• Mondo Fuori

  • I numeri di Affascinailtuocuore

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  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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L. De Crescenzo-OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista. Incontri speciali con il cuore universale della Napoletanità.

 

oi dialogoi-decrescenzo-cop

Ci sono dei libri che alleggeriscono l’anima, tanto che, quando arrivi all’ultima frase, li saluti con un sorriso e un grazie di cuore.
È il caso di OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista di Luciano De Crescenzo. Ho sempre ammirato De Crescenzo, mi piacevano i suoi limpidi occhi azzurri pieni di ironia, il bianco candido dei suoi capelli, quella cadenza napoletana da gran signore che incantava l’ascoltatore. Sì, perché oltre a leggere questo libro, nel lontano 1985, già me lo godevo in TV o al cinema.

I Napoletani sono l’ingrediente magico della narrazione di De Crescenzo che  tira fuori da ciascuno dei suoi personaggi un aspetto caratteristico della caleidoscopica anima Partenopea. E lo fa anche con uno stratagemma narrativo e drammatico fantastico, il contrasto: con il milanese dott. Cazzaniga, con lo svizzero Herr Frankfutter, con Giorgio genero di Bellavista che viene a Napoli a sondare il terreno per vendere rifugi atomici! Esilarante. Il filosofo Bellavista coglie l’assurdità di tale progetto, ma lo sostiene per poter riavere la figlia a Napoli… Ci riuscirà?

Luciano e Socrate
Le lezioni di Bellavista sono perle di ironia e denuncia sociale. I suoi studenti (coinquilini, portiere…) lo amano e lo ascoltano quasi con devozione. Le sue riflessioni sui mali della società e sulle soluzioni proposte dai governanti spaziano nel tempo e mostrano somiglianze impensabili con la società contemporanea.

La lezione del professor Bellavista: Uomini d’Amore e Uomini di Liberta: Presepe vs Albero di Natale

Inno al dialogo

I dialoghi di Bellavista si ispirano a quelli di Platone in cui “la speculazione filosofica si mescola al racconto e al mito”. Il libro si apre e si chiude con un inno al dialogo:

Inizio-“Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla” Karl. R. Popper

Fine– “Dammi ascolto, o Critone, è la parola il vero dono del Dio, è il dialogo l’unica alternativa che hanno i nemici per evitare la contesa. Beati coloro che parlano, anche quando parlano troppo”

Assaggi

Prefazione: Signore e Signori vi presento Luciano e famiglia…

 “Quando nacqui io papà aveva cinquant’anni e mamma quarantacinque. Questa grande differenza di età tra me e loro, ha fatto sì che nessuno dei due abbia potuto seguire l’evolversi della mia vita. Papà mi lasciò che ero appena enytrato all’Università e mamma quando ancora non avevo dato le dimissioni dalla IBM. Io non so se esista il Paradiso e se loro se lo siano guadagnato, ma lo spero moltissimo. Per mia madre non ho dubbi: se ci fosse un Paradiso da qualche parte, lei sarebbe lì. Diciamo che le spetterebbe di diritto. Casa negozio e chiesa, chiesa, negozio e casa, mammà non ha fatto altro che lavorare e pregare tutta la vita. Quanto a mio padre invece ho qualche perplessità…”p.11

Il Mancini di papà, l’arte contemporanea e il suo significato

L’arte moderna insegnata agli alunni di Bellavista è esilarante. Burri e  Fontana visti attraverso gli occhi dei lavoratori Enel in gita aziendale alla mostra romana.
“ «E dopo Burri ecco a voi Fontana ! »esclama Salemi e si ferma come folgorato . Evidentemente Fontana deve essere uno dei suoi autori preferiti. Il gruppo si distribuisce come può intorno all’opera e per qualche secondo nessuno osa fiatare. Il quadro in questione si presenta come una tela di colore begiolino, al centro della quale l’artista ha praticato, probabilmente con una lametta, un taglio in diagonale. Saverio, Salvatore e Luigino guardano in silenzio il taglio e si scambiano un’occhiata d’intesa. « Quando si parla di Fontana » inizia a dire Salemi «è improprio parlare di pittura. Anzi, diciamo le cose come stanno: sarebbe preferibile ammettere una volta per tutte, che per questo maestro non esiste una vera e propria distinzione tra pittura scultura e grafica,, secondo i significati tradizionali che si è soliti dare a questi generi. Lo stesso Fontana, nel suo Manifesto Blanco, preferisce collocarsi al di là di ogni definizione. Salvatore non ce la fa più: vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento il prof. Salemi gli rivolge la parola «A questo punto lei potrebbe chiedermi: ‹Ma, allora se non è un quadro, che cos’è?› ‹Ecco professo’›: mi avete tolto le parole di bocca› esclama Salvatore felice di essere stato autorizzato a parlare .«che cos’è ?» «è un concetto spaziale» «questo è il titolo?» «No, il titolo è L’ Attesa...»p.29

A mezzanotte va: la “fame americana”, se non spari i botti a Capodanno sei un fallito e i tuoi figli sono tristi.

“Ad Alfonso il non avere i soldi per comprare i fuochi spiaceva solo per i bambini che ci avevano «messo il pensiero». « Cento volte meglio se fossi  rimasto a lavorare in America” pensò Alfonso. In questo momento non mi troverei in una simile situazione. Dice: «ma anche lì tu facevi la fame?» «Sì, ma facevo la fame americana, non la fame italiana! A New York il sussidio di disoccupazione e di 300.000 lire alla settimana, in pratica quanto guadagna oggi in Italia un impiegato del Ministero con dieci anni di anzianità. Uno dice: “la fame” come chissà che avesse detto!  E no, non basta, bisogna anche precisare: “la fame dove? “ perché una cosa è avere fame in America, un’altra cosa averla in Italia e un altro ancora in Etiopia. L’importante è scegliere un paese che abbia una fame accettabile.” P.61

Socrate, Napoli, l’automobile e le soluzioni filosofiche

Socrate. Io credo che tutto quello che ha inventato questo nuovo Dio che tu chiami Progresso sia solo una serie di- prolunghe- . L’automobile è una prolunga delle gambe, il telefono una prolunga dell’ orecchio, il televisore dell’ occhio e il computer del cervello; ma nessuno di questi nuovi marchingegni, che io sappia, è mai riuscito a cambiare l’Uomo nel suo profondo. Passano gli anni infatti e, malgrado le nuove prolunghe immesse sul mercato, gli uomini continuano a comportarsi come sempre. Non   ci sono forse, ancora oggi, uomini ambiziosi come i Alcibiade, gelosi come Menelao e invidiosi come Tieste? Quando, come spero, il Progresso sarà capace di produrre a un prezzo conveniente anche l’Amore e la Libertà, allora io, caro Aristogamo, diventerò un suo fervido seguace. “p77

The day before: Scatena la paura, e dunque il bisogno di un bel rifugio antiatomico.

