talora ridondanti.

Incipit

“When Caroline Meeber boarded the afternoon train for Chicago, her total outfit consisted of a small trunk, a cheap imitation alligator-skin satchel, a small lunch in a paper box, and a yellow leather snap purse, containing her ticket, a scrap of paper with her sister’s address in Van Buren Street, and four dollars in money. It was in August, 1889. She was eighteen years of age, bright, timid, and full of the illusions of ignorance and youth.”

Trama

Caroline Meeber, familiarmente Sister Carrie, diciottenne piena di sogni e aspettative lascia Columbia City e la sua famiglia per raggiungere sua sorella Mollie, sposata a Chicago. Dal lì inizierà il suo percorso di ricerca di un lavoro e di costruzione della sua identità di donna autonoma. A Chicago vive la sua prima esperienza di lavoro in una fabbrica di scarpe nella terribile atmosfera della catena di montaggio. Dopo un breve e tormentato soggiorno presso la sorella, Carrie decide di andarsene e di cercare un lavoro che le permetta di vivere autonomamente in città. Incontra gli uomini che determineranno in parte il suo destino, Drouet e Hurstwood. Il primo, già conosciuto sul treno per Chicago, le apre “il sipario” del Teatro, che diverrà in seguito la sua professione; Hurstwood la catturerà per la sua esperienza, gentilezza e magnificenza, sebbene la spinga poi a seguirlo con l’inganno. Entrambi usciranno dalla sua vita nel momento in cui Carrie realizzerà che può farcela da sola, almeno economicamente. Ma non tutto va per il verso che la giovane Sister Carrie si era immaginata al momento di lasciare Columbia City…

Titolo

originale proibito

copertina originale, rossa ed essenziale, un segnale di “allarme” per il lettore…

Il titolo del romanzo ha una sua storia. Per l’editore Sister Carrie avrebbe dovuto essere The Flesh and Spirit, per conferire al libro una veste di accettabilità “morale”, considerato che la storia  suscitò  grande  indignazione nei benpensanti  dell’epoca.  Ma l’operazione non riesce. Dreiser insiste per il titolo da lui scelto. La parola “sorella” potrebbe indurre qualche lettore  a pensare che sia la storia di una suora, ma si scoprirà subito il vero significato del termine: in famiglia  Carrie veniva  affettuosamente  chiamata così. Il termine ritorna in una differente accezione quando Carrie accetta l’aiuto di Drouet a Chicago, a voi individuarla…

Carrie

“Caroline, or Sister Carrie, as she had been half affectionately termed by the family, was possessed of a mind rudimentary in its power of observation and analysis. Self-interest with her was high, but not strong. It was, nevertheless, her guiding characteristic. Warm with the fancies of youth, pretty with the insipid prettiness of the formative period, possessed of a figure promising eventual shapeliness and an eye alight with certain native intelligence, she was a fair example of the middle American class — two generations removed from the emigrant. Books were beyond her interest — knowledge a sealed book.”

 Drouet

Sul treno per Chicago, il primo incontro con Drouet. Carrie ne è impressionata, si scambiano gli indirizzi. Chissà potranno rivedersi a Chicago…

“His suit was of a striped and crossed pattern of brown wool, new at that time, but since become familiar as a business suit. The low crotch of the vest revealed a stiff shirt bosom of white and pink stripes. From his coat sleeves protruded a pair of linen cuffs of the same pattern, fastened with large, gold plate buttons, set with the common yellow agates known as “cat’s-eyes.” His fingers bore several rings — one, the ever-enduring heavy seal — and from his vest dangled a neat gold watch chain, from which was suspended the secret insignia of the Order of Elks. The whole suit was rather tight-fitting, and was finished off with heavy-soled tan shoes, highly polished, and the grey fedora hat.”

Hurstwood

Hurstwood rappresenta in linea di massima l’uomo di potere che pretende troppo dalla sua presunta grandezza, e si ritrova dentro un abisso senza fine.

“Hurstwood was an interesting character after his kind. He was shrewd and clever in many little things, and capable of creating a good impression. His managerial position was fairly important […]The chief executive and financial functions devolved upon the owners — Messrs. Fitzgerald and Moy — and upon a cashier who looked after the money taken in. For the most part he lounged about, dressed in excellent tailored suits of imported goods, a solitaire ring, a fine blue diamond in his tie, a striking vest of some new pattern, and a watch-chain of solid gold, which held a charm of rich design, and a watch of the latest make and engraving. He knew by name, and could greet personally with a “Well, old fellow,” hundreds of actors, merchants, politicians, and the general run of successful characters about town, and it was part of his success to do so.”

I luoghi

House in Chicago 1880

House in Chicago 1889

Molto interessanti sono i luoghi della storia: Chicago, emergente città industriale e New York megalopoli, regno delle opportunità, dove l’arte fiorisce e l’apertura mentale domina. Dove una ragazza semplice riesce a fare carriera dall’anonimato del Chorus line di un musical alla fama di attrice di qualità.

In queste città  la modernità si sta facendo strada prepotentemente, ma  esige   allo stesso tempo un pedaggio salato che Dreiser analizza in  dettaglio, dalla catena di montaggio allo sfruttamento dei lavoratori, specialmente delle donne, alla crisi economica che travolge tutti inaspettatamente, anche se Hurstwood l’aveva sentita arrivare…

 

before Grand Central-NY

Before Grand Central-New York

A New York anche le differenze tra ricchi e poveri sono abissali, Ma la grande megalopoli sa inventarsi  soluzioni creative ai problemi dei disperati,  compare infatti il misterioso  Capitano che riesce a procurare un tetto per la notte alla fila infinita di poveri intirizziti.

Hurstwood a New York

Hurstwood, caduto in disgrazia, scopre e vive in prima persona questa nuova realtà, tra  i  ghetti di Hester Street e Bowery, Tenta disperatamente di reagire, il suo mantra è: I’ve got to get something…  ma di fatto la sua discesa agli inferi sociali è irreversibile. A molti il romanzo è piaciuto soprattutto per la sua   parabola   umana.

“Il dramma del compagno d’avventura di Carrie, che scende tutti i gradini del disastro sociale, fino alla fame vera e dura, fino alle notti nei dormitori dei miserabili, fino alla morte per disperazione e per gas in una stamberga della Bowery. Mentre nella sua stanza al Waldorf da poco costruito (e abbattuto poi e ricostruito come Empire State Building) Carrie, ormai attrice di successo con il nome d’arte di Carrie Madenda, su consiglio di un nuovo, fascinoso corteggiatore, legge Père Goriot di Balzac, al caldo, crogiolandosi nel suo benessere, dimentica della larva d’uomo – Hurstwood, il suo amante, l’uomo sofisticato, colto e debole che si è rovinato per lei – che si è presentato all’entrée des artistes del suo teatro implorando neanche più l’amore, ma qualche centesimo per mangiare e dormire nel gelido inverno newyorchese, prima di un finale che lascia sgomenti.Repubblica.it 2014

Associazioni

Immediata scatta nella mia mente l’associazione a Tess di Thomas Hardy. Per molti versi Carrie e Tess si assomigliano,  Dreiser e Hardy assumono infatti      un comune punto di vista naturalistico e realista. I due mondi presentano delle somiglianze anche se le storie si svolgono una in Inghilterra e l’altra in America. La conclusione delle due vicende è diversa, meno melodrammatica quella di Carrie, più orientata ad un realismo sconfortante  e fatale quella di Tess. 

“Though Dreiser has been criticized for his writing style and lack of formal education, Sister Carrie remains an influential example of naturalism and realism. While it initially did not sell well (fewer than 500 copies) and encountered censorship, it is now considered one of the great American urban novels, which explores the gritty details of human nature, as well as how the process of industrialization affected the American people.

I traguardi di Carrie

Carrie impressiona per la sua ingenuità da una parte e per la sua capacità di arrivare a decisioni importanti dall’altra, nonostante il suo mantra  “non so”  dia   l’apparente sensazione di una creatura indecisa e senza strumenti.

E invece no, Carrie possiede  gli strumenti: osserva, rielabora, dubita, e decide. Decide di continuare la sua ricerca della felicità  terrena, materiale, fatta di bellezza, ricchezza e riconoscimenti.   Ma alla fine della strada il suo mantra torna ad occuparle la mente: “non so…” Circolarità dell’esistenza.

“Oh, the tangle of human life! How dimly as yet we see. Here was Carrie, in the beginning poor, unsophisticated. emotional; responding with desire to everything most lovely in life, yet finding herself turned as by a wall….”

“She had learned that in his world, as in her own present state, was not happiness.”

Dreiser in TV e al cinema

Scopro che Dreiser è l’autore di Una tragedia americana, e mi torna subito in mente il meraviglioso sceneggiato RAI del 1962 con un cast stellare di attori di teatro, con Warner Bentivegna nel ruolo di Clyde.

Una tragedia Americana-Bentivegna e Brignone

T.Dreiser-Una Tragedia Americana con Warner Bentivegna e Lilla Brignone

Sempre da questo romanzo viene tratto il famoso film Un posto al sole (di George Stevens, 1951), con un maestoso Montgomery Cliff nei panni di Clyde

E ovviamente anche Sister Carrie diventa film: Sister Carrie (Gli occhi che non sorrisero in versione Italiana)

Tutta un’altra storia rispetto al romanzo! Ma considerato il periodo in cui fu scritto aiuta a farsi un’idea del contenuto.