«Io invece penso un’altra cosa: qua è tutta una questione di strategia, di marketing, come dicono gli americani. Adesso ce ne occupiamo o e Salvatore e vi facciamo vedere come si vendono i rifugi antiatomici.» «quando si tratta di vendere, io sto sempre a disposizione» dice Salvatore «allora sentite a me, noi facciamo così,» dice Saverio «io e Salvatore ci avviamo in avanscoperta a seminare il panico… «il panico?» chiede Giorgio. «Sì» prosegue Saverio infervorandosi « noi propaghiamo la psicosi della guerra atomica. Andiamo in giro a dire che abbiamo saputo dal nostro parente russo che stanno per bombardare la Nato. Poi arriva l’architetto con un’offerta lancio per 10 rifugi in economia…”

 

Socrate e gli Ufo: bisogno di speranza…in chi?

“Socrate. L’animo dell’uomo ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece è spesso amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternativa: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi del mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, i miti, di extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici. Appena nasce la domanda sul mercato, subito appare l’offerta spuntano come funghi sfruttatori delle angosce altrui, gli indovini, i capipopolo, gli spacciatori di droga e i venditori dei biglietti della lotteria” p. 153

Il sosia, la monnezza, il fisco e l’arte di arrangiarsi- Maradona è onnipresente nella vita dei napoletani, quasi un incubo…e non mancano i “sosia ufficiali”

“ Vedete, io modestamente, per quanto riguarda l’immondizia, sono un tecnico. Faccio il netturbino da cinque anni e vi assicuro che con un colpo d’occhio, senza nemmeno aprire il sacchetto a perdere, v’indovino il tenore di vita di una famiglia dall’immondizia che porta giù al palazzo. Se fossi il ministro delle Finanze, per gli accertamenti fiscali, come prima cosa controllerei la monnezza di tutti i contribuenti. Ora invece l’Istat, per stabilire il reddito medio di una città, si rifà alle statistiche delle dichiarazioni dei redditi, e allora per forza che Napoli finisce agli ultimi posti.” p.159

«In Grecia l’arte di arrangiarsi aveva addirittura un Dio protettore: si chiamava Poro, ovvero “l’Espediente” o se preferite “l’arte di arrangiarsi”» precisa il professore « un dio che veniva invocato dai poveri quando si trovavano in difficoltà. Ce ne parla Platone in uno dei suoi dialoghi più belli: Il Simposio.» Alla parola Platone tutti si dispongono intorno al professore per ascoltare meglio. Nella portineria di via Petrarca 58, Platone ha un largo seguito, merito di Bellavista che nei suoi racconti ha saputo renderlo familiare.”p. 163

Il lamento del padrone di casa- Nei momenti di crisi che caratterizzano ogni epoca, a quanto pare, si evocano fantasmi come o’ munaciello.

“Insomma, per farla breve, il mio inquilino paga solo la metà del canone perché sostiene che l’altra metà me la debbo far pagare dal munaciello”. “E voi non potete fare niente?” chiede Salvatore. “E che posso fare? Più che di vincere la causa!” risponde il barone allargando le braccia. “L’anno scorso per impaurirlo gli comunicai con una raccomandata che volevo vendere l’appartamento e gli mandai un finto compratore, un amico mio. Lui, prima lo fece accomodare, poi per spaventarlo gli disse di non entrare nel salotto perché quella era la stanza preferita d’ ’o munaciello. Il salotto stava al buio, ma il mio amico ci volle entrare lo stesso: ebbene, sapete che successe?…che non fece nemmeno un passo e si prese due schiaffoni in faccia e un calcio nel didietro.”p. 197

Socrate e la TV-Il totem miete vittime, sia esso a colori sia esso in bianco e nero, e resta vittima di se stesso. Viva il dialogo! Popper forever.

Socrate e la TV

A proposito di Media, per incontrare San  Gennaro Faccia Gialla, il suo  mondo e un preciso riferimento a Luigino, poeta del gruppo di Bellavista, vai a  RAIPLAY:

San Gennaro faccia gialla

UOMINI E PROFETI

“Le vie dei Santi”
Con Marino Niola
II puntata

Per tutto il mese di dicembre l’antropologo Marino Niola racconterà la storia di una santa o di un santo al fine di tracciare una piccola mappa della devozione popolare lontana dai dogmi della teologia. Un percorso che mostrerà quella parte dell’Italia che vive il rapporto con il sacro fatto di “cuore e di pancia”.
Questa mattina e’ la volta di San Gennaro

E.George-UN PICCOLO GESTO CRUDELE. Mistero a Lucca per l’Ispettore Lynley

un piccolo gesto crudele-George

La storia è essenziale: una bambina Londinese, figlia di un professore universitario di origini Pakistane e di una donna Inglese, viene rapita a Lucca, dove la mamma l’ha portata,  di nascosto del padre. A Lucca la donna vive con il nuovo compagno Lorenzo. Il padre non si rassegna all’abbandono e comincia a cercare la bambina con l’aiuto della vicina di casa, una poliziotta alquanto originale.

Gli eventi accadono tra Lucca e Londra, lentamente e senza troppe scosse, tranne quella che vedrà Angelina-mamma in fuga, andare incontro a una sorte inattesa. In modo  più che prevedibile, invece, i sospetti relativi alle malefatte che emergeranno strada facendo,  convergono tutti  sul Pakistano fedigrafo, bugiardo e nero.

A metà del percorso mi assale una certa noia, o stanchezza forse. La storia si infarcisce di innumerevoli dettagli che invece di contribuire alla costruzione di un climax efficace, diventano noiosi inciampi. E allora mi chiedo: come faccio ad arrivare a pagina 700?

Alla 400esima pagina ho individuato la chiave. Ho capito! Ho davanti a me, bella e pronta fin nel minimo dettaglio, la sceneggiatura della soap TV. E una soap ha le sue esigenze: deve durare, durare, durare. Stiracchiare la storia fino alla rottura (del lettore/ telespettatore).  E non poteva mancare il coltivatore di orchidee, lo scorbutico procuratore pseudo Nero Wolfe.

Elizabeth George si è documentata a fondo sul sistema investigativo Italiano, ma per quanto riguarda la costruzione degli “Italiani”  da l’impressione di affidarsi troppo ai tanti cliché su donne, mamme, uomini, cibo, piccole e grandi manie. I personaggi sono a volte quasi caricaturali.

E tuttavia, vado avanti. Il fascino ineludibile di Londra gioca la sua parte e mi tiene avvinta. In fondo mi piace accompagnare i protagonisti attraverso la città, riconoscendone luoghi e atmosfere incantate. Rivivere in questo modo il mio vissuto e le mie scelte di vita e professionali, mi rende meno faticosa la lettura di una storia spesso scontata.

Gradevole e autentico risulta il gioco linguistico tra traduttori,  equivoci e rimpianto di non poter comunicare efficacemente perché non si conosce la lingua dell’altro. E il disagio è palpabile.

Assaggini

Le strane domande della nonna ai nipoti Bianca e Marco. Quando io faccio colazione con i miei nipoti non mi sogno neanche di fare certe domande!

Torre Giunigi-Lucca

“Mentre mangiavano, la nonna li sottopose a un interrogatorio approfondito. Andavano a messa tutte le domeniche? Erano stati alla funzione del Giovedì Santo? E il Venerdì Santo avevano fatto penitenza per tre ore? Quand’era l’ultima volta che si erano confessati?” p.368

anfiteatro-Lucca

Una bella descrizione di Lucca dalla Torre Lo Bianco

“Il sole stava per tramontare e i tetti di Lucca erano bagnati da una luce dorata. Salvatore le indicò vari monumenti e punti della città, dicendole i nomi sottovoce e facendole fare piano piano il giro del tetto. Barbara non capì una sola parola: le era chiaro soltanto che Salvatore amava la sua città, cosa che trovava comprensibilissima. Dall’alto era possibile ammirare il dedalo di viuzze del centro in cui si intravedevano giardini altrimenti del tutto nascosti, si riconosceva l’ovale dell’anfiteatro e si scorgevano decine di chiese e campanili che dominavano i rispettivi quartieri. E tutto intorno c’erano le mura, che erano splendide. Di sera, con la brezza fresca che soffiava dalla piana del Serchio, quel posto era un paradiso…” p.650

 

Perché Inspector Lynley è ambientato in UK? È una questione di accento…

Elizabeth è affascinata dall’accento britannico. Come molti Americani insegue il sogno di un accento British. Quella americana è tutt’altra  lingua. Inoltre la affascinano la cultura pop, Beatles in testa, gli attori, i film. Insomma tutta la cultura Britannica è per lei come un sogno da vivere in prima persona.

 

B. Pasternak-IL DOTTOR ZIVAGO. È la Rivoluzione che batte il tempo dei sentimenti, in Russia

 

zivago

 

Dopo  l’Autobiografia-Boris Pasternak, arriva il momento  del  capolavoro, Il Dottor Zivago, pubblicato  da Giulio Einaudi  nel 1964.  Strane  coincidenze nella storia di questo libro firmato dal tempo, con le sue croste. È un regalo di una ragazza dal nome russo-Katia- a un compagno di classe convalescente,  un dono d’amore degli anni 60, sull’onda del successo del film  Živago di David Lean (1965), con Julie Christie-Lara e Omar Sharif-Jurij Živago.

Mi immergo nella lettura, ma nel bel mezzo della storia di Lara, della sua festa di nozze con Pasa, della sua partenza improvvisa,  della nascita del primo figlio di Živago, inaspettato arriva un piccolo giallo: pagine e pagine “bianche”. La cosa mi colpisce molto anche perché è un’edizione Giulio Einaudi e lo Struzzo  si sa  è sinonimo di qualità.

Mai avrei immaginato di vivere questa  spiacevole sensazione di mancanza. Dopo tentativi di vario tipo, incluso il contatto con la casa editrice, mi dico:

“giochiamo a riempire gli spazi vuoti sulla base di quanto letto e di quanto mi aspetto che accada, una sorta di psycholinguistic guessing game, come  Goodman(1967) definisce la lettura”

Risolto il problema mi metto in viaggio, in treno da Mosca verso la campagna con la famiglia  Živago. Lasciare la casa, intraprendere il tormentato trasferimento attraverso l’autunno e l’incipiente inverno, ha in un certo senso, il sapore epico e tragico della deportazione, sebbene Jurij abbia volontariamente deciso di lasciare Mosca per sfuggire alle condizioni terribili e pericolose della grande città in preda alla cieca lotta tra fazioni politiche.

In viaggio verso la sopravvivenza

Il treno è stracarico di gente comune in fuga e di militari e funzionari Rossi, a caccia delle sempre più sparute truppe di Bianchi combattenti per il vecchio regime. Nei vagoni-casa accadono tante cose e Pasternak racconta di uomini e donne e militari e storie. E il tempo intanto passa, finché non si arriva a destinazione.

Dopo trecento-e-passa pagine finalmente riappare Lara, nella biblioteca di Juratin. E sono pagine dense. Bellissima è  la descrizione delle sale, dei lettori, della gente di Juratin e infine del nuovo incontro con Jurij. Quanto l’ abbiamo attesa Larisa!  Lara che legge, che studia, che lotta contro gli eventi e contro i topi della sua casa!

Jurij la vede in un angolo della sala di lettura, il suo primo impulso è di alzarsi e di avvicinarsi, ma si frena.

“La vedeva di scorcio, quasi di spalle. Indossava una blusa chiara a quadretti, stretta da una cintura, e leggeva con trasporto e dimentica di sé, come fanno i fanciulli, con la testa un po’ piegata sulla spalla destra. Talvolta restava soprappensiero con gli occhi levati verso il soffitto, oppure, socchiudendoli, guardava fisso davanti a sé e poi di nuovo si chinava sul tavolo, la testa poggiata alla mano e, con un movimento rapido, largo, copiava a matita, in un quaderno, qualche passo del libro”336-344

E tuttavia la passione ribolle e allora, decide di  cercare la sua amata:

Era una fredda giornata ventosa dei primi di marzo. Dopo aver sbrigato alcune faccende in città ed essersi affacciato un momento in biblioteca, Jurij Andreevi‎č all’improvviso mutò programma e decise di cercare della Antipov” 336-344

La vita con Larisa Antipova

E la trova. Inizia così un periodo  di felice vita in comune. Lara racconta a Jurij la sua storia. Sedotta appena adolescente dal ricco amico della mamma, intristita da questo evento e dallo stesso condizionata per tutta la sua vita di donna, incontra il grande amore in Pasa Antipov-Strelnikov. E ne parla in modo tanto appassionato che Živago dice parole quasi da fotoromanzo. La lettura arranca e si arrende quasi di fronte a questo ridondante passaggio:

“In che modo incredibilmente puro e forte lo ami! Amalo, amalo pure. Non sono geloso di lui, non voglio frappormi tra voi”

E tuttavia non ce la faccio a fermarmi. Vado avanti.