Assaggi

ChicagoThe sound of the hammer engaged upon the erection of new structures was everywhere heard. Great industries were moving in.

Carrie cerca lavoro- She walked bravely forward, led by an honest desire to find employment and delayed at every step by the interest of the unfolding scene, and a sense of helplessness amid so much evidence of power and force which she did not understand. These vast buildings, what were they? These strange energies and huge interests, for what purposes were they there?

Carrie alla catena di montaggio- She felt the need of a breath of fresh air and a drink of water, but did not venture to stir. The stool she sat on was without a back or foot-rest, and she began to feel uncomfortable. She found, after a time, that her back was beginning to ache. She twisted and turned from one position to another slightly different, but it did not ease her for long.

Il fascino del grande magazzino There was nothing there which she could not have used — nothing which she did not long to own. The dainty slippers and stockings, the delicately frilled skirts and petticoats, the laces, ribbons, hair-combs, purses, all touched her with individual desire, and she felt keenly the fact that not any of these things were in the range of her purchase. She was a work-seeker, an outcast without employment, one whom the average employee could tell at a glance was poor and in need of a situation.

Mistica della famiglia-Once in a while he would meet a woman whose youth, sprightliness, and humour would make his wife seem rather deficient by contrast, but the temporary dissatisfaction which such an encounter might arouse would be counterbalanced by his social position and a certain matter of policy. He could not complicate his home life, because it might affect his relations with his employers. They wanted no scandals. A man, to hold his position, must have a dignified manner, a clean record, a respectable home anchorage. Therefore he was circumspect in all he did,

Regole sociali-devi non devi- Society possesses a conventional standard whereby it judges all things. All men should be good, all women virtuous. Wherefore, villain, hast thou failed? For all the

La fredda mano dell’inverno- how firmly the chill hand of winter lays upon the heart; how dispiriting are the days during which the sun withholds a portion of our allowance of light and warmth. We are more dependent upon these things than is often thought. We are insects produced by heat, and pass without it.

Il cuore ascolta- People in general attach too much importance to words. They are under the illusion that talking effects great results. As a matter of fact, words are, as a rule, the shallowest portion of all the argument. They but dimly represent the great surging feelings and desires which lie behind. When the distraction of the tongue is removed, the heart listens

La vendetta della moglie tradita- Mrs Hurstwood- She really did not care whether he came home any more or not. The household would move along much more pleasantly without him, and she could do as she wished without consulting any one. Now she proposed to consult a lawyer and hire a detective. She would find out at once just what advantages she could gain.

Carrie e Hurstwood arrivano a New York- Grand Central Station!” called the trainman, as, after a few minutes of darkness and smoke, daylight reappeared.

I rimpianti di Hurstwood-He began to see as one sees a city with a wall about it. Men were posted at the gates. You could not get in. Those inside did not care to come out to see who you were. They were so merry inside there that all those outside were forgotten, and he was on the outside.

Scioperi, crumiri e poliziotti combattuti- His face was a very neutral thing to contemplate. In his heart of hearts, he sympathised with the strikers and hated this “scab.” In his heart of hearts, also, he felt the dignity and use of the police force, which commanded order. Of its true social significance, he never once dreamed. His was not the mind for that. The two feelings blended in him — neutralised one another and him. He would have fought for this man as determinedly as for himself, and yet only so far as commanded. Strip him of his uniform, and he would have soon picked his side.

Carrie ha paura di lasciare Hurstwood She thought of leaving Hurstwood and thus making him act for himself, but he had developed such peculiar traits she feared he might resist any effort to throw him off. He might hunt her out at the show and hound her in that way. She did not wholly believe that he would, but he might. This, she knew, would be an embarrassing thing if he made himself conspicuous in any way. It troubled her greatly.

Carrie riceve il primo vero salario da attrice- It was paid to her in greenbacks — three twenties, six tens, and six fives. Thus collected it made a very convenient roll. It was accompanied by a smile and a salutation from the cashier who paid it. “Ah, yes,” said the latter, when she applied; “Miss Madenda — one hundred and fifty dollars. Quite a success the show seems to have made.” “Yes, indeed,” returned Carrie. Right after came one of the insignificant members of the company, and she heard the changed tone of address.

Falsità del successo…Carrie cambia prospettiva-Hence, she drew near these things. Chicago, New York; Drouet, Hurstwood; the world of fashion and the world of stage — these were but incidents. Not them, but that which they represented, she longed for. Time proved the representation false.