Prigioniero dei partigiani del bosco

In mezzo alla natura, sottratto con violenza ai suoi affetti,  il dottore si lascia incantare dal bosco e i suoi abitanti.

“Una farfalla marrone-maculata passò volando contro il sole, come un pezzo di stoffa colorata che si piegasse ed aprisse ad intermittenza. Ne seguì il volo con gli occhi assonnati. La farfalla si posò su quello che più somigliava al suo colore, sulle scaglie della corteccia marrone-maculata d’un pino con la quale si fuse completamente. Vi si assimilò da sparire, così come Jurij Andrèevič si dileguava senza traccia sotto la rete di raggi e di ombre che giocavano sopra di lui”403

 

Questa edizione del romanzo  si chiude con un’appendice affascinante: ventiquattro poesie di Živago. Sono meravigliosi frammenti di vita spirituale, di sguardi stupiti sulla natura, di esaltazione dei sentimenti d’amore e di dolore, frammenti che  riassumono in versi le vicende già raccontate in prosa, quasi a voler dar loro una dignità universale, un’anima poetica collettiva. Alcune sono bellissime e struggenti, come Separazione o del  distacco definitivo da Lara, o  Convegno, gocce di amore puro:

“Quasi che con un ferro

Intinto nell’antimonio

T’avessero tracciata

A tratto sul mio cuore”;

e poi L’alba, con Zivago che ha ritrovato Lara,  strafelice come un bambino immerso nel miracolo dell’amore,

“Ho voglia di andare tra la gente, nella folla,

fra la loro animazione mattutina.

Sono pronto a mandare tutto in schegge

E a mettere tutti in ginocchio…

e ancora la stupefacente Dichiarazione

“Passeranno gli anni, ti sposerai,

dimenticherai i disordini.

Essere donna è un grande passo,

fare impazzire è un’eroica impresa.

Pure, io, di fronte al prodigio delle mani di donna,

del dorso e delle spalle e del collo,

con la devozione d’un servo

tutta la mia vita benedico…

Ascoltiamo la poesia Marzo, nella traduzione del grande Slavista  Angelo Maria Ripellino.

 

Tornando alla prosa…

Živago ci fa da guida nel mondo rivoluzionario Russo, dagli inizi, attraverso la prima grande guerra con i suoi guasti, il furore rivoluzionario, la ferocia della guerra civile, la seconda grande guerra, via via verso la “normalizzazione” di un regime deludente che non sembra mantenere le sue promesse.

Un romanzo intenso  quello di Pasternak, che parla di storia, ma non è un romanzo storico; parla di rivoluzione, ma non è un pamphlet rivoluzionario; parla d’amore, ma non è un romanzo sentimentale; vive di poesia, ma non è un poema; indaga la natura, ma non è un manuale di scienza.

Allora cos’è? Cosa lascia al lettore? È un’epopea, un ritratto “corale”, punteggiato dai versi e dalla condivisione del processo creativo con il lettore, nei momenti in cui il poeta-narratore è sotto l’urto dell’onda emotiva dell’amore per Lara, o della pallida illusione rivoluzionaria, o dei mille ripensamenti, pentimenti, delusioni e piccole grandi sconfitte esistenziali.

boris Pasternak

È stato molto coinvolgente  leggere in successione l’Autobiografia e Il Dottor Zivago, capolavoro narrativo-con appendice poetica. Quanto Boris c’è in Jurij Živago!

Il Dottor Živago ha reso famoso il suo autore al grande pubblico, ma, secondo Montale, l’opera che ne rivela l’autentica grandezza è la sua Poesia. Nell’asciutta ed incisiva Prefazione  al romanzo Montale afferma:

“Nel Dottor Živago si avverte la fede di chi ha creduto a qualche cosa di incomprensibile, e che continua a credervi anche nell’ora della morte e della disfatta. Se poi si tratti di fede nell’uomo o di un’altra fede giudicheranno col tempo, altri lettori. Il Dottor Živago è uno di quei libri che possono dar tempo al tempo”

Per saperne di più

  • Il Dottor Živago è rimasto impresso nella mente e nel cuore degli Italiani per la tormentata storia della sua pubblicazione nell’Unione Sovietica post-Stalin e per il film di David Lean (1965), con l’indimenticabile Tema di Lara, colonna sonora di Maurice Jarre premiato con l’Oscar… read more

  •  Lettera d’amore di Boris a Olga, la sua Lara… read more

 

Assaggi…

Autunno  è una delle 24 bellissime poesie di Jurij, che chiudono Il Dottor Zivago  Mi è piaciuto molto leggerla e registrala per voi. Spero comunichi piacevoli sensazioni “primaverili”, anche se parla di  un intenso Autunno d’amore  e sofferenza

 

 

 

T. Dreiser-SISTER CARRIE- Sogni, paure, successi e fallimenti di una giovane donna Americana tra 800 e 900

 

 

carrie edizione òletta

È stata davvero una bella sfida  arrivare alla fine di un romanzo così lungo e  ricco di suggestioni, fino alla sorprendente conclusione,  attraverso passaggi talora esaltanti talora ridondanti.

Incipit

“When Caroline Meeber boarded the afternoon train for Chicago, her total outfit consisted of a small trunk, a cheap imitation alligator-skin satchel, a small lunch in a paper box, and a yellow leather snap purse, containing her ticket, a scrap of paper with her sister’s address in Van Buren Street, and four dollars in money. It was in August, 1889. She was eighteen years of age, bright, timid, and full of the illusions of ignorance and youth.”

Trama

Caroline Meeber, familiarmente Sister Carrie, diciottenne piena di sogni e aspettative lascia Columbia City e la sua famiglia per raggiungere sua sorella Mollie, sposata a Chicago. Dal lì inizierà il suo percorso di ricerca di un lavoro e di costruzione della sua identità di donna autonoma. A Chicago vive la sua prima esperienza di lavoro in una fabbrica di scarpe nella terribile atmosfera della catena di montaggio. Dopo un breve e tormentato soggiorno presso la sorella, Carrie decide di andarsene e di cercare un lavoro che le permetta di vivere autonomamente in città. Incontra gli uomini che determineranno in parte il suo destino, Drouet e Hurstwood. Il primo, già conosciuto sul treno per Chicago, le apre “il sipario” del Teatro, che diverrà in seguito la sua professione; Hurstwood la catturerà per la sua esperienza, gentilezza e magnificenza, sebbene la spinga poi a seguirlo con l’inganno. Entrambi usciranno dalla sua vita nel momento in cui Carrie realizzerà che può farcela da sola, almeno economicamente. Ma non tutto va per il verso che la giovane Sister Carrie si era immaginata al momento di lasciare Columbia City…