Fragilità umana: Oh Carrie, Carrie- In your rocking-chair, by your window dreaming, shall you long, alone. In your rocking-char, by your window, shall you dream such happiness as you may never feel.

 

Spike Lee-BLACKkKLANSMAN. Bianchi vs Neri. Le cose non cambiano. Ma arriva l’Oscar…

 

Ron Stallworth, primo poliziotto nero a Colorado Spring, la tana dei lupi  razzisti, riesce senza troppo sforzo a far accettare ai suoi capi un piano all’apparenza folle e impraticabile: infiltrare nell’Associazione (leggi Ku Klux Klan) se stesso e un suo collega  poco consapevolmnte ebreo, Flip Zimmerman. Parte così una serie di eventi tra il grottesco e il drammatico in cui  il Ron nero  interagisce con l’associazione al telefono, il Ron bianco-ebreo di persona.

Il titolo è fantastico, riassume in sé, come ogni titolo  dovrebbe, il succo del film e aggiunge un elemento visivo, cinematografico appunto, che colpisce: le tre KkK in fila, un tocco da maestro. La minuscola centrale perché? Lo sapete?

Sullo sfondo una meravigliosa  ambientazione anni ’70, post assassinio di Martin Luther King, nel pieno fervore  di una nuova consapevolezza nera, di un black power da coltivare ed esercitare su se stessi e nella società, non necessariamente in modo violento.

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Musica grandiosa del periodo, balli socializzanti, sensuali e ritmati (“però sanno ballare, glielo dobbiamo riconoscere”, dice lo stupido razzista Ivanhoe), abbigliamento in stile e  capigliature orgogliosamente afro, enormi e ben curate.

Tutt’altra storia per l’Associazione dei suprematisti bianchi che ipocritamente si celano dietro questa etichetta per non essere associati  al KKK, salvo invece  aderire alla filosofia razzista in toto. Il loro vero obiettivo, oltre che bruciare croci, è di  prendere il potere e scalare le istituzioni. (Ci riuscirà Steve Bannon capitalizzando per Trump  i voti dei nuovi  pericolosi suprematisti bianchi).

patrice dumas

Il ruolo delle donne  è significativo:  la nera Patrice Dumas, stile Angela Davies, è  presidentessa dell’Associazione Studenti Universitari  per i diritti dei Neri;

la bianca  grassoccia e isterica Connie è  desiderosa di compiacere il marito super razzista e schizzato e di accreditarsi con i capi del Klan, fino al punto di piazzare il C4 sotto la macchina di Patrice… provocando peraltro un esito  che non svelo.

Molto intense e belle, le scene in cui gli studenti sono raccolti  in religioso silenzio  per ascoltare il discorso   di rivendicazione del potere al popolo nero di Kwame Ture, attivista di punta del Movimento di Rivendicazione dei Diritti Civili,

e  quello del vecchio attivista che racconta la storia del giovanissimo  nero torturato fino alla morte  dal clan. Quest’ultimo racconto procede parallelamente  alla cerimonia di investitura del Ron Bianco e alla preparazione dell’attentato. Il sovrapporsi  di questi due momenti narrativi crea un effetto  cinematografico di crescente tensione ed efficacia.

BlacKkKlansman

Notevoli e inaspettate sono le scene finali che ci riportano ai nostri giorni e rappresentano  quasi un monito a riflettere su ciò che sta accadendo in America  sui diritti umani civili di tutti: bianchi, neri, gialli, arancioni, marroncini,  poveri, ricchi. Eventi  sui quali i nostri mezzi di informazione mettono il silenziatore.

Ieri ho iniziato la mia nuova stagione cinematografica con BLACKkKLANSMAN di Spike Lee, basato su Black Klansman (2014) di Ron Stallworth. Una promessa mantenuta: a Stefanino che me lo ha caldamente consigliato e a me stessa per tornare allo  sguardo caustico di  Spike Lee sulle relazioni tra bianchi e neri in America, e non solo.

Ricco di  azione, rabbia, sorrisi, ironia caustica, musica e narrazione  intelligente BLACKkKLANSMAN è un film sicuramente da vedere.

Dimenticavo! Vi piace Denzel Washington? Ecco il protagonista è suo figlio, John David Washington. Bravo, promettente, ma suo padre…

K. Blixen-CAPRICCI DEL DESTINO, dal Pranzo di Babette a L’Anello. Quando l’Uomo propone e il Destino dispone.

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Cinque avvincenti racconti della scrittrice Danese Karen Blixen su un destino capriccioso che da sempre  tenta di condizionare la vita degli uomini e delle donne.