Titolo

originale proibito

copertina originale, rossa ed essenziale, un segnale di “allarme” per il lettore…

Il titolo del romanzo ha una sua storia. Per l’editore Sister Carrie avrebbe dovuto essere The Flesh and Spirit, per conferire al libro una veste di accettabilità “morale”, considerato che la storia  suscitò  grande  indignazione nei benpensanti  dell’epoca.  Ma l’operazione non riesce. Dreiser insiste per il titolo da lui scelto. La parola “sorella” potrebbe indurre qualche lettore  a pensare che sia la storia di una suora, ma si scoprirà subito il vero significato del termine: in famiglia  Carrie veniva  affettuosamente  chiamata così. Il termine ritorna in una differente accezione quando Carrie accetta l’aiuto di Drouet a Chicago, a voi individuarla…

Carrie

“Caroline, or Sister Carrie, as she had been half affectionately termed by the family, was possessed of a mind rudimentary in its power of observation and analysis. Self-interest with her was high, but not strong. It was, nevertheless, her guiding characteristic. Warm with the fancies of youth, pretty with the insipid prettiness of the formative period, possessed of a figure promising eventual shapeliness and an eye alight with certain native intelligence, she was a fair example of the middle American class — two generations removed from the emigrant. Books were beyond her interest — knowledge a sealed book.”

 Drouet

Sul treno per Chicago, il primo incontro con Drouet. Carrie ne è impressionata, si scambiano gli indirizzi. Chissà potranno rivedersi a Chicago…

“His suit was of a striped and crossed pattern of brown wool, new at that time, but since become familiar as a business suit. The low crotch of the vest revealed a stiff shirt bosom of white and pink stripes. From his coat sleeves protruded a pair of linen cuffs of the same pattern, fastened with large, gold plate buttons, set with the common yellow agates known as “cat’s-eyes.” His fingers bore several rings — one, the ever-enduring heavy seal — and from his vest dangled a neat gold watch chain, from which was suspended the secret insignia of the Order of Elks. The whole suit was rather tight-fitting, and was finished off with heavy-soled tan shoes, highly polished, and the grey fedora hat.”

Hurstwood

Hurstwood rappresenta in linea di massima l’uomo di potere che pretende troppo dalla sua presunta grandezza, e si ritrova dentro un abisso senza fine.

“Hurstwood was an interesting character after his kind. He was shrewd and clever in many little things, and capable of creating a good impression. His managerial position was fairly important […]The chief executive and financial functions devolved upon the owners — Messrs. Fitzgerald and Moy — and upon a cashier who looked after the money taken in. For the most part he lounged about, dressed in excellent tailored suits of imported goods, a solitaire ring, a fine blue diamond in his tie, a striking vest of some new pattern, and a watch-chain of solid gold, which held a charm of rich design, and a watch of the latest make and engraving. He knew by name, and could greet personally with a “Well, old fellow,” hundreds of actors, merchants, politicians, and the general run of successful characters about town, and it was part of his success to do so.”

I luoghi

House in Chicago 1880

House in Chicago 1889

Molto interessanti sono i luoghi della storia: Chicago, emergente città industriale e New York megalopoli, regno delle opportunità, dove l’arte fiorisce e l’apertura mentale domina. Dove una ragazza semplice riesce a fare carriera dall’anonimato del Chorus line di un musical alla fama di attrice di qualità.

In queste città  la modernità si sta facendo strada prepotentemente, ma  esige   allo stesso tempo un pedaggio salato che Dreiser analizza in  dettaglio, dalla catena di montaggio allo sfruttamento dei lavoratori, specialmente delle donne, alla crisi economica che travolge tutti inaspettatamente, anche se Hurstwood l’aveva sentita arrivare…

 

before Grand Central-NY

Before Grand Central-New York

A New York anche le differenze tra ricchi e poveri sono abissali, Ma la grande megalopoli sa inventarsi  soluzioni creative ai problemi dei disperati,  compare infatti il misterioso  Capitano che riesce a procurare un tetto per la notte alla fila infinita di poveri intirizziti.

Hurstwood a New York

Hurstwood, caduto in disgrazia, scopre e vive in prima persona questa nuova realtà, tra  i  ghetti di Hester Street e Bowery, Tenta disperatamente di reagire, il suo mantra è: I’ve got to get something…  ma di fatto la sua discesa agli inferi sociali è irreversibile. A molti il romanzo è piaciuto soprattutto per la sua   parabola   umana.

“Il dramma del compagno d’avventura di Carrie, che scende tutti i gradini del disastro sociale, fino alla fame vera e dura, fino alle notti nei dormitori dei miserabili, fino alla morte per disperazione e per gas in una stamberga della Bowery. Mentre nella sua stanza al Waldorf da poco costruito (e abbattuto poi e ricostruito come Empire State Building) Carrie, ormai attrice di successo con il nome d’arte di Carrie Madenda, su consiglio di un nuovo, fascinoso corteggiatore, legge Père Goriot di Balzac, al caldo, crogiolandosi nel suo benessere, dimentica della larva d’uomo – Hurstwood, il suo amante, l’uomo sofisticato, colto e debole che si è rovinato per lei – che si è presentato all’entrée des artistes del suo teatro implorando neanche più l’amore, ma qualche centesimo per mangiare e dormire nel gelido inverno newyorchese, prima di un finale che lascia sgomenti.Repubblica.it 2014

Associazioni

Immediata scatta nella mia mente l’associazione a Tess di Thomas Hardy. Per molti versi Carrie e Tess si assomigliano,  Dreiser e Hardy assumono infatti      un comune punto di vista naturalistico e realista. I due mondi presentano delle somiglianze anche se le storie si svolgono una in Inghilterra e l’altra in America. La conclusione delle due vicende è diversa, meno melodrammatica quella di Carrie, più orientata ad un realismo sconfortante  e fatale quella di Tess. 

“Though Dreiser has been criticized for his writing style and lack of formal education, Sister Carrie remains an influential example of naturalism and realism. While it initially did not sell well (fewer than 500 copies) and encountered censorship, it is now considered one of the great American urban novels, which explores the gritty details of human nature, as well as how the process of industrialization affected the American people.

I traguardi di Carrie

Carrie impressiona per la sua ingenuità da una parte e per la sua capacità di arrivare a decisioni importanti dall’altra, nonostante il suo mantra  “non so”  dia   l’apparente sensazione di una creatura indecisa e senza strumenti.

E invece no, Carrie possiede  gli strumenti: osserva, rielabora, dubita, e decide. Decide di continuare la sua ricerca della felicità  terrena, materiale, fatta di bellezza, ricchezza e riconoscimenti.   Ma alla fine della strada il suo mantra torna ad occuparle la mente: “non so…” Circolarità dell’esistenza.