 


 

Il Pranzo di Babette

p.7

Incipit

“In Norvegia c’è un fiordo – un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne-che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori…”p.7

 

Il primo racconto della raccolta apre il magico mondo di Blixen con i suoi tesori. Narrazione asciutta, venata da sentimenti   anch’essi “nordici” e asciutti, depurati di ogni sovrastruttura sentimentale. La stessa Babette, artista della cucina, come lei stessa si definisce, sembra aver assunto durante il suo soggiorno a Berlevaag una personalità asciutta, pur essendo Parigina e Comunard rivoluzionaria, profuga ed esule in Norvegia,  E tuttavia, alla fine del maestoso pranzo che cucina per gli ospiti delle due sorelle in commemorazione del centenario de Decano (se fosse vissuto) parla e parla e butta fuori parte della sua anima d’artista vera.

Impariamo a conoscere  i personaggi   tipici della scrittrice: donne, discrete e affascinanti, uomini in divisa religiosa o civile o militare, di poche parole e molti tormenti. Ambienti morbidi, soffici bianchi o colorati, avvolgenti come la grande nevicata del giorno dopo il grande pranzo. Il cibo portatore di peccato e perciò innominabile, compie il suo dovere divino sul corpo e sulle anime dei grigi commensali.

Un salto al cinema

Il pranzo di Babette  di Gabriel Axel 1987


Il pescatore di perle

p.53

Incipit

“Mira Jama iniziò il suo racconto. A Shiraz viveva un giovane studente di teologia chiamato Saufe, era molto dotato e puro di cuore. Leggendo e rileggendo il Corano rimase tanto assorto nel pensiero degli Angeli che l’anima sua finì per stare con essi assai più che accanto a sua madre o ai suoi fratelli, ai suoi insegnanti o ai suoi condiscepoli o a qualsiasi altro abitante di Shiraz.”

Raccontare storie è divino, quasi angelico. E qui Blixen racconta tanto e fa raccontare tanto, sugli angeli per esempio e sulle loro ali che li spingono sempre più in alto verso non si sa dove per poi, inevitabilmente cadere; su sirene e pesci che fanno scoprire agli umani il meraviglioso liquido che il creatore ha voluto perché essi non possano cadere, ma  grazie alle loro qualità mirabolanti, tra cui un silenzio loquace ed espressivo e la preziosa virtù di prendere “La forma dell’acqua”, di adattarsi con flessibilità e flessuosità al loro ambiente senza modificarlo.  E qui arrivano delle piccole epifanie: il bellissimo e pluripremiato film di Guillermo del Toro e i  “I pesci che non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

Tutte queste suggestioni sono evocate dai racconti di Mira pescatore di perle, della sirena, del narratore anonimo che tira le fila e mette insieme le storie. Magia pura che Karen Blixen modella e trasmette in veste di destino capriccioso.

John_William_Waterhouse_A_Mermaid

John William Waterhouse- A Mermaid

 

“Noi pesci riposiamo tranquilli, sorretti da ogni lato, in un elemento che sempre, in modo preciso ed infallibile, riesce a pareggiarsi. Un elemento che, si può ben dirlo, prende il posto della nostra stessa esistenza persona le, dato che, senza badare alla nostra forma individuale, o al fatto che noi si sia pesci piatti o pesci rotondi, il nostro peso e il nostro corpo sono calcolati secondo la quantità di materia circostante che spostiamo.

La nostra esperienza ci ha provato, come un giorno te lo proverà la tua, che si galleggia benissimo senza speranza, anzi che si galleggia meglio quando non l’avremo. Di conseguenza, poi, la nostra fede stabilisce che per noi ogni speranza è lasciata.

Non corriamo rischi[…]L’uomo, infine, è preoccupato dall’idea del tempo, e mette a repentaglio il proprio equilibrio vagando incessantemente tra il passato e l’avvenire.

Gli abitanti d’un mondo liquido hanno unito il passato e l’avvenire nella massima: Après nous le déluge.”p.71


Tempeste 

p.73

Incipit

“C’era un vecchio attore e capocomico che si chiamava Herr Soerensen. Da giovane aveva recitato nei teatri di Copennaghen:era arrivato perfino a fare la parte di Aristofane nella tragedia Socrate di Adam Oehlenschlaeger selle tavole del Teatro reale. Ma era uomo di carattere prepotente e indipendente, e pretendeva di creare e controllare il mondo che lo circondava.”

Malli, la ragazza del mare, è figlia di un affascinante marinaio scozzese che conquista una giovin pulzella del luogo, dona amore e illusioni a piene mani, diventa padre e, riparata la nave su cui aveva fatto naufragio nel piccolo paese sui fiordi, scompare per sempre abbandonando Malli e sua madre al loro destino. Madre e figlia proseguono coraggiosamente la loro vita in una sorta di simbiosi autosufficiente, nutrita di sogni e rimpianti.

Siamo in compagnia di gente di mare e di teatro. Mr Sorensen decide di rappresentare La Tempesta di William Shalkespeare per ringraziare Dio del successo ottenuto con le precedenti rappresentazioni. Si mette dunque alla ricerca degli attori e si imbatte in uno splendido Ariel. Malli è una creatura teatrale e il ruolo di Ariel sembra scritto per lei.

 

Quali sono le vere Tempeste?

 

John William Waterhouse- Miranda-The Tempest -“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” (Prospero: atto IV, scena I.)

 

Il gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione è talmente forte che determina il destino dei protagonisti.  Si narra che a seguito di una devastante tempesta una delle navi più grandi e veloci del vecchio e ricco armatore norvegese ha  rischiato di infrangersi contro le rocce aguzze del fiordo.

Si narra anche che a salvarla dalla distruzione fosse stata una giovane e coraggiosa ragazza che con la sola presenza  avesse aiutato i marinai, e tra questi il mitico Ferdinand, a portare la nave in salvo nel porto della città. Tutto il paese tributa omaggi e amore per questa fragile, coraggiosa ragazza.

Il suo destino è segnato dalla sua audacia, viene accolta infatti nella ricca dimora degli armatori, inizia una storia d’amore con il figlio del proprietario e si avvia felice verso il matrimonio, abbandonando il palcoscenico. La favola rosa sta per realizzarsi, ma il capriccioso destino butta una carta sul tavolo da gioco…

Poesie e lettere d’amore

La poesia di Malli per Arndt, il promesso sposo :

T’ho reso povero, dolce mio cuore.

Ti sono lontana quando siamo vicini.

T’ho reso ricco, cuore mio caro.

Ti son vicina quando siamo divisi. p.146

 Intense atmosfere Elisabettiane che richiamano Marlowe e la sua incalzante ultima ora di Faust.

“…pensavo che la tempesta fosse quella della commedia. Ora […] e penso che sarà bello e superbo lasciare che il battito dell’onda copra il battito del cuore”

“Adesso starò qua ferma e aspetterò un’ora prima di chiudere questa lettera. Così ho un’ora di più in cui non t’ho svelato nulla, e in cui nulla è finito tra te e me. E io sono soltanto il tuo amore, colei che deve sposarsi con te.”p. 148


  La storia immortale 

p.149

Incipit

“Attorno al 1860 viveva a Canton un commerciante di tè straordinariamente ricco, il signor Clay. Era un vecchio di alta statura, asciutto e chiuso. Aveva una splendida casa e una stupenda carrozza a cavalli. Troneggiava nell’una e nell’altra, eretto, silenzioso e solo.”

Andiamo con la fantasia in Cina, con un grande mercante francese che per un dissesto finanziario di cui torneremo a parlare, perde tutto,  compresa la magnifica villa dove passeggiano sontuosi i pavoni e dove ora vive il signor Clay.

Scamardistudio-Il pavone nell’orto

Blixen cesella i protagonisti di questo racconto con rotondità, precisione ed efficacia. Magistrale. Il signor Clay, straricco infelice uomo, Elishama commesso tuttofare-ebreo errante, lettore di libri mastri come ninna nanna per il signor Clay; Virginie gran dama innamorata e vendicatrice, Povl-Paolo marinaio innamorato, bello biondo e forte come un orso.

Elishama è il catalizzatore della storia, colui che, come un filo di seta, va da un capo all’altro della tela mettendo insieme i punti di intreccio. Sin da bambino si porta al collo un pezzettino di carta che in Polonia un vecchissimo uomo gli donò conservato in un sacchetto rosso. A Londra incontra un Italiano che gli insegna a leggere e a scrivere, ma non a decifrare quel pezzettino di carta, che apprende essere in ebraico antico. Per saper cosa dica, paga l’uomo del banco di pegni che gli trascrive anche la traduzione in inglese.

Ognuno ha una sua storia da raccontare, ma le storie devono rimanere storie? O si può trasferirle nella realtà? E cosa nasce prima: la storia o la realtà?

Il racconto continua con la lettura della profezia di Isaia scritta sul prezioso fogliettino. Il signor Clay ne è affascinato  e decide di raccontare anche lui la sua storia, vera e dunque degna di essere raccontata. È la storia di un marinaio che inciampa in un’offerta irrinunciabile da parte di un vecchio e ricco signore: 5 ghinee d’oro per fare una certa cosa…

Elishama informa il  prescelto spiegandogli l’arcano. E da qui la storia prende una piega inaspettata.