“Oh, the tangle of human life! How dimly as yet we see. Here was Carrie, in the beginning poor, unsophisticated. emotional; responding with desire to everything most lovely in life, yet finding herself turned as by a wall….”

“She had learned that in his world, as in her own present state, was not happiness.”

Dreiser in TV e al cinema

Scopro che Dreiser è l’autore di Una tragedia americana, e mi torna subito in mente il meraviglioso sceneggiato RAI del 1962 con un cast stellare di attori di teatro, con Warner Bentivegna nel ruolo di Clyde.

Una tragedia Americana-Bentivegna e Brignone

T.Dreiser-Una Tragedia Americana con Warner Bentivegna e Lilla Brignone

Sempre da questo romanzo viene tratto il famoso film Un posto al sole (di George Stevens, 1951), con un maestoso Montgomery Cliff nei panni di Clyde

E ovviamente anche Sister Carrie diventa film: Sister Carrie (Gli occhi che non sorrisero in versione Italiana)

Tutta un’altra storia rispetto al romanzo! Ma considerato il periodo in cui fu scritto aiuta a farsi un’idea del contenuto.

Assaggi

ChicagoThe sound of the hammer engaged upon the erection of new structures was everywhere heard. Great industries were moving in.

Carrie cerca lavoro- She walked bravely forward, led by an honest desire to find employment and delayed at every step by the interest of the unfolding scene, and a sense of helplessness amid so much evidence of power and force which she did not understand. These vast buildings, what were they? These strange energies and huge interests, for what purposes were they there?

Carrie alla catena di montaggio- She felt the need of a breath of fresh air and a drink of water, but did not venture to stir. The stool she sat on was without a back or foot-rest, and she began to feel uncomfortable. She found, after a time, that her back was beginning to ache. She twisted and turned from one position to another slightly different, but it did not ease her for long.

Il fascino del grande magazzino There was nothing there which she could not have used — nothing which she did not long to own. The dainty slippers and stockings, the delicately frilled skirts and petticoats, the laces, ribbons, hair-combs, purses, all touched her with individual desire, and she felt keenly the fact that not any of these things were in the range of her purchase. She was a work-seeker, an outcast without employment, one whom the average employee could tell at a glance was poor and in need of a situation.

Mistica della famiglia-Once in a while he would meet a woman whose youth, sprightliness, and humour would make his wife seem rather deficient by contrast, but the temporary dissatisfaction which such an encounter might arouse would be counterbalanced by his social position and a certain matter of policy. He could not complicate his home life, because it might affect his relations with his employers. They wanted no scandals. A man, to hold his position, must have a dignified manner, a clean record, a respectable home anchorage. Therefore he was circumspect in all he did,

Regole sociali-devi non devi- Society possesses a conventional standard whereby it judges all things. All men should be good, all women virtuous. Wherefore, villain, hast thou failed? For all the

La fredda mano dell’inverno- how firmly the chill hand of winter lays upon the heart; how dispiriting are the days during which the sun withholds a portion of our allowance of light and warmth. We are more dependent upon these things than is often thought. We are insects produced by heat, and pass without it.

Il cuore ascolta- People in general attach too much importance to words. They are under the illusion that talking effects great results. As a matter of fact, words are, as a rule, the shallowest portion of all the argument. They but dimly represent the great surging feelings and desires which lie behind. When the distraction of the tongue is removed, the heart listens

La vendetta della moglie tradita- Mrs Hurstwood- She really did not care whether he came home any more or not. The household would move along much more pleasantly without him, and she could do as she wished without consulting any one. Now she proposed to consult a lawyer and hire a detective. She would find out at once just what advantages she could gain.

Carrie e Hurstwood arrivano a New York- Grand Central Station!” called the trainman, as, after a few minutes of darkness and smoke, daylight reappeared.

I rimpianti di Hurstwood-He began to see as one sees a city with a wall about it. Men were posted at the gates. You could not get in. Those inside did not care to come out to see who you were. They were so merry inside there that all those outside were forgotten, and he was on the outside.

Scioperi, crumiri e poliziotti combattuti- His face was a very neutral thing to contemplate. In his heart of hearts, he sympathised with the strikers and hated this “scab.” In his heart of hearts, also, he felt the dignity and use of the police force, which commanded order. Of its true social significance, he never once dreamed. His was not the mind for that. The two feelings blended in him — neutralised one another and him. He would have fought for this man as determinedly as for himself, and yet only so far as commanded. Strip him of his uniform, and he would have soon picked his side.

Carrie ha paura di lasciare Hurstwood She thought of leaving Hurstwood and thus making him act for himself, but he had developed such peculiar traits she feared he might resist any effort to throw him off. He might hunt her out at the show and hound her in that way. She did not wholly believe that he would, but he might. This, she knew, would be an embarrassing thing if he made himself conspicuous in any way. It troubled her greatly.

Carrie riceve il primo vero salario da attrice- It was paid to her in greenbacks — three twenties, six tens, and six fives. Thus collected it made a very convenient roll. It was accompanied by a smile and a salutation from the cashier who paid it. “Ah, yes,” said the latter, when she applied; “Miss Madenda — one hundred and fifty dollars. Quite a success the show seems to have made.” “Yes, indeed,” returned Carrie. Right after came one of the insignificant members of the company, and she heard the changed tone of address.

Falsità del successo…Carrie cambia prospettiva-Hence, she drew near these things. Chicago, New York; Drouet, Hurstwood; the world of fashion and the world of stage — these were but incidents. Not them, but that which they represented, she longed for. Time proved the representation false.

Fragilità umana: Oh Carrie, Carrie- In your rocking-chair, by your window dreaming, shall you long, alone. In your rocking-char, by your window, shall you dream such happiness as you may never feel.

 

A.Camilleri-IL METODO CATALANOTTI. Svolte pericolose tra Amore, Stanislawskij e Psicopatologia

 

ilmetodocatalanotti

Camilleri riesce  a sorprendermi con il suo ultimo romanzo. Il Metodo Catalanotti ripercorre il sentiero noto agli appassionati dello scrittore Siciliano e del suo Montalbano, ma questa volta il lettore viene invitato ad imboccare una strada poco battuta, dove si intersecano armoniosamente tanti viottoli affascinanti. Ed è subito teatro nel teatro-nel romanzo-nella poesia, in un tripudio letterario e popolare, maneggiato con una maestria narrativa che solo un grande come Camilleri  possiede.

Tutto diventa “similvero”, ma totalmente autentico e il lettore fa scattare la sua “willing suspension of disbelief”, dove tutto può accadere, tutto è reale e fittizio, tutto è teatro e vita, tutto fa parte dell’universo umano e del regno dell’immaginazione.