“Era una notte d’Aprile, l’aria era calda e dolce, e già innumerevoli pipistrelli sfrecciavano silenziosi avanti e indietro. I cespugli di oleandro del giardino del signor Clay sembravano incolori al chiaro di luna, le ruote della sua Vittoria cigolavano piano piano sulla ghiaia del viale”p.187

Ora è il turno di Paolo e Virginie, marionette incerte nelle mani di Clay, Elishama e del solito destino capriccioso. Raccontano la loro storia e noi li seguiamo affascinati e felici di ascoltarli.

Ritroviamo suggestioni antiche su isole deserte (Robinson, Utopia, l’Isola del tesoro) e tempeste (Shakespeare) e vite avventurose, e sfarzo nei palazzi nobiliari di Francia e monete d’oro magiche, e sogni   da realizzare e amori proibiti e travolgenti..

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L’appello ai sensi ci ammalia, ci lasciamo suggestionare dai suoni dell’isola p.298, dalla voce del mare nelle conchiglie rare di Paolo p.220, dai gemiti e dalle parole d’amore dei due amanti, giovani e vecchi nello stesso tempo, dai fruscii degli abiti di Virginie che scivolano sulla sua morbida pelle.     

Quanta poesia in questo racconto! Dalla prima all’ultima parola ti trasporta in un mondo di fiaba, con Elishama che ci accompagna verso la conclusione, senza anticipare nulla, ma lasciandoci soli a scoprire come va a finire la relazione tra burattinaio e burattini:

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 L’anello 

p.221

 

Incipit

“In una mattina d’estate di centocinquant’anni fa, un giovane gentiluomo di campagna Danese e sua moglie andarono a fare una passeggiata sulla loro terra. Erano sposati da una settimana. Il loro matrimonio non era stato facile, ché la famiglia della sposa era superiore per lignaggio e per ricchezza…”

   anello

E la storia va avanti nel loro personale Paradiso Terrestre, tra “scherzi e scherni, colazioni e pranzi, cani, mietiture e pecore” fino al momento in cui un anello viene sfilato dal delicato dito della bella Lovisa, detta Isa dal marito Sigismondo. Cosa accade poi, a voi scoprirlo.

Con questo breve racconto denso di significato, simboli e suggestioni, con tanto di giardino segreto si chiude la splendida raccolta dei racconti di Karen Blixen Una lettura piena di poesia, sapienza narrativa, richiami alla grande letteratura, che ha riempito Aprile dei toni profondi e affascinanti di una grande scrittrice.

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Un salto al cinema

“La mia Africa” di Sidney Pollack 1986, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Karen Blixen.

 

 

330px-Angelica_Kauffmann_007Miranda e Ferdinando

E.M.Remarque-LA NOTTE DI LISBONA e la vertigine del fuoriuscito. Ieri come oggi in fuga verso il futuro.

la notte di lisbona neri pozza

Inizio e fine perfetti. Che soddisfazione leggere questo romanzo! Nonostante il contenuto altamente drammatico,  la storia   ti lascia dentro un’emozione così profonda e bella che, paradossalmente, apre ad un futuro possibile.

“Guardavo attentamente la nave tutta illuminata che un po’ distante dalla banchina era ancorata nel Tago. Benchè fossi a Lisbona da una settimana, non mi ero ancora abituato alla luce spensierata della città. Nei paesi dai quali venivo, le città, di notte, erano nere come miniere di carbone, e un fanale nelle tenebre era più pericoloso della peste nel medioevo…”

Siamo a Lisbona, una delle città che molti si portano stretta sul cuore ed io tra questi. La luce del Tago con le sue magie, dall’alba al magnifico tramonto, esalta la sagoma dell’agognato mezzo di trasporto verso la Libertà! L’uomo guarda l’Arca e sogna…

Il grande   romanziere tira fuori dal cilindro stratagemmi narrativi che inchiodano il lettore alla pagina. Il fuggiasco tedesco Josef Schwarz, nome preso in prestito come il suo passaporto, offre ad un suo conterraneo in fuga la chance della vita: due biglietti e i documenti necessari per emigrare in America, ma pone un’unica condizione: essere ascoltato finché non termini il racconto degli eventi che lo hanno portato a quel  gesto incredibile.

L’avvincente racconto di Schwarz, dove passato e presente si rincorrono e si accavallano in un viaggio tormentato da mille difficoltà, illusioni e delusioni, trasporta il lettore in un mondo frenetico di fughe e rifugi all’interno di piccole oasi di felicità intima, di corse verso la protezione, di odio verso l’orrore nazista, di conflitto profondo con un fratello nazista che fa di tutto per trattenere in Germania contro la sua volontà  Helen, il grande amore di Josef.