Samuel Taylor Coleridge: I try to convey a semblance of truth in my writing to produce for these shadows of the imagination a willing suspension of disbelief that, for a moment, constitutes poetic faith.

In questa storia, Salvo Montalbano prende una cotta fenomenale per la bell’Antonia della Scientifica, che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita; Mimì Augello fa Mimì Augello: un Don Giovanni nel bel mezzo di una farsa tragicomica; Fazio resta Fazio con i suoi pizzini, Catarella è sempre più imbambolato e innamorato del suo commissario.

Il personaggio cardine della storia  è la vittima, Carmelo Catalanotti, l’ “incantatore di serpenti” appassionato di teatro e “provinatore” molto speciale. Il suo metodo? Tra Stanislawskij “corretto, rivisto e modernizzato” e Psicopatologia.

‘N conclusioni la figura di Catalanotti pariva essiri composta da pirsone diverse: un colto lettore, un usuraro di media stazza e ’n omo bastevolmenti dinaroso che, va’ a sapiri pirchì, assà si ’ntirissava del caratteri e della psicologia dell’autri. Chist’ultimo era l’aspetto cchiù misterioso.”

 Suggestive e commoventi le citazioni poetiche che si concede Camilleri per esplorare l’animo di Salvo innamorato.

 “versi qui citati sono rispettivamente di Patrizia Cavalli, Pablo Neruda, Wisława Szymborska.”;

Poetiche a modo loro le prelibatezze di Adelina, la cameriera di Salvo Montalbano.

Montalbano-mimiesalvo

L’investigazione procede come al solito, tra splendori di Sicilia, buon cibo, intuizioni, scoperte, osservazione, epifanie, fortuna. Il libro è bellissimo e certamente irrinunciabile in questa estate 2018.

 

Assaggi d’attualità

 

Il lavoro che manca, le proteste dei lavoratori e la reazione dello Stato mettono in crisi Montalbano.  “Che munno era chisto nel quali all’omo si livava il travaglio, la possibilità di guadagnarisi onestamenti il pani? E la risposta dello Stato quanno che ’sti poviri disgraziati s’azzardavano a protestare erano lignate, vastunate, lacrimogeni, arresti, fermi? Da quant’anni era che faciva il servitore di questo Stato? Aviva travagliato con onestà e con rispetto verso l’autri? Non c’era arrinisciuto sempri, ma spisso sì. Si vidi che la maggioranza dei sò colleghi avivano ’n’autra idea di quello che significava servire lo Stato. Non aviva via di scampo.”

Al telegiornale migranti, terrorismo, profughi e fabbriche chiuse.Accomenzò a sintirisi il telegiornali. A Parigi era successo un burdello pirchì ’na baligia scordata era stata criduta china di esplosivi. L’Ungheria e la Polonia s’arrefutavano d’arriciviri la loro quota di migranti, pejo: avivano accomenzato a costruiri mura per non farili trasiri. Nel frattempo scannali di pedofilia nei campi profughi. In Italia per fortuna quel jorno avivano chiuiuto sulo setti flabbiche. Il commissario pircipì chiaro il piricolo vero: stava per perdiri il pititto. Cangiò canali e s’attrovò facci a facci con quella ballarina miravigliosa che assimigliava ’na stampa e ’na figura ad Antonia.”

 Salvo si distrae dal mal d’amore affogando tra le firme…Firma, firma… Forza Montalbà, firma fino a quanno il gesto diventa quello di un atoma. Accussì non pensi a nenti, Montalbà. Salvo Montalbano. Salvo Montalbano. Firma, annegati in un mari di carti, Montalbà. E se il vrazzo accomenza a fariti male futtitinni, continua, continua…”

 La meraviglia di Piazza Armerina,le potenzialità del turismo e l’inefficienza politica.“Arrivato che fu a Fela, deviò per Piazza Armerina. Quanno fu ddrà non arriniscì a farisi capace che era lui, a sulo, a godirisi tanta miraviglia. Non vitti anima criata tra i mosaici e tra le stratuzze ’ncantevoli della villa. Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiù granni di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dassi da mangiari a tutti e s’arritrovavano ’nveci poveri e pazzi?

I.Tuti-I FIORI SOPRA L’INFERNO. Sotto la superficie, l’orrore.

Non scordare:

noi camminiamo sopra l’inferno,

guardando i fiori

Kobayashi Issa

1763-1828

 

Suscita forti emozioni  la lettura di questa storia “ad alta quota”,  con delitti, ferocia, violenza, malattia, esperimenti dannati, monasteri, bambini, droga …Mi sono trovata immersa in molteplici suggestioni antiche e moderne, già incontrate in altri romanzi. E tuttavia trovo che in Fiori sopra l’inferno, Ilaria Tuti riesca ad armonizzarle teneramente, in modo innocente e commovente, sebbene rigorosamente all’interno dei canoni di un noir orrifico. E  scava nelle profondità dell’animo umano  con tocco  empatico ed efficace. Sarà lo sguardo al femminile, dell’autrice e dell’investigatrice? Forse sì.

Teresa Battaglia, l’investigatrice-dai-tanti-problemi riveste un immaginario femminile più autenticamente normale rispetto alle vecchiette del giallo classico, ma anche alle strafighe delle serie americane o di qualche noir nostrano. A voi scoprire in cosa consiste la sua normalità “eccezionale”. In alcuni suoi aspetti mi ricorda Vera Stanhope, la detective Inglese di Ann Cleeves, in servizio nel Northumberland, al confine con la Scozia.

Vera Stanhope-serie TV di Ann Cleeves

Mentre leggo sento sulla pelle il freddo pungente della montagna d’inverno, innevata; provo il disagio sordo delle lunghe notti buie; provo il fastidio viscerale della “chiusura” del villaggio. Allo stesso tempo, provo una rassicurante empatia per la  sofferenza fisica e psicologica che attraversa i protagonisti della storia. Molto coinvolgente la tecnica del salto temporale tra due realtà, solo apparentemente separate  tra loro.

Tuti è riuscita a suscitare questo insieme di reazioni molto umane. Dichiara di ispirarsi a  Donato Carrisi, ed è vero che specialmente nella prima parte, tra la nebbia che avvolge tutto e tutti, si ha la sensazione di trovarsi proprio nel bel mezzo di La ragazza nella nebbia, con annessi e connessi ambientali, ma con il procedere della storia il tratto personale  di Tuti emerge prepotente.

Sicuramente da leggere. La mia intenzione di esplorare le “gialliste” Italiane contemporanee è iniziata sotto il segno del Bello!

 

Assaggi

Il titolo: “Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno[…] “Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l’inferno” mormorò.

Teresa Battaglia e i poliziotti empatici: “Si era accorto (Marini) di come tutta la squadra le gravitava intorno e ora ne comprendeva il motivo: energia. Le persone la percepivano in lei e ne erano attratte. Teresa Battaglia aveva l’insolita dote di far sentire più forte chiunque camminasse al suo fianco.”

«Se persino noi la trattiamo come se fosse debole, non possiamo pretendere che chi non la conosce faccia diversamente.» «Per una donna è più difficile» convenne De Carli. «Deve dimostrare continuamente di non essere sul punto di crollare e di avere il polso per tenerci tutti sotto controllo.»

“La sua era una resistenza disperata al dubbio di non essere più in grado di fare la poliziotta.”

Il segreto condiviso: «Un incidente che aveva braccia e gambe molto forti» rispose. «Colpiva duro.» «Chi era? Uno che dovevi arrestare?» «Mio marito.»”

 

Nandina

Bacche rosse come occhi…la nandina: “In Giappone lo chiamano Nan-ten, o bambù sacro. Lo usano per le cerimonie nei templi buddisti. Da noi si chiama Nandina domestica. È un sempreverde che cresce nei giardini.”

La comunità: “Uniti contro il mondo esterno e ciechi, per comodità, verso le proprie colpe.”

L’orrido sublime: “L’orrido era una cavità ripida che portava al greto sassoso di un torrente quasi fermo. Il freddo era tale da aver rallentato persino l’acqua, con lastre di ghiaccio aggrappate alle rive. La bruma si muoveva serpeggiando sopra l’alveo. Dalle rocce e dai rami pendevano stalattiti modellate dal vento. Sembrava l’ultima traccia di un mondo estinto.”

“Tra le grate, il torrente aveva riflessi di smeraldo e profumava di ghiaccio. Nel fondo di quell’orrido, la luce e il tepore del sole non arrivavano quasi mai.”

Magnetismo animale: “Andreas esisteva su un altro piano rispetto al loro: primordiale, spoglio di ogni ipocrisia e umana bassezza. Nemmeno la morte sembrava corromperlo. Teresa era colpita dalla forza che emanava dalla sua persona: non si trattava solo di vigore fisico, ma di un’energia vitale che aveva quasi consistenza e premeva contro il suo corpo anche a distanza. Era il magnetismo animale di cui Wallner aveva scritto nel suo diario.”

Mathias e l’alito della primavera: “Scese correndo il sentiero, i polmoni pieni di profumi nuovi e vitali. Arrivato sul greto del torrente, percorse la via che ben conosceva tra le scalette e i ponti sospesi. Il legno si era liberato dal gelo e risuonava diversamente sotto i suoi passi: era il rumore che Mathias associava alla bella stagione in arrivo, tondo e morbido. Anche l’acqua aveva cambiato colore e vibrava di un verde intenso e turchesi brillanti.”

La speranza: “Alla speranza, lei, si era sempre sentita un po’ allergica, ma alla fine, si disse, doveva pur credere in qualcosa: perché non qualcosa di bello? Marini camminava al suo fianco, nel parcheggio”

E per chiudere, ancora il titolo: “Ecco il suo fiore, pensò. Il più bello tra quelli che gli impedivano di vedere l’inferno.”

 

R.Harris-FATHERLAND. Hitler è vivo e governa l’Europa!

 

fatherland-Harris

Incipit “Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l’acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce. Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, chiamata comunemente Kripo, scese dalla Volkswagen e alzò il viso verso la pioggia. Conosceva bene quella pioggia particolare…”

Quando Vladimiro mi ha parlato di Fatherland , di   Robert Harris, mi ha subito incuriosito. La ragione? Il contesto: l’Europa del 1964 governata per buona parte da Adolf Hitler. Sì, avete capito bene!

Ho visto da poco la serie TV Babylon Berlin e penso che quell’atmosfera cupa di tragedia deve aver percorso anche il romanzo di Robert Harris, come d’altra parte tutta la letteratura che riguarda la Germania prima-durante-dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui il dopo si sposta in avanti, fin nei fantastici anni ’60, alla vigilia della famosa visita di John Kennedy a Berlino, con Hitler saldamente al potere. Tutto deve essere pronto per ricevere il Presidente degli USA, per essere finalmente accreditati tra le nazioni moderne e “democratiche”.

Devo leggerlo, mi piacciono le distopie.


 E lo leggo…

1964: Hitler, la Germania e il Trattato di Roma…

fatherland Reich

“A ovest dodici nazioni, Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, erano state unite dalla Germania con il Trattato di Roma in un blocco commerciale europeo. Il tedesco era la seconda lingua ufficiale in tutte le scuole. La gente guidava macchine tedesche, ascoltava le radio tedesche, guardava i televisori tedeschi, lavorava in fabbriche appartenenti alla Germania, si lamentava dei comportamenti dei turisti tedeschi nelle località di villeggiatura dominate dai tedeschi, mentre le squadre tedesche vincevano tutte le competizioni sportive internazionali, eccettuato il cricket che si giocava soltanto in Inghilterra. La Svizzera era l’unico paese neutrale.”(pos.2470)

Man mano che procedo con la lettura mi rendo conto che l’aggancio distopico, che forse ha spinto molti lettori come me a leggere il libro, si dissolve in un brodo spionistico-poliziesco con tutti gli ingredienti più tipici: la bella giornalista Americana che si lascia coinvolgere in una passione impossibile con il commissario tormentato, divorziato, padre infelice di un bambino nazista a cui viene fatto il lavaggio del cervello; ladri di opere d’arte; Svizzera traboccante denaro e tesori illegali; costruzioni enormi-tempio del nazionalsocialismo; documenti preziosi sulla Soluzione Finale nazista di cui tutti sembravano non sapere nulla.

   zurigo9

“«In Svizzera esistono solo tre categorie di cittadini» aveva detto a March l’esperto della Kripo. «Le spie americane, le spie tedesche e i banchieri svizzeri che cercano di arraffare i loro quattrini.» Nel corso dell’ultimo secolo quei banchieri si erano stabiliti intorno alle rive settentrionali del lago di Zurigo come uno strato di ricchezza, il sedimento di una marea di denaro.” (pos 2478)

Ovviamente il commissario March è alternativo, strapazzato, spiegazzato e inutilmente torturato dal nazista terribile di turno. Con lui la storia va avanti tra fughe, rivelazioni, carillon e cioccolatini, intrighi di ogni genere.

E tuttavia  il romanzo si lascia leggere fino alla fine, nonostante l’atmosfera da incubo e le evidenti banalità.

 

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