O-fado

Lisbona si rende complice silenziosa e luminosa dei due. Di notte li accompagna tra i piccoli locali dove si canta il Fado, dove si balla, dove si incontrano altri fuggiaschi, spie, persone equivoche, dove i fuoriusciti si scambiano sguardi sospetti nel timore di essere scoperti e buttati in qualche campo di concentramento.

“Il locale era una specie di bar con un piccolo quadrato per ballare e una terrazza, un posto adattato almovimento dei turisti. Si udiva una chitarra e nello sfondo vidi una cantante di fado. Sulla terrazza alcune tavole erano occupate da stranieri. C’erano anche una signora in abito da sera e un signore in smoking bianco. Cercammo un posto in fondo alla terrazza donde si poteva vedere meglio Lisbona, le chiese al pallido bagliore, le strade illuminate, il porto, i bacini di carenaggio e la nave che pareva un’arca” 21

Schwarz continua a raccontarsi e, in molti passaggi, la sua storia è anche la storia dell’ascoltatore. Si specchiano in un’esperienza comune. La notte trascorre tra ricordi, pensieri e alcol. Uno dei due non vede l’ora che il racconto finisca per avere finalmente i biglietti, tornare dalla sua Ruth e lasciare il Portogallo; l’altro è divorato da un’esigenza vitale di narrazione che lo porta a soffermarsi su ogni minimo particolare della sua personale odissea, che continuerebbe a raccontare per giorni.

Ma finalmente l’alba arriva, il racconto termina, la catarsi si è realizzata, il futuro si apre. I biglietti passano di mano con i passaporti e un’altra storia può iniziare per la coppia felice, prima sulla nave poi in America. Una storia che, tuttavia, continuerà a sorprenderci.

La Notte di Lisbona è un bellissimo romanzo civile e d’amore, come gli altri bellissimi di Eric Maria Remarque (Arco di Trionfo, Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale), che ancora ricordo con profonda emozione. Leggerli aiuta a capire e vivere meglio l’attualità del nostro complicatissimo mondo, in cui si continua purtroppo a giocare il mortifero “gioco di scacchi con gli uomini”.

Assaggi

L’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto:

“La costa … era l’ultimo rifugio dei fuggiaschi per i quali giustizia, libertà e tolleranza contavano più che la patria e l’esistenza. Chi non riusciva a raggiungere di lì la terra promessa dell’… era perduto e costretto a dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d’entrata e d’uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d’internamento, della burocrazia, della solitudine, della terra straniera e della orribile indifferenza generale di fronte alla sorte dei singoli, la quale è la solita conseguenza della guerra, della paura, della miseria. A quel tempo l’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto.” 15

La molesta fatica di pensare e i toni della propaganda:

…ciò mi parve anche significativo della vuota, sinistra ossessione del nostro tempo il quale con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengano gridate da destra o da sinistra, purchè tolgano alla folla la molesta fatica di pensare e di assumersi la responsabilità di sentirsi impegnati per ciò che si teme e che non si può evitare…”64

 La felicità è il Mezzogiorno:

“Il Mezzogiorno è un seduttore, allontana i pensieri e fa lavorare la fantasia, la quale non ha bisogno di grande aiuto tra le palme e gli oleandri, molto meno che tra gli stivaloni militari e le caserme. Il cielo ondeggiava sopra di noi come una grande bandiera sventolante con sempre più stelle, quasi fosse la bandiera di un’America dell’universo che ogni minuto diventasse più larga. La piazza di Ascona scintillava coi suoi caffè in riva al lago e il vento si levava fresco dalle valli”.153

Così cominciò l’Odissea:

“Sì, Bordeaux. Quell’andare saggiando i valichi di confine. I Pirenei: Il lento assalto a Marsiglia. L’assalto ai cuori fiacchi e la fuga per non cadere nelle mani dei barbari. E intanto la follia della burocrazia imbestialita. Non avevamo il permesso di soggiorno…ma neanche il permesso di emigrare. E quando infine si riusciva ad ottenerlo, ecco che era scaduto il visto di transito spagnolo, che a sua volta si otteneva solo avendo il visto di entrata in Portogallo, e questo molte volte dipendeva da un altro, la qual cosa significava che bisognava cominciare da capo… Le code davanti ai consolati, anticamere del Paradiso e dell’Inferno! Un circolo vizioso della pazzia!”241

Assaggi video

 

La traduzione

La Notte di Lisbona è del 1962  e viene pubblicato  per la prima volta in Italia nel 1965 da Mondadori. Il traduttore è Arrigo Bongiorno, giornalista e poeta. Il  suo stile? Un tocco di “Italiano antico”

 

 

 

 

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